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DISCORSO
ALLE ONG CATTOLICHE (1 DICEMBRE 2007) |
Fonte,
Radio Vaticana, 1 dicembre 2007
Promuovere
con coraggio la dignità dell’uomo, contro la logica del
relativismo morale: l’esortazione di Benedetto XVI alle
ONG cattoliche
Difendere
sempre la dignità dell’uomo contro le spinte
relativistiche che segnano le discussioni internazionali:
è l’appello di Benedetto XVI rivolto alle
Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica,
ricevute stamani in Vaticano. Il Papa ha pronunciato un
appassionato discorso in difesa di un ordine
internazionale fondato non sulle ideologie e gli interessi
di parte, ma sul riconoscimento della legge morale
naturale. L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto al
Papa dall’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto per gli
Affari Generali della Segreteria di Stato. Sui passaggi
salienti del discorso del Papa, il servizio di Alessandro
Gisotti:
“Contrastare
il relativismo, presentando in modo creativo la grande
verità sull’innata dignità dell’uomo e sui diritti
che da questa dignità derivano”: è l’esortazione di
Benedetto XVI alle organizzazioni non governative di
ispirazione cattolica. Le discussioni sui grandi temi, a
livello internazionale, ha rilevato, sono spesso
“segnate da una logica relativistica che considera il
rifiuto della verità sull’uomo come la sola garanzia ad
una coesistenza pacifica tra i popoli”. Questa logica,
ha detto, “nega la possibilità di un'etica basata sul
riconoscimento della legge morale naturale”:
This has led, in effect, to the imposition…
“Ciò – ha avvertito – ha portato nei fatti
all’imposizione di una nozione di legge e politica che
alla fine” fa sì che il consenso tra gli Stati sia
“l’unica vera base delle norme internazionali”.
D’altronde, ha detto, si tratta di un consenso “a
volte condizionato da interessi di breve termine e
manipolato da pressioni ideologiche”:
The bitter fruits of this relativistic logic…
“I frutti amari di questa logica relativistica – ha
proseguito – sono tristemente evidenti: pensiamo al
tentativo di considerare diritti umani le conseguenze di
un certo stile di vita centrato su se stessi”. E,
ancora, “la mancanza di preoccupazione per i bisogni
economici e sociali delle nazioni povere come anche il
disprezzo per la legge umanitaria e una difesa selettiva
dei diritti umani”. Di qui l’appello del Papa alle ONG
cattoliche a sviluppare la conoscenza della Dottrina
sociale della Chiesa e di promuoverla a livello
internazionale. Questo impegno, ha detto, “contribuirà”
ad elaborare in modo più adeguato le risposte ai tanti
temi che vengono discussi oggi”. Inoltre, aiuterà a
sviluppare delle iniziative specifiche, “animate da
spirito di solidarietà e libertà”.
What is needed, in fact, is a spirit of solidarity…
“Ciò di cui c’è bisogno, infatti, - è stata la
sua riflessione – è uno spirito di solidarietà” che
promuova questi principi etici, convinti che “la loro
natura profonda e il loro ruolo come base della vita
sociale resta non negoziabile”. Grazie a questo spirito,
ha aggiunto, si potrà, ogni volta che è necessario,
“lavorare in collaborazione sia con le varie ONG che con
i rappresentanti della Santa Sede con il dovuto rispetto
per le differenze di natura, fini istituzionali e
metodi” di lavoro. Se sperimentato in spirito di
solidarietà, è stato il suo richiamo, “il legittimo
pluralismo e la diversità porterà non alla divisione e
alla competizione, ma ad una maggiore efficacia”. Il
Papa non ha mancato, tuttavia, di mettere l’accento
sugli aspetti positivi della cooperazione tra i governi.
Una cooperazione, ha sottolineato, che specie “dopo la
tragica distruzione delle due guerre mondiali ha
contribuito in modo significativo alla creazione di un
ordine internazionale più giusto”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Eccellenze,
Rappresentanti della Santa Sede presso gli Organismi
Internazionali,
cari amici,
sono
lieto di dare il mio benvenuto a tutti voi che siete
convenuti a Roma per riflettere insieme sul contributo che
le Organizzazioni non Governative (ONG) di ispirazione
cattolica possono offrire, in stretta collaborazione con
la Santa Sede, alla soluzione delle tante problematiche e
sfide che affronta la molteplice attività delle Nazioni
Unite e delle altre organizzazioni internazionali e
regionali. A ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale
saluto. Ringrazio in particolare il Sostituto della
Segreteria di Stato che si è fatto cortese interprete dei
comuni sentimenti, delineandomi nel contempo gli
obbiettivi del vostro Forum. Saluto, inoltre, il giovane
rappresentante delle Organizzazioni non Governative, qui
presente.
Ai lavori
di quest’importante riunione prendono parte
rappresentanti di realtà nate negli anni in cui sbocciava
per la prima volta l’azione del laicato cattolico a
livello internazionale, come pure membri di altre
associazioni sorte recentemente, di pari passo con
l’attuale processo di integrazione globale. Vi è poi
chi si dedica prevalentemente all’azione di advocacy,
e chi si occupa principalmente della gestione concreta
di progetti di cooperazione allo sviluppo. Alcune vostre
organizzazioni si configurano nella Chiesa come
Associazioni Pubbliche e Private di Fedeli o partecipano
al carisma di taluni Istituti di Vita Consacrata, altre
hanno solo un riconoscimento giuridico nell’ordine
civile e annoverano fra i loro membri anche non cattolici
e non cristiani. Tutti, però, vi accomuna l’unica
passione per la dignità dell’uomo, quella stessa
passione che ispira costantemente l’azione della Santa
Sede presso le diverse istanze internazionali. Ed è
proprio per questo che si è voluto promuovere
l’incontro di questi giorni: per esprimervi cioè
gratitudine e apprezzamento per quanto già fate,
collaborando attivamente con i Rappresentanti Pontifici
presso gli Organismi Internazionali. Allo stesso tempo si
intende rendere ancor più stretta e, dunque, più
efficace questa comune azione al servizio del bene
integrale della persona umana e dell’umanità.
Non
bisogna, del resto, dimenticare che questa unità di scopi
è possibile realizzarla attraverso ruoli e modalità
diverse. Infatti, mentre la diplomazia multilaterale della
Santa Sede deve, prevalentemente, affermare i grandi
principi fondamentali della vita internazionale, perché
il contributo specifico della Gerarchia Chiesa è "servire
la formazione della coscienza, affinché le esigenze della
giustizia diventino comprensibili e politicamente
realizzabili" (Deus Caritas est, 28, a),
dall’altra parte "il compito immediato di
operare per un giusto ordine nella società è invece
proprio dei fedeli laici - nel caso della vita
internazionale, dei diplomatici cristiani e dei membri
delle ONG - che sono chiamati a partecipare in prima
persona alla vita pubblica... a configurare
rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima
autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le
rispettive competenze e sotto la propria responsabilità (Ibid.,
29).
La
cooperazione internazionale tra i Governi, nata già alla
fine del secolo XIX e sviluppatasi sempre più nel secolo
scorso, nonostante le tragiche interruzioni delle due
guerre mondiali, ha contribuito significativamente alla
creazione di un ordine internazionale più giusto. A tale
riguardo, possiamo osservare con soddisfazione ai
risultati ottenuti, quali il riconoscimento universale del
primato giuridico e politico dei diritti umani, la
fissazione di obiettivi condivisi per il pieno godimento
dei diritti economici e sociali da parte di tutti gli
abitanti della terra, la promozione della ricerca di un
sistema economico mondiale giusto e, ultimamente, la
salvaguardia dell’ambiente e la promozione del dialogo
interculturale.
Tuttavia,
spesso il dibattito internazionale appare segnato da una
logica relativistica che pare ritenere, come unica
garanzia di una convivenza pacifica tra i popoli, il
negare cittadinanza alla verità sull’uomo e sulla sua
dignità nonché alla possibilità di un agire etico
fondato sul riconoscimento della legge morale naturale.
Viene così di fatto ad imporsi una concezione del diritto
e della politica, in cui il consenso tra gli Stati,
ottenuto talvolta in funzione di interessi di corto
respiro o manipolato da pressioni ideologiche,
risulterebbe essere la sola ed ultima fonte delle norme
internazionali. I frutti amari di tale logica
relativistica nella vita internazionale sono purtroppo
evidenti: si pensi, ad esempio, al tentativo di
considerare come diritti dell’uomo le conseguenze di
certi stili egoistici di vita, oppure al disinteresse per
le necessità economiche e sociali dei popoli più deboli,
o al disprezzo del diritto umanitario e ad una difesa
selettiva dei diritti umani. Auspico che lo studio e il
confronto di questi giorni permetta di individuare modi
efficaci e concreti per far recepire a livello
internazionale gli insegnamenti della dottrina sociale
della Chiesa. In tale senso, vi incoraggio ad opporre al
relativismo la grande creatività della verità circa
l’innata dignità dell’uomo e dei diritti che ne
conseguono. Una tale creatività consentirà di dare una
risposta più adeguata alle molteplici sfide presenti
nell’odierno dibattito internazionale e soprattutto
permetterà di promuovere iniziative concrete, che vanno
vissute in spirito di comunione e libertà.
Occorre
uno spirito di solidarietà che conduca a promuovere uniti
quei principi etici non "negoziabili" per la
loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita
sociale. Solidarietà intrisa di forte senso di amore
fraterno che porti ad apprezzare le iniziative altrui, a
facilitarle e a collaborare con esse. In forza di questo
spirito non si mancherà, ogni volta che sia utile o
necessario, di coordinarsi sia tra le diverse ONG sia con
i Rappresentanti della Santa Sede, sempre nel rispetto
della diversità di natura, di fini istituzionali e dei
metodi operativi. D’altra parte, un autentico spirito di
libertà, vissuto nella solidarietà, spingerà
l’iniziativa dei membri delle ONG ad espandersi in una
vasta pluralità di orientamenti e di soluzioni circa le
questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e
responsabile giudizio di ciascuno. Infatti, se vissuti
nella solidarietà, il legittimo pluralismo e la diversità
non solo non diventano motivo di divisione e concorrenza,
ma sono condizione di maggiore efficacia. L’azione delle
Organizzazioni che voi rappresentate sarà dunque
veramente feconda se resterà fedele al Magistero della
Chiesa, ancorata nella comunione con i suoi Pastori e
soprattutto con il Successore di Pietro, ed affronterà
con un’apertura prudente le sfide dell’ora presente.
Cari
amici, vi rinnovo il mio grazie per l’odierna vostra
presenza e per il vostro impegno nel promuovere la causa
della giustizia e della pace all’interno dell’umana
famiglia. Mentre vi assicuro il mio speciale ricordo nella
preghiera, invoco su di voi e sulle Organizzazioni che
rappresentate la protezione materna di Maria, Regina
Mundi, imparto con affetto la mia Benedizione
Apostolica a voi, alle vostre famiglie e a quanti sono
membri delle vostre Associazioni.
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