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VISITA PASTORALE A NAPOLI (21 OTTOBRE 2007)

VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A NAPOLI (III) , 21.10.2007

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Fonte, Radio Vaticana, 20 ottobre  2007

Domani la visita pastorale del Papa alla città di Napoli. Interviste con il cardinale arcivescovo, Crescenzio Sepe, e il sindaco, Rosa Russo Jervolino

Domani, il Papa sarà a Napoli per una visita di poche ore ma dal forte significato pastorale. Un incoraggiamento per una città che vive momenti di estrema difficoltà sociale, e che diventerà luogo simbolo di condanna di ogni violenza anche per l’avvio, sempre domani, dell’annuale incontro di preghiera per la pace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Saranno riuniti, in questa occasione, i leader delle religioni mondiali che, nel pomeriggio, incontreranno Benedetto XVI. Da Napoli, Francesca Sabatinelli:

La sfida è importante: Napoli dovrà essere capace di trarre dalla presenza del Papa e dalle sue parole quel coraggio e quell’ottimismo che in molti qui dicono di aver perso. Disoccupazione, degrado, criminalità organizzata si accompagnano alla speranza e ad una fortissima voglia di riscatto. Una contraddizione evidente anche solo attraversando con lo sguardo questa città dai mille volti: dallo splendido golfo si passa al centro ripulito e addobbato per la visita del Santo Padre, ad accoglierlo sul suo percorso, orchidee, cartelli di benvenuto e in piazza del Plebiscito, dove sarà celebrata la Messa domattina, da un presepe creato per l’occasione, il più grande realizzato negli ultimi 60 anni: quasi 4 metri di altezza per dieci di lunghezza, in stile settecentesco, allestito nella basilica di San Francesco di Paola.
 
Poi, a pochi chilometri, la periferia più abbandonata, dove si consumano le guerre di camorra, dove crescono le baby-gang e dove, in soli 500 metri, si contano otto piazze in cui si smercia droga: i quartieri dormitorio di Scampia-Miano, periferia nord, snodo importante per il traffico internazionale di stupefacenti. Su 100 reati 66 sono legati allo spaccio. Il supermercato della droga, così qui sono chiamate queste zone, meta dei ragazzi di Napoli e di tutta la regione. E dove la camorra, che ne infesta ogni angolo, sembra godere di una immorale impunità. Qui a lottare è la Chiesa. I parroci, isolato baluardo del bene, salvano i ragazzini dalla strada, al sangue e alla violenza oppongono il Vangelo, seguono le parole di Giovanni Paolo II che nel '90, proprio alla popolazione di Scampia, disse di non arrendersi mai al male, e oggi aspettano Benedetto XVI perché il suo richiamo, risvegli la coscienza di una città che può sembrare rassegnata.
 
Ma Napoli certo non mancherà di mostrare anche quel romanticismo e quella passione che la rendono unica, la sua capacità di sapersi donare. La croce in ferro di 60 cm. realizzata da un artista del quartiere Sanità, spesso noto per fatti di cronaca nera, sarà il regalo per il Papa da parte delle istituzioni. Una marcia di 28 chilometri da Caserta a Napoli per poter essere presenti alla messa, il dono di tremila immigrati che chiedono l’aiuto del Pontefice per vedere rispettati i loro diritti. Una veglia di preghiera stasera quello di 12 mila giovani, fino a piccoli gesti più folkloristici come quello di San Gregorio Armeno, la famosa strada dei presepi, dove accanto alla statuina del Papa compaiono quella di un monaco buddista e un rabbino in compagnia di due imam. Un omaggio alla Napoli che nei secoli è stato un crocevia di popoli e culture e che vuole dimostrare che può esserlo ancora, ospitando il meeting per la pace Uomini e Religioni, organizzato da Sant’Egidio, a partire proprio da domenica, e i cui capi delle delegazioni partecipanti incontreranno il Santo Padre nel seminario arcivescovile di Capodimonte. "Per un mondo senza violenza", questo il titolo dell’incontro mondiale interreligioso di preghiera che proseguirà i suoi lavori fino a mercoledì 23. Motivo in più per questa città di ritrovare la sua storia e di poter sperare nel suo futuro. (Da Napoli, Francesca Sabatinelli, Radio Vaticana)
 
L'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha ilustrato stamani, in conferenza stampa, il programma della visita di Benedetto XVI. E' stato anche reso noto il messaggio del porporato: "Napoli - si legge nel testo - è pronta a ricevere il Papa"; "Napoli - scrive il cardinale - è pronta finalmente a risorgere". "Il Santo Padre - afferma poi l'arcivescovo del capoluogo campano - viene nella nostra terra per confortarci nella fede, per sostenerci nell'esaltante e faticoso lavoro del Vangelo". Sulle attese della Chiesa e della cittadinanza di Napoli per questa visita del Pontefice, ascoltiamo il cardinale Crescenzio Sepe, al microfono di Francesca Sabatinelli:

R. - Le attese sono grandi e a tutti i livelli. La Chiesa ha fatto una preparazione meravigliosa, soprattutto con la preghiera e con la riflessione sul nostro essere cristiani, sul nostro essere inseriti nella Chiesa. Si tratta di attese e di speranze che devono essere rinsaldate con l’insegnamento che il Papa ci darà. Il Santo Padre certamente ci spronerà, ci aiuterà a trasformare anche le nostre speranze in energia e ci aiuterà, soprattutto, a farci individuare un percorso originale al quale affidare il futuro delle nostre città e della nostra regione.
 
D. - Quali sono le iniziative che l’arcidiocesi ha avviato in preparazione della giornata del 21 ottobre?
 
R. - Già da diversi mesi, abbiamo iniziato un programma di preparazione nelle scuole: gli alunni si sono preparati approfondendo il senso della fede, il senso della Chiesa. Nelle parrocchie, poi, si tiene un’ora di adorazione settimanale. Tutto questo ha creato un clima di forte spiritualità.
 
D. - Eminenza, come verranno coinvolti i giovani, ai quali lei spesso si è rivolto chiedendo di abbandonare la violenza?
 
R. - I giovani rappresentano un po’ l’anima di tutta questa preparazione. Alla vigilia dell’arrivo del Santo Padre, circa 12 mila giovani si riuniranno in uno dei quartieri più difficili di Napoli, quello di Ponticelli, per una veglia di preghiera. Animeranno poi la cerimonia del giorno dopo, accogliendo il Santo Padre, lungo tutto il percorso. Potremmo dire che c’è una Chiesa giovane che accoglie il Santo Padre giovane per sentirsi spronata a realizzare i propri sogni e le proprie speranze.
 
D. - La visita del Papa coincide con l’apertura del Meeting interreligioso organizzato da Sant’Egidio che, quest’anno, ha per tema “Per un mondo senza violenza”. Come questo importante appuntamento può dar fiato e speranza ad una Regione colpita dalla violenza, dalle difficoltà sociali, dalla disoccupazione, più volte da lei indicata come la “questione meridionale”?
 
R. - La questione meridionale rappresenta un’emergenza che in realtà riguarda un’intera nazione. Si tratta di ipotizzare una nuova cultura politica, economica, sociale, che sappia però partire dall’identità propria del meridione e di tutte le realtà che costituiscono questo Meridione. E questo perché il Sud è ricco di tanti elementi straordinari: l’etica del lavoro, il valore della famiglia, dell’amicizia, della lealtà, l’accoglienza della diversità. Rappresentano tutte risorse umane che vanno coltivate per poter dare uno sviluppo che sia autonomo, ma anche basato sulla crescita morale e civile del nostro meridione. L’impegno che abbiamo preso insieme tutti noi vescovi del Sud e l’incoraggiamento che ci darà il Santo Padre rappresenteranno un motivo di forza e di incoraggiamento per andare avanti sulla strada che abbiamo intrapreso.
 
Ad accogliere Benedetto XVI domani sarà una Napoli vera e una Napoli della pace, che cercherà di fare delle giornate di dialogo interreligioso organizzate da Sant’Egidio, un punto di ripartenza. Il sindaco del capoluogo partenopeo, Rosa Russo Jervolino, ha presentato così i due importanti avvenimenti che, dal 21 al 23 ottobre, porranno Napoli al centro dell’attenzione internazionale. Al Papa, ha spiegato il sindaco, verrà presentata una città della verità, con tutti i problemi, la speranza è che il Santo Padre dia a Napoli e ai suoi cittadini coraggio e senso di fiducia. Ascoltiamo il sindaco Jervolino al microfono di Francesca Sabatinelli:
 
R. - Noi abbiamo bisogno di avere coraggio nella fede, perché viviamo momenti di rapidissimo cambiamento della situazione culturale e sociale della città. Quindi, la testimonianza del Vangelo - parlo ovviamente da cristiana in questo momento e non da sindaco – deve trovare delle strade nuove ed efficaci. Parlando invece da sindaco, abbiamo bisogno di avere coraggio civile, perché abbiamo una serie di problemi irrisolti, il più grave dei quali è quello della disoccupazione. C’è a Napoli un po’ l’atteggiamento di elencare i problemi, ma non di affrontarli e cercare di risolverli. Tutte quante le istituzioni devono avere la collaborazione di tutti e cioè il coraggio e l’azione coerente per fare in modo che la speranza diventi realtà e che, quindi, i giovani studino, che i lavoratori facciano nel modo migliore la loro professione. Bisogna fare in modo che le persone sappiano che Napoli è una città dove c’è un fenomeno malavitoso grave, ma marginale. La maggioranza della gente è gente per bene, che deve avere il coraggio di rimanere tale.
 
D. - Quindi, signor sindaco, queste sono le ricchezze che Napoli offrirà al Papa?
 
R. - Al Papa noi possiamo offrire molte cose e sul piano della fede certamente una fede popolare e radicata, di antica tradizione, che ha anche vissuto molto bene il messaggio del Concilio Vaticano II. Una fede che ha quindi saputo anche rinnovarsi. Possiamo poi offrire, credenti e non credenti, una umanità ed una cordialità enorme. E so di poter parlare a nome di tutti, perché questo senso di accoglienza, questa umanità, questo calore è di tutti i napoletani.
 
D. - Sindaco Jervolino, la visita del Papa all’arcidiocesi di Napoli coincide e si inserisce anche nell’appuntamento organizzato annualmente da Sant’Egidio, l’incontro tra le religioni per promuovere la pace: Napoli diventa, quindi, una città simbolo per questo?
 
R. - Napoli ha la situazione adatta per essere città-simbolo. Napoli ha sofferto tantissimo per la guerra, ha sofferto distruzione, miseria, bombardamenti a tappeto. E proprio da questa esperienza forte di dolore è nato nei napoletani un grande desiderio di pace. L’incontro di preghiera di Sant’Egidio trova, quindi, una popolazione che, avendo sofferto, aspira alla pace. Credo anche che, a chi pregherà, si uniranno anche coloro che non hanno il dono della fede e non pregano, ma che aspirano ugualmente ad una convivenza tranquilla fra i popoli.
 

Il programma della visita pastorale di Benedetto XVI a Napoli prevede domani, dopo la concelebrazione eucaristica in piazza del Plebiscito, l’incontro con i capi delle delegazioni che partecipano all’incontro internazionale per la pace nel seminario arcivescovile a Capodimonte. Ascoltiamo al microfono di Laure Stephan il rettore del Seminario Maggiore di Napoli, padre Antonio Serra:

R. - E’ un evento eccezionale, perché chiaramente richiama quello del 27 ottobre dell’86: quando Giovanni Paolo II ad Assisi volle incontrare gli altri esponenti religiosi per pregare insieme per la pace. Questa è, quindi, una sorta di ripresa, è un rivivere quell’evento. Vissuto poi a Napoli è per noi una grande occasione sia per riflettere sulla tolleranza del dialogo interreligioso, sia per intensificare il cammino che va verso la pace, da parte di tutti. Ognuno di noi dovrebbe, infatti, adoperarsi per costruire una mentalità di pace. Per Napoli poi, che è una terra così martoriata da tante situazioni, anche tanto difficili da accettare, questo diventa un messaggio forte ed un invito profondo a cambiare mentalità o a cercare di non arrendersi ad una mentalità - chiaramente - segnata dalla violenza.
 
D. - Abbiamo sentito tanti termini: invito al coraggio, alla speranza, come ha detto il sindaco Jervolino; il cardinale Sepe ha invece parlato di risurrezione…
 
R. - Io credo che la presenza del Santo Padre abbia, effetti, diversi. Da un punto di vista spirituale, rappresenta certamente un incoraggiamento forte per chi è già in cammino nella fede e per chi vive e sente l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Quindi, incontrando il Santo Padre ne è ulteriormente confermato. Ma anche per coloro che abitualmente non vivono una particolare vicinanza alla Chiesa cattolica, è anche una sorta di incoraggiamento ad una vita migliore. Il Papa è una presenza positiva, una presenza stimolante che fa riflettere sul bene comune, sul bene possibile di fronte anche a certe forme di pigrizia o di rassegnazione. Molti, purtroppo, vivono anche sotto il peso di tante contraddizioni sociali e culturali e questo ovviamente impoverisce poi nella vita. La presenza del Santo Padre, anche per chi è più lontano nella fede, può - a mio avviso - incoraggiare ad un atteggiamento più positivo rispetto alla vita: può far recuperare la speranza o la forza che diventa, poi, coraggio per affrontare le difficoltà laddove è possibile sciogliere le contraddizioni.

 

Fonte, Radio Vaticana, 21 ottobre  2007

Di poche ore ma molto intensa la visita del Papa a Napoli: scuola, aiuto ai giovani e lavoro al centro delle parole di Benedetto XVI. E sempre a Napoli comincia nel pomeriggio il Meeting interreligioso "Uomini e religioni"

Scuola, aiuto ai giovani e lavoro, ma soprattutto preghiera e conversione, per combattere la violenza e ridare a Napoli la forza di non scoraggiarsi di fronte alle tante difficoltà. E’ stato questo il richiamo del Papa durante la messa celebrata in piazza del Plebiscito, in questa unica giornata di visita alla città. Ad accoglierlo il cardinale arcivescovo di Napoli, Sepe, il presidente del Consiglio Prodi, il ministro della Giustizia Mastella, le principali autorità locali. Benedetto XVI ripartirà nel pomeriggio, dopo una sosta nel Duomo per un momento di raccoglimento davanti alle reliquie di San Gennaro, patrono della città. Da Napoli, il servizio di Francesca Sabatinelli:

Napoli non è riuscita a garantire il suo famoso sole, pioggia e freddo hanno accolto il Papa. A contrastare l’azione del meteo il calore dei napoletani e il loro abbraccio in quella stessa piazza del Plebiscito che nel '90 raccolse l’appello di Giovanni Paolo II ai cittadini a “Organizzare la speranza”, e oggi, durante la messa, quello stesso richiamo è stato lanciato da Benedetto XVI:
 
Di fronte a realtà sociali difficili e complesse, come sicuramente è anche la vostra, occorre rafforzare la speranza, che si fonde sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. E’ la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede.
 
L’amore può sconfiggere la violenza, è stato l’incitamento del Papa ai napoletani, non si deve mai perdere quella fede che assicura che le preghiere vengano ascoltate da Dio, che ci esaudisce al momento opportuno, anche se l'esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza. Non ci si deve scoraggiare davanti alle sopraffazioni, neanche di fronte alle difficoltà di Napoli dove vivere per molti non è semplice, una realtà fatta di tante energie sane, ma anche di povertà, disoccupazione, e violenza:
 
Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi.
 
Benedetto XVI ha chiesto l’intervento di tutte le componenti della società: occorre puntare sulla scuola, sul lavoro e sull’aiuto ai giovani. La lotta alla violenza deve partire dalla formazione delle coscienze, dalla trasformazione delle mentalità e degli atteggiamenti di tutti i giorni. Anche la Chiesa napoletana è chiamata a restare salda, ad annunciare la parola, in ogni occasione, opportuna e non, ad ammonire, a rimproverare, ad esortare. Dio, ha sottolineato ancora il Papa ai fedeli, non può cambiare le cose senza la nostra vera conversione, che inizia con il grido dell’anima che implora perdono e salvezza.
 
La preghiera cristiana non è pertanto espressione di fatalismo e di inerzia, anzi è l’opposto dell’evasione dalla realtà, dell’intimismo consolatorio: è forza di speranza, massima espressione della fede nella potenza di Dio che è Amore e non ci abbandona. La preghiera che Gesù ci ha insegnato, culminata nel Getsemani, ha il carattere dell’“agonismo” cioè della lotta, perché si schiera decisamente al fianco del Signore per combattere l’ingiustizia e vincere il male con il bene; è l’arma dei piccoli e dei poveri di spirito, che ripudiano ogni tipo di violenza. Anzi rispondono ad essa con la non violenza evangelica, testimoniando così che la verità dell’Amore è più forte dell’odio e della morte.
 
Il seme della speranza a Napoli c’è, ha concluso Benedetto XVI, e agisce malgrado i problemi e le difficoltà:
 
Napoli ha certo bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora di un profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo.
 
Al termine della messa, prima dell’Angelus, in occasione dell’odierna Giornata missionaria mondiale, il Papa ha chiesto di pregare per i missionari, rivolgendo un pensiero particolare a coloro che nel loro lavoro incontrano grandi difficoltà e persecuzioni. E di nuovo ha invitato ad affrontare i problemi e le sfide che si presentano:
 
Si richiede un forte impegno di tutti, specialmente dei fedeli laici operanti nel campo sociale e politico, per assicurare ad ogni persona, e in particolare ai giovani, le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell’intera comunità.
 
A raccogliere il messaggio del Papa, oltre ai fedeli, 40 leader ecumenici, sul palco, e decine di capi di altre religioni nelle prime file, presenti a Napoli per l’incontro di pace interreligioso organizzato da sant’Egidio che si aprirà nel pomeriggio. Personalità che il Santo Padre ha incontrato dopo la messa nel seminario arcivescovile a Capodimonte. Parlando loro ha ripercorso le giornate di Assisi del 1986 e del 2002 promosse da Giovanni Paolo II per pregare per la pace assieme ai rappresentanti di tutte le religioni. Benedetto XVI ha ribadito la necessità di un lavoro comune per la pace e di un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. Mai le religioni possono diventare veicoli di odio, ha detto, al contrario devono offrire le risorse per costruire un'umanità pacifica. L’impegno della Chiesa cattolica, ha concluso, è quello di percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose.
 
E proprio Napoli è stata scelta quest’anno per il Meeting interreligioso “Uomini e religioni”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Delle ragioni della scelta e del come viene vissuta, Francesca Sabatinelli ha parlato con il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo:

R. – Siamo a Napoli e siamo molto contenti di esserci. Noi all’unisono con la Chiesa locale vogliamo lavorare e vivere queste giornate come grande segno di speranza per la città e per il mondo. Napoli è anche città del Mediterraneo e noi sappiamo che il Mediterraneo è stato nella storia un luogo di grandi convivenze, anche tra diverse religioni, tra islamismo, ebraismo e cristianesimo, ma il Mediterraneo è ancora teatro purtroppo di luoghi di violenza, di guerra, di separazione. In particolare, il nostro sguardo sarà puntato sul Medio Oriente e sulla questione Israele-Palestina. Napoli, città del Mediterraneo, città che ha saputo vivere nella sua storia secoli di convivenza, può essere e diventare un messaggio di dialogo e di pace per il mondo.
 
D. – Nell’edizione di quest’anno avete decentrato alcuni degli appuntamenti per coinvolgere un po’ anche le realtà periferiche. Perché questa scelta?
 
R. – Perché, in fondo, Napoli e la Campania sono un tutt’uno, nel senso che la Campania è una grande regione, molto popolosa, molto cattolica, molto religiosa. Napoli e la regione Campania sono un’espressione di quello che significa in Italia cattolicesimo di popolo. Noi non potevamo tener fuori da questo incontro il grande popolo, il numeroso popolo cristiano-campano, che ci chiedeva di andare nelle sua città, nei suoi Paesi per parlare di dialogo e per far incontrare mondi religiosi.
 
D. – Marco Impagliazzo, anche quest’anno saranno tantissimi i leader religiosi e le personalità politiche e culturali che si avvicenderanno nel corso delle tavole rotonde, preparate dalla comunità di Sant’Egidio. Ed emerge anche quest’anno la volontà di dare forte impulso al dialogo ecumenico...
 
R. – Sì, forte impulso al dialogo ecumenico. Mai come quest’anno noi siamo molto onorati di avere la presenza di importantissime personalità del mondo ortodosso, del mondo protestante e del mondo anglicano. Faccio solo l’esempio del Patriarca di Istanbul, Bartolomeo I, dell’arcivescovo di Canterbury Williams, dell’arcivescovo di Cipro, primate di quella Chiesa. Insomma, tante e tante presenze ecumeniche che stanno ad evidenziare l’idea che molti vogliono lavorare per un riavvicinamento vero tra le Chiese.
 
Delle problematiche e potenzialità della città di Napoli e del contributo delle realtà parrocchiali, Francesca Sabatinelli ha parlato con don Aniello Manganiello, parroco di Scampia:
 
R. – Sono le uniche realtà dove si fa cultura, dove si fa volontariato, dove si educa alla legalità. Penso che le parrocchie siano le principali agenzie educative che rimangono in questo territorio.
 
D. – Ci sono altri sostegni?
 
R. – Le voglio dare dei numeri. Ultimamente l’Istituto Suor Orsola Benincasa ha commissionato un’indagine qui a Scampia e è stato intervistato un certo numero di persone, per la maggior parte giovani, alle quali è stata rivolta questa domanda: chi è che a Scampia si impegna per dare lavoro, per dare sussistenza, per dare aiuto? L’80 per cento ha risposto che questo servizio di assistenza e di aiuto lo fa la camorra; il 9 per cento le parrocchie; e il restante 11 per cento è diviso tra la scuola e le istituzioni.
 
D. – A questo punto è giusto allora parlare dell’equazione degrado sociale e degrado ambientale uguale criminalità organizzata?
 
R. – Sì, se c’è la camorra a Napoli, se c’è la mafia in Sicilia, la ‘ndrangheta in Calabria o la Sacra Corona Unita in Puglia è perché c’è un sottobosco di illegalità, di piccole o grandi illegalità che genera poi in attività malavitosa e criminale; perché c’è una mentalità camorrista diffusa e capillare, le piccole prepotenze, la mancanza di rispetto delle leggi più elementari. Questo è l’humus ideale.
 
D. – Ma lei si definirebbe un prete anticamorra?
 
R. – Un prete, prima di tutto, è lì per annunciare Gesù Cristo, per annunciare il Vangelo e per dire alla gente che se si vuole dare un senso alla propria vita e se si cerca la felicità, l’unico che può dare la felicità vera e l’unico che non prende in giro, l’unico che dà un senso alla vita è Cristo. Questo è il compito del sacerdote, ma certamente lotta pure contro le ingiustizie. Un prete, quindi, in questi contesti non può starsene zitto e fare il topo di biblioteca: chi deve dare voce a questa gente? In questo il sacerdote oltre ad annunciare il Vangelo, lotta per i diritti dei più poveri e dei più indifesi. Se dobbiamo negare il matrimonio ad un camorrista, dobbiamo farlo; se dobbiamo rifiutare un matrimonio ad uno spacciatore che spaccia la morte, dobbiamo rifiutarlo e questo per coscientizzare, per dare un pugno nello stomaco e svegliare questa gente, mettendola di fronte alle proprie responsabilità e facendo capire loro che Dio non può andare d’accordo con la morte, con le ingiustizie, con le violenze e con i loro spacci. Io farei un appello ai miei confratelli parroci per unirci maggiormente in questo senso e dare così una risposta veramente corale. Se noi lottiamo insieme, tutti noi sacerdoti, la gente ci viene dietro.
 
D. – Sembra che coraggio e speranza siano quasi le parole d’ordine di questa visita di Benedetto XVI. E’ così?
 
R. – Sì e specialmente perché Napoli sembra essere ormai una città rassegnata, una città assopita, scoraggiata e potremmo dire quasi fatalista: ci si ripete spesso che non si può cambiare niente.
 
D. – Però pensate che vi sarà uno scossone?
 
R. – Io penso di sì e credo anche che il Papa – anche se lo dirà da Piazza Plebiscito e non da Scampia – ci dirà la sua parola per incoraggiarci, per incoraggiare noi sacerdoti ed i laici affinché non perdiamo la speranza e continuiamo a lottare, convincendosi – e di questo ci dobbiamo convincere – che anche i piccoli risultati devono dare una carica.

Conclusa la visita del Papa a Napoli: scuola, aiuto ai giovani e lavoro al centro delle sue parole. Nel pomeriggio, al via il Meeting "Uomini e religioni" della comunità di S. Egidio

Scuola, aiuto ai giovani e lavoro, ma soprattutto preghiera e conversione, per combattere la violenza e ridare a Napoli la forza di non scoraggiarsi di fronte alle tante difficoltà. E’ stato questo il richiamo del Papa durante la messa celebrata in piazza del Plebiscito, in questa unica giornata di visita alla città. Ad accoglierlo il cardinale arcivescovo di Napoli, Sepe, il presidente del Consiglio Prodi, il ministro della Giustizia Mastella, le principali autorità locali. Nel pomeriggio, intorno alle 18.30, il rientro in Vaticano, mentre a Napoli si aprivano i lavori del meeting interreligioso organizzato da Sant’Egidio. Da Napoli, il servizio di Francesca Sabatinelli:

 Napoli non è riuscita a garantire il suo famoso sole, pioggia e freddo hanno accolto il Papa. A contrastare l’azione del meteo il calore dei napoletani e il loro abbraccio in quella stessa piazza del Plebiscito che nel '90 raccolse l’appello di Giovanni Paolo II ai cittadini a “Organizzare la speranza”, e oggi, durante la messa, quello stesso richiamo è stato lanciato da Benedetto XVI:

Di fronte a realtà sociali difficili e complesse, come sicuramente è anche la vostra, occorre rafforzare la speranza, che si fonde sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. E’ la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede.
 L’amore può sconfiggere la violenza, è stato l’incitamento del Papa ai napoletani, non si deve mai perdere quella fede che assicura che le preghiere vengano ascoltate da Dio, che ci esaudisce al momento opportuno, anche se l'esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza. Non ci si deve scoraggiare davanti alle sopraffazioni, neanche di fronte alle difficoltà di Napoli dove vivere per molti non è semplice, una realtà fatta di tante energie sane, ma anche di povertà, disoccupazione, e violenza:
 Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi.

Benedetto XVI ha chiesto l’intervento di tutte le componenti della società: occorre puntare sulla scuola, sul lavoro e sull’aiuto ai giovani. La lotta alla violenza deve partire dalla formazione delle coscienze, dalla trasformazione delle mentalità e degli atteggiamenti di tutti i giorni. Anche la Chiesa napoletana è chiamata a restare salda, ad annunciare la parola, in ogni occasione, opportuna e non, ad ammonire, a rimproverare, ad esortare. Dio, ha sottolineato ancora il Papa ai fedeli, non può cambiare le cose senza la nostra vera conversione, che inizia con il grido dell’anima che implora perdono e salvezza.
 La preghiera cristiana non è pertanto espressione di fatalismo e di inerzia, anzi è l’opposto dell’evasione dalla realtà, dell’intimismo consolatorio: è forza di speranza, massima espressione della fede nella potenza di Dio che è Amore e non ci abbandona. La preghiera che Gesù ci ha insegnato, culminata nel Getsemani, ha il carattere dell’“agonismo” cioè della lotta, perché si schiera decisamente al fianco del Signore per combattere l’ingiustizia e vincere il male con il bene; è l’arma dei piccoli e dei poveri di spirito, che ripudiano ogni tipo di violenza. Anzi rispondono ad essa con la non violenza evangelica, testimoniando così che la verità dell’Amore è più forte dell’odio e della morte.
 Il seme della speranza a Napoli c’è, ha concluso Benedetto XVI, e agisce malgrado i problemi e le difficoltà:
 Napoli ha certo bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora di un profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo.

Al termine della messa, prima dell’Angelus, in occasione dell’odierna Giornata missionaria mondiale, il Papa ha chiesto di pregare per i missionari, rivolgendo un pensiero particolare a coloro che nel loro lavoro incontrano grandi difficoltà e persecuzioni. E di nuovo ha invitato ad affrontare i problemi e le sfide che si presentano:
 Si richiede un forte impegno di tutti, specialmente dei fedeli laici operanti nel campo sociale e politico, per assicurare ad ogni persona, e in particolare ai giovani, le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell’intera comunità.

Il Santo Padre ha poi incontrato nel seminario arcivescovile di Capodimonte i leader delle religioni mondiali che partecipano all’incontro di pace promosso dalla comunità di sant’Egidio. Ha ribadito loro la necessità di un lavoro comune per la pace e la riconciliazione tra i popoli. Mai le religioni possono diventare veicoli di odio, l’impegno della chiesa cattolica, ha concluso, è quello di percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose. Gli appelli al dialogo sono riecheggiati anche al teatro san Carlo, in apertura del Meeting uomini e religioni, oggi si vive il tempo del pessimismo e della cultura del disprezzo per l’altro, ha detto Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, ma oggi la realtà è anche quella di religioni che credono nell’azione dello spirito, E che credono nella cultura del dialogo come auspicato nei loro interventi dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, che ha esortato le religioni a non cadere in estremismi e violenze, e dal rabbino capo di Israele Metzger che ha definito criminale chiunque usi violenza per raggiungere i suoi scopi. Toccante la testimonianza del monaco buddista birmano U Uttara che, ricordando le recenti vittime della dittatura militare, ha chiesto aiuto per mettere fine alla repressione e per la riconquista dei diritti umani in Birmania.

LE PAROLE DEL PAPA

OMELIA DURANTE LA MESSA A PIAZZA DEL PLEBISCITO

Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia ho accolto l’invito a visitare la comunità cristiana che vive in questa storica città di Napoli. Al vostro Arcivescovo, il Cardinale Crescenzio Sepe, va innanzitutto il mio abbraccio fraterno e un grazie speciale per le parole che, anche a nome vostro, mi ha rivolto all’inizio di questa solenne Celebrazione eucaristica. L’ho inviato alla vostra Comunità conoscendone lo zelo apostolico, e sono contento di costatare che voi lo apprezzate per le sue doti di mente e di cuore. Saluto con affetto i Vescovi Ausiliari e il presbiterio diocesano, come pure i religiosi e le religiose e le altre persone consacrate, i catechisti e i laici, particolarmente i giovani attivamente impegnati nelle varie iniziative pastorali, apostoliche e sociali. Saluto le distinte Autorità civili e militari che ci onorano della loro presenza, ad iniziare dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Sindaco di Napoli e dai Presidenti della Provincia e della Regione. A tutti voi, convenuti in questa Piazza davanti alla monumentale Basilica dedicata a San Francesco di Paola della cui morte ricorre quest’anno il quinto centenario, rivolgo il mio cordiale pensiero, che estendo volentieri a quanti sono collegati mediante la radio e la televisione, specialmente alle comunità di clausura, alle persone anziane, a chi sta negli ospedali, ai carcerati e a coloro che non potrò incontrare in questo mio breve soggiorno napoletano. In una parola, saluto l’intera famiglia dei credenti e tutti i cittadini di Napoli: sono in mezzo a voi, cari amici, per spezzare con voi la Parola ed il Pane della Vita.

Meditando sulle Letture bibliche di questa domenica e pensando alla realtà di Napoli, sono rimasto colpito dal fatto che oggi la Parola di Dio ha come tema principale la preghiera, anzi, "la necessità di pregare sempre senza stancarsi", come dice il Vangelo (cfr Lc 18,1). A prima vista, questo potrebbe sembrare un messaggio non molto pertinente, poco incisivo rispetto ad una realtà sociale con tanti problemi come la vostra. Ma, riflettendoci, si comprende che questa Parola contiene un messaggio certamente controcorrente, destinato tuttavia ad illuminare in profondità la coscienza di questa vostra Chiesa e di questa vostra Città. Lo riassumerei così: la forza, che in silenzio e senza clamori cambia il mondo e lo trasforma nel Regno di Dio, è la fede - ed espressione della fede è la preghiera. Quando la fede si colma d’amore per Dio, riconosciuto come Padre buono e giusto, la preghiera si fa perseverante, insistente, diventa un gemito dello spirito, un grido dell’anima che penetra il cuore di Dio. In tal modo la preghiera diviene la più grande forza di trasformazione del mondo. Di fronte a realtà sociali difficili e complesse, come sicuramente è anche la vostra, occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. E’ la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede. Domanda Gesù: "Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terrà?" (Lc 18,8). Quale sarà la nostra risposta a questo inquietante interrogativo? Quest’oggi, vogliamo insieme ripetere con umile coraggio: Signore, la tua venuta tra noi in questa celebrazione domenicale ci trova radunati con la lampada della fede accesa. Noi crediamo e confidiamo in te! Accresci la nostra fede!

Le Letture bibliche che abbiamo ascoltato ci presentano alcuni modelli a cui ispirarci in questa nostra professione di fede. Sono le figure della vedova che incontriamo nella parabola evangelica e quella di Mosè di cui parla il libro dell’Esodo. La vedova del Vangelo (cfr Lc 18,1-8) fa pensare ai "piccoli", agli ultimi, ma anche a tante persone semplici e rette, che soffrono per le sopraffazioni, si sentono impotenti di fronte al perdurare del malessere sociale e sono tentate di scoraggiarsi. A costoro Gesù ripete: osservate questa povera vedova con quale tenacia insiste e alla fine ottiene ascolto da un giudice disonesto! Come potreste pensare che il vostro Padre celeste, buono e fedele, il quale desidera solo il bene dei suoi figli, non vi faccia a suo tempo giustizia? La fede ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l’esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza. In effetti, davanti a certi fatti di cronaca, o a tanti quotidiani disagi della vita di cui i giornali non parlano neppure, sale spontaneamente al cuore la supplica dell’antico profeta: "Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri?" (Ab 1,2). La risposta a questa invocazione accorata è una sola: Dio non può cambiare le cose senza la nostra conversione, e la nostra vera conversione inizia con il "grido" dell’anima, che implora perdono e salvezza. La preghiera cristiana non è pertanto espressione di fatalismo e di inerzia, anzi è l’opposto dell’evasione dalla realtà, dell’intimismo consolatorio: è forza di speranza, massima espressione della fede nella potenza di Dio che è Amore e non ci abbandona. La preghiera che Gesù ci ha insegnato, culminata nel Getsemani, ha il carattere dell’"agonismo" cioè della lotta, perché si schiera decisamente al fianco del Signore per combattere l’ingiustizia e vincere il male con il bene; è l’arma dei piccoli e dei poveri di spirito, che ripudiano ogni tipo di violenza. Anzi rispondono ad essa con la non violenza evangelica, testimoniando così che la verità dell’Amore è più forte dell’odio e della morte.

Questo emerge anche dalla prima Lettura, il celebre racconto della battaglia tra gli Israeliti e gli Amaleciti (cfr Es 17,8-13a). A determinare le sorti di quel duro conflitto fu proprio la preghiera rivolta con fede al vero Dio. Mentre Giosuè e i suoi uomini affrontavano sul campo gli avversari, Mosè stava sulla cima della collina con le mani alzate, nella posizione della persona in preghiera. Queste mani alzate del grande condottiero garantirono la vittoria di Israele. Dio era con il suo popolo, ne voleva la vittoria, ma condizionava questo suo intervento alle mani alzate di Mosè. Sembra incredibile, ma è così: Dio ha bisogno delle mani alzate del suo servo! Le braccia levate di Mosè fanno pensare a quelle di Gesù sulla croce: braccia spalancate ed inchiodate con cui il Redentore ha vinto la battaglia decisiva contro il nemico infernale. La sua lotta, le sue mani alzate verso il Padre e spalancate sul mondo chiedono altre braccia, altri cuori che continuino ad offrirsi con il suo stesso amore, fino alla fine del mondo. Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Pastori della Chiesa che è in Napoli, facendo mie le parole che san Paolo rivolge a Timoteo e che abbiamo ascoltato nella seconda Lettura: rimanete saldi in ciò che avete imparato e di cui siete convinti. Annunciate la parola, insistete in ogni occasione, opportuna e non opportuna, ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina (cfr 2 Tm 3,14.16; 4,2). E come Mosè sulla montagna, perseverate nella preghiera per e con i fedeli affidati alle vostre cure pastorali, perché insieme possiate affrontare ogni giorno la buona battaglia del Vangelo.

Ed ora, interiormente illuminati dalla Parola di Dio, torniamo a guardare alla realtà della vostra Città, dove non mancano energie sane, gente buona, culturalmente preparata e con un senso vivo della famiglia. Per molti però vivere non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione, di mancanza di prospettive future. C’è poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi. Quanto è importante allora intensificare gli sforzi per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull’aiutare i giovani a gestire il tempo libero. E’ necessario un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità, gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni. Formulo questo invito ad ogni uomo e donna di buona volontà, mentre si tiene qui a Napoli l’Incontro tra i leader religiosi per la pace, che ha come tema: "Per un mondo senza violenza - Religioni e culture in dialogo".

Cari fratelli e sorelle, l’amato Papa Giovanni Paolo II visitò Napoli la prima volta nel 1979: era, come oggi, la domenica 21 ottobre! La seconda volta venne nel novembre del 1990: una visita che promosse la rinascita della speranza. La missione della Chiesa è nutrire sempre la fede e la speranza del popolo cristiano. Questo sta facendo con zelo apostolico anche il vostro Arcivescovo, che di recente ha scritto una Lettera pastorale dal titolo significativo: "Il sangue e la speranza". Sì, la vera speranza nasce solo dal sangue di Cristo e da quello versato per Lui. C’è sangue che è segno di morte; ma c’è sangue che esprime amore e vita: il sangue di Gesù e dei Martiri, come quello del vostro amato Patrono san Gennaro, è sorgente di vita nuova. Vorrei concludere facendo mia un’espressione contenuta nella Lettera pastorale del vostro Arcivescovo: "Il seme della speranza è forse il più piccolo, ma può dar vita ad un albero rigoglioso e portare molti frutti". Questo seme a Napoli c’è e agisce, malgrado i problemi e le difficoltà. Preghiamo il Signore perché faccia crescere nella comunità cristiana una fede autentica e una salda speranza, capace di contrastare efficacemente lo scoraggiamento e la violenza. Napoli ha certo bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora di un profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo. Chiediamo per questo l’aiuto di Maria e dei vostri santi Protettori, in particolare di san Gennaro. Amen!

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS 

Al termine della Santa Messa celebrata in Piazza del Plebiscito a Napoli, prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI rivolge ai fedeli presenti le seguenti parole:

PRIMA DELL’ANGELUS

Al termine di questa solenne Celebrazione, desidero rinnovare a tutti voi, cari amici di Napoli, il mio saluto e il mio ringraziamento per la cordiale accoglienza che mi avete riservato. Un saluto particolare vorrei rivolgere alle Delegazioni giunte da varie parti del mondo per partecipare all’Incontro Internazionale per la Pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha come tema: "Per un mondo senza violenza – Religioni e culture in dialogo". Possa anche questa importante iniziativa culturale e religiosa contribuire a consolidare la pace nel mondo.

Preghiamo per questo. Ma preghiamo quest’oggi anche, e in modo speciale, per i missionari. Si celebra infatti la Giornata Missionaria Mondiale, che ha un motto assai significativo: "Tutte le Chiese per tutto il mondo". Ogni Chiesa particolare è corresponsabile dell’evangelizzazione dell’intera umanità e questa cooperazione tra le Chiese fu incrementata dal Papa Pio XII con l’Enciclica Fidei donum, 50 anni or sono. Non facciamo mancare il nostro sostegno spirituale e materiale a quanti operano sulle frontiere della missione: sacerdoti, religiosi, religiose e laici, che non di rado incontrano nel loro lavoro gravi difficoltà, e talora persino persecuzioni.

Consegniamo queste intenzioni di preghiera a Maria Santissima, che nel mese di ottobre amiamo invocare col titolo con cui è venerata nel vicino Santuario di Pompei: Regina del Santo Rosario. A Lei affidiamo, in particolare, i molti migranti qui convenuti in pellegrinaggio da Caserta. Protegga altresì la Vergine Santa quanti, in modi diversi, si impegnano per il bene comune e per un giusto ordine della società, come è stato ben sottolineato durante la 45.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani, tenutasi proprio in questi giorni a Pistoia e Pisa, a cent’anni dalla prima Settimana, promossa soprattutto da Giuseppe Toniolo, illustre figura di economista cristiano. Molti sono i problemi e le sfide che stanno oggi davanti a noi. Si richiede un forte impegno di tutti, specialmente dei fedeli laici operanti nel campo sociale e politico, per assicurare ad ogni persona, e in particolare ai giovani, le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell’intera comunità.

Ed ora ci rivolgiamo alla Madonna con la consueta preghiera dell’Angelus.

SALUTO DEL SANTO PADRE

Santità, Beatitudini,
Illustri Autorità,
Rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali,
Gentili esponenti delle grandi Religioni mondiali,

colgo volentieri questa occasione per salutare le Personalità convenute qui a Napoli per il XXI Meeting sul tema: "Per un mondo senza violenza - Religioni e culture in dialogo". Ciò che voi rappresentate esprime in un certo senso i differenti mondi e patrimoni religiosi dell'umanità, a cui la Chiesa cattolica guarda con sincero rispetto e cordiale attenzione. Una parola di apprezzamento va al Signor Cardinale Crescenzio Sepe e all’Arcidiocesi di Napoli che ospita questo Meeting e alla Comunità di Sant'Egidio che lavora con dedizione per favorire il dialogo tra religioni e culture nello "spirito di Assisi".

L’odierno incontro ci riporta idealmente al 1986, quando il venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II invitò sul colle di San Francesco alti Rappresentanti religiosi a pregare per la pace, sottolineando in tale circostanza il legame intrinseco che unisce un autentico atteggiamento religioso con la viva sensibilità per questo fondamentale bene dell’umanità. Nel 2002, dopo i drammatici eventi dell’11 settembre dell’anno precedente, lo stesso Giovanni Paolo II riconvocò ad Assisi i leader religiosi, per chiedere a Dio di fermare le gravi minacce che incombevano sull’umanità, specialmente a causa del terrorismo.

Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. E’ questo l’autentico "spirito di Assisi", che si oppone ad ogni forma di violenza e all'abuso della religione quale pretesto per la violenza. Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza. Al contrario, le religioni possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell’uomo. La Chiesa cattolica intende continuare a percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose. Auspico vivamente che questo spirito si diffonda sempre più soprattutto là dove più forti sono le tensioni, là dove la libertà e il rispetto per l'altro vengono negati e uomini e donne soffrono per le conseguenze dell’intolleranza e dell’incomprensione.

Cari amici, questi giorni di lavoro e di ascolto orante siano fruttuosi per tutti. Rivolgo per questo la mia preghiera all'Eterno Dio, perché riversi su ciascuno dei partecipanti al Meeting l’abbondanza delle sue benedizioni, della sua sapienza e del suo amore. Egli liberi il cuore degli uomini da ogni odio e da ogni radice di violenza e ci renda tutti artefici della civiltà dell’amore.



 

 

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