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DISCORSO DEL
PAPA AI NUOVI VESCOVI |
Radio
Vaticana, 15 settembre 2011
Il
Papa ai nuovi vescovi: accogliete i “carismi che lo
Spirito suscita per l’edificazione della Chiesa”
◊
Il vescovo “non è un uomo solo”, ha ricordato il Papa
ai presuli di recente nomina, ricevuti stamane nel Cortile
del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Presenti
all’incontro vescovi di rito latino e orientale
accompagnati dai cardinali Marc Ouellet e Leonardo Sandri,
prefetti rispettivamente delle Congregazioni per i Vescovi
e per le Chiese Orientali. Il servizio di Roberta
Gisotti.
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Ha raccomandato anzitutto Benedetto XVI ai vescovi
novelli “la fraternità episcopale” vissuta
nell’agire quotidiano per “operare sempre in comunione
con il Papa” e i “confratelli”, coltivando
l’amicizia tra loro ed i propri sacerdoti. Un saluto
particolare Benedetto XVI ha rivolto alla Chiese del Medio
Oriente che “sono nella sofferenza”. Ha poi
sollecitato i vescovi ad accogliere i “carismi che lo
Spirito suscita per l’edificazione della Chiesa”,
ponendo la loro Ordinazione “a servizio del sacerdozio
comune dei fedeli, della loro crescita spirituale e della
loro santità”. Fedeli che in forza del Battesimo
partecipano al sacerdozio di Cristo:
“Per questa ragione, i Vescovi hanno il compito di
vigilare e operare affinché i battezzati possano crescere
nella grazia e secondo i carismi che lo Spirito Santo
suscita nei loro cuori e nelle comunità”.
E, quale segno di “fecondità della ricchezza dei
carismi nella Chiesa” e dell’unità ecclesiale
"di tutti i fedeli riuniti intorno al Papa”,
Benedetto XVI ha citato la recente Giornata mondiale della
Gioventù di Madrid:
“Una vitalità che rafforza l’opera di
evangelizzazione e la presenza della Chiesa nel mondo”.
Da qui l’invito ai presuli:
“Accogliete dunque i carismi con gratitudine per
la santificazione della Chiesa e la vitalità
dell’apostolato!”
Spetta inoltre al vescovo discernere e giudicare sulla
genuinità dei carismi e il loro esercizio:
“Per questo deve essere sempre chiaro che nessun
carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai
Pastori della Chiesa”.
Infine il richiamo alla preghiera, nutrita dalla Parola
di Dio, dallo studio personale, dal raccoglimento e dal
giusto riposo per “condurre tutti all’unità della
fede e dell’amore”:
“Con la santità della vostra vita e la carità
pastorale sarete di esempio e di aiuto ai sacerdoti,
vostri primi ed indispensabili collaboratori”.
“…perché nella coralità della comunione – ha
concluso Benedetto XVI - la Chiesa renda testimonianza a
Gesù Cristo, affinché il mondo creda”.
INCONTRO CON I
GIOVANI FIDANZATI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PER I NUOVI VESCOVI
PROMOSSO DALLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI
Cortile del
Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Giovedì, 15 Settembre 2011
Cari Fratelli nell’episcopato!
come il cardinale Ouellet ha menzionato, sono ormai
dieci anni che i Vescovi di recente nomina si ritrovano
insieme a Roma per compiere un pellegrinaggio alla Tomba
di San Pietro e per riflettere sui principali impegni del
ministero episcopale. Questo incontro, promosso dalla Congregazione
per i Vescovi e dalla Congregazione
per le Chiese Orientali, si inserisce tra le
iniziative per la formazione permanente auspicate
dall’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores
gregis (n. 24). Anche voi, a poco tempo
dalla vostra consacrazione episcopale, siete così
invitati a rinnovare la professione della vostra fede
sulla Tomba del Principe degli Apostoli e la vostra
adesione fiduciosa a Gesù Cristo con lo slancio di amore
dello stesso Apostolo, intensificando i vincoli di
comunione con il Successore di Pietro e con i confratelli
Vescovi.
A questo aspetto interiore dell’iniziativa si unisce
una forte esperienza di collegialità affettiva. Il
Vescovo, come voi ben sapete, non è un uomo solo, ma è
inserito in quel corpus episcoporum che si tramanda
dal ceppo apostolico fino ai nostri giorni congiungendosi
a Gesù, “Pastore e Vescovo delle nostre anime” (Messale
Romano, Prefazio dopo l’Ascensione). La fraternità
episcopale che vivete in questi giorni si prolunghi nel
sentire e nell’agire quotidiano del vostro servizio
aiutandovi ad operare sempre in comunione con il Papa e
con i vostri confratelli nell’episcopato, cercando di
coltivare anche l’amicizia con essi e con i vostri
sacerdoti. In questo spirito di comunione e di amicizia vi
accolgo con grande affetto, Vescovi di Rito Latino e di
Rito Orientale, salutando in ciascuno di voi le Chiese
affidate alla vostra cura pastorale, con un pensiero
particolare per quelle che, in modo speciale nel Medio
Oriente, sono nella sofferenza. Ringrazio il Cardinale
Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione
per i Vescovi, per le parole che mi ha rivolto a nome
vostro e per il libro, e il Cardinale Leonardo Sandri,
Prefetto della Congregazione
per le Chiese Orientali.
L’incontro annuale con i Vescovi nominati nel corso
dell’anno mi ha dato la possibilità di sottolineare
qualche aspetto del ministero episcopale. Oggi vorrei
riflettere brevemente con voi sull’importanza
dell’accoglienza da parte del Vescovo dei carismi che lo
Spirito suscita per l’edificazione della Chiesa. La
consacrazione episcopale vi ha conferito la pienezza del
sacramento dell’Ordine, che, nella Comunità ecclesiale,
è posto al servizio del sacerdozio comune dei fedeli,
della loro crescita spirituale e della loro santità. Il
sacerdozio ministeriale, infatti, come sapete, ha lo scopo
e la missione di far vivere il sacerdozio dei fedeli, che,
in forza del Battesimo, partecipano a loro modo
all’unico sacerdozio di Cristo, come afferma la
Costituzione conciliare Lumen
gentium: “Il sacerdozio comune dei
fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico,
quantunque differiscano essenzialmente e non solo di
grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché
l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo,
partecipano all’unico sacerdozio di Cristo” (n. 10).
Per questa ragione, i Vescovi hanno il compito di vigilare
e operare affinché i battezzati possano crescere nella
grazia e secondo i carismi che lo Spirito Santo suscita
nei loro cuori e nelle loro comunità. Il Concilio
Vaticano II ha ricordato che lo Spirito Santo, mentre
unifica nella comunione e nel ministero la Chiesa, la
provvede e dirige con diversi doni gerarchici e
carismatici e la abbellisce dei suoi frutti (cfr ibid.,
4). La recente Giornata
Mondiale della Gioventù a Madrid ha mostrato, ancora
una volta, la fecondità della ricchezza dei carismi nella
Chiesa, proprio oggi, e l’unità ecclesiale di tutti i
fedeli riuniti intorno al Papa ed ai Vescovi. Una vitalità
che rafforza l’opera di evangelizzazione e la presenza
della Chiesa nel mondo. E vediamo, possiamo quasi toccare
che lo Spirito Santo anche oggi è presente nella Chiesa,
crea carismi e crea unità.
Il dono fondamentale che siete chiamati ad alimentare
nei fedeli affidati alle vostre cure pastorali è prima di
tutto quello della filiazione divina, che è
partecipazione di ciascuno alla comunione trinitaria.
L'essenziale è che diventiamo realmente figli e figlie
nel Figlio. Il Battesimo, che costituisce gli uomini
“figli nel Figlio” e membri della Chiesa, è la radice
e la fonte di tutti gli altri doni carismatici. Con il
vostro ministero di santificazione, voi educate i fedeli a
partecipare sempre più intensamente all’ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo, aiutandoli ad
edificare la Chiesa, secondo i doni ricevuti da Dio, in
modo attivo e corresponsabile. Infatti, dobbiamo sempre
tener presente che i doni dello Spirito, straordinari o
semplici ed umili che siano, sono sempre dati
gratuitamente per l’edificazione di tutti. Il Vescovo,
in quanto segno visibile dell'unità della sua Chiesa
particolare (cfr ibid., 23), ha il compito di
unificare ed armonizzare la diversità carismatica
nell’unità della Chiesa, favorendo la reciprocità tra
il sacerdozio gerarchico ed il sacerdozio battesimale.
Accogliete dunque i carismi con gratitudine per la
santificazione della Chiesa e la vitalità
dell’apostolato! E questa accoglienza e gratitudine
verso lo Spirito Santo, che opera anche oggi tra noi, sono
inscindibili dal discernimento, che è proprio
della missione del Vescovo, come ha ribadito il Concilio
Vaticano II, che ha affidato al ministero pastorale il
giudizio sulla genuinità dei carismi e sul loro ordinato
esercizio, senza estinguere lo Spirito, ma esaminando e
ritenendo ciò che è buono (cfr ibid., 12). Questo
mi sembra importante: da una parte non estinguere, ma
dall'altra parte distinguere, ordinare e ritenere
esaminando. Per questo deve essere sempre chiaro che
nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla
sottomissione ai Pastori della Chiesa (cfr Esort. ap. Christifideles
laici, 24). Accogliendo, giudicando e
ordinando i diversi doni e carismi, il Vescovo rende un
grande e prezioso servizio al sacerdozio dei fedeli e alla
vitalità della Chiesa, che risplenderà come sposa del
Signore, rivestita della santità dei suoi figli.
Questo articolato e delicato ministero, richiede al
Vescovo di alimentare con cura la propria vita spirituale.
Solo così cresce il dono del discernimento. Come afferma
l’Esortazione apostolica Pastores
gregis, il vescovo diventa
“padre” proprio perché pienamente “figlio” della
Chiesa (n. 10). D’altra parte, in forza della pienezza
del sacramento dell’Ordine, è maestro, santificatore e
Pastore che agisce in nome e in persona di Cristo. Questi
due aspetti inscindibili lo chiamano a crescere come
figlio e come Pastore alla sequela di Cristo, in modo che
la sua santità personale manifesti la santità oggettiva
ricevuta con la consacrazione episcopale, perché santità
oggettiva del sacramento e santità personale del vescovo
vanno insieme. Vi esorto, quindi, cari confratelli a
rimanere sempre alla presenza del Buon Pastore e ad
assimilare sempre più i suoi sentimenti e le sue virtù
umane e sacerdotali, mediante la preghiera personale che
deve accompagnare le vostre impegnative giornate
apostoliche. Nell’intimità con il Signore troverete
conforto e sostegno per il vostro impegnativo ministero.
Non abbiate timore di affidare al cuore di Gesù Cristo
ogni vostra preoccupazione, certi che Egli ha cura di voi,
come già ammoniva l’apostolo Pietro (cfr 1Pt 5,6).
La preghiera sia sempre nutrita dalla meditazione della
Parola di Dio, dallo studio personale, dal raccoglimento e
dal giusto riposo, perché possiate con serenità saper
ascoltare ed accogliere “ciò che lo Spirito dice alle
Chiese” (Ap 2,11) e condurre tutti all’unità
della fede e dell’amore. Con la santità della vostra
vita e la carità pastorale sarete di esempio e di aiuto
ai sacerdoti, vostri primi ed indispensabili
collaboratori. Sarà vostra premura farli crescere nella
corresponsabilità come sagge guide dei fedeli, che con
voi sono chiamati ad edificare la Comunità, con i loro
doni, i loro carismi e con la testimonianza della loro
vita, perché nella coralità della comunione la Chiesa
renda testimonianza a Gesù Cristo, affinché il mondo
creda. E questa vicinanza ai sacerdoti, proprio oggi, con
tutti i problemi, è di grandissima importanza.
Affidando il vostro ministero a Maria, Madre della
Chiesa, che rifulge davanti al Popolo di Dio ricolma dei
doni dello Spirito Santo, imparto con affetto a ciascuno
di voi, alle vostre diocesi e particolarmente ai vostri
sacerdoti, la Benedizione Apostolica. Grazie.
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