CONGREGAZIONE
PER LA VITA CONSACRATA (22 NOVEMBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 22 novembre 2008
I
monasteri indicano al mondo l'essenziale. Cercare Cristo e
nulla anteporre al suo amore: così il Papa alla
Congregazione per la vita consacrata
I
monasteri sono oasi spirituali che indicano al mondo ciò
che è essenziale: “cercare Cristo e nulla anteporre al
suo amore”. E’ quanto ha affermato stamani il Papa
ricevendo i partecipanti alla plenaria della Congregazione
per gli istituti di vita consacrata e le società di vita
apostolica, che quest’anno celebra i suoi cento anni di
attività. Il servizio di Sergio Centofanti.
La plenaria del dicastero ha affrontato quest’anno un
tema “particolarmente caro” al Papa: il monachesimo.
Il Pontefice ha evidenziato l’importanza della vita
monastica nella storia, sottolineando quale sia il suo
scopo:
“cercare Dio e cercarlo attraverso Gesù Cristo
che lo ha rivelato (cfr Gv 1,18), cercarlo fissando lo
sguardo sulle realtà invisibili che sono eterne (cfr 2
Cor 4,18), nell’attesa della manifestazione gloriosa del
Salvatore (cfr Tt 2,13)”.
I monasteri diventano così oasi spirituali che
indicano all’umanità il primato assoluto di Dio
nell’adorazione continua della “misteriosa ma reale
presenza divina nel mondo” e nella comunione fraterna
vissuta secondo “il comandamento nuovo dell’amore e
del servizio reciproco, preparando così la finale
manifestazione dei figli di Dio”:
“Quando i monaci vivono il Vangelo in modo
radicale, quando coloro che sono dediti alla vita
integralmente contemplativa coltivano in profondità
l’unione sponsale con Cristo … il monachesimo può
costituire per tutte le forme di vita religiosa e di
consacrazione una memoria di ciò che è essenziale e ha
il primato in ogni vita battesimale: cercare Cristo e
nulla anteporre al suo amore”.
“La via additata da Dio per questa ricerca e per
questo amore – ha proseguito il Papa - è la sua stessa
Parola, che nei libri delle Sacre Scritture si offre”
con abbondanza alla riflessione degli uomini. E’ a
partire dall’ascolto orante di questa Parola che nei
monasteri si eleva silenziosamente una preghiera che
diventa testimonianza per quanti vengono accolti come
fossero Cristo stesso in questi luoghi di pace ma che è
per il bene di tutta l’umanità:
“Invochiamo Maria, la Madre del Signore, la
‘donna dell’ascolto’, che nulla antepose all’amore
del Figlio di Dio da lei nato, perché aiuti le comunità
di vita consacrata e specialmente quelle monastiche ed
essere fedeli alla loro vocazione e missione. Possano i
monasteri essere sempre più oasi di vita ascetica, dove
si avverte il fascino dell’unione sponsale con Cristo e
dove la scelta dell’Assoluto di Dio è avvolta da un
costante clima di silenzio e di contemplazione”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Con gioia
vi incontro in occasione della Plenaria della Congregazione
per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita
Apostolica, che celebra i suoi cento anni di vita e di
attività. E’ passato infatti un secolo da quando il mio
venerato predecessore San Pio X, con la Costituzione
apostolica Sapienti Consilio,del 29 giugno 1908,
rese autonomo il vostro Dicastero come Congregatio
negotiis religiosorum sodalium praeposita,
denominazione successivamente modificata più volte. Per
ricordare questo evento avete programmato, il 22 novembre
prossimo, un Congresso dal significativo titolo “Cento
anni al servizio della vita consacrata”; auguro perciò
pieno successo all’opportuna iniziativa.
L’odierno
incontro è per me occasione quanto mai propizia per
salutare e ringraziare tutti coloro che lavorano nel
vostro Dicastero. Saluto in primo luogo, il Prefetto,
Cardinale Franc Rodé, a cui sono grato anche per essersi
fatto interprete dei comuni sentimenti. Insieme con lui
saluto i Membri del Dicastero, il Segretario, i
Sotto-Segretari e gli altri Officiali che, con mansioni
diverse, prestano il loro quotidiano servizio con
competenza e sapienza, per “promuovere e regolare” la
pratica dei consigli evangelici nelle varie forme di vita
consacrata, come anche l’attività delle Società di
vita apostolica (cfr Cost. ap. Pastor
bonus, n. 105). I consacrati costituiscono una
eletta porzione del Popolo di Dio: sostenerne e custodirne
la fedeltà alla divina chiamata, carissimi fratelli e
sorelle, è il fondamentale impegno che svolgete secondo
modalità ormai ben collaudate grazie all’esperienza
accumulata in questi cento anni di attività. Questo
servizio della Congregazione è stato ancor più assiduo
nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, che hanno
visto lo sforzo di rinnovamento, sia nella vita che nella
legislazione, di tutti gli Istituti religiosi e secolari e
delle Società di vita apostolica. Mentre, pertanto, mi
unisco a voi nel rendere grazie a Dio, datore di ogni
bene, per i buoni frutti prodotti in questi anni dal
vostro Dicastero, ricordo con pensiero riconoscente tutti
coloro che nel corso di questo secolo di attività hanno
profuso le loro energie a beneficio dei consacrati e delle
consacrate.
La
Plenaria della vostra Congregazione ha focalizzato
quest’anno la sua attenzione su un tema che mi è
particolarmente caro: il monachesimo, forma vitae
che si è sempre ispirata alla Chiesa nascente, generata
dalla Pentecoste (cfr At 2,42-47; 4,32-35). Dalle
conclusioni dei vostri lavori, incentrati specialmente
sulla vita monastica femminile, potranno scaturire
indicazioni utili a quanti, monaci e monache, “cercano
Dio”, realizzando questa loro vocazione per il bene di
tutta la Chiesa. Anche recentemente (cfr Discorso
al mondo della cultura, Parigi, 12 settembre 2008)
ho voluto evidenziare l’esemplarità della vita
monastica nella storia, sottolineando come il suo scopo
sia semplice ed insieme essenziale: quaerere Deum,
cercare Dio e cercarlo attraverso Gesù Cristo che lo ha
rivelato (cfr Gv 1,18), cercarlo fissando lo
sguardo sulle realtà invisibili che sono eterne (cfr 2
Cor 4,18), nell’attesa della manifestazione gloriosa
del Salvatore (cfr Tt 2,13).
Christo
omnino nihil praeponere (cfr RB 72,11;
Agostino, Enarr. in Ps. 29,9; Cipriano, Ad Fort 4).
Questa espressione, che la Regola di san Benedetto
riprende dalla tradizione precedente, esprime bene il
tesoro prezioso della vita monastica praticata fino ad
oggi sia nell’occidente che nell’oriente cristiano.
E’ un invito pressante a plasmare la vita monastica fino
a renderla memoria evangelica della Chiesa e, quando è
autenticamente vissuta, “esemplarità di vita
battesimale” (cfr Giovanni Paolo II, Orientale
lumen 9). In virtù del primato assoluto
riservato a Cristo, i monasteri sono chiamati a essere
luoghi in cui si fa spazio alla celebrazione della gloria
di Dio, si adora e si canta la misteriosa ma reale
presenza divina nel mondo, si cerca di vivere il
comandamento nuovo dell’amore e del servizio reciproco,
preparando così la finale “manifestazione dei figli di
Dio” (Rm 8,19). Quando i monaci vivono il Vangelo
in modo radicale, quando coloro che sono dediti alla vita
integralmente contemplativa coltivano in profondità
l’unione sponsale con Cristo, su cui si è ampiamente
soffermata l’Istruzione di codesta Congregazione “Verbi
Sponsa” (13.V.1999), il monachesimo può
costituire per tutte le forme di vita religiosa e di
consacrazione una memoria di ciò che è essenziale e ha
il primato in ogni vita battesimale: cercare Cristo e
nulla anteporre al suo amore.
La via
additata da Dio per questa ricerca e per questo amore è
la sua stessa Parola, che nei libri delle Sacre Scritture
si offre con dovizia alla riflessione degli uomini.
Desiderio di Dio e amore per la sua Parola si alimentano
pertanto reciprocamente e generano nella vita monastica
l’esigenza insopprimibile dell’opus Dei, dello studium
orationis e della lectio divina, che è ascolto
della Parola di Dio, accompagnata dalle grandi voci della
tradizione dei Padri e dei Santi, e poi preghiera
orientata e sostenuta da questa Parola. La recente Assemblea
generale del Sinodo dei Vescovi, celebrata a Roma il
mese scorso sul tema: La
Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, rinnovando
l’appello a tutti i cristiani a radicare la loro
esistenza nell’ascolto della Parola di Dio contenuta
nelle Sacre Scritture, ha invitato specialmente le comunità
religiose e ogni uomo e donna consacrati a fare della
Parola di Dio il cibo quotidiano, in particolare
attraverso la pratica della lectio divina (cfr
Elenchus
praepositionum n. 4).
Cari
fratelli e sorelle, chi entra in monastero vi cerca
un’oasi spirituale dove apprendere a vivere da veri
discepoli di Gesù in serena e perseverante comunione
fraterna, accogliendo pure eventuali ospiti come Cristo
stesso (cfr RB 53,1). E’ questa la testimonianza
che la Chiesa chiede al monachesimo anche in questo nostro
tempo. Invochiamo Maria, la Madre del Signore, la “donna
dell’ascolto”, che nulla antepose all’amore del
Figlio di Dio da lei nato, perché aiuti le comunità di
vita consacrata e specialmente quelle monastiche ed essere
fedeli alla loro vocazione e missione. Possano i monasteri
essere sempre più oasi di vita ascetica, dove si avverte
il fascino dell’unione sponsale con Cristo e dove la
scelta dell’Assoluto di Dio è avvolta da un costante
clima di silenzio e di contemplazione. Mentre per questo
assicuro la mia preghiera, di cuore imparto la Benedizione
Apostolica a tutti voi che partecipate alla Plenaria, a
quanti operano nel vostro Dicastero e ai membri dei vari
Istituti di vita consacrata, specialmente a quelli di vita
integralmente contemplativa. Il Signore effonda su
ciascuno l’abbondanza delle sue consolazioni.
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