Pietro
nacque a Venezia
nel 1418,
ed era un nipote di Papa
Eugenio IV. La sua adozione della carriera
ecclesiastica venne incentivata dall'elezione a Papa
dello zio. Le sue promozioni furono rapide; divenne
cardinale nel 1440
e venne eletto papa all'unanimità il 30
agosto 1464,
come successore di Papa
Pio II.
Il suo
giuramento all'atto di prendere l'ufficio di pontefice
lo obbligava ad abolire il nepotismo
nella Curia,
al fine di migliorarne la moralità, a continare la
guerra ai Turchi, e a indire un concilio ecumenico nel
giro di tre anni. Ma i termini di tale giuramento
vennero modificati da Paolo a sua discrezione, e questa
azione gli fece perdere la fiducia del sacro collegio.
Di
conseguenza, quando nel 1466,
progettando di eliminare gli incarichi ridondanti,
Paolo procedette ad annullare il collegio degli abbreviatori,
la cui funzione era di formulare i documenti pontifici,
sollevò una tempesta di indignazione, in quanto retori
e poeti erano da lungo tempo usi ad acquistare questi
incarichi. Uno di questi, Platina,
scrisse una lettera minacciosa al Papa, e venne
imprigionato ma poi prosciolto; nel 1467
venne imprigionato nuovamente con l'accusa di aver
partecipato ad una congiura contro il Papa, e venne
sottoposto a tortura, essendo accusato, assieme ad altri
abbreviatori, di avere ideali pagani. Per rappresaglia,
Platina, nel suo Vitae pontificum, ritrasse in
modo sfavorevole la personalità di Paolo II.
La
tempra repubblicana ed anti-papale del cronista Stefano
Infessura, rendono i suoi diari una testimonianza
ben informata, anche se lontana dalla neutralità, ma è
certo che benché Paolo fu un oppositore degli umanisti,
non fu secondo a nessuno nel fornire divertimenti al
popolo, e mostrò uno stravagante amore dello splendore.
Per giustizia si deve anche far notare il suo senso di
equità, le sue riforme nell'amministrazione comunale, e
la sua lotta contro la corruzione ufficiale e il
traffico degli incarichi di dignità.
Nella
gestione degli affari pubblici, Paolo mancava di
autorevolezza e il suo pontificato non fu significativo
per la storia italiana.
Nel suo regno comunque, pose termine nel 1465,
al regime predatorio dei conti di Anguillara.
Nella
questione della guerra ai Turchi, l'unico sovrano che
avrebbe potuto prenderne la guida, Re Giorgio
di Podebrad di Boemia,
venne rifiutato dal Papa, e perseguito come eretico
poiché appoggiò la convenzione di Basilea in favore degli
Utraquisti.
Nell'agosto 1465,
Paolo convocò Giorgio davanti al suo tribunale romano,
e quando i Re non si presentò, si alleò con gli insorti in
Boemia,
liberando i sudditi del re dal giuramento di fedeltà.
Nel dicembre 1466,
pronunciò il bando di scomunica
e la sentenza di deposizione contro Re Giorgio.
Quando
alla fine il buon successo del Re stava predisponendo il
pontefice in favore di una riconciliazione, Paolo II morì,
il 22
marzo 1471,
a causa di un attacco di cuore durante un rapporto
sessuale con un paggio.
Dopo la
morte di Paolo II, uno dei suoi successori propose di
chiamarlo Maria Pietissima, per la sua
inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di
nervi. Alcuni commentatori ritengono che il soprannome
fosse invece dovuto alla peculiare inclinazione di Paolo
a indossare paramenti sontuosi e di grande valore. Venne
descritto come "un collezionista di statue,
gioielli, e (dicono) bei giovani", ma le voci sulla
sua presunta omosessualità potrebbero essere state
fatte circolare da suoi oppositori per minarne la
reputazione.