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AGLI ORDINARI
MILITARI (22 OTTOBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 22 ottobre 2011
Benedetto
XVI agli Ordinari militari: anche i soldati sono chiamati
a rispondere al comandamento dell’amore
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Formare i soldati ad essere testimoni di Cristo: è
l’esortazione di Benedetto XVI ai partecipanti
all’Incontro internazionale per gli Ordinari militari,
ricevuti stamani in Vaticano. L’evento assume
particolare importanza, collocandosi nel 25.mo
anniversario della Costituzione apostolica Spirituali
militum curae, promulgata dal Beato Giovanni Paolo II
sugli Ordinariati militari. Stamani, nella Cappella
Paolina, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio
Bertone, ha celebrato una Messa per i partecipanti
all’Incontro. L'indirizzo d'omaggio al Papa è stato
rivolto dal cardinale Marc Ouellet. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“La dimensione religiosa riveste speciale significato
anche nella vita di un militare”: è quanto sottolineato
da Benedetto XVI che ha esortato gli Ordinari militari ad
impegnarsi nell’evangelizzazione del mondo castrense:
“Si tratta di formare dei cristiani che abbiano
una fede profonda, che vivano una convinta pratica
religiosa e che siano autentici testimoni di Cristo nel
loro ambiente”.
Il Papa ha ribadito che, specie dinanzi alla sfida
della nuova evangelizzazione, la Chiesa è chiamata a dare
ai militari “un’assistenza spirituale, che risponda a
tutte le esigenze di una vita cristiana coerente e
missionaria”. Per raggiungere questo scopo, ha
avvertito, occorre che i vescovi e i cappellani militari
si sentano “responsabili dell’annuncio del Vangelo”
dovunque siano presenti i soldati e le loro famiglie.
Quindi, ha indicato quale deve essere la meta a cui deve
tendere un militare cristiano:
“La vita militare di un cristiano (...) va posta
in relazione con il primo e il più grande dei
comandamenti, quello dell’amore a Dio e al prossimo,
perché il militare cristiano è chiamato a realizzare una
sintesi per cui sia possibile essere anche militari per
amore, compiendo il ministerium pacis inter arma”.
Il Papa ha menzionato in particolare quei soldati che
fanno esercizio della carità, soccorrendo le vittime di
catastrofi, come pure i profughi, “mettendo a
disposizione dei più deboli il proprio coraggio e la
propria competenza”:
“Penso all’esercizio della carità nel soldato
impegnato a disinnescare mine, con personale a rischio e
pericolo, nelle zone che sono teatro di guerra, come pure
al soldato che, nell’ambito delle missioni di pace,
pattuglia città e territori affinché i fratelli non si
uccidano fra di loro”.
Vi sono tanti militari, ha detto ancora, che
“vogliono promuovere la pace e si impegnano da veri
discepoli di Cristo a servire la propria nazione favorendo
la promozione dei fondamentali diritti umani dei
popoli”:
“L’opera di evangelizzazione nel mondo militare
richiede una crescente assunzione di responsabilità,
affinché anche in questo ambito, vi sia un annuncio
sempre nuovo, convinto e gioioso di Gesù Cristo, unica
speranza di vita e di pace per l’umanità”.
Il Papa ha concluso il suo intervento ricordando quanto
scrisse il Beato Karol Wojtyla nel Messaggio per la
Giornata Mondiale della Pace del 2002: “La vera pace è
frutto della giustizia”, ma poiché “la giustizia
umana è sempre fragile e imperfetta” va “esercitata e
in un certo senso completata con il perdono”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI
PARTECIPANTI ALL'INCONTRO INTERNAZIONALE
PER GLI ORDINARIATI MILITARI
Sala Clementina
Sabato, 22 ottobre
2011
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari amici,
sono
lieto di accogliervi in occasione del sesto Convegno
Internazionale degli Ordinariati Militari e del terzo
Corso Internazionale di formazione dei Cappellani militari
al diritto umanitario, promossi congiuntamente dalla Congregazione
per i Vescovi e dal Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace. Nel rivolgere
a tutti il mio cordiale saluto, ringrazio il Cardinale
Marc Ouellet per le cortesi espressioni che mi ha
indirizzato anche a nome vostro.
Queste
vostre iniziative assumono un’importanza particolare,
poiché si collocano - come è stato detto - nel contesto
del 25° anniversario della Costituzione Apostolica Spirituali
militum curae, promulgata dal beato Giovanni
Paolo II, di cui proprio oggi celebriamo la memoria
liturgica. Mediante tale provvedimento legislativo, si
intese dare agli Ordinariati Militari la possibilità di
promuovere un’azione pastorale sempre più adatta e
meglio organizzata per una parte importante del Popolo di
Dio, cioè i militari e le loro famiglie, con le loro
istituzioni quali caserme, scuole militari e ospedali. A
25 anni da quel Documento, bisogna rilevare che gli
Ordinariati Militari hanno dimostrato in genere di avere
acquisito uno stile sempre più evangelico, adeguando le
strutture pastorali alle urgenti esigenze della nuova
evangelizzazione.
In queste
giornate di studio, vi proponete di ripercorrere
idealmente il cammino storico e giuridico degli
Ordinariati Militari, la loro missione ecclesiale così
come delineata dalla Spirituali
militum curae, individuando le traiettorie comuni
della pastorale a favore dei militari e approfondendo i
problemi più attuali. Nell’esprimere il mio cordiale
incoraggiamento, desidero richiamare alla vostra
attenzione l’esigenza di garantire agli uomini e alle
donne delle Forze Armate un’assistenza spirituale che
risponda a tutte le esigenze di una vita cristiana
coerente e missionaria. Si tratta di formare dei cristiani
che abbiano una fede profonda, che vivano una convinta
pratica religiosa e che siano autentici testimoni di
Cristo nel loro ambiente. Per raggiungere questo scopo,
occorre che i Vescovi e i Cappellani militari si sentano
responsabili dell’annuncio del Vangelo e
dell’amministrazione dei Sacramenti dovunque siano
presenti i militari e le loro famiglie.
Se la
sfida degli Ordinariati Militari è quella di
evangelizzare il mondo castrense, rendendo possibile
l’incontro con Gesù Cristo e la santità di vita a cui
tutti gli uomini sono chiamati, appare evidente che i
sacerdoti, impegnati in questo ministero, dovranno avere
una solida formazione umana e spirituale, una costante
cura per la propria vita interiore e, al tempo stesso,
essere disponibili all’ascolto e al dialogo, per poter
cogliere le difficoltà personali e ambientali delle
persone loro affidate. Queste infatti hanno bisogno di un
continuo sostegno nel loro itinerario di fede, poiché la
dimensione religiosa riveste speciale significato anche
nella vita di un militare. La ragione per cui esistono gli
Ordinariati Militari, cioè l’assistenza spirituale ai
fedeli nelle Forze Armate e di Polizia, fa riferimento
alla sollecitudine con la quale la Chiesa ha voluto
offrire ai fedeli militari e alle loro famiglie tutti i
mezzi salvifici per facilitare nei loro confronti non solo
l’ordinaria cura pastorale, ma lo specifico aiuto di cui
essi hanno bisogno per svolgere la loro missione con lo
stile della carità cristiana. La vita militare di un
cristiano, infatti, va posta in relazione con il primo e
il più grande dei comandamenti, quello dell’amore a Dio
e al prossimo, perché il militare cristiano è chiamato a
realizzare una sintesi per cui sia possibile essere anche
militari per amore, compiendo il ministerium pacis
inter arma.
Penso in
particolare all’esercizio della carità nel soldato che
soccorre le vittime dei terremoti e delle alluvioni, come
pure i profughi, mettendo a disposizione dei più deboli
il proprio coraggio e la propria competenza. Penso
all’esercizio della carità nel soldato impegnato a
disinnescare mine, con personale rischio e pericolo, nelle
zone che sono state teatro di guerra, come pure al soldato
che, nell’ambito delle missioni di pace, pattuglia città
e territori affinché i fratelli non si uccidano fra di
loro. Vi sono tanti uomini e donne in divisa pieni di fede
in Gesù, che amano la verità, che vogliono promuovere la
pace e si impegnano da veri discepoli di Cristo a servire
la propria Nazione favorendo la promozione dei
fondamentali diritti umani dei popoli.
In tale
contesto si inserisce il rapporto tra il diritto
umanitario e i Cappellani Militari, poiché una fattiva
collaborazione tra organizzazioni umanitarie e
responsabili religiosi sviluppa feconde energie volte ad
alleviare le asprezze dei conflitti. E’ sotto gli occhi
di tutti come nelle devastanti lacerazioni prodotte dalle
guerre, la dignità umana venga spesso oltraggiata e la
pace sconvolta. Tuttavia, la sola dinamica del diritto non
basta a ristabilire l’equilibrio perduto; bisogna
percorrere il cammino della riconciliazione e del perdono.
Così ha scritto il Beato Giovanni
Paolo II nel Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace del 2002, seguita
ai tragici attentati dell’11 settembre 2001: “La vera
pace è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia
legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e
sull'equa distribuzione di benefici e oneri. Ma poiché la
giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta
com'è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo,
essa va esercitata e in certo senso completata con il
perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità
i rapporti umani turbati” (n. 3).
Cari
amici, anche alla luce di queste considerazioni, le
motivazioni pastorali che sono alla base dell’identità
dell’Ordinariato Militare sono di grande attualità.
L’opera di evangelizzazione nel mondo militare richiede
una crescente assunzione di responsabilità, affinché
anche in questo ambito, vi sia un annuncio sempre nuovo,
convinto e gioioso di Gesù Cristo, unica speranza di vita
e di pace per l’umanità. Egli infatti ha detto:
“senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).
La vostra particolare missione e lo zelante ministero
vostro e dei vostri collaboratori, presbiteri e diaconi,
favoriscano un generale rinnovamento dei cuori,
presupposto di quella pace universale, alla quale tutto il
mondo aspira. Con tali sentimenti, assicuro la mia
preghiera e vi accompagno con la mia Benedizione che
imparto di cuore a tutti voi e a quanti sono affidati alle
vostre cure pastorali.
©
Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
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