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AL
NUOVO AMBASCIATORE UNGHERESE |
Radio
Vaticana 2 dicembre 2010
L'Europa
non sarebbe più Europa se il matrimonio sparisse o fosse
trasformato: così il Papa all'ambasciatore ungherese
◊ "L'Europa
non sarebbe più Europa" se "il matrimonio come
forma di ordinamento basilare del rapporto tra uomo e
donna" e "cellula fondante" della società
sparisse o venisse sostanzialmente trasformato: è quanto
sottolinea il Papa nel discorso rivolto stamani al nuovo
ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, il sig. Gábor
Győriványi, che ha presentato le sue Lettere
credenziali in Vaticano. Il Santo Padre, dopo aver
ricordato che all’inizio del prossimo anno toccherà
all’Ungheria assumere, per la prima volta, la presidenza
del Consiglio dell’Unione Europea, auspica che la nuova
Costituzione ungherese sia ispirata ai valori cristiani,
in modo particolare per quanto concerne “la posizione
del matrimonio e della famiglia nella società”. Quindi,
ha affermato che l'Ungheria è chiamata "ad essere
mediatrice tra Oriente ed Occidente". Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
“Il matrimonio – ricorda il Pontefice – ha dato
all’Europa il suo particolare aspetto e umanesimo, anche
e proprio perché si è dovuta apprendere e conseguire
continuamente la caratteristica di fedeltà e di
rinuncia”. “L’Europa non sarebbe più Europa –
osserva – se tale cellula basilare della costruzione
sociale sparisse o venisse sostanzialmente trasformata”.
Il matrimonio e la famiglia sono oggi colpiti
dall’erosione dei loro “valori di stabilità e
indissolubilità”, a causa di una “crescente
liberalizzazione del diritto di divorzio”,
dell’abitudine sempre più diffusa alla convivenza e
“per diversi generi di unione che non hanno alcun
fondamento nella storia della cultura e del diritto in
Europa”. La Chiesa – aggiunge il Papa – non può
approvare “iniziative legislative che implichino una
valorizzazione di modelli alternativi della vita di coppia
e della famiglia”. Tali modelli contribuiscono
“all’indebolimento dei principi del diritto naturale e
così alla relativizzazione della legislazione”, nonché
della “consapevolezza dei valori della società”.
Una "società - ha sottolineato - sempre più
globalizzata, che ci rende vicini ma non fratelli".
La ragione – osserva – è in grado “di garantire
l’uguaglianza tra gli uomini” ma “non riesce a
fondare la fraternità”, che in un certo senso – fa
notare il Pontefice – “è l’altro lato della libertà
e dell’uguaglianza”. “Essa apre all’altruismo, al
senso civico, all’attenzione verso l’altro”.
Benedetto XVI ricorda anche la storia recente
dell’Ungheria segnata, dopo la Seconda Guerra Mondiale,
dalla drammatica esperienza del regime comunista. Il Papa
auspica che “le profonde ferite di quella visione
materialistica dell’uomo”, possano continuare “a
guarire in un clima di pace, libertà e rispetto della
dignità dell’uomo”. Il Santo Padre sottolinea,
infine, come la fede cattolica sia, senza dubbio, “parte
dei pilastri fondamentali della storia dell’Ungheria”.
“Il senso di giustizia e le virtù umane” del grande
re ungherese Santo Stefano “sono un alto punto di
riferimento che funge da stimolo e imperativo, oggi come
allora, a quanti è affidato un ruolo di governo”.
DISCORSO DEL PAPA
Signor
Ambasciatore,
con gioia
Le do il benvenuto in questa solenne occasione della
consegna delle Lettere Credenziali che L’accreditano
come Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della
Repubblica d’Ungheria presso la Santa Sede, e La
ringrazio per le Sue gentili parole. Sono grato per i
deferenti saluti che mi ha presentato a nome del Signor
Presidente Dott. Pál Schmitt e del Governo, e che
ricambio volentieri. Allo stesso tempo vorrei pregarLa di
assicurare i Suoi connazionali del mio sincero affetto e
della mia benevolenza.
Dopo la
ripresa dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la
Repubblica d’Ungheria nel 1990, si è potuta sviluppare
nuova fiducia per un dialogo attivo e costruttivo con la
Chiesa Cattolica. Nutro al contempo la speranza che le
profonde ferite di quella visione materialistica
dell’uomo, che si era impadronita dei cuori e della
comunità dei cittadini del Suo Paese per quasi 45 anni,
possano continuare a guarire in un clima di pace, libertà
e rispetto della dignità dell’uomo.
La fede
cattolica fa senza dubbio parte dei pilastri fondamentali
della storia dell’Ungheria. Quando, nel lontano anno
1000, il giovane principe ungherese Stefano ricevette la
corona reale inviatagli da Papa Silvestro II, a ciò era
unito il mandato di dare alla fede in Gesù Cristo spazio
e patria in quella terra. La pietà personale, il senso di
giustizia e le virtù umane di questo grande re sono un
alto punto di riferimento che funge da stimolo e
imperativo, oggi come allora, a quanti è affidato un
ruolo di governo o un’analoga responsabilità.
Certamente non ci si aspetta dallo Stato che venga imposta
una determinata religione; esso dovrebbe piuttosto
garantire la libertà di confessare e praticare la fede.
Tuttavia, politica e fede cristiana si toccano.
Senz’altro la fede ha la sua specifica natura quale
incontro con il Dio vivente che ci apre nuovi orizzonti al
di là dell’ambito proprio della ragione. Ma al contempo
essa è una forza purificatrice per la ragione stessa,
permettendole di svolgere in modo migliore il suo compito
e di vedere meglio ciò che le è proprio. Non si tratta
di imporre norme o modi di comportamento a coloro che non
condividono la fede. Si tratta semplicemente della
purificazione della ragione, che vuole aiutare a far sì
che ciò che è buono e giusto possa, qui ed ora, essere
riconosciuto e poi anche realizzato (cfr. Enciclica Deus
caritas est, 28).
Negli
ultimi anni, poco più di venti, dalla caduta della
cortina di ferro, evento nel quale l’Ungheria ha svolto
un ruolo di rilievo, il Suo Paese ha occupato un posto
importante nella comunità dei popoli. Da ormai sei anni
l’Ungheria è anche membro dell’Unione Europea. Con ciò
apporta un contributo importante al coro a più voci degli
Stati d’Europa. All’inizio del prossimo anno toccherà
all’Ungheria, per la prima volta, assumere la Presidenza
del Consiglio dell’Unione Europea. L’Ungheria è
chiamata in modo particolare ad essere mediatrice tra
Oriente e Occidente. Già la Sacra Corona, eredità del re
Stefano, nel collegamento della corona graeca circolare
con la corona latina posta ad arco sopra di essa
– ambedue recano il volto di Cristo e sono incoronate
dalla croce – mostra come Oriente e Occidente dovrebbero
sostenersi a vicenda e arricchirsi l’un l’altro a
partire dal patrimonio spirituale e culturale e dalla viva
professione di fede. Possiamo intendere ciò anche come un
leitmotiv per il Suo Paese.
La Santa
Sede prende atto con interesse degli sforzi delle autorità
politiche nell’elaborare un cambiamento della
Costituzione. Si è espressa l’intenzione di voler far
riferimento, nel preambolo, all’eredità del
Cristianesimo. È altrettanto auspicabile che la nuova
Costituzione sia ispirata ai valori cristiani, in modo
particolare per quanto concerne la posizione del
matrimonio e della famiglia nella società e la protezione
della vita.
Il
matrimonio e la famiglia costituiscono un fondamento
decisivo per un sano sviluppo della società civile, dei
Paesi e dei popoli. Il matrimonio come forma di
ordinamento basilare del rapporto tra uomo e donna e, allo
stesso tempo, come cellula fondante della comunità
statale è venuta plasmandosi anche a partire dalla fede
biblica. In questo modo, il matrimonio ha dato
all’Europa il suo particolare aspetto e il suo
umanesimo, anche e proprio perché si è dovuta apprendere
e conseguire continuamente la caratteristica di fedeltà e
di rinuncia tracciata da esso. L’Europa non sarebbe più
Europa se tale cellula basilare della costruzione sociale
sparisse o venisse sostanzialmente trasformata. Sappiamo
tutti quanto sono a rischio il matrimonio e la famiglia
oggi – da un lato per l’erosione dei loro valori più
intimi di stabilità e indissolubilità, a causa di una
crescente liberalizzazione del diritto di divorzio e
dell’abitudine, sempre più diffusa, alla convivenza di
uomo e donna senza la forma giuridica e la protezione del
matrimonio, dall’altro lato per diversi generi di unione
che non hanno alcun fondamento nella storia della cultura
e del diritto in Europa. La Chiesa non può approvare
iniziative legislative che implichino una valorizzazione
di modelli alternativi della vita di coppia e della
famiglia. Essi contribuiscono all’indebolimento dei
principi del diritto naturale e così alla
relativizzazione della legislazione tutta, nonché della
consapevolezza dei valori nella società.
"La
società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non
ci rende fratelli" (Enciclica Caritas in veritate,
19). La ragione è in grado di garantire l’uguaglianza
tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica, ma
non riesce, alla fin fine, a fondare la fraternità.
Questa ha origine in una vocazione soprannaturale di Dio,
il quale ha creato gli uomini per amore e ci ha insegnato
per mezzo di Gesù Cristo che cosa sia la carità
fraterna. La fraternità è, in un certo senso, l’altro
lato della libertà e dell’uguaglianza. Essa apre
l’uomo all’altruismo, al senso civico,
all’attenzione verso l’altro. La persona umana,
infatti, trova se stessa solo quando supera la mentalità
incentrata sulle proprie pretese e si proietta
nell’atteggiamento del dono gratuito e della solidarietà
autentica, che molto meglio risponde alla sua vocazione
comunitaria.
La Chiesa
Cattolica, come le altre comunità religiose, ha un ruolo
non insignificante nella società ungherese. Essa si
impegna su larga scala con le sue istituzioni nel campo
dell’educazione scolastica e della cultura, nonché
dell’assistenza sociale, e in tal modo contribuisce alla
costruzione morale, davvero utile al Suo Paese. La Chiesa
confida di poter continuare, con l’appoggio dello Stato,
a svolgere e intensificare tale servizio per il bene degli
uomini e per lo sviluppo del Suo Paese. La collaborazione
tra Stato e Chiesa Cattolica in questo campo cresca anche
in futuro e rechi giovamento per tutti.
Illustre
Signor Ambasciatore, all’inizio del Suo nobile incarico
auguro a Lei una missione colma di successo, e Le assicuro
allo stesso tempo il sostegno e l’appoggio dei miei
collaboratori. Maria Santissima, la Magna Domina
Hungarorum, estenda la propria mano protettrice sul
Suo Paese. Di cuore imploro per Lei, Signor Ambasciatore,
per la Sua famiglia, per i Suoi collaboratori e
collaboratrici nell’Ambasciata e per tutto il popolo
ungherese l’abbondante benedizione divina.
©
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