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Vaticana 25 luglio 2011
Benedetto
XVI per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato:
il fenomeno migratorio "opportunità
provvidenziale"
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“Migrazioni e nuova evangelizzazione”: il tema del
Messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale del
Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata il 15
gennaio 2012. A presentare il documento - questa mattina
in Sala Stampa vaticana - è stato il presidente del
Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti,
l'arcivescovo Antonio Maria Vegliò. I contenuti del
Messaggio nel servizio di Roberta Gisotti:
“Il nostro tempo è segnato da tentativi di
cancellare Dio”, scriveva Benedetto XVI nel Messaggio
2011, tornando quest’anno a sottolineare “l’urgenza
di promuovere, con nuova forza” “l’opera di
evangelizzazione”, risvegliando “in ognuno di noi
l’entusiasmo e il coraggio” per essere intrepidi,
portando nel cuore il monito di S. Paolo: "Guai a me
se non annuncio il Vangelo". L’odierno fenomeno
migratorio è dunque – osserva il Papa nel Messaggio –
“un’opportunità provvidenziale” nel mondo
contemporaneo.
Chiede il Santo Padre maggiore attenzione ai migranti,
che pur avendo conosciuto Cristo sono spinti “a perdere
il senso della fede”. Per loro occorrono “nuove
strategie pastorali”, “per un’accoglienza sempre
vitale della Parola di Dio”. Così pure è necessario
che uomini e donne di ogni luogo della Terra, accolti in
Paesi di antica tradizione cristiana, “possano
incontrare e conoscere Gesù Cristo”. Comprensione,
superando “timori” ed evitando “discriminazioni”,
raccomanda poi Benedetto XVI verso i rifugiati, “fuggiti
da persecuzioni, violenze”, in pericolo di vita, perché
siano rispettati i loro diritti e siano essi consapevoli
dei loro doveri. Richiama il Santo Padre il “ruolo
decisivo” degli operatori pastorali, sacerdoti,
religiosi e laici per “cercar vie di fraterna
condivisione e di rispettoso annuncio” e alle Chiese
d’origine, di transito e d’accoglienza suggerisce di
“intensificare la loro cooperazione” a beneficio di
chi parte e di chi arriva. Alle comunità cristiane è
richiesto particolare impegno verso i lavoratori migranti
e le loro famiglie, attivando nuove politiche economiche e
sociali. I media sono sollecitati a far conoscere “con
correttezza, oggettività e onestà la situazione chi ha
dovuto forzatamente lasciare la propria patria e i propri
affetti e desidera iniziare a costruirsi una nuova
esistenza”.
Da ultimo, un richiamo alla situazione di numerosi
studenti internazionali alle prese con “problemi di
inserimento, difficoltà burocratiche, disagi nella
ricerca di alloggio e strutture di accoglienza”. In
questo campo, siano le Università di ispirazione
cristiana – scrive il Papa – “seriamente impegnate a
contribuire, nell’ambiente accademico, al progresso
sociale, culturale e umano, oltre che a promuovere il
dialogo fra le culture, valorizzando l’apporto che
possono dare gli studenti internazionali”. A suggellare
il Messaggio, Benedetto XVI invoca la “Madonna del
cammino” perché “porti speranza nel cuore di coloro
che, lungo le strade del mondo, si trovano in condizioni
di mobilità”.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA GIORNATA MONDIALE
DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO (2012)
"Migrazioni
e nuova evangelizzazione"
Cari
Fratelli e Sorelle!
Annunciare
Gesù Cristo unico Salvatore del mondo “costituisce la
missione essenziale della Chiesa, compito e missione che i
vasti e profondi mutamenti della - società attuale non
rendono meno urgenti” (Esort. ap. Evangelii
nuntiandi, 14). Anzi, oggi avvertiamo
l’urgenza di promuovere, con nuova forza e rinnovate
modalità, l’opera di evangelizzazione in un mondo in
cui l’abbattimento delle frontiere e i nuovi processi di
globalizzazione rendono ancora più vicine le persone e i
popoli, sia per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione,
sia per la frequenza e la facilità con cui sono resi
possibili spostamenti di singoli e di gruppi. In questa
nuova situazione dobbiamo risvegliare in ognuno di noi
l’entusiasmo e il coraggio che mossero le prime comunità
cristiane ad essere intrepide annunciatrici della novità
evangelica, facendo risuonare nel nostro cuore le parole
di san Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un
vanto; perché è una necessità che mi si impone: guai a
me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16).
Il tema
che ho scelto quest’anno per la Giornata Mondiale del
Migrante e del Rifugiato – “Migrazioni e nuova
evangelizzazione” – nasce da questa realtà.
L’ora presente, infatti, chiama la Chiesa a compiere una
nuova evangelizzazione anche nel vasto e complesso
fenomeno della mobilità umana, intensificando l’azione
missionaria sia nelle regioni di primo annuncio, sia nei
Paesi di tradizione cristiana.
Il Beato Giovanni
Paolo II ci invitava a “nutrirci della Parola, per
essere «servi della Parola» nell’impegno
dell’evangelizzazione ..., [in una situazione] che si fa
sempre più varia e impegnativa, nel contesto della
globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli
e culture che la caratterizza” (Lett. ap. Novo
millennio ineunte, 40). Le migrazioni interne o
internazionali, infatti, come sbocco per la ricerca di
migliori condizioni di vita o per fuggire dalla minaccia
di persecuzioni, guerre, violenza, fame e catastrofi
naturali, hanno prodotto una mescolanza di persone e di
popoli senza precedenti, con problematiche nuove non solo
da un punto di vista umano, ma anche etico, religioso e
spirituale. Le attuali ed evidenti conseguenze della
secolarizzazione, l’emergere di nuovi movimenti settari,
una diffusa insensibilità nei confronti della fede
cristiana, una marcata tendenza alla frammentarietà,
rendono difficile focalizzare un riferimento unificante
che incoraggi la formazione di “una sola famiglia di
fratelli e sorelle in società che si fanno sempre più
multietniche e interculturali, dove anche le persone di
varie religioni sono spinte al dialogo, perché si possa
trovare una serena e fruttuosa convivenza nel rispetto
delle legittime differenze”, come scrivevo nel Messaggio
dello scorso anno per questa Giornata Mondiale. Il nostro
tempo è segnato da tentativi di cancellare Dio e
l’insegnamento della Chiesa dall’orizzonte della vita,
mentre si fanno strada il dubbio, lo scetticismo e
l’indifferenza, che vorrebbero eliminare persino ogni
visibilità sociale e simbolica della fede cristiana.
In tale
contesto, i migranti che hanno conosciuto Cristo e
l’hanno accolto non di rado sono spinti a non ritenerlo
più rilevante nella propria vita, a perdere il senso
della fede, a non riconoscersi più come parte della
Chiesa e spesso conducono un’esistenza non più segnata
da Cristo e dal suo Vangelo. Cresciuti in seno a popoli
marcati dalla fede cristiana, spesso emigrano verso Paesi
in cui i cristiani sono una minoranza o dove l’antica
tradizione di fede non è più convinzione personale, né
confessione comunitaria, ma è ridotta ad un fatto
culturale. Qui la Chiesa è posta di fronte alla sfida di
aiutare i migranti a mantenere salda la fede, anche quando
manca l’appoggio culturale che esisteva nel Paese
d’origine, individuando anche nuove strategie pastorali,
come pure metodi e linguaggi per un’accoglienza sempre
vitale della Parola di Dio. In alcuni casi si tratta di
un’occasione per proclamare che in Gesù Cristo
l’umanità è resa partecipe del mistero di Dio e della
sua vita di amore, viene aperta ad un orizzonte di
speranza e di pace, anche attraverso il dialogo rispettoso
e la testimonianza concreta della solidarietà, mentre in
altri casi c’è la possibilità di risvegliare la
coscienza cristiana assopita, attraverso un rinnovato
annuncio della Buona Novella e una vita cristiana più
coerente, in modo da far riscoprire la bellezza
dell’incontro con Cristo, che chiama il cristiano alla
santità dovunque si trovi, anche in terra straniera.
L’odierno
fenomeno migratorio è anche un’opportunità
provvidenziale per l’annuncio del Vangelo nel mondo
contemporaneo. Uomini e donne provenienti da varie regioni
della terra, che non hanno ancora incontrato Gesù Cristo
o lo conoscono soltanto in maniera parziale, chiedono di
essere accolti in Paesi di antica tradizione cristiana.
Nei loro confronti è necessario trovare adeguate modalità
perché possano incontrare e conoscere Gesù Cristo e
sperimentare il dono inestimabile della salvezza, che per
tutti è sorgente di “vita in abbondanza” (cfr Gv 10,10);
gli stessi migranti hanno un ruolo prezioso a questo
riguardo poiché possono a loro volta diventare
“annunciatori della Parola di Dio e testimoni di Gesù
Risorto, speranza del mondo” (Esort. ap. Verbum
Domini, 105).
Nell’impegnativo
itinerario della nuova evangelizzazione, in ambito
migratorio, assumono un ruolo decisivo gli Operatori
pastorali – sacerdoti, religiosi e laici – che si
trovano a lavorare sempre più in un contesto pluralista:
in comunione con i loro Ordinari, attingendo al Magistero
della Chiesa, li invito a cercare vie di fraterna
condivisione e di rispettoso annuncio, superando
contrapposizioni e nazionalismi. Da parte loro, le Chiese
d’origine, quelle di transito e quelle d’accoglienza
dei flussi migratori sappiano intensificare la loro
cooperazione, a beneficio sia di chi parte sia di chi
arriva e, in ogni caso, di chi ha bisogno di incontrare
sul suo cammino il volto misericordioso di Cristo
nell’accoglienza del prossimo. Per realizzare una
fruttuosa pastorale di comunione, potrà essere utile
aggiornare le tradizionali strutture di attenzione ai
migranti e ai rifugiati, affiancandole a modelli che
rispondano meglio alle mutate situazioni in cui si trovano
a interagire culture e popoli diversi.
I
rifugiati che chiedono asilo, fuggiti da persecuzioni,
violenze e situazioni che mettono in pericolo la loro
vita, hanno bisogno della nostra comprensione e
accoglienza, del rispetto della loro dignità umana e dei
loro diritti, nonché della consapevolezza dei loro
doveri. La loro sofferenza invoca dai singoli Stati e
dalla comunità internazionale che vi siano atteggiamenti
di mutua accoglienza, superando timori ed evitando forme
di discriminazione e che si provveda a rendere concreta la
solidarietà anche mediante adeguate strutture di
ospitalità e programmi di reinsediamento. Tutto ciò
comporta un vicendevole aiuto tra le regioni che soffrono
e quelle che già da anni accolgono un gran numero di
persone in fuga e una maggiore condivisione delle
responsabilità tra gli Stati.
La stampa
e gli altri mezzi di comunicazione hanno un ruolo
importante nel far conoscere, con correttezza, oggettività
e onestà, la situazione di chi ha dovuto forzatamente
lasciare la propria patria e i propri affetti e desidera
iniziare a costruirsi una nuova esistenza.
Le
comunità cristiane riservino particolare attenzione per i
lavoratori migranti e le loro famiglie, attraverso
l’accompagnamento della preghiera, della solidarietà e
della carità cristiana; la valorizzazione di ciò che
reciprocamente arricchisce, come pure la promozione di
nuove progettualità politiche, economiche e sociali, che
favoriscano il rispetto della dignità di ogni persona
umana, la tutela della famiglia, l’accesso ad una
dignitosa sistemazione, al lavoro e all’assistenza.
Sacerdoti,
religiosi e religiose, laici e, soprattutto, giovani
uomini e donne siano sensibili nell’offrire sostegno a
tante sorelle e fratelli che, fuggiti dalla violenza,
devono confrontarsi con nuovi stili di vita e difficoltà
di integrazione. L’annuncio della salvezza in Gesù
Cristo sarà fonte di sollievo, speranza e “gioia
piena” (cfr Gv 15,11).
Desidero
infine ricordare la situazione di numerosi studenti
internazionali che affrontano problemi di inserimento,
difficoltà burocratiche, disagi nella ricerca di alloggio
e di strutture di accoglienza. In modo particolare le
comunità cristiane siano sensibili verso tanti ragazzi e
ragazze che, proprio per la loro giovane età, oltre alla
crescita culturale, hanno bisogno di punti di riferimento
e coltivano nel loro cuore una profonda sete di verità e
il desiderio di incontrare Dio. In modo speciale, le
Università di ispirazione cristiana siano luogo di
testimonianza e d’irradiazione della nuova
evangelizzazione, seriamente impegnate a contribuire,
nell’ambiente accademico, al progresso sociale,
culturale e umano, oltre che a promuovere il dialogo fra
le culture, valorizzando l’apporto che possono dare gli
studenti internazionali. Questi saranno spinti a diventare
essi stessi attori della nuova evangelizzazione se
incontreranno autentici testimoni del Vangelo ed esempi di
vita cristiana.
Cari
amici, invochiamo l’intercessione di Maria, “Madonna
del cammino”, perché l’annuncio gioioso della
salvezza di Gesù Cristo porti speranza nel cuore di
coloro che, lungo le strade del mondo, si trovano in
condizioni di mobilità. A tutti assicuro la mia preghiera
e imparto la Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 21 Settembre 2011
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