CELEBRAZIONE
EUCARISTICA IN PIAZZA DEL PLEBISCITO
Raggiunta
Piazza del Plebiscito per presiedere la Concelebrazione
Eucaristica, il Santo Padre entra nella Basilica di San
Francesco di Paola dove riveste i paramenti liturgici.
Nel corso della Santa Messa, che inizia alle ore 10 in
Piazza del Plebiscito ed è introdotta dal saluto
dell’Arcivescovo di Napoli, l’Em.mo Card. Crescenzio
Sepe, dopo la proclamazione del Vangelo il Papa pronuncia
l’omelia che pubblichiamo di seguito:
OMELIA
DEL SANTO PADRE
Venerati
Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
distinte Autorità,
cari fratelli e sorelle!
Con
grande gioia ho accolto l’invito a visitare la comunità
cristiana che vive in questa storica città di Napoli. Al
vostro Arcivescovo, il Cardinale Crescenzio Sepe, va
innanzitutto il mio abbraccio fraterno e un grazie
speciale per le parole che, anche a nome vostro, mi ha
rivolto all’inizio di questa solenne Celebrazione
eucaristica. L’ho inviato alla vostra Comunità
conoscendone lo zelo apostolico, e sono contento di
costatare che voi lo apprezzate per le sue doti di mente e
di cuore. Saluto con affetto i Vescovi Ausiliari e il
presbiterio diocesano, come pure i religiosi e le
religiose e le altre persone consacrate, i catechisti e i
laici, particolarmente i giovani attivamente impegnati
nelle varie iniziative pastorali, apostoliche e sociali.
Saluto le distinte Autorità civili e militari che ci
onorano della loro presenza, ad iniziare dal Presidente
del Consiglio dei Ministri, dal Sindaco di Napoli e dai
Presidenti della Provincia e della Regione. A tutti voi,
convenuti in questa Piazza davanti alla monumentale
Basilica dedicata a San Francesco di Paola della cui morte
ricorre quest’anno il quinto centenario, rivolgo il mio
cordiale pensiero, che estendo volentieri a quanti sono
collegati mediante la radio e la televisione, specialmente
alle comunità di clausura, alle persone anziane, a chi
sta negli ospedali, ai carcerati e a coloro che non potrò
incontrare in questo mio breve soggiorno napoletano. In
una parola, saluto l’intera famiglia dei credenti e
tutti i cittadini di Napoli: sono in mezzo a voi, cari
amici, per spezzare con voi la Parola ed il Pane della
Vita.
Meditando
sulle Letture bibliche di questa domenica e pensando alla
realtà di Napoli, sono rimasto colpito dal fatto che oggi
la Parola di Dio ha come tema principale la preghiera,
anzi, "la necessità di pregare sempre senza
stancarsi", come dice il Vangelo (cfr Lc
18,1). A prima vista, questo potrebbe sembrare un
messaggio non molto pertinente, poco incisivo rispetto ad
una realtà sociale con tanti problemi come la vostra. Ma,
riflettendoci, si comprende che questa Parola contiene un
messaggio certamente controcorrente, destinato tuttavia ad
illuminare in profondità la coscienza di questa vostra
Chiesa e di questa vostra Città. Lo riassumerei così: la
forza, che in silenzio e senza clamori cambia il mondo e
lo trasforma nel Regno di Dio, è la fede - ed espressione
della fede è la preghiera. Quando la fede si colma
d’amore per Dio, riconosciuto come Padre buono e giusto,
la preghiera si fa perseverante, insistente, diventa un
gemito dello spirito, un grido dell’anima che penetra il
cuore di Dio. In tal modo la preghiera diviene la più
grande forza di trasformazione del mondo. Di fronte a
realtà sociali difficili e complesse, come sicuramente è
anche la vostra, occorre rafforzare la speranza, che si
fonda sulla fede e si esprime in una preghiera
instancabile. E’ la preghiera a tenere accesa la
fiaccola della fede. Domanda Gesù: "Il Figlio
dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terrà?"
(Lc 18,8). Quale sarà la nostra risposta a questo
inquietante interrogativo? Quest’oggi, vogliamo insieme
ripetere con umile coraggio: Signore, la tua venuta tra
noi in questa celebrazione domenicale ci trova radunati
con la lampada della fede accesa. Noi crediamo e
confidiamo in te! Accresci la nostra fede!
Le
Letture bibliche che abbiamo ascoltato ci presentano
alcuni modelli a cui ispirarci in questa nostra
professione di fede. Sono le figure della vedova che
incontriamo nella parabola evangelica e quella di Mosè di
cui parla il libro dell’Esodo. La vedova del Vangelo (cfr
Lc 18,1-8) fa pensare ai "piccoli", agli
ultimi, ma anche a tante persone semplici e rette, che
soffrono per le sopraffazioni, si sentono impotenti di
fronte al perdurare del malessere sociale e sono tentate
di scoraggiarsi. A costoro Gesù ripete: osservate questa
povera vedova con quale tenacia insiste e alla fine
ottiene ascolto da un giudice disonesto! Come potreste
pensare che il vostro Padre celeste, buono e fedele, il
quale desidera solo il bene dei suoi figli, non vi faccia
a suo tempo giustizia? La fede ci assicura che Dio ascolta
la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno,
anche se l’esperienza quotidiana sembra smentire questa
certezza. In effetti, davanti a certi fatti di cronaca, o
a tanti quotidiani disagi della vita di cui i giornali non
parlano neppure, sale spontaneamente al cuore la supplica
dell’antico profeta: "Fino a quando, Signore,
implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non soccorri?" (Ab 1,2). La risposta a
questa invocazione accorata è una sola: Dio non può
cambiare le cose senza la nostra conversione, e la nostra
vera conversione inizia con il "grido"
dell’anima, che implora perdono e salvezza. La preghiera
cristiana non è pertanto espressione di fatalismo e di
inerzia, anzi è l’opposto dell’evasione dalla realtà,
dell’intimismo consolatorio: è forza di speranza,
massima espressione della fede nella potenza di Dio che è
Amore e non ci abbandona. La preghiera che Gesù ci ha
insegnato, culminata nel Getsemani, ha il carattere
dell’"agonismo" cioè della lotta, perché si
schiera decisamente al fianco del Signore per combattere
l’ingiustizia e vincere il male con il bene; è l’arma
dei piccoli e dei poveri di spirito, che ripudiano ogni
tipo di violenza. Anzi rispondono ad essa con la non
violenza evangelica, testimoniando così che la verità
dell’Amore è più forte dell’odio e della morte.
Questo
emerge anche dalla prima Lettura, il celebre racconto
della battaglia tra gli Israeliti e gli Amaleciti (cfr Es
17,8-13a). A determinare le sorti di quel duro conflitto
fu proprio la preghiera rivolta con fede al vero Dio.
Mentre Giosuè e i suoi uomini affrontavano sul campo gli
avversari, Mosè stava sulla cima della collina con le
mani alzate, nella posizione della persona in preghiera.
Queste mani alzate del grande condottiero garantirono la
vittoria di Israele. Dio era con il suo popolo, ne voleva
la vittoria, ma condizionava questo suo intervento alle
mani alzate di Mosè. Sembra incredibile, ma è così: Dio
ha bisogno delle mani alzate del suo servo! Le braccia
levate di Mosè fanno pensare a quelle di Gesù sulla
croce: braccia spalancate ed inchiodate con cui il
Redentore ha vinto la battaglia decisiva contro il nemico
infernale. La sua lotta, le sue mani alzate verso il Padre
e spalancate sul mondo chiedono altre braccia, altri cuori
che continuino ad offrirsi con il suo stesso amore, fino
alla fine del mondo. Mi rivolgo particolarmente a voi,
cari Pastori della Chiesa che è in Napoli, facendo mie le
parole che san Paolo rivolge a Timoteo e che abbiamo
ascoltato nella seconda Lettura: rimanete saldi in ciò
che avete imparato e di cui siete convinti. Annunciate la
parola, insistete in ogni occasione, opportuna e non
opportuna, ammonite, rimproverate, esortate con ogni
magnanimità e dottrina (cfr 2 Tm 3,14.16; 4,2). E
come Mosè sulla montagna, perseverate nella preghiera per
e con i fedeli affidati alle vostre cure pastorali, perché
insieme possiate affrontare ogni giorno la buona battaglia
del Vangelo.
Ed ora,
interiormente illuminati dalla Parola di Dio, torniamo a
guardare alla realtà della vostra Città, dove non
mancano energie sane, gente buona, culturalmente preparata
e con un senso vivo della famiglia. Per molti però vivere
non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di
carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione,
di mancanza di prospettive future. C’è poi il triste
fenomeno della violenza. Non si tratta solo del
deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del
fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità
diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei
quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e
anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù,
che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità,
il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi. Quanto è
importante allora intensificare gli sforzi per una seria
strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul
lavoro e sull’aiutare i giovani a gestire il tempo
libero. E’ necessario un intervento che coinvolga tutti
nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla
formazione delle coscienze e trasformando le mentalità,
gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni.
Formulo questo invito ad ogni uomo e donna di buona volontà,
mentre si tiene qui a Napoli l’Incontro tra i leader
religiosi per la pace, che ha come tema: "Per un
mondo senza violenza - Religioni e culture in dialogo".
Cari
fratelli e sorelle, l’amato Papa Giovanni Paolo II visitò
Napoli la prima volta nel 1979: era, come oggi, la
domenica 21 ottobre! La seconda volta venne nel novembre
del 1990: una visita che promosse la rinascita della
speranza. La missione della Chiesa è nutrire sempre la
fede e la speranza del popolo cristiano. Questo sta
facendo con zelo apostolico anche il vostro Arcivescovo,
che di recente ha scritto una Lettera pastorale dal titolo
significativo: "Il sangue e la speranza".
Sì, la vera speranza nasce solo dal sangue di Cristo e da
quello versato per Lui. C’è sangue che è segno di
morte; ma c’è sangue che esprime amore e vita: il
sangue di Gesù e dei Martiri, come quello del vostro
amato Patrono san Gennaro, è sorgente di vita nuova.
Vorrei concludere facendo mia un’espressione contenuta
nella Lettera pastorale del vostro Arcivescovo: "Il
seme della speranza è forse il più piccolo, ma può dar
vita ad un albero rigoglioso e portare molti frutti".
Questo seme a Napoli c’è e agisce, malgrado i problemi
e le difficoltà. Preghiamo il Signore perché faccia
crescere nella comunità cristiana una fede autentica e
una salda speranza, capace di contrastare efficacemente lo
scoraggiamento e la violenza. Napoli ha certo bisogno di
adeguati interventi politici, ma prima ancora di un
profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti
che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si
impegnino per diffondere nella società i valori del
Vangelo. Chiediamo per questo l’aiuto di Maria e dei
vostri santi Protettori, in particolare di san Gennaro.
Amen!
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana