VISITA
A SAN LORENZO FUORI LE MURA (30 NOVEMBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 30 novembre 2008
Il
Papa, in visita alla parrocchia romana di San Lorenzo
fuori le Mura, invita a vivere l'attesa di Cristo aderendo
alla volontà di Dio
“L’Avvento
ci ricorda che Cristo è tra noi e ci invita a seguirlo
nella docile adesione alla sua volontà. E’ quanto ha
detto stamane Benedetto XVI nell’omelia pronunciata
nella parrocchia romana di San Lorenzo fuori le Mura, al
Verano, dove si è recato in visita pastorale. Ai fedeli
che in questa prima domenica d’Avvento celebrano la
conclusione dell’Anno Laurenziano, nel 1.750.mo
anniversario del martirio di San Lorenzo, il Papa ha
ricordato che vegliare in attesa della venuta del Signore
significa “conformare la propria vita a quella di
Cristo”, proprio come fece il martire Lorenzo, modello
di fedeltà cristiana. Il servizio di Claudia Di
Lorenzi:
“Il messaggio spirituale dell’Avvento ci proietta
verso il ritorno glorioso del Signore, alla fine della
nostra storia” e ci pone nella dimensione dell’attesa
che è un invito a “conformare la propria vita a quella
di Cristo”. E’ la riflessione di Benedetto XVI in
questa prima domenica del periodo di Avvento che
simboleggia l’arrivo e la presenza del Signore:
“Adottando il termine Avvento, i cristiani
intesero esprimere la speciale relazione che li univa a
Cristo crocifisso e risorto. Egli è il Re, che, entrato
in questa povera provincia denominata terra, ci ha fatto
dono della sua visita e, dopo la sua risurrezione ed
ascensione al Cielo, ha voluto comunque rimanere con noi:
(…) Celebrando l’Eucaristia, proclamiamo infatti che
Egli non si è ritirato dal mondo e non ci ha lasciati
soli, e, se pure non lo possiamo vedere e toccare come
avviene con le realtà materiali e sensibili, Egli è
comunque con noi e tra noi; anzi è in noi”
Riconoscere questa presenza - ha detto il Papa –
significa “riconoscere che Cristo si fa nostro compagno
di viaggio” e che il suo essere tra noi da un senso
nuovo alla nostra vicenda terrena. Una venuta salvifica -
ha osservato Benedetto XVI citando il profeta Isaia nella
prima lettura – che ci mostra il volto di Dio come padre
misericordioso e redentore:
“Il nostro Dio è un padre disposto a perdonare i
peccatori pentiti e ad accogliere quanti confidano nella
sua misericordia. Ci eravamo allontanati da Lui a causa
del peccato cadendo sotto il dominio della morte, ma Egli
ha avuto pietà di noi e di sua iniziativa, senza alcun
merito da parte nostra, ha deciso di venirci incontro,
inviando il suo unico Figlio come nostro Redentore”
Il pensiero della presenza di Cristo e del suo ritorno
al compimento dei tempi – ha osservato quindi il Papa
– è quanto mai significativo nella Basilica di san
Lorenzo fuori le Mura, attigua al cimitero del Verano,
dove risuonano le parole delle liturgie funebri e dove la
certezza della morte trova consolazione nella promessa
dell’immortalità futura. Un luogo che ricorda il
martirio di San Lorenzo, modello di fedeltà cristiana:
“La sua sollecitudine per i poveri, il generoso
servizio che rese alla Chiesa di Roma nel settore
dell’assistenza e della carità, la fedeltà al Papa, da
lui spinta al punto di volerlo seguire nella prova suprema
del martirio e l’eroica testimonianza del sangue, resa
solo pochi giorni dopo, sono fatti universalmente noti”
(…) “Egli ci ripete che la santità, cioè l’andare
incontro a Cristo che viene continuamente a visitarci, non
passa di moda” (…) “Lorenzo, testimone eroico di
Cristo crocifisso e risorto, sia per ciascuno esempio di
docile adesione alla volontà divina perché, come abbiamo
sentito l’apostolo Paolo ricordare ai Corinzi, anche noi
viviamo in modo da essere trovati
"irreprensibili" nel giorno del Signore”
Ricordando quest’anno il 50.mo della morte di Papa
Pio XII, il Santo Padre ha inteso riportare la memoria
alle devastazioni della seconda guerra mondiale, che
danneggiarono gravemente la Basilica, e al soccorso
offerto dal Pontefice alla popolazione colpita:
“Non potrà mai essere cancellato dalla memoria
della storia il gesto generoso compiuto in quella
occasione da quel mio venerato Predecessore, che corse
immediatamente a soccorrere e consolare la popolazione
duramente colpita, tra le macerie ancora fumanti”.
Benedetto XVI ha quindi ricordato che nella Basilica di
San Lorenzo sono conservate le spoglie mortali del Beato
Pio IX e dello statista Alcide De Gasperi, che ha definito
“guida saggia ed equilibrata per l’Italia nei
difficili anni della ricostruzione postbellica”
“capace di guardare all’Europa con una ampia visione
cristiana”. Dopo un saluto particolare agli anziani e
gli ammalati il Papa ha espresso infine l’auspicio che
l’avvento sia per tutti “occasione di una rinnovata
adesione a Cristo, di un approfondimento del senso di
appartenenza alla Chiesa e di un costante impegno
all’evangelizzazione attraverso la carità”.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle,
con
l’odierna prima domenica di Avvento, entriamo in quel
tempo di quattro settimane con cui inizia un nuovo anno
liturgico e che immediatamente ci prepara alla festa del
Natale, memoria dell’incarnazione di Cristo nella
storia. Il messaggio spirituale dell’Avvento è però più
profondo e ci proietta già verso il ritorno glorioso del
Signore, alla fine della nostra storia. Adventus è
la parola latina, che potrebbe tradursi con ‘arrivo’,
‘venuta’, ‘presenza’. Nel linguaggio del mondo
antico era un termine tecnico che indicava l’arrivo di
un funzionario, in particolare la visita di re o di
imperatori nelle province, ma poteva anche essere
utilizzato per l’apparire di una divinità, che usciva
dalla sua nascosta dimora e manifestava così la sua
potenza divina: la sua presenza veniva solennemente
celebrata nel culto.
Adottando
questo termine Avvento, i cristiani intesero esprimere la
speciale relazione che li univa a Cristo crocifisso e
risorto. Egli è il Re, che, entrato in questa povera
provincia denominata terra, ci ha fatto dono della sua
visita e, dopo la sua risurrezione ed ascensione al Cielo,
ha voluto comunque rimanere con noi: percepiamo questa sua
misteriosa presenza nell’assemblea liturgica. Celebrando
l’Eucaristia, proclamiamo infatti che Egli non si è
ritirato dal mondo e non ci ha lasciati soli, e, se pure
non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà
materiali e sensibili, Egli è comunque con noi e tra
noi; anzi è in noi, perché può attrarre a sé e
comunicare la propria vita ad ogni credente che gli apre
il cuore. Avvento significa dunque far memoria della prima
venuta del Signore nella carne, pensando già al suo
definitivo ritorno e, al tempo stesso, significa
riconoscere che Cristo presente tra noi si fa nostro
compagno di viaggio nella vita della Chiesa che ne celebra
il mistero. Questa consapevolezza, cari fratelli e
sorelle, alimentata nell’ascolto della Parola di Dio,
dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi, ad
interpretare i singoli eventi della vita e della storia
come parole che Iddio ci rivolge, come segni del suo amore
che ci assicurano la sua vicinanza in ogni situazione;
questa consapevolezza, in particolare, dovrebbe prepararci
ad accoglierlo quando “di nuovo verrà nella gloria per
giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà mai
fine”, come ripeteremo tra poco nel Credo. In
questa prospettiva l’Avvento diviene per tutti i
cristiani un tempo di attesa e di speranza, un tempo
privilegiato di ascolto e di riflessione, purché ci si
lasci guidare dalla liturgia che invita ad andare incontro
al Signore che viene.
“Vieni,
Signore Gesù”: tale ardente invocazione della
comunità cristiana degli inizi deve diventare, cari
amici, anche nostra costante aspirazione, l’aspirazione
della Chiesa di ogni epoca, che anela e si prepara
all’incontro con il suo Signore. Vieni oggi, Signore;
illuminaci, dacci la pace, aiutaci a vincere la violenza.
Vieni, Signore, preghiamo proprio in queste settimane. “Signore,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi”:
abbiamo pregato così, poco fa, con le parole del Salmo
responsoriale. Ed il profeta Isaia ci ha rivelato, nella
prima lettura, che il volto del nostro Salvatore è quello
di un padre tenero e misericordioso, che si prende cura di
noi in ogni circostanza perché siamo opera delle sue
mani: “Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti
chiami nostro redentore” (63,16). Il nostro Dio è
un padre disposto a perdonare i peccatori pentiti e ad
accogliere quanti confidano nella sua misericordia (cfr Is
64,4). Ci eravamo allontanati da Lui a causa del peccato
cadendo sotto il dominio della morte, ma Egli ha avuto
pietà di noi e di sua iniziativa, senza alcun merito da
parte nostra, ha deciso di venirci incontro, inviando il
suo unico Figlio come nostro Redentore. Dinanzi a un così
grande mistero d’amore, sorge spontaneo il nostro
ringraziamento e più fiduciosa si fa la nostra
invocazione: “Mostraci, Signore, oggi, nel nostro
tempo, in tutte le parti del mondo, la tua misericordia,
lasciaci sentire la tua presenza e donaci la tua salvezza”
(cfr Canto al Vangelo).
Cari
fratelli e sorelle, il pensiero della presenza di Cristo e
del suo certo ritorno al compimento dei tempi, è quanto
mai significativo in questa vostra Basilica attigua al
cimitero monumentale del Verano, dove riposano, in attesa
della risurrezione, tanti cari nostri defunti. Quante
volte in questo tempio si celebrano liturgie funebri;
quante volte risuonano colme di consolazioni le parole
della liturgia: “In Cristo tuo Figlio, nostro
salvatore, rifulge a noi la speranza della beata
risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover
morire, ci consoli la promessa dell’immortalità futura”!
(cfr Prefazio dei defunti I).
Ma questa
vostra monumentale Basilica, che ci conduce col pensiero a
quella primitiva fatta costruire dall’imperatore
Costantino e poi trasformata sino ad assumere l’attuale
fisionomia, parla soprattutto del glorioso martirio di san
Lorenzo, arcidiacono del Papa san Sisto II e suo
fiduciario nell’amministrazione dei beni della comunità.
Sono venuto a celebrare quest’oggi la santa Eucaristia
per unirmi a voi nel rendergli omaggio in una circostanza
quanto mai singolare, in occasione dell’Anno Giubilare
Laurentiano, indetto per commemorare i 1750 anni della
nascita al cielo del santo Diacono. La storia ci conferma
quanto sia glorioso il nome di questo Santo, presso il cui
sepolcro siamo riuniti. La sua sollecitudine per i poveri,
il generoso servizio che rese alla Chiesa di Roma nel
settore dell’assistenza e della carità, la fedeltà al
Papa, da lui spinta al punto di volerlo seguire nella
prova suprema del martirio e l’eroica testimonianza del
sangue, resa solo pochi giorni dopo, sono fatti
universalmente noti. San Leone Magno, in una bella omelia,
commenta così l’atroce martirio di questo “illustre
eroe”: “Le fiamme non poterono vincere la carità di
Cristo; e il fuoco che lo bruciava fuori fu più debole di
quello che gli ardeva dentro”. Ed aggiunge: “Il
Signore ha voluto esaltare a tal punto il suo nome
glorioso in tutto il mondo che dall’Oriente
all’Occidente, nel fulgore vivissimo della luce
irradiata dai più grandi diaconi, la stessa gloria che è
venuta a Gerusalemme da Stefano è toccata anche a Roma
per merito di Lorenzo” (Homilia 85,4: PL
54, 486).
Cade
quest’anno il 50° anniversario della morte del Servo di
Dio, Papa Pio XII, e questo ci richiama alla memoria un
evento particolarmente drammatico nella storia
plurisecolare della vostra Basilica, verificatosi durante
il secondo conflitto mondiale, quando, esattamente il 19
luglio 1943, un violento bombardamento inflisse danni
gravissimi all’edificio e a tutto il quartiere,
seminando morte e distruzione. Non potrà mai essere
cancellato dalla memoria della storia il gesto generoso
compiuto in quella occasione da quel mio venerato
Predecessore, che corse immediatamente a soccorrere e
consolare la popolazione duramente colpita, tra le macerie
ancora fumanti. Non dimentico inoltre che questa stessa
Basilica accoglie le urne di due altre grandi personalità:
nell’ipogeo infatti sono poste alla venerazione dei
fedeli le spoglie mortali del beato Pio IX, mentre,
nell’atrio, è collocata la tomba di Alcide De Gasperi,
guida saggia ed equilibrata per l’Italia nei difficili
anni della ricostruzione post-bellica e, al tempo stesso,
insigne statista capace di guardare all’Europa con
un’ampia visione cristiana.
Mentre
siamo qui riuniti in preghiera, mi è caro salutare con
affetto tutti voi, ad iniziare dal Cardinale Vicario, da
Monsignor Vicegerente, che è anche Abate Commendatario
della Basilica, dal Vescovo Ausiliare del Settore Nord e
dal vostro Parroco, P. Bruno Mustacchio, che ringrazio per
le gentili parole che mi ha rivolto all’inizio della
celebrazione liturgica. Saluto il Ministro Generale
dell’Ordine dei Cappuccini e i Confratelli della Comunità
che svolgono il loro servizio con zelo e dedizione,
accogliendo i numerosi pellegrini, assistendo con carità
i poveri e testimoniando la speranza in Cristo risorto a
quanti si recano in visita al cimitero del Verano.
Desidero assicurarvi il mio apprezzamento e, soprattutto,
il mio ricordo nella preghiera. Saluto inoltre i vari
gruppi impegnati per l'animazione della catechesi, della
liturgia, della carità, i membri dei due Cori Polifonici,
il Terz’Ordine Francescano locale e regionale. Ho
appreso poi con piacere che da qualche anno è qui
ospitato il “laboratorio missionario diocesano” per
educare le comunità parrocchiali alla coscienza
missionaria, e mi unisco volentieri a voi nell’auspicare
che questa iniziativa della nostra Diocesi contribuisca a
suscitare una coraggiosa azione pastorale missionaria, che
porti l’annuncio dell’amore misericordioso di Dio in
ogni angolo di Roma, coinvolgendo principalmente i giovani
e le famiglie. Vorrei infine estendere il mio pensiero
agli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai
malati, alle persone sole e in difficoltà. Tutti e
ciascuno ricordo in questa Santa Messa.
Cari
fratelli e sorelle, in quest’inizio dell’Avvento,
quale miglior messaggio raccogliere da san Lorenzo che
quello della santità? Egli ci ripete che la santità, cioè
l’andare incontro a Cristo che viene continuamente a
visitarci, non passa di moda, anzi, col trascorrere del
tempo, risplende in modo luminoso e manifesta la perenne
tensione dell’uomo verso Dio. Questa ricorrenza
giubilare sia pertanto occasione per la vostra comunità
parrocchiale di una rinnovata adesione a Cristo, di un
maggiore approfondimento del senso di appartenenza al suo
Corpo mistico che è la Chiesa, e di un costante impegno
di evangelizzazione attraverso la carità. Lorenzo,
testimone eroico di Cristo crocifisso e risorto, sia per
ciascuno esempio di docile adesione alla volontà divina
perché, come abbiamo sentito l’apostolo Paolo ricordare
ai Corinzi, anche noi viviamo in modo da essere trovati
“irreprensibili” nel giorno del Signore (cfr 1 Cor
1,7-9).
Prepararci
all’avvento di Cristo è pure l’esortazione che
raccogliamo dal Vangelo di oggi: “Vegliate”, ci dice
Gesù nella breve parabola del padrone di casa che parte
ma non si sa quando tornerà (cfr Mc 13,33-37).
Vegliare significa seguire il Signore, scegliere ciò che
Cristo ha scelto, amare ciò che Lui ha amato, conformare
la propria vita alla sua; vegliare comporta trascorrere
ogni attimo del nostro tempo nell’orizzonte del suo
amore senza lasciarsi abbattere dalle inevitabili
difficoltà e problemi quotidiani. Così ha fatto san
Lorenzo, così dobbiamo fare noi e chiediamo al Signore
che ci doni la sua grazia perché l’Avvento sia stimolo
per tutti a camminare in questa direzione. Ci guidino e ci
accompagnino con la loro intercessione l’umile Vergine
di Nazareth, Maria, eletta da Dio per diventare la Madre
del Redentore, sant’Andrea, di cui oggi celebriamo la
festa, e san Lorenzo, esempio di intrepida fedeltà
cristiana sino al martirio. Amen!
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