Nacque
nella Repubblica
di Genova a Sarzana,
dove suo padre era medico. Il padre morì quando Tommaso
era ancora giovane, ma recatosi a Firenze
Parentucelli divenne tutore per le famiglie Strozzi e
Albizzi, dove fece la conoscenza dei principali studiosi
umanisti. Tommaso studiò a Bologna,
ottenendo la laurea in teologia
nel 1422.
Il vescovo Niccolò
Albergati, fu così colpito dalle sue capacità che
lo prese a servizio e gli diede la possibilità di
approfondire i suoi studi, mandandolo in viaggio
attraverso Germania, Francia
ed Inghilterra.
Fu così in grado di raccogliere libri, per i quali
aveva una passione intellettuale, ovunque si recò.
Alcuni di questi sono sopravvissuti fino ad oggi, con le
sue note a margine in bella calligrafia. Tommaso si
distinse al Concilio
di Ferrara/Firenze, e nel 1444, quando morì il suo
patrocinatore, venne nominato vescovo di Bologna al suo
posto. A causa dei prolungati disordini civici a
Bologna, Papa
Eugenio IV lo nominò come uno dei suoi legati
inviati a Francoforte
per negoziare un'intesa tra Santa
Sede e Sacro
Romano Impero, circa l'abolizione o almeno il
contenimento dei decreti di riforma del Concilio
di Basilea. La sua azione diplomatica di successo
gli fece ottenere come ricompensa, al suo ritorno a Roma,
il titolo di cardinale-sacerdote di Santa Susanna
(dicembre 1446).
Venne
eletto Papa come successore di Eugenio IV il 6
marzo dell'anno successivo, prendendo il nome di
Niccolò in onore del suo benefattore.
Gli
otto anni del suo pontificato furono importanti per la
storia politica, scientifica e letteraria del mondo. Dal
punto di vista politico, fu responsabile del Concordato
di Vienna, o Aschaffenburg (17
febbraio 1448),
con il Re tedesco Federico
III del Sacro Romano Impero, con il quale vennero
abrogati i decreti del Concilio di Basilea contrari alle
prerogative papali per quanto concerneva la Germania.
Nell'anno seguente si assicurò un ancor maggiore
trionfo tattico, con la rinuncia dell'antipapa
Felice V (7 aprile) e il suo riconoscimento da parte
del Concilio di Basilea, riunito a Losanna.
Nel 1450,
Niccolò tenne un giubileo a Roma,
e le offerte dei numerosi pellegrini che vi si recarono
gli diedero i mezzi per portare avanti la causa della
cultura in Italia,
che gli stava molto a cuore. Nel marzo 1452
incoronò imperatore Federico III, nella Basilica
di San Pietro. Fu l'ultima occasione in cui un
imperatore venne incoronato a Roma.
Niccolò
V introdusse a Roma il nuovo spirito del Rinascimento.
Il suo progetto era quello di abbellire la città con
nuovi monumenti degni della capitale del mondo
cristiano. La sua prima preoccupazione fu pratica,
rinforzare le mura della città, ripulire e pavimentare
le strade principali e ripristinare le forniture d'acqua
(la fine della Roma antica viene talvolta datata alla
distruzione dei suoi magnifici acquedotti da parte degli
invasori del VI
secolo). Nel medioevo
i romani dipendevano per la fornitura d'acqua da pozzi
e cisterne,
mentre i poveri sfruttavano le acque gialle del Tevere.
L'acquedotto
di "Aqua Virgo", originariamente costruito da Agrippa,
venne restaurato da Papa Niccolò, e portava l'acqua in
un semplice bacino, progettato da Leon
Battista Alberti, che fu il predecessore della Fontana
di Trevi.
Ma i
lavori a cui dedicò particolarmente la sua attenzione
furono la ricostruzione del Vaticano e della Basilica di
San Pietro, dove si sarebbero concentrate le glorie
rinate del papato. Si spinse fino a far abbattere parti
dell'antica basilica, e apportò alcune modifiche, di
cui sono testimonianza alcuni affreschi del Beato
Angelico.
Sotto
il generoso patronato di Niccolò fece progressi anche
l'umanesimo.
I nuovi studi umanisti venivano guardati con sospetto a
Roma, possibili fonti di scismi ed eresie, e con un
insano interesse per il paganesimo.
Niccolò invece impiegò Lorenzo
Valla come notaio e tenne numerosi copisti e
studiosi con lo scopo preciso di una traduzione
integrale in latino delle opere greche, sia pagane che
cristiane, arrivando a pagare diecimila fiorini per la
traduzione metrica di Omero.
Questa impresa, avviata poco prima della nascita della
stampa, contribuì enormemente all'espansione
dell'orizzonte intellettuale. Niccolò fondò una
biblioteca con novemila volumi. Egli stesso fu uomo
dalla vasta erudizione, e il suo amico Enea
Silvio Piccolomini (il futuro Papa
Pio II) disse di lui: "ciò che non sa è al
difuori del campo della conoscenza umana". Fu però
anche costretto ad aggiungere che il lustro del suo
pontificato sarebbe stato per sempre offuscato dalla caduta
di Costantinopoli, che i Turchi
presero nel 1453.
Il Papa sentì amaramente questa catastrofe come un
doppio colpo alla Cristianità e alla letteratura
greca. "È una seconda morte," scrisse
Piccolomini, "per Omero e Platone".
Niccolò
predicò una Crociata,
e si impegnò a riconciliare le mutue animosità tra gli
stati italiani, ma senza molto successo. Non visse
abbastanza a lungo da vedere gli effetti prodotti dagli
studiosi, armati di manoscritti inimmaginabili, che
iniziarono a farsi largo in Italia.
Nell'intraprendere
queste opere Niccolò fu mosso "per rafforzare la
debole fede del popolo con la grandezza si ciò che
vede". Il popolo di Roma, comunque, non apprezzò né
le sue ragioni né i suoi risultati, e nel 1452 venne
scoperta e repressa una formidabile congiura per
rovesciare il governo pontificio, guidata da Stefano
Porcaro. Questa manifestazione di disaffezione,
assieme alla caduta di Costantinopoli, gettò ombra
sugli ultimi anni di Papa Niccolò; "Come Tommaso
di Sarzana," disse, "ho avuto più felicità
in un giorno che ora in un anno intero".
Morì
il 24
marzo 1455.
A lui è intitolato il Liceo Ginnasio della città di Sarzana.