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UDIENZA
AD UN GRUPPO DI NUOVI VESCOVI (21 SETTEMBRE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
21 settembre 2006
VIVETE
IN INTIMA UNIONE CON CRISTO, EVITANDO DI CADERE IN UN
ATTIVISMO ESAGERATO: E’ L’ESORTAZIONE DEL PAPA AD UN
GRUPPO DI NUOVI VESCOVI RICEVUTI IN UDIENZA, IN OCCASIONE
DI UN SIMPOSIO IN VATICANO
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Un
momento di gioia in cui Benedetto XVI ha voluto
condividere i sentimenti e le attese dei nuovi
vescovi, nei primi mesi del loro ministero: con
questo spirito, sottolineato dal Papa, si è svolto
stamani nella Sala degli Svizzeri del Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo un incontro con i
partecipanti al simposio in Vaticano dedicato,
appunto, ai nuovi presuli. A loro, il Pontefice ha
voluto innanzitutto rivolgere parole di
incoraggiamento ed utili suggerimenti, ribadendo che
solo Cristo può indicarci come servire la
Chiesa. |
A
guidare i nuovi presuli, il prefetto della Congregazione
dei Vescovi, il cardinale Giovani Battista Re, che ha
rivolto un indirizzo d’omaggio al Papa. Il servizio di
Alessandro Gisotti:
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La
prima responsabilità dei vescovi è “edificare la
Chiesa come famiglia di Dio e come luogo di aiuto
vicendevole e di disponibilità”: è quanto sottolineato
da Benedetto XVI che, nell’udienza ai nuovi presuli, ha
offerto un’approfondita riflessione sulla figura e il
servizio del vescovo nel mondo di oggi. Innanzitutto, il
Papa ha ribadito che solo Cristo, “amore incarnato di
Dio, può indicarci in modo autorevole come amare e
servire la Chiesa”. Per questo, ha sottolineato, la cura
del gregge del Signore “ha bisogno del supporto di
un’intensa vita spirituale, alimentata da assidua
preghiera personale e comunitaria”.
“Un
costante contatto con Dio caratterizzi pertanto le vostre
giornate e accompagni ogni vostra attività. Vivere in
intima unione con Cristo vi aiuterà a raggiungere quel
necessario equilibrio tra il raccoglimento interiore e il
necessario sforzo richiesto dalle molteplici occupazioni
della vita, evitando di cadere in un attivismo
esagerato”.
Il
Pontefice si è soffermato così sugli uffici di
insegnare, santificare e governare, propri del ministero
episcopale. “Quello di governare”, il munus regendi,
ha detto, “costituisce per il vescovo un autentico
atto di amore verso Dio e verso il prossimo che si esprime
nella carità pastorale”. E ciò, ha aggiunto, è stato
indicato autorevolmente dal Concilio Vaticano II che nella
Costituzione Lumen Gentium propone ai vescovi come
modello Cristo, il Buon Pastore, venuto per servire e non
per essere servito.
“Cari Fratelli, sull’esempio di Cristo ognuno di
voi, nella cura quotidiana del gregge, si faccia ‘tutto
a tutti’ (cfr 1 Cor 9,22) proponendo la verità della
fede, celebrando i sacramenti della nostra santificazione
e testimoniando la carità del Signore. Accogliete con
animo aperto coloro che bussano alla vostra porta:
consigliateli, consolateli e sosteneteli nella via di Dio,
cercando di condurre tutti a quell’unità nella fede e
nell’amore di cui, per volontà del Signore, nelle
vostre Diocesi dovete essere il visibile principio ed il
fondamento”.
Non
manchi, poi, ha avvertito, “un sano ottimismo” che i
presuli devono saper “irradiare” attorno a loro.
Questa sollecitudine, ha proseguito, va mostrata
soprattutto nei confronti dei sacerdoti e dei giovani che
si preparano alla vita sacerdotale e religiosa.
“Agite
sempre con loro come padri e fratelli maggiori che sanno
ascoltare, accogliere, confortare e, quando necessario,
anche correggere; ricercatene la collaborazione e siate
loro vicini specialmente nei momenti significativi del
loro ministero e della loro vita”.
D’altro
canto, è stato il suo richiamo, proprio in virtù del suo
ufficio di governare il vescovo è chiamato a “giudicare
la vita del Popolo di Dio affidato alle sue cure
pastorali”. Si tratta, ha costatato, di un “diritto e
dovere” quanto mai importante “affinché la Comunità
diocesana sia unita nel suo interno e proceda in profonda
comunione di fede, di amore e di disciplina con il Vescovo
di Roma e con tutta la Chiesa”. I vescovi devono essere
allora “custodi attenti di questa comunione
ecclesiale”. Parole corredate da un prezioso
suggerimento del Santo Padre:
“Si
tratta di un atto di amore che richiede discernimento,
coraggio apostolico e paziente bontà nel cercare di
convincere e di coinvolgere, perché le vostre indicazioni
siano accolte di buon animo ed eseguite con convinzione e
prontezza”.
I
presuli, ha detto ancora, siano dunque capaci di
alimentare nei fedeli “il senso di appartenenza alla
Chiesa e la gioia della comunione fraterna”.
“Costruire la comunione ecclesiale – è stata la sua
viva esortazione – sia il vostro impegno quotidiano”.
Ha così affermato che la “serenità nei rapporti, la
finezza del tratto e la semplicità della vita sono doti
che senza dubbio arricchiscono la personalità umana del
vescovo”. Quindi, riecheggiando la “Regola
Pastorale” di San Gregorio Magno, ha ricordato che “il
governo delle anime è l'arte delle arti”. Un arte che
richiede “la crescita costante delle virtù”, tra le
quali il Papa ha voluto menzionare in special modo la
prudenza. Questa, ha detto ai nuovi vescovi, “vi renderà
pazienti con voi stessi e con gli altri, coraggiosi e
fermi nelle decisioni, misericordiosi e giusti”.
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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DEI NUOVI VESCOVI
Cari
Fratelli nell’Episcopato!
A
ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Lo rivolgo
anzitutto al Signor Cardinale Giovanni Battista Re, il
quale si è fatto interprete dei vostri sentimenti, e lo
estendo con affetto a quanti hanno organizzato e
coordinato questo vostro incontro. In questi giorni avete
ascoltato l'esperienza di alcuni Capi Dicastero della
Curia Romana e di Vescovi, che vi hanno aiutato a
riflettere su taluni aspetti del ministero episcopale di
grande importanza per i nostri tempi. Quest’oggi è il
Papa che vi accoglie con gioia ed è lieto di condividere
con voi i sentimenti e le attese che vivete in questi
primi mesi del vostro ministero episcopale. Voi avrete
certamente già fatto l'esperienza di come Gesù, il Buon
Pastore, agisce nelle anime con la sua grazia. "Ti
basta la mia grazia" (2 Cor 12,9), si sentì
rispondere l'apostolo Paolo quando chiese al Signore di
risparmiargli le sofferenze. Questa medesima
consapevolezza alimenti sempre la vostra fede, stimoli in
voi la ricerca delle vie per giungere al cuore di tutti
con quel sano ottimismo che dovete sempre irradiare
attorno a voi.
Nell’Enciclica
Deus caritas est ho osservato che i Vescovi hanno
la prima responsabilità di edificare la Chiesa come
famiglia di Dio e come luogo di aiuto vicendevole e di
disponibilità (cfr n. 32). Per poter compiere questa
missione avete ricevuto, con la consacrazione episcopale,
tre peculiari uffici: il munus docendi, il munus
sanctificandi ed il munus regendi, che nel loro
insieme costituiscono il munus pascendi. In
particolare, la finalità del munus regendi è la
crescita nella comunione ecclesiale, cioè la costruzione
di una comunità concorde nell'ascolto dell'insegnamento
degli apostoli, nella frazione del pane, nelle preghiere e
nell'unione fraterna (cfr At 2,42). Strettamente
congiunto con gli uffici di insegnare e di santificare,
quello di governare – il munus regendi appunto -
costituisce per il Vescovo un autentico atto di amore
verso Dio e verso il prossimo, che si esprime nella carità
pastorale. Lo ha indicato autorevolmente il Concilio
Vaticano II nella Costituzione Lumen gentium,
proponendo ai Vescovi come modello Cristo, Buon Pastore,
venuto non per essere servito ma per servire (cfr n. 27).
Su questa scia la Lettera apostolica post-sinodale Pastores
gregis invita il Vescovo ad ispirarsi costantemente
all'icona evangelica della lavanda dei piedi (cfr n. 42).
Solo Cristo, che è l'amore incarnato di Dio (cfr Deus
caritas est, 12), può indicarci in modo autorevole
come amare e servire la Chiesa.
Cari
Fratelli, sull’esempio di Cristo ognuno di voi, nella
cura quotidiana del gregge, si faccia "tutto a
tutti" (cfr 1 Cor 9,22) proponendo la verità
della fede, celebrando i sacramenti della nostra
santificazione e testimoniando la carità del Signore.
Accogliete con animo aperto coloro che bussano alla vostra
porta: consigliateli, consolateli e sosteneteli nella via
di Dio, cercando di condurre tutti a quell’unità nella
fede e nell’amore di cui, per volontà del Signore,
nelle vostre Diocesi dovete essere il visibile principio
ed il fondamento (cfr Lumen gentium, 23). Questa
sollecitudine abbiate in primo luogo nei confronti dei
sacerdoti. Agite sempre con loro come padri e fratelli
maggiori che sanno ascoltare, accogliere, confortare e,
quando necessario, anche correggere; ricercatene la
collaborazione e siate loro vicini specialmente nei
momenti significativi del loro ministero e della loro
vita. Uguale sollecitudine cercate poi di rivolgere ai
giovani che si preparano alla vita sacerdotale e
religiosa.
In virtù
dell’ufficio di governare (cfr Lumen gentium,
27), il Vescovo è chiamato inoltre a giudicare e
disciplinare la vita del Popolo di Dio affidato alle sue
cure pastorali con leggi, indicazioni e suggerimenti,
secondo quanto è previsto dalla disciplina universale
della Chiesa. Questo diritto e dovere del Vescovo è
quanto mai importante affinché la Comunità diocesana sia
unita nel suo interno e proceda in profonda comunione di
fede, di amore e di disciplina con il Vescovo di Roma e
con tutta la Chiesa. Vi esorto, pertanto, cari Fratelli
nell’Episcopato, ad essere custodi attenti di questa
comunione ecclesiale e a promuoverla e difenderla
vigilando costantemente sul gregge di cui siete costituiti
Pastori. Si tratta di un atto di amore che richiede
discernimento, coraggio apostolico e paziente bontà nel
cercare di convincere e di coinvolgere, perché le vostre
indicazioni siano accolte di buon animo ed eseguite con
convinzione e prontezza. Con la docile obbedienza al
Vescovo, ogni fedele contribuisce responsabilmente
all’edificazione della Chiesa. Ciò sarà possibile se,
consapevoli della vostra missione e delle vostre
responsabilità, saprete alimentare in ognuno di essi il
senso di appartenenza alla Chiesa e la gioia della
comunione fraterna, coinvolgendo gli appositi organismi
previsti dalla disciplina ecclesiale. Costruire la
comunione ecclesiale sia il vostro impegno quotidiano.
La
Lettera apostolica Pastores gregis ed il Direttorio
per il ministero pastorale dei Vescovi insistono
nell'indicare a ciascun Pastore che la sua autorità
oggettiva deve essere sostenuta dall’autorevolezza della
sua vita. La serenità nei rapporti, la finezza del tratto
e la semplicità della vita sono doti che senza dubbio
arricchiscono la personalità umana del Vescovo. Nella
"Regola Pastorale", San Gregorio Magno scrive
che "il governo delle anime è l'arte delle
arti" (n. 1). Arte che richiede la crescita costante
delle virtù, tra le quali desidero ricordare quella della
prudenza, definita da San Bernardo madre della fortezza.
La prudenza vi renderà pazienti con voi stessi e con gli
altri, coraggiosi e fermi nelle decisioni, misericordiosi
e giusti, unicamente preoccupati della salvezza vostra e
dei vostri fratelli "con timore e tremore" (Fil
2,12). Il dono totale di voi stessi, che la cura del
gregge del Signore domanda, ha bisogno del supporto di
un’intensa vita spirituale, alimentata da assidua
preghiera personale e comunitaria. Un costante contatto
con Dio caratterizzi pertanto le vostre giornate e
accompagni ogni vostra attività. Vivere in intima unione
con Cristo vi aiuterà a raggiungere quel necessario
equilibrio tra il raccoglimento interiore e il necessario
sforzo richiesto dalle molteplici occupazioni della vita,
evitando di cadere in un attivismo esagerato. Il giorno
della vostra consacrazione episcopale avete fatto la
promessa di pregare senza mai stancarvi per il vostro
popolo. Cari Fratelli, rimanete sempre fedeli a questo
impegno che vi renderà capaci di esercitare in modo
irreprensibile il vostro ministero pastorale. Mediante la
preghiera, le porte del vostro cuore si aprono al progetto
di Dio, che è progetto di amore a cui Egli vi ha chiamati
unendovi più intimamente a Cristo con la grazia
dell’Episcopato. Seguendo Lui, il Pastore e Vescovo
delle vostre anime (cfr 1 Pt 2,25), sarete spinti a
tendere senza stancarvi alla santità, che è lo scopo
fondamentale dell’esistenza di ogni cristiano.
Cari
Fratelli, ringraziandovi per la vostra gradita visita,
voglio assicurarvi del mio quotidiano ricordo al Signore
per il vostro servizio ecclesiale, che affido alla Madonna
Mater Ecclesiae. La sua protezione invoco su di
voi, sulle vostre Diocesi e sul vostro ministero. Con
questi sentimenti imparto a voi e a quanti vi stanno a
cuore una speciale Benedizione Apostolica.
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