Radio
Vaticana 11 dicembre 2008
Presentato
il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale
della pace 2009. Annunciata la prossima pubblicazione
dell'enciclica sociale del Papa
“Combattere
la povertà, costruire la pace” è il titolo del
Messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace del
primo gennaio 2009, presentato questa mattina nella Sala
Stampa vaticana, alla presenza dei vertici del Pontificio
Consiglio Giustizia e Pace, il cardinale Renato Raffaele
Martino e l'arcivescovo Giampaolo Crepaldi. La sintesi del
documento, nel servizio di Sergio Centofanti:
Il
dramma della miseria che calpesta i diritti di centinaia
di milioni di persone, favorendo o aggravando i
conflitti, “s’impone alla coscienza dell’umanità”.
E il Papa invita a combattere la povertà nel mondo per
costruire la pace. Ma bisogna percorrere una strada:
cambiare “gli stili di vita, i modelli di produzione e
di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi
reggono la società”. Non si tratta di un’operazione
puramente esteriore: è necessario infatti “abbandonare
la mentalità che considera i poveri (…) come un
fardello e come fastidiosi importuni che pretendono di
consumare quanto altri hanno prodotto”: occorre
“guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di
essere tutti partecipi di un unico progetto divino, quello
della vocazione a costituire un’unica famiglia”. Denel
resto,“l’avidità e la ristrettezza di orizzonti”
creano quei “sistemi ingiusti” che “prima o poi
prestano il conto a tutti. Solo la stoltezza - afferma il
Papa - può (…) indurre a costruire una casa dorata, ma
con attorno il deserto o il degrado”.
Benedetto XVI denuncia “un aumento del divario tra
ricchi e poveri”, l’attuale crisi alimentare
“caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo,
quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni
speculativi”, “lo scandalo della sproporzione
esistente tra i problemi della povertà e le misure”
predisposte “per affrontarli” e di fronte a questo
“l’accrescimento della spesa militare” che
“rischia di accelerare una corsa agli armamenti”
provocando “sacche di sottosviluppo e di
disperazione”. Inoltre, il divario tecnologico,
l’esclusione dai flussi commerciali mondiali e le
dinamiche dei prezzi, aumentano ancora di più le distanze
tra nord e sud: i Paesi poveri, in particolare quelli
africani, soffrono di “una doppia marginalizzazione”:
hanno i redditi più bassi e i prezzi dei loro prodotti
agricoli e delle loro materie prime crescono meno
velocemente dei prodotti industriali dei Paesi ricchi. Il
Papa rileva poi “i contraccolpi negativi di un sistema
di scambi finanziari (…) basati su una logica di
brevissimo termine” che non considera il bene comune ed
è pericoloso “per tutti, anche per chi riesce a
beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria”.
C’è poi la preoccupazione per le malattie pandemiche
come la malaria, la tubercolosi e l’Aids: la comunità
internazionale fa ancora troppo poco per combatterle e
talora i Paesi colpiti sono obbligati dai “ricatti di
chi condiziona gli aiuti economici all’attuazione di
politiche contrarie alla vita”. Per quanto riguarda
l’Aids, il Papa invita a “farsi carico di campagne che
educhino specialmente i giovani a una sessualità
rispondente alla dignità della persona; iniziative poste
in atto in tal senso - spiega - hanno già dato frutti
significativi” facendone diminuire la diffusione.
Necessario poi l’accesso alle medicine da parte dei più
poveri con “un’applicazione flessibile delle regole
internazionali della proprietà intellettuale”.
Il Messaggio, riferendosi a quanti mettono in relazione
povertà e sviluppo demografico, lancia una forte critica
alle “campagne di riduzione delle nascite, condotte a
livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né
della dignità della donna né del diritto dei coniugi a
scegliere responsabilmente il numero dei figli e spesso,
cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto
alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in
nome della lotta alla povertà - scrive il Pontefice -
costituisce in realtà l’eliminazione dei più poveri
tra gli esseri umani”. Benedetto XVI offre quindi un
dato oggettivo: il fatto che negli ultimi anni sono usciti
dalla povertà Paesi caratterizzati “da un notevole
incremento demografico” affacciandosi “sulla scena
internazionale come nuove potenze economiche”
realizzando “un rapido sviluppo proprio grazie
all’elevato numero dei loro abitanti”. “In altri
termini - nota il Papa - la popolazione sta confermandosi
come una ricchezza e non come un fattore di povertà”.
Il documento sottolinea poi un dato agghiacciante:
quasi la metà dei poveri di tutto il mondo è costituita
da bambini. E invita a difendere l’istituto familiare
perché “quando la famiglia si indebolisce i danni
ricadono inevitabilmente sui bambini”. Così come dove
“non è tutelata la dignità della donna e della mamma,
a risentirne sono ancora principalmente i figli”.
Cosa fare? La globalizzazione - afferma il Papa - deve
essere guidata dalla solidarietà, perché “da sola è
incapace di costruire la pace e in molti casi, anzi, crea
divisioni e conflitti”. Occorre “lottare contro la
criminalità” e “investire nella formazione delle
persone” sviluppando “in modo integrato una specifica
cultura dell’iniziativa”. Infatti “le politiche
marcatamente assistenzialiste” - si precisa - sono
“all’origine di molti fallimenti nell’aiuto ai Paesi
poveri”. Bisogna dare anche più spazio alla società
civile. Ma, in ultima istanza - conclude Benedetto XVI -
“la lotta alla povertà ha (…) bisogno di uomini e
donne che vivano in profondità la fraternità”
scorgendo nei poveri il volto di Cristo.
Molte le domande e molti i temi sollevati dai giornalisti
in Sala Stampa Vaticana, al termine della presentazione
del Messaggio del Papa. La sintesi nel servizio di Amedeo
Lomonaco:
Presentando il messaggio del Papa, il cardinale Martino
ha sottolineato che la disparità tra ricchi e poveri è
un problema che si impone alla coscienza dell’umanità,
poiché “le condizioni in cui versa un gran numero di
persone sono tali da compromettere l’autentico e
armonico progresso della comunità mondiale”. A questa
disparità - ha fatto notare il cardinale - si aggiungono
povertà immateriali:
“Nelle società cosiddette ricche e
progredite esistono ampi fenomeni di povertà relazionale,
morale e spirituale. Molte persone sono alienate e vivono
forme di disagio nonostante il generale benessere
economico”.
Sul piano morale la relazione tra povertà e malattie
pandemiche non può prescindere da due priorità: la
necessità di mettere medicine e cure necessarie a
disposizione dei popoli poveri e l’urgenza di approntare
campagne di educazione a una sessualità pienamente
rispondente alla dignità della persona. Un’altra
relazione, quella tra disarmo e sviluppo - ha osservato il
porporato - è ricca di implicazioni morali:
“Il Santo Padre invita gli Stati a fare sincera
autocritica. Richiesta molto fondata, perché la spesa
militare mondiale del 2007 è stata pari a 1339 miliardi
di dollari”.
Un altro nodo segnalato dal Santo Padre è quello che
riguarda l’attuale crisi alimentare:
“Tale crisi è caratterizzata non da insufficienza di
cibo, ma dalla mancanza di un assetto di istituzioni
politiche ed economiche in grado di fronteggiare le
necessità e le emergenze”.
Per rispondere a queste emergenze occorre riscoprire la
legge naturale, quel “codice etico comune” che
consente di dare senso al comune impegno per costruire la
pace. Applicare correttamente questo codice - ha osservato
il cardinale Martino - significa anche saper interpretare
l’attuale fenomeno della globalizzazione:
“La marginalizzazione dei poveri del pianeta e le
tristi condizioni della loro esistenza possono trovare
nella globalizzazione validi strumenti di riscatto solo se
ogni uomo sentirà quelle ingiustizie e quelle violazioni
dei diritti umani come se fossero subite da lui stesso”.
La presentazione del messaggio del Papa è stata anche
l’occasione per affrontare vari temi legati
all’attualità. Rispondendo ad un giornalista sulla
possibile pubblicazione, in tempi brevi, di una nuova
enciclica papale, il cardinale Martino ha affermato:
“Aspettiamo tutti l’enciclica e speriamo che possa
essere pubblicata ai primi dell’imminente nuovo anno.
Immagino che questi argomenti presenti nel messaggio per
la pace, saranno sviluppati ancora con più estensione
nella nuova enciclica”.
Un giornalista ha poi chiesto se la battaglia della
Chiesa contro il flagello dell’Aids potrebbe essere più
credibile riconoscendo l’efficacia sanitaria del
preservativo. Mons. Giampaolo Crepaldi ha così risposto:
“In Africa mancano molte cose. Delle volte manca
tutto ma non mancano i preservativi. L’esercizio della
sessualità non va staccato dalla persona. La sessualità
non è un atto meccanico, ma deve essere veramente
un’esperienza della persona. Quindi, la grande sfida è
quella di sviluppare la persona in tutti i suoi elementi,
in tutte le sue componenti”.
E’ stato infine richiesto un ulteriore chiarimento
sul progetto di risoluzione per la depenalizzazione
dell’omosessualità. Padre Fedrico Lombardi, direttore
della Sala Stampa vaticana, ha ricordato la posizione
della Chiesa:
“La Chiesa, certamente, è per una depenalizzazione,
decriminalizzazione dell’omosessualità: non è per un
riconoscere delle leggi penali che considerino, come un
crimine, l’omosessualità. Allo stesso tempo, non
ritiene che tutti gli orientamenti sessuali vadano esposti
esattamente sullo stesso piano, in tutte le situazioni,
rispetto a tutte le norme”.
MESSAGGIO DI SUA
SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2009
COMBATTERE LA POVERTÀ, COSTRUIRE LA
PACE
1. Anche
all'inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a
tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio
Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà,
costruire la pace. Già il mio venerato predecessore
Giovanni Paolo II, nel Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva
sottolineato le ripercussioni negative che la situazione
di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla
pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori
che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A
loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni
di povertà. « S'afferma... e diventa sempre più grave
nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un'altra
seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere
popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà.
La disparità tra ricchi e poveri s'è fatta più
evidente, anche nelle nazioni economicamente più
sviluppate. Si tratta di un problema che s'impone alla
coscienza dell'umanità, giacché le condizioni in cui
versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la
nativa dignità e da compromettere, conseguentemente,
l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale
» [1].
2. In
questo contesto, combattere la povertà implica
un'attenta considerazione del complesso fenomeno della
globalizzazione. Tale considerazione è importante già
dal punto di vista metodologico, perché suggerisce di
utilizzare il frutto delle ricerche condotte dagli
economisti e sociologi su tanti aspetti della povertà. Il
richiamo alla globalizzazione dovrebbe, però, rivestire
anche un significato spirituale e morale, sollecitando a
guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di essere
tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della
vocazione a costituire un'unica famiglia in cui tutti –
individui, popoli e nazioni – regolino i loro
comportamenti improntandoli ai principi di fraternità e
di responsabilità.
In tale
prospettiva occorre avere, della povertà, una visione
ampia ed articolata. Se la povertà fosse solo materiale,
le scienze sociali che ci aiutano a misurare i fenomeni
sulla base di dati di tipo soprattutto quantitativo,
sarebbero sufficienti ad illuminarne le principali
caratteristiche. Sappiamo, però, che esistono povertà
immateriali, che non sono diretta e automatica conseguenza
di carenze materiali. Ad esempio, nelle società ricche e
progredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà
relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone
interiormente disorientate, che vivono diverse forme di
disagio nonostante il benessere economico. Penso, da una
parte, a quello che viene chiamato il « sottosviluppo
morale » [2]
e, dall'altra, alle conseguenze negative del «
supersviluppo » [3].
Non dimentico poi che, nelle società cosiddette « povere
», la crescita economica è spesso frenata da impedimenti
culturali, che non consentono un adeguato utilizzo
delle risorse. Resta comunque vero che ogni forma di
povertà imposta ha alla propria radice il mancato
rispetto della trascendente dignità della persona umana.
Quando l'uomo non viene considerato nell'integralità
della sua vocazione e non si rispettano le esigenze di una
vera « ecologia umana » [4],
si scatenano anche le dinamiche perverse della povertà,
com'è evidente in alcuni ambiti sui quali soffermerò
brevemente la mia attenzione.
Povertà
e implicazioni morali
3. La
povertà viene spesso correlata, come a propria causa,
allo sviluppo demografico. In conseguenza di ciò,
sono in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte
a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi
né della dignità della donna né del diritto dei coniugi
a scegliere responsabilmente il numero dei figli [5]
e spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure
del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini
non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce
in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri
umani. A fronte di ciò resta il fatto che, nel 1981,
circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto
della linea di povertà assoluta, mentre oggi tale
percentuale è sostanzialmente dimezzata, e sono uscite
dalla povertà popolazioni caratterizzate, peraltro, da un
notevole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone
in evidenza che le risorse per risolvere il problema della
povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita
della popolazione. Né va dimenticato che, dalla fine
della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione
sulla terra è cresciuta di quattro miliardi e, in larga
misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di recente si
sono affacciati sulla scena internazionale come nuove
potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo
proprio grazie all'elevato numero dei loro abitanti.
Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con
gli indici di natalità maggiori godono di migliori
potenzialità di sviluppo. In altri termini, la
popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non
come un fattore di povertà.
4. Un
altro ambito di preoccupazione sono le malattie
pandemiche quali, ad esempio, la malaria, la
tubercolosi e l'AIDS, che, nella misura in cui colpiscono
i settori produttivi della popolazione, influiscono
grandemente sul peggioramento delle condizioni generali
del Paese. I tentativi di frenare le conseguenze di queste
malattie sulla popolazione non sempre raggiungono
risultati significativi. Capita, inoltre, che i Paesi
vittime di alcune di tali pandemie, per farvi fronte,
debbano subire i ricatti di chi condiziona gli aiuti
economici all'attuazione di politiche contrarie alla vita.
È soprattutto difficile combattere l'AIDS, drammatica
causa di povertà, se non si affrontano le problematiche
morali con cui la diffusione del virus è collegata.
Occorre innanzitutto farsi carico di campagne che educhino
specialmente i giovani a una sessualità pienamente
rispondente alla dignità della persona; iniziative poste
in atto in tal senso hanno gia dato frutti significativi,
facendo diminuire la diffusione dell'AIDS. Occorre poi
mettere a disposizione anche dei popoli poveri le medicine
e le cure necessarie; ciò suppone una decisa promozione
della ricerca medica e delle innovazioni terapeutiche
nonché, quando sia necessario, un'applicazione flessibile
delle regole internazionali di protezione della proprietà
intellettuale, così da garantire a tutti le cure
sanitarie di base.
5. Un
terzo ambito, oggetto di attenzione nei programmi di lotta
alla povertà e che ne mostra l'intrinseca dimensione
morale, è la povertà dei bambini. Quando la
povertà colpisce una famiglia, i bambini ne risultano le
vittime più vulnerabili: quasi la metà di coloro che
vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da
bambini. Considerare la povertà ponendosi dalla parte dei
bambini induce a ritenere prioritari quegli obiettivi che
li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura
delle madri, l'impegno educativo, l'accesso ai vaccini,
alle cure mediche e all'acqua potabile, la salvaguardia
dell'ambiente e, soprattutto, l'impegno a difesa della
famiglia e della stabilità delle relazioni al suo
interno. Quando la famiglia si indebolisce i danni
ricadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata
la dignità della donna e della mamma, a risentirne sono
ancora principalmente i figli.
6. Un
quarto ambito che, dal punto di vista morale, merita
particolare attenzione è la relazione esistente tra
disarmo e sviluppo. Suscita preoccupazione l'attuale
livello globale di spesa militare. Come ho già avuto modo
di sottolineare, capita che « le ingenti risorse
materiali e umane impiegate per le spese militari e per
gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di
sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e
bisognosi di aiuto. E questo va contro quanto afferma la
stessa Carta delle Nazioni Unite, che impegna la
comunità internazionale, e gli Stati in particolare, a
“promuovere lo stabilimento ed il mantenimento della
pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio
delle risorse umane ed economiche mondiali per gli
armamenti” (art. 26) » [6].
Questo
stato di cose non facilita, anzi ostacola seriamente il
raggiungimento dei grandi obiettivi di sviluppo della
comunità internazionale. Inoltre, un eccessivo
accrescimento della spesa militare rischia di accelerare
una corsa agli armamenti che provoca sacche di
sottosviluppo e di disperazione, trasformandosi così
paradossalmente in fattore di instabilità, di tensione e
di conflitti. Come ha sapientemente affermato il mio
venerato Predecessore Paolo VI, « lo sviluppo è il nuovo
nome della pace » [7].
Gli Stati sono pertanto chiamati ad una seria riflessione
sulle più profonde ragioni dei conflitti, spesso accesi
dall'ingiustizia, e a provvedervi con una coraggiosa
autocritica. Se si giungerà ad un miglioramento dei
rapporti, ciò dovrebbe consentire una riduzione delle
spese per gli armamenti. Le risorse risparmiate potranno
essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e
dei popoli più poveri e bisognosi: l'impegno profuso in
tal senso è un impegno per la pace all'interno della
famiglia umana.
7. Un
quinto ambito relativo alla lotta alla povertà materiale
riguarda l'attuale crisi alimentare, che mette a
repentaglio il soddisfacimento dei bisogni di base. Tale
crisi è caratterizzata non tanto da insufficienza di
cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da
fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di
istituzioni politiche ed economiche in grado di
fronteggiare le necessità e le emergenze. La
malnutrizione può anche provocare gravi danni psicofisici
alle popolazioni, privando molte persone delle energie
necessarie per uscire, senza speciali aiuti, dalla loro
situazione di povertà. E questo contribuisce ad allargare
la forbice delle disuguaglianze, provocando reazioni che
rischiano di diventare violente. I dati sull'andamento
della povertà relativa negli ultimi decenni indicano
tutti un aumento del divario tra ricchi e poveri. Cause
principali di tale fenomeno sono senza dubbio, da una
parte, il cambiamento tecnologico, i cui benefici si
concentrano nella fascia più alta della distribuzione del
reddito e, dall'altra, la dinamica dei prezzi dei prodotti
industriali, che crescono molto più velocemente dei
prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime in
possesso dei Paesi più poveri. Capita così che la
maggior parte della popolazione dei Paesi più poveri
soffra di una doppia marginalizzazione, in termini sia di
redditi più bassi sia di prezzi più alti.
Lotta
alla povertà e solidarietà globale
8. Una
delle strade maestre per costruire la pace è una
globalizzazione finalizzata agli interessi della grande
famiglia umana [8].
Per governare la globalizzazione occorre però una forte
solidarietà globale [9]
tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all'interno dei
singoli Paesi, anche se ricchi. È necessario un « codice
etico comune » [10],
le cui norme non abbiano solo un carattere convenzionale,
ma siano radicate nella legge naturale inscritta dal
Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr Rm
2,14-15). Non avverte forse ciascuno di noi
nell'intimo della coscienza l'appello a recare il proprio
contributo al bene comune e alla pace sociale? La
globalizzazione elimina certe barriere, ma ciò non
significa che non ne possa costruire di nuove; avvicina i
popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di
per sé le condizioni per una vera comunione e
un'autentica pace. La marginalizzazione dei poveri del
pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella
globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà
personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo
e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse. La
Chiesa, che è « segno e strumento dell'intima unione con
Dio e dell'unità di tutto il genere umano », [11]
continuerà ad offrire il suo contributo affinché siano
superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giunga a
costruire un mondo più pacifico e solidale.
9. Nel
campo del commercio internazionale e delle
transazioni finanziarie, sono oggi in atto processi
che permettono di integrare positivamente le economie,
contribuendo al miglioramento delle condizioni generali;
ma ci sono anche processi di senso opposto, che dividono e
marginalizzano i popoli, creando pericolose premesse per
guerre e conflitti. Nei decenni successivi alla seconda
guerra mondiale, il commercio internazionale di beni e di
servizi è cresciuto in modo straordinariamente rapido,
con un dinamismo senza precedenti nella storia. Gran parte
del commercio mondiale ha interessato i Paesi di antica
industrializzazione, con la significativa aggiunta di
molti Paesi emergenti, diventati rilevanti. Ci sono però
altri Paesi a basso reddito, che risultano ancora
gravemente marginalizzati rispetto ai flussi commerciali.
La loro crescita ha risentito negativamente del rapido
declino, registrato negli ultimi decenni, dei prezzi dei
prodotti primari, che costituiscono la quasi totalità
delle loro esportazioni. In questi Paesi, per la gran
parte africani, la dipendenza dalle esportazioni di
prodotti primari continua a costituire un potente fattore
di rischio. Vorrei qui rinnovare un appello perché tutti
i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al
mercato mondiale, evitando esclusioni e marginalizzazioni.
10. Una
riflessione simile può essere fatta per la finanza, che
concerne uno degli aspetti primari del fenomeno della
globalizzazione, grazie allo sviluppo dell'elettronica e
alle politiche di liberalizzazione dei flussi di denaro
tra i diversi Paesi. La funzione oggettivamente più
importante della finanza, quella cioè di sostenere nel
lungo termine la possibilità di investimenti e quindi di
sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa
subisce i contraccolpi negativi di un sistema di scambi
finanziari – a livello nazionale e globale - basati su
una logica di brevissimo termine, che persegue
l'incremento del valore delle attività finanziarie e si
concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di
rischio. Anche la recente crisi dimostra come l'attività
finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente
autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo
termine, del bene comune. L'appiattimento degli obiettivi
degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine
riduce la capacità della finanza di svolgere la sua
funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno
della creazione di nuove opportunità di produzione e di
lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve
e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche
per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia
finanziaria [12].
11. Da
tutto ciò emerge che la lotta alla povertà richiede una
cooperazione sia sul piano economico che su quello
giuridico che permetta alla comunità internazionale e in
particolare ai Paesi poveri di individuare ed attuare
soluzioni coordinate per affrontare i suddetti problemi
realizzando un efficace quadro giuridico per l'economia.
Richiede inoltre incentivi alla creazione di istituzioni
efficienti e partecipate, come pure sostegni per lottare
contro la criminalità e per promuovere una cultura della
legalità. D'altra parte, non si può negare che le
politiche marcatamente assistenzialiste siano all'origine
di molti fallimenti nell'aiuto ai Paesi poveri. Investire
nella formazione delle persone e sviluppare in modo
integrato una specifica cultura dell'iniziativa sembra
attualmente il vero progetto a medio e lungo termine. Se
le attività economiche hanno bisogno, per svilupparsi, di
un contesto favorevole, ciò non significa che
l'attenzione debba essere distolta dai problemi del
reddito. Sebbene si sia opportunamente sottolineato che
l'aumento del reddito pro capite non può
costituire in assoluto il fine dell'azione
politico-economica, non si deve però dimenticare che esso
rappresenta uno strumento importante per raggiungere
l'obiettivo della lotta alla fame e alla povertà
assoluta. Da questo punto di vista va sgomberato il campo
dall'illusione che una politica di pura ridistribuzione
della ricchezza esistente possa risolvere il problema in
maniera definitiva. In un'economia moderna, infatti, il
valore della ricchezza dipende in misura determinante
dalla capacità di creare reddito presente e futuro. La
creazione di valore risulta perciò un vincolo ineludibile,
di cui si deve tener conto se si vuole lottare contro la
povertà materiale in modo efficace e duraturo.
12.
Mettere i poveri al primo posto comporta, infine, che si
riservi uno spazio adeguato a una corretta logica
economica da parte degli attori del mercato
internazionale, ad una corretta logica politica da
parte degli attori istituzionali e ad una corretta
logica partecipativa capace di valorizzare la società
civile locale e internazionale. Gli stessi organismi
internazionali riconoscono oggi la preziosità e il
vantaggio delle iniziative economiche della società
civile o delle amministrazioni locali per la promozione
del riscatto e dell'inclusione nella società di quelle
fasce della popolazione che sono spesso al di sotto della
soglia di povertà estrema e sono al tempo stesso
difficilmente raggiungibili dagli aiuti ufficiali. La
storia dello sviluppo economico del XX secolo insegna che
buone politiche di sviluppo sono affidate alla
responsabilità degli uomini e alla creazione di positive
sinergie tra mercati, società civile e Stati. In
particolare, la società civile assume un ruolo cruciale
in ogni processo di sviluppo, poiché lo sviluppo è
essenzialmente un fenomeno culturale e la cultura nasce e
si sviluppa nei luoghi del civile [13].
13. Come
ebbe ad affermare il mio venerato Predecessore Giovanni
Paolo II, la globalizzazione « si presenta con una
spiccata caratteristica di ambivalenza » [14]
e quindi va governata con oculata saggezza. Rientra in
questa forma di saggezza il tenere primariamente in conto
le esigenze dei poveri della terra, superando lo scandalo
della sproporzione esistente tra i problemi della povertà
e le misure che gli uomini predispongono per affrontarli.
La sproporzione è di ordine sia culturale e politico che
spirituale e morale. Ci si arresta infatti spesso alle
cause superficiali e strumentali della povertà, senza
raggiungere quelle che albergano nel cuore umano, come
l'avidità e la ristrettezza di orizzonti. I problemi
dello sviluppo, degli aiuti e della cooperazione
internazionale vengono affrontati talora senza un vero
coinvolgimento delle persone, ma come questioni tecniche,
che si esauriscono nella predisposizione di strutture,
nella messa a punto di accordi tariffari, nello
stanziamento di anonimi finanziamenti. La lotta alla
povertà ha invece bisogno di uomini e donne che vivano in
profondità la fraternità e siano capaci di accompagnare
persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico
sviluppo umano.
Conclusione
14.
Nell'Enciclica Centesimus
annus, Giovanni Paolo II ammoniva circa la
necessità di « abbandonare la mentalità che considera i
poveri – persone e popoli – come un fardello e come
fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto
altri hanno prodotto ». « I poveri – egli scriveva -
chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni
materiali e di mettere a frutto la loro capacità di
lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più
prospero » [15].
Nell'attuale mondo globale è sempre più evidente che si
costruisce la pace solo se si assicura a tutti la
possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni
di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il
conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a
costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il
degrado. La globalizzazione da sola è incapace di
costruire la pace e, in molti casi, anzi, crea divisioni e
conflitti. Essa rivela piuttosto un bisogno: quello di
essere orientata verso un obiettivo di profonda solidarietà
che miri al bene di ognuno e di tutti. In questo senso, la
globalizzazione va vista come un'occasione propizia per
realizzare qualcosa di importante nella lotta alla povertà
e per mettere a disposizione della giustizia e della pace
risorse finora impensabili.
15. Da
sempre la dottrina sociale della Chiesa si è interessata
dei poveri. Ai tempi dell'Enciclica Rerum
novarum essi erano costituiti soprattutto dagli
operai della nuova società industriale; nel magistero
sociale di Pio
XI, di Pio
XII, di Giovanni
XXIII, di Paolo
VI e di Giovanni
Paolo II sono state messe in luce nuove povertà man
mano che l'orizzonte della questione sociale si allargava,
fino ad assumere dimensioni mondiali [16].
Questo allargamento della questione sociale alla globalità
va considerato nel senso non solo di un'estensione
quantitativa, ma anche di un approfondimento qualitativo
sull'uomo e sui bisogni della famiglia umana. Per questo
la Chiesa, mentre segue con attenzione gli attuali
fenomeni della globalizzazione e la loro incidenza sulle
povertà umane, indica i nuovi aspetti della questione
sociale, non solo in estensione, ma anche in profondità,
in quanto concernenti l'identità dell'uomo e il suo
rapporto con Dio. Sono principi di dottrina sociale che
tendono a chiarire i nessi tra povertà e globalizzazione
e ad orientare l'azione verso la costruzione della pace.
Tra questi principi è il caso di ricordare qui, in modo
particolare, l'« amore preferenziale per i poveri » [17],
alla luce del primato della carità, testimoniato da tutta
la tradizione cristiana, a cominciare da quella della
Chiesa delle origini (cfr At
4,32-36; 1
Cor 16,1; 2 Cor 8-9;
Gal
2,10).
«
Ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi »,
scriveva nel 1891 Leone XIII, aggiungendo: « Quanto alla
Chiesa, essa non lascerà mancare mai e in nessun modo
l'opera sua » [18].
Questa consapevolezza accompagna anche oggi l'azione della
Chiesa verso i poveri, nei quali vede Cristo [19],
sentendo risuonare costantemente nel suo cuore il mandato
del Principe della pace agli Apostoli: « Vos date
illis manducare – date loro voi stessi da mangiare
» (Lc
9,13). Fedele a quest'invito del suo Signore, la
Comunità cristiana non mancherà pertanto di assicurare
all'intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci
di solidarietà creativa non solo per elargire il
superfluo, ma soprattutto per cambiare « gli stili di
vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture
consolidate di potere che oggi reggono le società » [20].
Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di
buona volontà, rivolgo pertanto all'inizio di un nuovo
anno il caldo invito ad allargare il cuore verso le
necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente
possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti
incontestabilmente vero l'assioma secondo cui «
combattere la povertà è costruire la pace ».
Dal
Vaticano, 8 Dicembre 2008
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