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DISCORSO
DEL PAPA ALLE UNIVERSITA' CATTOLICHE |
Radio
Vaticana, 19 novembre 2009
Benedetto
XVI alle università cattoliche: il vostro ruolo è
insostituibile, promuovete un sapere capace di orientare
l'uomo a comprendere se stesso
◊ L’importanza del
sapere illuminato dalla fede, ne ha parlato stamane
Benedetto XVI ricevendo in udienza i partecipanti
all’assemblea della Federazione internazionale delle
Università cattoliche, insieme ai rettori, docenti e
studenti dei Pontifici Atenei Romani. Il servizio di Roberta
Gisotti.
“Con gioia” Benedetto XVI ha accolto chi si misura
“con l’impegnativo compito di insegnamento, di studio
e di ricerca al servizio della Chiesa e dell’intera
società”. “Sciat ut serviat”: sapere per servire,
il motto della Federazione internazionale delle Università
cattoliche, nata nel 1924 e riconosciuta dalla Santa Sede
25 anni dopo. Sono passati 60 anni: un’occasione per
evidenziare – ha sottolineato il Papa – “il ruolo
insostituibile” svolto da 400 Facoltà ecclesiastiche ed
oltre 1300 Atenei cattolici, sparsi in tutti i continenti
“per formare persone versate nel sapere, pronte a
testimoniare la loro fede nel mondo e a svolgere compiti
di responsabilità nella società":
“Cari amici il servizio che svolgete è prezioso
per la missione della Chiesa” .
Resta attuale l’urgenza di “superare il divario tra
fede e cultura” – già rilevata 30 anni fa nella
Costituzione apostolica Sapientia Christiana –
consapevoli che “la Rivelazione cristiana – ha
ricordato il Santo Padre - è una forza trasformante,
destinata a permeare i modi di pensare, i criteri di
giudizio, le norme di azione”:
“Nell'odierna società, dove la conoscenza diventa
sempre più specializzata e settoriale, ma è
profondamente segnata dal relativismo, risulta ancora più
necessario aprirsi alla 'sapienza' che viene dal
Vangelo”.
“L'uomo, infatti, è incapace di comprendere
pienamente se stesso e il mondo senza Gesù Cristo”.
“E' importante per tutti, docenti e studenti, non
perdere mai di vista il fine da perseguire, quello cioè
di essere strumento dell'annuncio evangelico”.
In particolare il Papa ha raccomandato che lo studio
delle scienze sacre non sia “mai separato dalla
preghiera, dall’unione con Dio, dalla contemplazione”
ad evitare che le riflessioni sui misteri divini diventino
“un vano esercizio intellettuale”.
Ha lamentato Benedetto XVI “una cultura che manifesta
mancanza di sapienza, di riflessione, di pensiero in grado
di operare una sintesi orientativa". Da qui lo sprone
per le Università cattoliche di promuovere “una nuova
sintesi umanistica”:
“... un sapere che sia sapienza capace di
orientare l'uomo alla luce dei principi primi e dei suoi
fini ultimi, un sapere illuminato dalla fede”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI DOCENTI DEI PONTIFICI ATENEI ROMANI
E AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA GENERALE
DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLE UNIVERSITÀ
CATTOLICHE
Aula Paolo VI
Giovedì, 19 novembre 2009
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
illustri Rettori, Autorità accademiche e Professori,
cari studenti, fratelli e sorelle!
Con gioia
vi accolgo e vi ringrazio di essere convenuti ad Petri
Sedem, per essere confermati nel vostro importante ed
impegnativo compito di insegnamento, di studio e di
ricerca al servizio della Chiesa e dell’intera società.
Ringrazio cordialmente il Cardinale Zenon Grocholewski per
le parole che mi ha rivolto introducendo questo incontro,
nel quale ricordiamo due ricorrenze particolari: il 30.mo
della Costituzione apostolica Sapientia
christiana, promulgata il 15 aprile 1979 dal Servo
di Dio Giovanni Paolo II, e il 60.mo
anniversario del riconoscimento da parte della Santa Sede
dello Statuto della Fédération Internationale des
Universités Catholiques (FIUC).
Sono
lieto di fare memoria insieme con voi di questi
significativi anniversari, che mi offrono l’occasione di
evidenziare ancora una volta il ruolo insostituibile delle
Facoltà ecclesiastiche e delle Università cattoliche
nella Chiesa e nella società. Il Concilio
Vaticano II lo aveva già ben sottolineato nella
Dichiarazione Gravissimum
educationis, quando esortava le Facoltà
ecclesiastiche ad approfondire i vari settori delle
scienze sacre, per avere una conoscenza sempre più
profonda della Rivelazione, per esplorare il tesoro della
sapienza cristiana, favorire il dialogo ecumenico e
interreligioso, e per rispondere ai problemi emergenti in
ambito culturale (cfr n. 11). Lo stesso Documento
conciliare raccomandava di promuovere le Università
cattoliche, distribuendole nelle diverse regioni del mondo
e, soprattutto, curandone il livello qualitativo per
formare persone versate nel sapere, pronte a testimoniare
la loro fede nel mondo e a svolgere compiti di
responsabilità nella società (cfr n. 10). L’invito del
Concilio ha trovato vasta eco nella Chiesa. Oggi vi sono,
infatti, oltre 1.300 Università cattoliche e circa 400
Facoltà ecclesiastiche, diffuse in tutti i continenti,
molte delle quali sono sorte negli ultimi decenni, a
testimonianza di una crescente attenzione delle Chiese
particolari per la formazione degli ecclesiastici e dei
laici alla cultura e alla ricerca.
La
Costituzione apostolica Sapientia
christiana, fin dalle sue prime espressioni,
rileva l’urgenza, ancora attuale, di superare il divario
esistente tra fede e cultura, invitando ad un maggiore
impegno di evangelizzazione, nella ferma convinzione che
la Rivelazione cristiana è una forza trasformante,
destinata a permeare i modi di pensare, i criteri di
giudizio, le norme di azione. Essa è in grado di
illuminare, purificare e rinnovare i costumi degli uomini
e le loro culture (cfr Proemio, I) e deve
costituire il punto centrale dell’insegnamento e della
ricerca, nonché l’orizzonte che illumina la natura e le
finalità di ogni Facoltà ecclesiastica. In questa
prospettiva, mentre viene sottolineato il dovere dei
cultori delle discipline sacre di raggiungere, con la
ricerca teologica, una conoscenza più profonda della
verità rivelata, si incoraggiano, allo stesso tempo, i
contatti con gli altri campi del sapere, per un fruttuoso
dialogo, soprattutto al fine di offrire un prezioso
contributo alla missione che la Chiesa è chiamata a
svolgere nel mondo. Dopo trent’anni, le linee di fondo
della Costituzione apostolica Sapientia
christiana conservano ancora tutta la loro
attualità. Anzi, nell’odierna società, dove la
conoscenza diventa sempre più specializzata e settoriale,
ma è profondamente segnata dal relativismo, risulta
ancora più necessario aprirsi alla “sapienza” che
viene dal Vangelo. L’uomo, infatti, è incapace di
comprendere pienamente se stesso e il mondo senza Gesù
Cristo: Lui solo illumina la sua vera dignità, la sua
vocazione, il suo destino ultimo e apre il cuore ad una
speranza solida e duratura.
Cari
amici, il vostro impegno di servire la verità che Dio ci
ha rivelato partecipa della missione evangelizzatrice che
Cristo ha affidato alla Chiesa: è pertanto un servizio
ecclesiale. Sapientia
christiana cita, al riguardo, la conclusione del
Vangelo secondo Matteo: “Andate dunque e fate discepoli
tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare
tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).
E’ importante per tutti, docenti e studenti, non perdere
mai di vista il fine da perseguire, quello cioè di essere
strumento dell’annuncio evangelico. Gli anni degli studi
ecclesiastici superiori si possono paragonare
all’esperienza che gli Apostoli hanno vissuto con Gesù:
nello stare con Lui hanno appreso la verità, per
diventarne poi annunciatori dappertutto. Al tempo stesso
è importante ricordare che lo studio delle scienze sacre
non va mai separato dalla preghiera, dall’unione con
Dio, dalla contemplazione – come ho richiamato nelle
recenti Catechesi sulla teologia monastica medioevale –
altrimenti le riflessioni sui misteri divini rischiano di
diventare un vano esercizio intellettuale. Ogni scienza
sacra, alla fine, rinvia alla “scienza dei santi”,
alla loro intuizione dei misteri del Dio vivente, alla
sapienza, che è dono dello Spirito Santo, e che è anima
della “fides quaerens intellectum” (cfr Udienza
Generale, 21 ottobre 2009).
La
Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (FIUC)
è nata nel 1924 per iniziativa di alcuni Rettori e
riconosciuta 25 anni dopo dalla Santa Sede. Cari Rettori
delle Università cattoliche, il 60.mo
anniversario dell’erezione canonica di questa vostra
Federazione è un’occasione quanto mai propizia per fare
un bilancio dell’attività svolta e per tracciare le
linee degli impegni futuri.
Celebrare
un anniversario è rendere grazie a Dio che ha guidato i
nostri passi, ma è attingere anche dalla propria storia
ulteriore slancio per rinnovare la volontà di servire la
Chiesa. In questo senso, il vostro motto è un programma
anche per il futuro della Federazione: “Sciat ut
serviat”, sapere per servire. In una cultura che
manifesta una “mancanza di sapienza, di riflessione, di
pensiero in grado di operare una sintesi orientativa” (Enc.
Caritas
in veritate, 31), le Università cattoliche,
fedeli alla propria identità che fa dell’ispirazione
cristiana un punto qualificante, sono chiamate a
promuovere una “nuova sintesi umanistica” (ibid.,
21), un sapere che sia “sapienza capace di orientare
l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini
ultimi” (ibid.,
30), un sapere illuminato dalla fede.
Cari
amici, il servizio che svolgete è prezioso per la
missione della Chiesa. Mentre formulo a tutti sinceri
auguri per l’anno accademico da poco iniziato e per il
pieno successo del Convegno della FIUC, affido ognuno di
voi e le istituzioni che rappresentate alla materna
protezione di Maria Santissima, Sede della Sapienza, e ben
volentieri imparto a voi tutti la Benedizione Apostolica.
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
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