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VISITA
ALL'OSPEDALE DEL SOVRANO ORDINE DI MALTA |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 2 dicembre 2007
La
visita del Papa, stamane, all’ospedale romano di “San
Giovanni Battista” del Sovrano Militare Ordine di Malta,
con una commovente cerimonia
Commovente
celebrazione stamane presieduta dal Papa in visita
all’ospedale romano di “San Giovanni Battista” del
Sovrano Militare Ordine di Malta. Benedetto XVI ha
consegnato idealmente alla comunità cristiana di Roma,
l’Enciclica “Spe salvi” (Salvi nella speranza),
rivolto in particolare a tutti quanti “sono a diretto
contatto con la sofferenza e la malattia”. Ad accogliere
il Santo Padre al suo arrivo nel presidio sanitario, sorto
intorno agli anni ’70 nella zona della Magliana, sono
stati il Principe e Gran Maestro dell’Ordine, Fra’
Andrew Bertie e i cardinali Camillo Ruini, vicario
generale per la Diocesi di Roma, e Pio Laghi, Patrono
dell’Ordine melitense. Il servizio di Roberta Gisotti:
In un clima carico di emozione, ad accogliere Benedetto
XVI per la Santa Messa - celebrata alle 9 in un padiglione
coperto dell’ospedale - circa 350 fedeli, decine di
malati in sedia a rotelle, insieme ai loro familiari, ai
medici, agli infermieri, alle autorità. “Andiamo con
gioia incontro al Signore”, ha sollecitato il Papa, in
questa prima domenica di Avvento, “tempo di attesa”,
“tempo di speranza”, quella “speranza cristiana”,
cui ha ricordato di avere dedicato la sua seconda
Enciclica, che inizia con le parole “Spe salvi facti
sumus”, nella speranza siamo stati salvati.
“Noi abbiamo bisogno delle speranze – più
piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci
mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che
deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa
grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia
l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da
soli, non possiamo raggiungere”
E, il Papa ha scelto “questa casa nella quale
si lotta contro la malattia, sorretti dalla solidarietà”
“per consegnare idealmente l’Enciclica alla comunità
cristiana di Roma”.
"È un testo che vi invito ad approfondire, per
trovarvi le ragioni di quella “speranza affidabile, in
virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro
presente: … anche un presente faticoso”
Ha assicurato il Santo Padre la sua “quotidiana
preghiera” per i “cari malati” e i loro parenti che
“condividono ansie e speranze” e li ha invitati “a
trovare in Gesu sostegno e conforto e a non perdere mai la
fiducia”.
“Nella prova e nella malattia Dio ci visita
misteriosamente e, se ci abbandoniamo alla sua volontà,
possiamo sperimentare la potenza del suo amore. Gli
ospedali e le case di cura, proprio perché abitati da
persone provate dal dolore, possono diventare luoghi
privilegiati dove testimoniare l’amore cristiano che
alimenta la speranza e suscita propositi di fraterna
solidarietà.”
Ha quindi sottolineato la missione precipua di quest’ospedale,
“dove al centro delle preoccupazioni di tutti sta
l’accoglienza amorevole e qualificata dei pazienti, la
tutela della loro dignità e l’impegno a migliorarne la
qualità della vita”. Ha ricordato il Papa come la
Chiesa nei secoli “si è resa particolarmente
‘prossima’ a color che soffrono”, cosi anche il
Sovrano Militare Ordine di Malta, “fin dagli inizi si è
dedicato all’assistenza ai pellegrini in Terra Santa
mediante un Ospizio-Infermeria”, “mentre perseguiva il
fine della difesa della cristianità si prodigava nel
curare i malati, specialmente quelli poveri ed
emarginati”.
Poi il Papa si è rivolto a tutti quanti operano
nell’ospedale, tra cui numerosi volontari:
“In ogni malato, chiunque esso sia,
sappiate riconoscere e servire Cristo stesso; fategli
percepire, con i vostri gesti e le vostre parole, i segni
del suo amore misericordioso”.
Infine il richiamo al Natale che si approssima: “Non
si stanca mai Gesù – ha detto Benedetto XVI – di
visitarci continuamente negli eventi di ogni giorno”.
“Solo chi è desto non è colto alla sprovvista”.
“Che non vi succeda” – ha ammonito il Papa –
“quel che avvenne al tempo di Noè, quando gli uomini
mangiavano e bevevano spensieratamente, e furono colti
impreparati dal diluvio”.
“Che cosa il Signore vuole farci
comprendere con questo ammonimento, se non che non
dobbiamo lasciarci assorbire dalle realtà e
preoccupazioni materiali sino al punto da restarne
irretiti? Ma viviamo sotto gli occhi del Signore, cosicché
ogni giorno può essere presente. Se viviamo cosi il mondo
diventa migliore”.
Prepariamo dunque “a rivivere con fede - ha
concluso il Santo Padre – il mistero della nascita del
Redentore”.
Dopo la Santa Messa il Santo Padre ha proseguito la sua
visita nell’Ospedale San Giovanni Battista, tra i
degenti ricoverati nell’“Unità di risveglio”, una
struttura d’avanguardia specializzata nella cura dei
pazienti usciti dal coma. L’ospedale, specializzato per
la neuroriabilitazione motoria, specie di pazienti post
ictus e post traumatizzati, dispone in totale di 240 posti
letto, oltre un Day Hospital che ha accolto lo scorso anno
1700 pazienti. La cronaca del toccante incontro del Papa
con i malati di questo piccolo reparto del risveglio, nel
servizio di Adriano Monti Buzzetti:
In gergo lo chiamano il "Repartino":
una quindicina di letti, équipe super-specializzata,
vocazione al servizio e terapie d'avanguardia. Tutto per
gestire al meglio quella specie di "seconda
nascita" che è il risveglio dal coma: una fase
delicatissima in cui i concetti e le sensazioni più
elementari – il freddo e il caldo, l'acqua sulla pelle,
persino l'idea stessa di possedere un corpo – sono tanti
impegnativi esami da superare per riconquistare se stessi.
In questo scenario di sfide e di speranza, fatto di ritmi
metodici scanditi ogni giorno da cure ed esercizi, la
visita di Benedetto XVI irrompe come qualcosa di
sorprendente e straordinario. Molti pazienti possono
comunicare solo con un battito di ciglia, o a volte un
abbozzo di sorriso. Ma con il Papa non c'è bisogno di
molte parole: è sufficiente una carezza, il messaggio
universale di due mani che si stringono, la presenza
amorevole di quella figura vestita di bianco che in
compagnia del Gran Maestro dell'Ordine di Malta, fra
Andrew Bertie, passa presso ogni letto guardando tutti,
considerando tutti, fermandosi a parlare con familiari e
parenti. Davanti a lui la giovane vittima di un incidente
stradale e l'anziano colpito da ictus, fianco a fianco
nella grande battaglia per la salute. All'Ospedale, eredità
tangibile in Italia dei 9 secoli di fedeltà dell'Ordine
di Malta alla causa del malato, il Pontefice dona una
casula viola per i sacerdoti che ogni giorno vi celebrano
la Messa. Alla dottoressa Zylbermann, responsabile del
reparto, ai medici e agli infermieri, un unico corale
incoraggiamento: "in ogni malato sappiate servire
Cristo, con i vostri gesti fategli sentire il suo
amore".
OMELIA DEL
SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle!
"Andiamo
con gioia incontro al Signore". Queste parole, che
abbiamo ripetuto nel ritornello del Salmo responsoriale,
interpretano bene i sentimenti che occupano il nostro
cuore quest’oggi, prima domenica di Avvento. La ragione
per cui possiamo andare avanti con gioia, come ci ha
esortato a fare l’apostolo Paolo, sta nel fatto che è
ormai vicina la nostra salvezza. Il Signore viene! Con
questa consapevolezza intraprendiamo l’itinerario
dell’Avvento, preparandoci a celebrare con fede
l’evento straordinario del Natale del Signore. Durante
le prossime settimane, giorno dopo giorno, la liturgia
offrirà alla nostra riflessione testi dell’Antico
Testamento, che richiamano quel vivo e costante desiderio
che tenne desta nel popolo ebraico l’attesa della venuta
del Messia. Vigili nella preghiera, cerchiamo anche noi di
preparare il nostro cuore ad accogliere il Salvatore che
verrà a mostrarci la sua misericordia e a donarci la sua
salvezza.
Proprio
perché tempo di attesa, l’Avvento è tempo di speranza
ed alla speranza cristiana ho voluto dedicare la mia
seconda Enciclica presentata l’altro ieri ufficialmente:
essa inizia con le parole rivolte da san Paolo ai
cristiani di Roma: "Spe salvi facti sumus - nella
speranza siamo stati salvati" (8,24).
Nell’Enciclica scrivo tra l’altro che "noi
abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più
grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in
cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare
tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza
può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può
proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo
raggiungere" (n. 31). La certezza che solo Dio può
essere la nostra salda speranza animi tutti noi, raccolti
stamane in questa casa nella quale si lotta contro la
malattia, sorretti dalla solidarietà. E vorrei profittare
della mia visita al vostro ospedale, gestito
dall’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano
Militare Ordine di Malta, per consegnare idealmente
l’Enciclica alla comunità cristiana di Roma e, in
particolare, a coloro che, come voi, sono a diretto
contatto con la sofferenza e la malattia. È un testo che
vi invito ad approfondire, per trovarvi le ragioni di
quella "speranza affidabile, in virtù della quale
noi possiamo affrontare il nostro presente: … anche un
presente faticoso" (n. 1).
Cari
fratelli e sorelle, "il Dio della speranza che ci
riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza
dello Spirito Santo, sia con tutti voi!". Con
quest’augurio che il sacerdote rivolge all’assemblea
all’inizio della Santa Messa, vi saluto cordialmente.
Saluto, in primo luogo, il Cardinale Vicario Camillo Ruini
e il Cardinale Pio Laghi, Patrono del Sovrano Militare
Ordine di Malta, i Presuli e i sacerdoti presenti, i
cappellani e le suore che qui prestano il loro servizio.
Saluto con deferenza Sua Altezza Eminentissima Frà Andrew
Bertie, Principe e Gran maestro del Sovrano Militare
Ordine di Malta, che ringrazio per i sentimenti espressi a
nome della Direzione, del personale amministrativo,
sanitario e infermieristico e di quanti prestano in
diversi modi la loro opera nell’ospedale. Estendo il mio
saluto alle distinte Autorità, con un particolare
pensiero per il Dirigente sanitario, come anche per il
Rappresentante dei malati, ai quali va il mio
ringraziamento per le parole che mi hanno rivolto
all’inizio della Celebrazione.
Ma il
saluto più affettuoso è per voi, cari malati e per i
vostri familiari, che con voi condividono ansie e
speranze. Il Papa vi è spiritualmente vicino e vi
assicura la sua quotidiana preghiera; vi invita a trovare
in Gesù sostegno e conforto e a non perdere mai la
fiducia. La liturgia dell’Avvento ci ripeterà lungo le
prossime settimane di non stancarci d’invocarlo; ci
esorterà ad andargli incontro, sapendo che Egli stesso
costantemente viene a visitarci. Nella prova e nella
malattia Dio ci visita misteriosamente e, se ci
abbandoniamo alla sua volontà, possiamo sperimentare la
potenza del suo amore. Gli ospedali e le case di cura,
proprio perché abitati da persone provate dal dolore,
possono diventare luoghi privilegiati dove testimoniare
l’amore cristiano che alimenta la speranza e suscita
propositi di fraterna solidarietà. Nella Colletta abbiamo
così pregato: "O Dio, suscita in noi la volontà di
andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che
viene". Sì! Apriamo il cuore ad ogni persona,
specialmente se in difficoltà, perché facendo del bene a
quanti sono nel bisogno ci disponiamo ad accogliere Gesù
che in essi viene a visitarci.
E’
quanto voi, cari fratelli e sorelle, cercate di fare in
quest’ospedale dove al centro delle preoccupazioni di
tutti sta l’accoglienza amorevole e qualificata dei
pazienti, la tutela della loro dignità e l’impegno a
migliorarne la qualità della vita. La Chiesa, attraverso
i secoli, si è resa particolarmente "prossima"
a coloro che soffrono. Di questo spirito s’è fatto
partecipe il vostro benemerito Sovrano Militare Ordine di
Malta, che fin dagli inizi si è dedicato all’assistenza
dei pellegrini in Terra Santa mediante un
Ospizio-Infermeria. Mentre perseguiva il fine della difesa
della cristianità, il Sovrano Ordine di Malta si
prodigava nel curare i malati, specialmente quelli poveri
ed emarginati. Testimonianza di quest’amore fraterno è
anche quest’ospedale che, sorto intorno agli anni 70 del
secolo scorso, è diventato oggi un presidio di alto
livello tecnologico e una casa di solidarietà, dove
accanto al personale sanitario operano con generosa
dedizione numerosi volontari.
Cari
Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, cari
medici, infermieri e quanti qui lavorate, voi tutti siete
chiamati a rendere un importante servizio agli ammalati e
alla società, un servizio che esige abnegazione e spirito
di sacrificio. In ogni malato, chiunque esso sia, sappiate
riconoscere e servire Cristo stesso; fategli percepire,
con i vostri gesti e le vostre parole, i segni del suo
amore misericordioso. Per compiere bene questa
"missione", cercate, come ci ricorda san Paolo
nella seconda Lettura, di "indossare le armi della
luce" (Rm 13, 12), che sono la Parola di Dio,
i doni dello Spirito, la grazia dei Sacramenti, le virtù
teologali e cardinali; lottate contro il male ed
abbandonate il peccato che rende tenebrosa la nostra
esistenza. All’inizio di un nuovo anno liturgico,
rinnoviamo i nostri buoni propositi di vita evangelica.
"E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno" (Rm
13,11), esorta l’Apostolo; è tempo cioè di
convertirsi, di destarsi dal letargo del peccato, per
disporsi fiduciosi ad accogliere "il Signore che
viene". Per questo, l’Avvento è tempo di preghiera
e di vigile attesa.
Alla
"vigilanza", che tra l’altro è la parola
chiave di tutto questo periodo liturgico, ci esorta la
pagina evangelica proclamata poco fa: "Vegliate
dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore
vostro verrà" (Mt 24,42). Gesù, che nel
Natale è venuto tra noi e tornerà glorioso alla fine dei
tempi, non si stanca di visitarci continuamente, negli
eventi di ogni giorno. Ci chiede e ci avverte di
attenderlo vegliando, poiché la sua venuta non può
essere programmata o pronosticata, ma sarà
improvvisa e imprevedibile. Solo chi è desto non è colto
alla sprovvista. Che non vi succeda, Egli avverte, quel
che avvenne al tempo di Noè, quando gli uomini mangiavano
e bevevano spensieratamente, e furono colti impreparati
dal diluvio (cfr Mt 24,37-38). Che cosa il Signore
vuole farci comprendere con questo ammonimento, se non che
non dobbiamo lasciarci assorbire dalle realtà e
preoccupazioni materiali sino al punto da restarne
irretiti?
"Vegliate
dunque…". Ascoltiamo l’invito di Gesù nel
Vangelo e prepariamoci a rivivere con fede il mistero
della nascita del Redentore, che ha riempito l’universo
di gioia; prepariamoci ad accogliere il Signore nel suo
incessante venirci incontro negli eventi della vita, nella
gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia;
prepariamoci ad incontrarlo nell’ultima sua definitiva
venuta. Il suo passaggio è sempre fonte di pace e, se la
sofferenza, retaggio dell’umana natura, diventa talora
quasi insopportabile, con l’avvento del Salvatore
"la sofferenza – senza cessare di essere sofferenza
– diventa nonostante tutto canto di lode" (Enc. Spe
salvi, 37). Confortati da questa parola,
proseguiamo la Celebrazione eucaristica, invocando sui
malati, sui familiari e su quanti lavorano in quest’ospedale
e sull’intero Ordine dei Cavalieri di Malta la materna
protezione di Maria, Vergine dell’attesa e della
speranza.
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