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DISCORSO
AI PRESIDENTI DI ARGENTINA E CILE |
Radio
Vaticana, 28 novembre 2009
Il
Papa commemora i 25 anni della pace tra Argentina e Cile
mediata da Papa Wojtyla: un esempio di come evitare la
barbarie della guerra
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Il Palazzo apostolico in Vaticano è stato teatro questa
mattina di una importante cerimonia commemorativa.
Ricevendo in udienza le presidenti di Argentina e Cile,
Cristina Fernández de Kirchner e Michelle Bachelet,
Benedetto XVI ha ricordato i 25 anni trascorsi dalla
storica mediazione di Giovanni Paolo II che, nel 1978,
riuscì a sventare tra i due Stati latinoamericani un
conflitto armato per il controllo di una zona marittima
australe del Sudamerica, strategica per il passaggio tra
l’Oceano Atlantico e il Pacifico. I due capi di Stato si
sono poi recati in preghiera sulla tomba di Papa Wojtyla e
quindi nella Casina Pio IV, in Vaticano, per scoprire una
targa commemorativa alla presenza del cardinale segretario
di Stato, Tarcisio Bertone. La cronaca di Alessandro De
Carolis:
Un braccio di mare a sud della Terra del Fuoco. Cento
anni di contrasti, iniziati alla fine dell’Ottocento,
tra due Paesi per stabilire a chi ne appartenesse la
sovranità e poi la parola alle armi, considerate
l’ultima opzione. Ma non andrà così tra Argentina e
Cile nel 1978. I libri di storia oggi ricordano che il
vero protagonista di una possibile guerra che si trasformò
in pace fu il giovane e neoletto Pontefice, Giovanni Paolo
II, il più tempestivo di tutti a sostituire l’arma
della ragione all’irragionevolezza delle armi. Al
cospetto di folte delegazioni dei due Stati latinomericani,
ricevute in Sala Clementina poco prima delle 12, Benedetto
XVI ha anzitutto ricordato il ruolo e i meriti giocati
nella vicenda dal suo predecessore, che portarono nel 1984
alla firma di un documento ufficiale:
“El Tratado de Paz y de Amistad, y la mediación…
Il Trattato di Pace e Amicizia, e la mediazione che
lo ha reso possibile, è indissolubilmente legato
all'amata figura del Giovanni Paolo II che, mosso da
sentimenti di affetto per quelle care nazioni e in linea
con il suo lavoro instancabile come messaggero e artefice
di pace, non ha esitato ad accettare il compito delicato e
cruciale di essere un mediatore in questa disputa”.
Un compito, ha proseguito il Papa, che Giovanni Paolo
II svolse con successo grazie alla collaborazione di varie
personalità ecclesiali, prima fra tutte quella del
cardinale Samoré, che “seguì - ha detto - tutte le
vicissitudini dei negoziati lunghi e complessi”, e
dell’allora cardinale segretario di Stato, Agostino
Casaroli, oltre che degli esponenti dei due governi.
Venticinque anni dopo, ha osservato Benedetto XVI,
“possiamo constatare con soddisfazione” come questo
evento storico abbia “contribuito positivamente a
rafforzare” in due “Paesi fratelli” sentimenti “di
fraternità e di una più forte cooperazione e
integrazione”. Ma soprattutto, ha soggiunto, il Trattato
di pace:
“…es un ejemplo luminoso de la fuerza…
è un esempio luminoso della forza dello spirito
umano e del desiderio di pace contro la barbarie e
l'irrazionalità della violenza e della guerra come mezzo
per risolvere i contrasti (…) E' pertanto necessario
perseverare in ogni momento con ferma volontà e fino alle
ultime conseguenze nel tentativo di risolvere le
controversie con un reale desiderio di dialogo e di
accordo, attraverso pazienti negoziati e i necessari
impegni, tenendo conto delle giuste rivendicazioni e dei
legittimi interessi di tutti”.
Ciò è possibile, ha affermato il Papa, se chi è
chiamato a servire i cittadini sia sostenuto “da forti
convinzioni morali”, da serenità d’animo e dalla
“costante ricerca del bene comune nazionale, regionale e
mondiale”:
“La consecución de la paz, en efecto, requiere…
Il conseguimento della pace, in effetti, prevede la
promozione di un’autentica cultura della vita, che
rispetti la dignità umana nella sua pienezza, unita al
rafforzamento della famiglia come cellula fondamentale
della società. Richiede anche la lotta alla povertà e la
corruzione, l'accesso a un'istruzione di qualità per
tutti, un sostegno alla crescita economica, il
consolidamento della democrazia e l'eliminazione della
violenza e dello sfruttamento, in particolare contro le
donne e i bambini”.
Lo scambio dei doni ha suggellato l’incontro con il
Papa, quindi le due delegazioni sono scese nelle Grotte
Vaticane per venerare la Tomba di Giovanni Paolo II. A
loro, il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per
la Città del Vaticano, ha rivolto un breve discorso
quindi le due presidenti hanno deposto una corona di fiori
sulla tomba soffermandosi per qualche istante in
raccoglimento. Tra le autorità religiose dei due Paesi
presenti alla cerimonia spiccavano, per il Cile, il
cardinale arcivescovo di Santiago, Francisco Javier
Errazuriz, e il presidente dei vescovi cileni, il vescovo
di Rancagua, Alejandro Goic, mentre per l’Argentina il
vicepresidente della locale Conferenza dei episcopale,
mons. José Maria Arancedo, arcivescovo di Sante Fe de la
Vera Cruz.
Terminata la preghiera, le due delegazioni si sono
trasferite nella Casina Pio IV, dove le presidenti de
Kirchner e Bachelet, alla presenza del cardinale
segretario di Stato, Tarcisio Bertone, hanno preso la
parola per esprime la gratitudine dei loro Paesi per il
dono della pace, specie nei riguardi di chi - come
Giovanni Paolo II e il cardinale Samoré - lavorarono
instancabilmente per raggiungerla. Una targa commemorativa
del 25.mo dell’evento è stata scoperta nella Casina Pio
IV, accompagnata dall'assicurazione da parte del cardinale
Bertone che la Santa Sede continuerà "a offrire il
suo contributo sincero e umile a tutto ciò che aiuti ad
aumentare e consolidare i frutti del Trattato di Pace e di
Amicizia", con "la speranza che il clima di
collaborazione e di accordo raggiunto al sud si diffonda
in tutto il continente e nel mondo”.
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