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UDIENZA AI MEMBRI DELL'ORGANIZZAZIONE EBRAICA INTERNATIONAL JEWISH COMMITTEE ON INTERRELIGIOUS CONSULTATIONS

 

Fonte: Radio Vaticana

RAFFORZARE IL DIALOGO CON GLI EBREI, SULLA SCIA DEL CONCILIO VATICANO II E DI PAPA WOJTYLA: COSI’ BENEDETTO XVI NELL’UDIENZA AI MEMBRI DELL’ORGANIZZAZIONE EBRAICA INTERNATIONAL JEWISH COMMITTEE ON INTERRELIGIOUS CONSULTATIONS. IL PONTEFICE RIBADISCE CHE E’ NECESSARIO PURIFICARE LA MEMORIA E NON DIMENTICARE LA TRAGEDIA DELLA SHOAH

- Con noi, padre Norbert Hofmann - 

Nelle relazioni con gli ebrei, è mia intenzione proseguire sulla strada tracciata da Giovanni Paolo II. E’ quanto ribadito da Benedetto XVI nell’udienza ad una delegazione dell’organizzazione ebraica, International Jewish Committee on Interreligious Consultations (UCIC) di New York, ricevuta nella Sala dei Papi in Vaticano. L’incontro si colloca nell’ambito delle celebrazioni per il 40.mo anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane. Nel suo intervento, il Papa ha sottolineato anche l’importanza di non dimenticare la tragedia della Shoah. All’udienza ha preso parte anche il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione della Santa Sede per i rapporti con l’ebraismo. Commissione che intrattiene con l’UCIC un rapporto di dialogo da 35 anni, organizzando le periodiche riunioni dell’organismo congiunto, il Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico. Il servizio di Alessandro Gisotti: 

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THE HISTORY OF RELATIONS … 

“La storia delle relazioni tra le nostre comunità – esordisce il Papa – è complessa e spesso dolorosa”, tuttavia “sono convinto che il patrimonio spirituale di Cristiani ed Ebrei è fonte di saggezza e ispirazione” per guidarci “ad un futuro di speranza in accordo con il piano divino”. Riecheggiando la dichiarazione conciliare Nostra Aetate, di cui ad ottobre ricorre il 40.mo anniversario, Benedetto XVI ricorda poi come il Concilio Vaticano II esorti cristiani ed ebrei ad una maggiore comprensione reciproca e deplori con forza “ogni manifestazione di odio, persecuzione ed antisemitismo”. Un impegno, afferma il Pontefice, che la Chiesa cattolica si impegna a seguire, “nella sua catechesi e in ogni aspetto della sua vita”. D’altro canto, constata come nei gli anni successivi al Concilio, Paolo VI  e Giovanni Paolo II in particolare, abbiano “compiuto passi significativi per migliorare le relazioni con il popolo ebraico”. 

IT IS MY INTENTION TO CONTINUE ON THIS PATH … 

“E’ mia intenzione continuare su questa strada”, assicura Benedetto XVI che avverte: “il ricordo del passato resta per entrambe le comunità un imperativo morale ed una fonte di purificazione”. Questo imperativo, aggiunge, “deve comprendere una riflessione continua sulle questioni storiche, morali e teologiche” sollevate dalla tragedia dell’Olocausto. Il discorso del Papa si conclude dunque con un’esortazione a rafforzare il dialogo interreligioso “per la costruzione di un mondo riconciliato, sempre più in armonia con la volontà del Creatore”.

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Nel suo indirizzo d’omaggio, il rabbino Israel Singer, presidente dell’organizzazione ebraica, ha espresso l’auspicio che cristiani ed ebrei possano lavorare assieme per un futuro di pace. Una relazione speciale, quella tra il Pontefice e la comunità ebraica. Tra i primi messaggi inviati da Benedetto XVI, dopo l’elezione a Pontefice, c’è proprio quello al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. “Confido nell’aiuto dell’Altissimo per continuare il dialogo e rafforzare la collaborazione con i figli e le figlie del popolo ebraico”, scriveva Papa Joseph Ratzinger a poche ore dall’elezione alla Cattedra di Pietro. D’altro canto, gli ebrei sono i primi non cristiani ad essere ricevuti in udienza da Benedetto XVI. A sottolineare questo aspetto è padre Norbert Hofmann, segretario della Pontificia Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, intervistato da Ludwig Waldmüller: 

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Benedetto XVI ha scritto un articolo, quando era ancora cardinale, nel dicembre 2000, su “L’Osservatore Romano”, dicendo che noi come cristiani abbiamo un rapporto particolare con l’ebraismo. Noi cristiani abbiamo radici ebraiche; la nostra relazione con l’ebraismo non è paragonabile con la relazione con le altre religioni. Quindi, secondo me, è giustificato che il nuovo Papa riceva come prima delegazione, gli ebrei.

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Radio Vaticana, 9 giugno 2005

 

 

 

 

 

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