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UDIENZA ALLA CONFEDERAZIONE DELLE MISERICORDIE D'ITALIA

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 10 febbraio 2007

DA OTTO SECOLI AL SERVIZIO DEL PROSSIMO: LE MISERICORDIE D’ITALIA E I DONATORI DI SANGUE FRATRES, IN UDIENZA STAMANE DAL PAPA, CHE RACCOMANDA DI MANTENERE SALDE LE RADICI CRISTIANE AD EVITARE CHE IL VOLONTARIATO SI RIDUCA A SEMPLICE ATTIVISMO        

Sono le Misericordie “la più antica forma di volontariato organizzato nel mondo”: lo ha ricordato stamane il Papa accogliendo nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, circa 7 mila volontari della Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia e dei donatori di sangue Fratres. Il servizio di Roberta Gisotti.  

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Nate a Firenze nel lontano 1244 per iniziativa di San Pietro martire da Verona, sono oggi oltre 700 le Confraternite della Misericordia in Italia, oltre ai numerosi gruppi Fratres; più di centomila i volontari impegnati nei diversi ambiti sociosanitari:  

“La varietà dei vostri interventi è segno di uno zelo, di una ‘fantansia’ nella carità che deriva da un cuore pulsante, di cui è ‘motore l’amore per l’uomo in difficoltà” .  

“La vostra presenza e la vostra azione” – ha detto loro il Papa – contribuisce “a diffondere il Vangelo dell’amore di Dio per tutti gli uomini”. Un amore non astratto ma concreto, di cui Dio nel giudizio finale chiederà conto:  

“Quanto è necessario che anche oggi, anzi specialmente in questa nostra epoca segnata da tante sfide umane e spirituali, i cristiani proclamino con le opere l’amore misericordioso di Dio! Ogni battezzato non dovrebbe essere un ‘vangelo vissuto’?”  

L’amore è infatti “un linguaggio che giunge diretto al cuore e lo apre alla fiducia” e “tante persone, – ha osservato Benedetto XVI – “che non accolgono facilmente Cristo e i suoi insegnamenti”, sono però sensibili “alla testimonianza concreta della carità”.  

E, se oggi le Misericordie non sono più un aggregazione ecclesiale le loro radici storiche che restano cristiane “per continuare a portare frutti, devono mantenersi vive e salde”, ha raccomandato il Santo Padre, ad evitare il rischio “che il volontariato possa ridursi a semplice attivismo”:  

 “Se invece resta vitale la carica spirituale, può comunicare agli altri ben di più che le cose materialmente necessarie: può offrire al prossimo in difficoltà lo sguardo di amore di cui ha bisogno”.  

Tanto più pensando ai giovani – ha aggiunto il Papa - l’esperienza del volontariato può diventare ‘scuola di vita’ per “dare alla propria esistenza un senso e un valore più alto e fecondo”. Infine il pensiero di Benedetto XVI alla Madonna di Lourdes, alla vigila della sua festa domani, Giornata mondiale del malato, dedicata quest’anno in special modo alle persone affette da malattie inguaribili.

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Da otto secoli al servizio del prossimo, le Misericordie ed i gruppi Fratres, un piccolo esercito laborioso di volontari fra i 15 e i 70 anni che operano soprattutto in Toscana e nell’Italia centro meridionale, animati dai principi evangelici come testimonia Gianfranco Gambelli presidente della Confederazione nazionale delle Misericordia d’Italia, intervistato da Tiziana Campisi.  

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R. – Le Misericordie sono oggi, con 700 sedi, la più grande organizzazione di volontariato di ispirazione cristiana esistente in Italia. Ogni sede offre alle persone assistenza di tipo sanitaria ed assistenza di tipo sociale, soprattutto in aiuto agli handicappati, agli emarginati ed agli anziani. Offre pure un servizio sanitario, tramite anche il servizio 118 per le emergenze, ed il trasporto sanitario ordinario. Ed offre inoltre un servizio di protezione civile, tramite un’organizzazione capillare in tutta Italia, che collabora sia con il Dipartimento di Protezione Civile, sia con i comuni, le province e le regioni.  

D. – Quanti giovani collaborano oggi nelle Misericordie?  

R. – Posso dire che sono numerosi e molti sono i giovani che arrivano a noi tramite il servizio civile, ma anche giovani che si dedicano sia alla protezione civile, sia al servizio sanitario e al servizio sociale di accompagnamento e di assistenza. E’ difficile riuscire a coinvolgere profondamente questa gioventù, influenzata dalle innumerevoli sollecitazioni della realtà di oggi. Le nostre associazioni sono un pò da considerare come palestre di vita, perché cercano di insegnare non solo la legalità, ma cercano anche di indirizzare i giovani ad un servizio, ad un rapporto con gli altri che sia ispirato soprattutto ai principi evangelici, ma anche ai principi della buona educazione e del buon rapporto con il prossimo.  

D. – Attraverso i suoi servizi le Misericordie che cosa vogliono dire alla società?  

R. – Che il nostro modo di vivere, il nostro modo di rapportarci, deve essere di ispirazione evangelica. Vogliamo dire che volersi bene a parole non basta, ma che va tradotto in opere.

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 DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Cari amici delle Misericordie d’Italia!

Sono lieto di accogliervi e rivolgo il mio cordiale benvenuto a tutti voi qui presenti, grato per questa visita, che mi offre l’occasione di conoscervi meglio. Saluto il Presidente della vostra Confederazione e ringrazio il caro Cardinale Antonelli per le gentili parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Le Misericordie – è doveroso sottolinearlo - sono la più antica forma di volontariato organizzato sorta nel mondo. Esse risalgono, infatti, all’iniziativa di san Pietro Martire da Verona, il quale, nel 1244, a Firenze, radunò alcuni cittadini, di ogni età e ceto sociale, desiderosi di "onorare Dio con opere di misericordia verso il prossimo", nel più assoluto anonimato ed in totale gratuità. Oggi la Confederazione delle Misericordia d’Italia riunisce oltre 700 "confraternite" – come voi eloquentemente le chiamate –, concentrate specialmente in Toscana, ma presenti in tutto il territorio nazionale, in particolare nelle regioni centrali e meridionali. A queste bisogna aggiungere i numerosi gruppi di donatori di sangue denominati "Fratres". Più di centomila sono pertanto i volontari riuniti nella vostra benefica organizzazione; essi sono in modo permanente impegnati nell’ambito socio-sanitario. La varietà dei vostri interventi, oltre ad essere una risposta ai bisogni emergenti nella società, è segno di uno zelo, di una "fantasia" nella carità che deriva da un cuore pulsante, di cui è "motore" l’amore per l’uomo in difficoltà.

Proprio per questo meritate apprezzamento: con la vostra presenza e la vostra azione contribuite a diffondere il Vangelo dell’amore di Dio per tutti gli uomini. Come, infatti, non ricordare l’impressionante pagina evangelica nella quale san Matteo ci presenta l’incontro definitivo con il Signore? Allora, così ci ha detto Gesù stesso, ci sarà chiesto dal Giudice del mondo se nel corso della nostra esistenza abbiamo dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato; se abbiamo accolto il forestiero ed aperto le porte del cuore al bisognoso. In una parola, nel giudizio finale Dio ci domanderà se abbiamo amato non in modo astratto, ma concretamente, con i fatti (cfr Mt 25,31-46). E mi tocca sempre veramente il cuore, leggendo di nuovo queste righe, che Gesù, il Figlio dell’uomo e Giudice finale, ci precede con questa azione facendosi lui stesso uomo, facendosi povero e assetato e, alla fine, ci abbraccia stringendoci al cuore. E così Dio fa quanto vuole che noi facciamo: essere aperto per gli altri e vivere l’amore non con le parole, ma con i fatti. Alla fine della vita, amava ripetere san Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore. Quanto è necessario che anche oggi, anzi specialmente in questa nostra epoca segnata da tante sfide umane e spirituali, i cristiani proclamino con le opere l’amore misericordioso di Dio! Ogni battezzato dovrebbe essere un "vangelo vissuto". Tante persone, infatti, che non facilmente accolgono Cristo ed i suoi esigenti insegnamenti, sono però sensibili alla testimonianza di quanti comunicano il suo messaggio mediante la testimonianza concreta della carità. L’amore è un linguaggio che giunge diretto al cuore e lo apre alla fiducia. Vi esorto allora, come faceva san Pietro con i primi cristiani, ad essere sempre pronti "a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15).

Vorrei poi aggiungere un’altra riflessione: la vostra realtà associativa costituisce un tipico esempio dell’importanza che ha il conservare le proprie "radici cristiane" in Italia e in Europa. Le vostre confraternite, le Misericordie sono una presenza viva e vivace, molto realistica, di queste radici cristiane. Al giorno d’oggi le Misericordie non sono un’aggregazione ecclesiale, ma le loro radici storiche restano inequivocabilmente cristiane. Lo esprime il nome stesso: "Misericordie", e lo manifesta anche il fatto, già ricordato, che alla vostre origini c’è l’iniziativa di un Santo. Ora, le radici, per continuare a portare frutti, devono mantenersi vive e salde. E’ per questo che opportunamente proponete per i vostri soci dei periodici momenti di qualificazione e di formazione, per approfondire sempre più le motivazioni umane e cristiane delle vostre attività. Il rischio, in effetti, è che il volontariato possa ridursi a semplice attivismo. Se invece resta vitale la carica spirituale, può comunicare agli altri ben di più che le cose materialmente necessarie: può offrire al prossimo in difficoltà lo sguardo di amore di cui ha bisogno (cfr Enc. Deus caritas est, 18).

Desidero, infine, manifestarvi un terzo motivo di apprezzamento: insieme con altre associazioni di volontariato, voi svolgete un’importante funzione educativa. Contribuite cioè a tener viva la sensibilità ai valori più nobili, quali la fraternità e l’aiuto disinteressato a chi si trova in difficoltà. In particolare i giovani possono trarre beneficio dall’esperienza del volontariato, perché, se bene impostato, esso diventa per loro una "scuola di vita", che li aiuta a dare alla propria esistenza un senso e un valore più alto e fecondo. Possano le Misericordie stimolarli a crescere nella dimensione del servizio al prossimo e a scoprire una grande verità evangelica: che cioè "c’è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35; cfr Deus caritas est, 30).

Cari amici, domani, 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, ricorre la Giornata Mondiale del Malato, giunta ormai alla sua 15.ma edizione. Quest’anno l’attenzione è rivolta in modo speciale alle persone affette da malattie inguaribili. A molti di questi anche voi, cari amici, dedicate i vostri servizi. La Vergine Immacolata, Madre della Misericordia, vegli su ogni vostra confraternita, anzi, su ciascuno dei membri delle Misericordie d’Italia. Vi aiuti a compiere con autentico amore la vostra missione, contribuendo così a diffondere nel mondo l’amore di Dio, sorgente di vita per ogni essere umano. A voi qui presenti, a tutte le Misericordie d’Italia e ai donatori di sangue Fratres imparto di cuore la mia Benedizione.

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