| |
Radio Vaticana 24 novembre 2010
“Maestro
di giustizia”: il ricordo del cardinale Urbano
Navarrete, nelle parole del Papa ai funerali del
porporato in Vaticano
◊
“Confidiamo che il suo nome sia ora scritto nel
‘libro della vita’”: cosi, Benedetto XVI,
nella Messa esequiale per il cardinale spagnolo
Urbano Navarrete, officiata stamane, nella Basilica
vaticana, dal cardinale Angelo Sodano, decano del
Collegio cardinalizio. Al termine della celebrazione
eucaristica, il Papa ha presieduto il Rito dell’Ultima
Commendatio e della Valedictio in omaggio
al porporato scomparso, lunedì scorso, all’età
di 90 anni. Il servizio di Roberta Gisotti:
“Maestro di giustizia”, Urbano Navarrete,
figlio spirituale di sant’Ignazio di Loyola, si è
spento dopo “un lungo e fecondo pellegrinaggio
terreno”, ha ricordato il Papa, “con animo
commosso e grato”, tracciando il profilo del
“compianto porporato”:
“Lo studio scrupoloso e l’insegnamento
appassionato del diritto canonico hanno
rappresentato un elemento centrale della sua vita.
Educare specialmente le giovani generazioni alla
vera giustizia, quella di Cristo, quella del
Vangelo: ecco il ministero che il cardinale
Navarrete ha svolto lungo tutto l'arco della sua
vita".
Esperto di diritto matrimoniale, decano della
Facoltà di diritto canonico della Pontificia
Università Gregoriana, poi rettore del medesimo
ateneo, contribuì alla revisione del Codice di
Diritto Canonico e fu consultore di vari dicasteri
della Curia Romana, attento testimone di storici
eventi come il Sinodo diocesano di Roma e il
Concilio Vaticano II.
“Non ho mai dubitato della mia scelta”, aveva
dichiarato in una recente intervista riguardo la sua
vocazione sacerdotale, maturata in una famiglia pia,
dove su sei fratelli, tre erano diventati gesuiti e
due religiose.
Tre principi fondamentali avevano sempre ispirato
la sua vita di studioso: molto amore per il passato,
sensibilità verso problemi, esigenze e sfide del
presente, capacità di guardare e aprirsi al futuro
senza timore, ma con speranza, quella che viene
dalla fede, ha concluso il Papa:
“Una visione profondamente cristiana, che ha
guidato il suo impegno per Dio, per la Chiesa, per
l’uomo nell’insegnamento e nelle opere”.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
"Molti
di quelli che dormono nella polvere della terra si
risveglieranno"
(Dn 12,2).
Le
parole del profeta Daniele, che abbiamo ascoltato
nella prima Lettura, sono una chiara testimonianza
biblica della fede nella risurrezione dei morti. La
visione profetica si proietta verso il tempo finale:
dopo un periodo di grande angoscia, Dio salverà il
suo popolo. Tuttavia, la salvezza sarà solo per
quanti sono scritti nel "libro della
vita". L’orizzonte descritto da Daniele è
quello del popolo dell’Alleanza, che, nella
difficoltà, nella prova, nella persecuzione, deve
prendere posizione di fronte a Dio: mantenersi fermo
nella fede dei padri o rinnegarla. Il profeta
annuncia la duplice sorte finale che ne consegue:
gli uni si risveglieranno alla "vita
eterna", gli altri all’"infamia
eterna". Viene dunque posta in risalto la
giustizia di Dio: essa non permette che quanti hanno
donato la vita per Dio la perdano definitivamente.
E’ l'insegnamento di Gesù: chi accetta di mettere
al primo posto il Regno di Dio, chi sa lasciare
casa, padre, madre per esso, chi è disposto a
perdere la propria esistenza per questo tesoro
prezioso, avrà in eredità la vita eterna (cfr Mt
19,29; Lc 9,24).
Signori
Cardinali, venerati Fratelli nell'Episcopato e nel
Sacerdozio, cari fedeli tutti, nella luce della fede
in Cristo, nostra vita e risurrezione, celebriamo
oggi le esequie del caro e venerato Cardinale Urbano
Navarrete, che lunedì scorso, all'età di
novant’anni, ha terminato il suo lungo e fecondo
pellegrinaggio terreno. Egli appartiene, così noi
amiamo pensare, alla schiera di coloro che spesero
senza riserve la loro esistenza per il Regno di Dio,
e per questo confidiamo che il suo nome sia ora
scritto nel "libro della vita".
"Coloro
che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre"
(Dn 12,3).
Con
animo commosso e grato, desidero in questo momento
ricordare il compianto Porporato come «maestro di
giustizia». Lo studio scrupoloso e l’insegnamento
appassionato del diritto canonico hanno
rappresentato un elemento centrale della sua vita.
Educare specialmente le giovani generazioni alla
vera giustizia, quella di Cristo, quella del
Vangelo: ecco il ministero che il Cardinale
Navarrete ha svolto lungo tutto l'arco della sua
vita. A questo egli si è generosamente dedicato,
prodigandosi con umile disponibilità, nelle diverse
situazioni in cui lo ha posto l'obbedienza e la
provvidenza di Dio: dalle aule universitarie, in
particolare come esperto di diritto matrimoniale,
all’ufficio di decano della Facoltà di diritto
canonico della Pontificia Università Gregoriana,
all’alta responsabilità di Rettore del medesimo
Ateneo. Mi è caro sottolineare, altresì, la sua
attenzione a importanti eventi ecclesiali quali il
Sinodo diocesano di Roma, il Concilio Vaticano II;
come pure il suo competente contributo scientifico
alla revisione del Codice di Diritto Canonico e la
proficua collaborazione con vari Dicasteri della
Curia Romana, in qualità di apprezzato consultore.
A
proposito della propria vocazione sacerdotale e
religiosa, il Cardinale Navarrete, in una recente
intervista, aveva detto con semplicità: "Non
ho mai dubitato della mia scelta. Mai ho avuto il
dubbio che questa non fosse la mia strada, nemmeno
nei momenti della contestazione", nei momenti
più difficili. Questa affermazione riassume la
fedeltà generosa di questo servitore della Chiesa
alla chiamata del Signore, alla volontà di Dio. Con
l’equilibrio che lo caratterizzava soleva dire che
tre erano i principi fondamentali che lo guidavano
nello studio: molto amore al passato, alla
tradizione, perché chi nel campo scientifico, e
particolarmente ecclesiastico, non ama il passato è
come un figlio senza genitori; poi la sensibilità
verso i problemi, le esigenze, le sfide del
presente, dove Dio ci ha collocati; infine, la
capacità di guardare e di aprirsi al futuro senza
timore, ma con speranza, quella che viene dalla
fede. Una visione profondamente cristiana, che ha
guidato il suo impegno per Dio, per la Chiesa, per
l’uomo nell’insegnamento e nelle opere.
"Dio,
ricco di misericordia ... ci ha fatto rivivere con
Cristo" (Ef 2,4).
Illuminati
dalle parole di san Paolo, che abbiamo ascoltato
nella seconda Lettura, volgiamo lo sguardo al
mistero dell’incarnazione, passione, morte e
risurrezione di Cristo, dove riposa l’autentica
nostra giustizia, dono della misericordia di Dio. La
grazia divina riversata con abbondanza su di noi
attraverso il sangue redentore di Cristo crocifisso,
ci lava dalle colpe, ci libera dalla morte e ci apre
la porta della vita eterna. L’Apostolo ripete con
forza: "per grazia siete salvati" (v. 5),
per un dono dell’amore sovrabbondante del Padre
che ha sacrificato suo Figlio. In Cristo, l’uomo
ritrova la via della salvezza, e anche la storia
umana riceve il suo punto di riferimento e il suo
significato profondo. In questo orizzonte di
speranza, noi oggi pensiamo il Cardinale Urbano
Navarrete: egli si è addormentato nel Signore al
termine di una operosa esistenza, nella quale ha
incessantemente professato la fede in questo mistero
d'amore, proclamando a tutti con la parola e con la
vita: "per grazia siete stati salvati" (Ef
2,5).
"Padre,
voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi
con me dove sono io"
(Gv 17,24).
Questa
ardente volontà salvifica di Cristo illumina la
vita dopo la morte: Gesù vuole che quelli che il
Padre gli ha dato siano con Lui e contemplino la sua
gloria. Dunque c’è un destino di felicità, di
unione piena con Dio, che segue alla fedeltà con la
quale siamo rimasti uniti a Gesù Cristo nel nostro
cammino terreno. Sarà entrare in quella comunione
dei Santi dove regnano la pace e la gioia di
prendere parte insieme alla gloria di Cristo.
La
luminosa verità di fede della vita eterna ci
conforta ogni volta che rendiamo l'estremo saluto ad
un fratello defunto. Il Cardinale Urbano Navarrete,
figlio spirituale di sant’Ignazio di Loyola, è
uno dei discepoli fedeli che il Padre ha dato a
Cristo "perché siano con lui", è stato
"con Gesù" nel corso della sua lunga
esistenza, ha conosciuto il suo nome (cfr v. 26), Lo
ha amato vivendo in intima unione con Lui,
specialmente nelle prolungate soste di preghiera,
dove attingeva alla sorgente della salvezza la forza
per essere fedele alla volontà di Dio, in ogni
circostanza, anche la più avversa. Questo aveva
imparato fin da bambino in famiglia, grazie al
luminoso esempio dei genitori, specialmente del
padre, i quali hanno saputo creare in famiglia un
clima di profonda fede cristiana, favorendo nei sei
figli, di cui tre Gesuiti e due Religiose, il
coraggio di testimoniare la propria fede, nulla
anteponendo all’amore di Cristo e facendo tutto
per la maggior gloria di Dio.
Cari
amici, è questo sguardo di fede che ha sostenuto la
lunga vita del nostro venerato Fratello, ed è
questa fede che egli ha predicato. Vogliamo
rivolgerci a Dio ricco di misericordia, perché ora
la fede del Cardinale Urbano Navarrete diventi
visione, incontro faccia a faccia con Lui, nel cui
amore egli ha saputo riconoscere e cercare il
compimento di ogni legge. All’intercessione della
Madre di Gesù e Madre nostra, affidiamo la sua
anima. Siamo certi che Lei, Speculum iustitiae,
vorrà accoglierlo per introdurlo nel Cielo di Dio,
dove potrà godere in eterno la pienezza della pace.
Amen.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
|