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MESSA
PER L'ORDINAZIONE DI 22 SACERDOTI (29 APRILE 2007)
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Radio
Vaticana, 29 aprile 2007
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Nella
Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Benedetto
XVI ordina 22 sacerdoti della diocesi di Roma e dice loro: abbiate
nel vostro ministero la forza della fedeltà e il coraggio
della gioia
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Un
ministero svolto a servizio della gente nella gioia
e con i sentimenti di Gesù, il Buon Pastore. Un
mandato e un augurio con il quale Benedetto XVI ha
accompagnato, questa mattina alle 9, nella Basilica
di San Pietro, il rito dell’ordinazione
presbiterale impartita a 22 diaconi della Diocesi di
Roma. |
Durante
la Messa e poi al Regina Caeli,
il Papa ha pregato per le vocazioni alla vita sacerdotale
e consacrata, sottolineando la “comunione” che deve
unire le varie chiamate all’interno della Chiesa. La
cronaca della cerimonia nel servizio di Alessandro De Carolis:
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Ventidue
giovani in ginocchio, la testa fra le mani del Papa, le
palme unte dall’olio del Crisma, pronti a diventare
sacerdoti. Un’immagine che sa di sfida in un’epoca in
cui le statistiche raccontano di popolazione mondiale in
crescita e di vocazioni in calo. Un’immagine forse poco
comprensibile per tanti, ma non per le migliaia di persone
–moltissimi fra genitori, parenti, amici - che questa
mattina, nella Basilica Vaticana, hanno fatto ala al
passaggio dei 22 diaconi della Diocesi di Roma, ai quali
Benedetto XVI ha conferito il Sacramento dell’Ordine,
attorniato dal cardinale vicario, Camillo Ruini, e dai
vescovi delle diocesi di provenienza dei giovani. Un
traguardo raggiunto dai nuovi sacerdoti nel giorno in cui
la liturgia presenta la figura del Buon Pastore: un brano
evangelico di grande “densità teologica”, sul quale
il Papa ha imperniato la sua omelia:
“Gesù
parla di sé come del Buon Pastore che dà la vita eterna
alle sue pecore (…) Egli conosce le sue pecore e le sue
pecore lo conoscono, come il Padre conosce Lui ed Egli
conosce il Padre. Non si tratta di
mera conoscenza intellettuale, ma di una relazione
personale profonda; una conoscenza del cuore, propria di
chi ama e di chi è amato; di chi è fedele e di chi sa di
potersi a sua volta fidare; una conoscenza d’amore in
virtù della quale il Pastore invita i suoi a seguirlo, e
che si manifesta pienamente nel dono che fa loro della
vita eterna”.
Questa
profonda intimità spirituale con Cristo, il poter entrare
“nei suoi sentimenti”, vanno alimentati anzitutto - ha
detto il Papa - con la quotidiana “scuola di santità”
dell’altare, l’Eucaristia. Di lì, scaturisce il
servizio della Parola, della riconciliazione. Benedetto
XVI ha insistito molto sull’aspetto della “gioia”
che deve accompagnare il modo in cui i nuovi sacerdoti
esprimeranno il loro ministero. Sia per voi “motivo di
costante consolazione”, ha detto loro, la “certezza
che Cristo non ci abbandona e che nessun ostacolo potrà
impedire la realizzazione del suo universale disegno di
salvezza”. Quindi, un pensiero alla Giornata mondiale di
preghiera per le vocazioni, che la Chiesa celebra oggi:
“Preghiamo perché quanti sono scelti a così
alta missione siano accompagnati dall’orante comunione
di tutti i fedeli. Preghiamo perché cresca in ogni
parrocchia e comunità cristiana l’attenzione per le
vocazioni e per la formazione dei sacerdoti: essa inizia
in famiglia, prosegue in seminario e coinvolge tutti
coloro che hanno a cuore la salvezza delle anime (…)
Attorniamoli, questi nostri fratelli
nel Signore, con la nostra spirituale solidarietà.
Preghiamo perché siano fedeli alla missione a
cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a
rinnovare ogni giorno a Dio il loro “sì”, il loro
“eccomi”, senza riserve”.
“E
chiediamo al Padrone della messe, in questa Giornata per
le Vocazioni - ha concluso la sua invocazione il Papa -
che continui a suscitare molti e santi presbiteri,
totalmente dediti al servizio del popolo cristiano”.
Ai
22 nuovi sacerdoti, un nuovo augurio del Papa a
“mantenersi fedeli alla preghiera” e a celebrare “la
Santa Messa con devozione sempre rinnovata” è giunto al
momento della recita del Regina Caeli,
intonato da Benedetto XVI dalla finestra del suo studio,
davanti a circa 50 mila fedeli. Il Papa ha voluto
soffermarsi ancora sulla Giornata di preghiera per le
vocazioni, ribadendo in che modo esse siano
- come recita il titolo della Giornata - “a servizio
della Chiesa comunione”:
“Tutti
i battezzati sono chiamati a contribuire all’opera della
salvezza. Nella Chiesa ci sono però
alcune vocazioni specialmente dedicate al servizio della
comunione. Primo responsabile della comunione cattolica è
il Papa, Successore di Pietro e Vescovo di Roma; con lui
custodi e maestri di unità sono i Vescovi, successori
degli Apostoli, coadiuvati dai presbiteri. Ma al servizio
della comunione sono anche le persone consacrate e tutti i
fedeli. Nel cuore della Chiesa comunione c’è
l’Eucaristia: le differenti vocazioni attingono da
questo sommo Sacramento la forza spirituale per edificare
costantemente nella carità l’unico Corpo ecclesiale”.
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OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari
Ordinandi,
cari
fratelli e sorelle!
L’odierna
IV Domenica di Pasqua, tradizionalmente detta del
"Buon Pastore", riveste per noi, che siamo
raccolti in questa Basilica Vaticana, un particolare
significato. E’ un giorno assolutamente singolare
soprattutto per voi, cari Diaconi, ai quali, come Vescovo
e Pastore di Roma, sono lieto di conferire l’Ordinazione
sacerdotale. Entrerete così a far parte del nostro "presbyterium".
Insieme con il Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari ed i
sacerdoti della Diocesi, ringrazio il Signore per il dono
del vostro sacerdozio, che arricchisce la nostra Comunità
di 22 nuovi Pastori.
La densità
teologica del breve brano evangelico, che è stato poco fa
proclamato, ci aiuta a meglio percepire il senso e il
valore di questa solenne Celebrazione. Gesù parla di sé
come del Buon Pastore che dà la vita eterna alle sue
pecore (cfr Gv 10,28). Quella del pastore è
un’immagine ben radicata nell'Antico Testamento e cara
alla tradizione cristiana. Il titolo di "pastore
d’Israele" viene attribuito dai Profeti al futuro
discendente di Davide, e pertanto possiede un’indubbia
rilevanza messianica (cfr Ez 34,23). Gesù è il
vero Pastore d’Israele, in quanto è il Figlio
dell’uomo che ha voluto condividere la condizione degli
esseri umani per donare loro la vita nuova e condurli alla
salvezza. Significativamente al termine
"pastore" l’evangelista aggiunge l’aggettivo
kalós "bello", che egli utilizza
unicamente in riferimento Gesù e alla sua missione. Anche
nel racconto delle nozze di Cana l’aggettivo kalós
viene impiegato due volte per connotare il vino offerto da
Gesù ed è facile vedere in esso il simbolo del vino buono
dei tempi messianici (cfr Gv 2,10).
"Io
do loro (alle mie pecore) la vita eterna e non andranno
mai perdute" (Gv 10,28). Così afferma Gesù,
che poco prima aveva detto: "Il buon pastore offre la
vita per le pecore" (cfr Gv 10,11). Giovanni
utilizza il verbo tithénai - offrire, che
ripete nei versetti seguenti (15.17.18); lo stesso verbo
troviamo nel racconto dell’Ultima Cena, quando Gesù
"depose" le sue vesti per poi
"riprenderle" (cfr Gv 13, 4.12). E’
chiaro che si vuole in questo modo affermare che il
Redentore dispone con assoluta libertà della propria
vita, così da poterla offrire e poi riprendere
liberamente. Cristo è il vero Buon Pastore che ha dato la
vita per le sue pecore -per noi- immolandosi sulla Croce.
Egli conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono,
come il Padre conosce Lui ed Egli conosce il Padre (cfr Gv
10,14-15). Non si tratta di mera conoscenza intellettuale,
ma di una relazione personale profonda; una conoscenza del
cuore, propria di chi ama e di chi è amato; di chi è
fedele e di chi sa di potersi a sua volta fidare; una
conoscenza d’amore in virtù della quale il Pastore
invita i suoi a seguirlo, e che si manifesta pienamente
nel dono che fa loro della vita eterna (cfr Gv
10,27-28).
Cari
Ordinandi, la certezza che Cristo non ci abbandona e che
nessun ostacolo potrà impedire la realizzazione del suo
universale disegno di salvezza sia per voi motivo di
costante consolazione -anche nel giorno di difficoltà- e
di incrollabile speranza. La bontà del Signore è sempre
con voi ed è forte. Il Sacramento dell’Ordine che state
per ricevere vi farà partecipi della stessa missione di
Cristo; sarete chiamati a spargere il seme della sua
Parola -il seme che porta in sé il Regno di Dio-, a
dispensare la divina misericordia e a nutrire i fedeli
alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Per essere suoi
degni ministri dovrete alimentarvi incessantemente
dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.
Accostandovi all’altare, vostra quotidiana scuola di
santità, di comunione con Gesù, del modo di entrare nei
Suoi sentimenti; accostandovi all’altare per rinnovare
il sacrificio della Croce, scoprirete sempre più la
ricchezza e tenerezza dell'amore del divino Maestro, che
oggi vi chiama ad una più intima amicizia con Lui. Se lo
ascolterete docilmente, se lo seguirete fedelmente,
imparerete a tradurre nella vita e nel ministero pastorale
il suo amore e la sua passione per la salvezza delle
anime. Ciascuno di voi, cari Ordinandi, diventerà con
l’aiuto di Gesù un buon pastore, pronto a dare, se
necessario, anche la vita per Lui.
Così
avvenne all’inizio del cristianesimo con i primi
discepoli, mentre, come abbiamo ascoltato nella prima
Lettura, il Vangelo andava diffondendosi tra consolazioni
e difficoltà. Vale la pena di sottolineare le ultime
parole del brano degli Atti degli Apostoli che
abbiamo ascoltato: "I discepoli erano pieni di gioia
e di Spirito Santo" (13,52). Malgrado le
incomprensioni e i contrasti, l’apostolo di Cristo non
smarrisce la gioia, anzi è il testimone di quella gioia
che scaturisce dall’essere con il Signore, dall’amore
per Lui e per i fratelli. Nell’odierna Giornata Mondiale
di Preghiera per le Vocazioni, che quest’anno ha come
tema "La vocazione al servizio della Chiesa
comunione", preghiamo perché quanti sono scelti
a così alta missione siano accompagnati dall’orante
comunione di tutti i fedeli.
Preghiamo
perché cresca in ogni parrocchia e comunità cristiana
l’attenzione per le vocazioni e per la formazione dei
sacerdoti: essa inizia in famiglia, prosegue in seminario
e coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salvezza
delle anime. Cari fratelli e sorelle che partecipate a
questa suggestiva celebrazione, e in primo luogo voi,
parenti, familiari e amici di questi 22 Diaconi che tra
poco saranno ordinati presbiteri! Attorniamoli, questi
nostri fratelli nel Signore, con la nostra spirituale
solidarietà. Preghiamo perché siano fedeli alla missione
a cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a
rinnovare ogni giorno a Dio il loro "sì", il
loro "eccomi" senza riserve. E chiediamo al
Padrone della messe, in questa Giornata per le Vocazioni,
che continui a suscitare molti e santi presbiteri,
totalmente dediti al servizio del popolo cristiano.
In questo
momento tanto solenne e importante della vostra esistenza,
è ancora a voi, cari Ordinandi, che mi dirigo con
affetto. A voi quest’oggi Gesù ripete: "Non vi
chiamo più servi, ma amici". Accogliete e coltivate
questa divina amicizia con "amore eucaristico"!
Vi accompagni Maria, celeste Madre dei Sacerdoti; Lei, che
sotto la Croce si è unita al Sacrificio del suo Figlio e,
dopo la risurrezione, nel Cenacolo ha accolto insieme con
gli Apostoli e con gli altri discepoli il dono dello
Spirito, aiuti voi e ciascuno di noi, cari fratelli nel
Sacerdozio, a lasciarci trasformare interiormente dalla
grazia di Dio. Solo così è possibile essere immagini
fedeli del Buon Pastore; solo così si può svolgere con
gioia la missione di conoscere, guidare e amare il gregge
che Gesù si è acquistato a prezzo del suo sangue. Amen!
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