LETTERA DEL
SANTO PADRE AL VESCOVO DI BRESCIA IN OCCASIONE DEL
TRENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI PAPA PAOLO VI ,
08.09.2008
Al Venerato Fratello
LUCIANO MONARI
Vescovo di Brescia
In
occasione del trentesimo anniversario della morte del Papa
Paolo VI, desidero far giungere un cordiale e
beneaugurante saluto a Lei, Venerato Fratello, al
Presbiterio e all'intera comunità diocesana di Brescia,
dalla quale questo mio Predecessore ha ricevuto il dono
della fede ed ha attinto quei grandi valori di pietà,
cultura ed umanità, ai quali ha sempre conformato la sua
esistenza, di Sacerdote, di Vescovo e di Successore di
Pietro. A codesta Chiesa, alla quale fu introdotto da
zelanti Sacerdoti, egli fu sempre legato da un amore mai
sopito e da sentimenti di profonda e sincera riconoscenza,
che non mancò di esprimere in diverse circostanze con
gesti colmi di affetto e di venerazione. Al Servo di Dio
Paolo VI sono anch'io personalmente grato per la fiducia
che ebbe a mostrarmi nominandomi, nel marzo 1977,
Arcivescovo di Monaco di Baviera, e, tre mesi dopo,
annoverandomi nel Collegio Cardinalizio.
Egli fu
chiamato dalla Provvidenza divina a guidare la Chiesa in
un periodo storico segnato da non poche sfide e
problematiche. Nel ripercorrere col pensiero gli anni del
suo pontificato, colpisce l'ardore missionario che lo animò
e che lo spinse ad intraprendere impegnativi viaggi
apostolici anche in nazioni lontane e a compiere gesti di
alta valenza ecclesiale, missionaria ed ecumenica.
Il nome
di questo Pontefice resta legato soprattutto al Concilio
Ecumenico Vaticano II. Il Signore ha voluto che un figlio
della terra bresciana diventasse il timoniere della barca
di Pietro proprio durante la celebrazione dell'Assise
conciliare e negli anni della sua prima attuazione.
Con il
passare degli anni diventa sempre più evidente
l'importanza per la Chiesa e per il mondo del suo
pontificato, come pure l'inestimabile eredità di
magistero e di virtù che egli ha lasciato ai credenti e
all'intera umanità.
Sono
trascorsi 30 anni da quel 6 agosto del 1978, quando nella
residenza estiva di Castel Gandolfo si spegneva Papa Paolo
VI. Era la sera del giorno in cui la Chiesa celebra il
mistero luminoso della Trasfigurazione di Cristo. Nel
testo preparato per l'Angelus del 6 agosto, che non
poté pronunciare, volgendo lo sguardo al Cristo
trasfigurato aveva scritto: «Quel corpo, che si
trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli, è
il corpo di Cristo nostro fratello, ma è anche il nostro
corpo chiamato alla gloria; quella luce che lo inonda è e
sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore.
Siamo chiamati a condividere tanta gloria, perché siamo
"partecipi della natura divina"» (Insegnamenti
di Paolo VI, XVI (1978), 588).
Nel
ricordarne la pia scomparsa, rendo fervide grazie a Dio
per aver donato alla Chiesa un Pastore, fedele testimone
di Cristo Signore, così sinceramente e profondamente
innamorato della Chiesa e così vicino alle attese e alle
speranze degli uomini del suo tempo, auspicando vivamente
che ogni membro del Popolo di Dio sappia onorare la sua
memoria con l'impegno di una sincera e costante ricerca
della verità.
Con tali
sentimenti, mentre invoco la materna protezione della
Vergine Maria, invio di cuore a Lei, venerato Fratello, e
a quanti sono affidati alle sue cure pastorali una
speciale Benedizione Apostolica.
Da Castel
Gandolfo, 26 Luglio 2008
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