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DISCORSO
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA DELLA CEI (24 MAGGIO 2007) |
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 24 maggio 2007
Benedetto
XVI ai vescovi italiani: la fede cattolica è il fattore
unificante della nazione italiana. Famiglia, vocazioni,
lotta alla povertà e dialogo interreligioso tra i temi
forti affrontati dal Papa
Una forza
viva, radicata nella società, impegnata a promuovere i
valori fondamentali a partire dalla famiglia e dal
sostegno ai più deboli: Benedetto XVI ha descritto, così,
le caratteristiche della Chiesa italiana, nell’udienza
di stamani in Vaticano ai membri della Conferenza
Episcopale Italiana, in occasione della 57.ma assemblea
generale della CEI. All’inizio del suo intervento, il
Papa ha ringraziato il cardinale Camillo Ruini e
l’arcivescovo Angelo Bagnasco, che gli è succeduto
nella carica di presidente dell’episcopato italiano, nel
marzo scorso. Il servizio di Alessandro Gisotti:
In Italia, la “fede è viva”,
“profondamente radicata” e la Chiesa “è una realtà
di popolo, capillarmente vicina alle persone e alle
famiglie”: è la certezza di Benedetto XVI, che nel suo
discorso ai vescovi italiani ha messo l’accento sul
cattolicesimo quale fattore unificante della società
italiana:
"La fede cattolica e la presenza della Chiesa
rimangono il grande fattore unificante di questa amata
Nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il
suo futuro".
Queste “consolanti realtà positive”, ha proseguito
il Papa, non devono far ignorare o sottovalutare le
insidie e difficoltà presenti che “possono crescere con
il passare del tempo e delle generazioni”:
"Avvertiamo quotidianamente, nelle immagini
proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema
delle comunicazioni, ma anche, sebbene in misura diversa,
nella vita e nei comportamenti delle persone, il peso di
una cultura improntata al relativismo morale, povera di
certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado
ingiustificate".
Ecco, allora, “la necessità di un irrobustimento
della formazione cristiana, mediante una catechesi più
sostanziosa”. Benedetto XVI ha così indicato
l’urgenza di mettere costantemente Dio “al centro
della vita” delle comunità”. Ha poi ribadito
l’importanza che va riservata alla cura per le vocazioni
al sacerdozio, “come anche la sollecitudine per la
formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e
operano i sacerdoti”. E in tale contesto, ha evidenziato
che già adesso “il numero troppo esiguo di giovani
sacerdoti” rappresenta “un serio problema per
l’azione pastorale”. Quindi, ha dedicato una parte
cospicua del suo discorso alla famiglia. Ai presuli, ha
ricordato, che hanno “una precisa responsabilità” non
solo verso le Chiese loro affidate, “ma anche verso
l’intera nazione”. Nel “pieno e cordiale rispetto
della distinzione tra Chiesa e politica”, ha detto il
Papa, non “possiamo non preoccuparci” di ciò che è
buono per l’uomo e “in concreto del bene comune
dell’Italia”. Un’attenzione, ha affermato ancora,
che i presuli hanno dimostrato con la Nota sulla famiglia
e le iniziative legislative in materia di unioni di fatto,
approvata dal Consiglio episcopale permanente “in piena
consonanza con il costante insegnamento della Sede
Apostolica”. Benedetto XVI si è così soffermato sul
Family Day:
"La recentissima manifestazione a favore della
famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma
condivisa anche da molti non cattolici, è stata una
grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato
come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel
cuore e nella vita degli italiani. Questo evento ha
certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel
significato e quel ruolo della famiglia nella società che
ha particolarmente bisogno di essere compreso e
riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude
di favorire la felicità delle persone insistendo
unilateralmente sulla libertà dei singoli
individui".
Pertanto, ha aggiunto, “ogni iniziativa dello Stato a
favore della famiglia come tale non può che essere
apprezzata e incoraggiata”. D’altro canto, ha rilevato
che “la medesima attenzione ai veri bisogni della gente
si esprime nel servizio quotidiano alle molte povertà,
antiche e nuove, visibili o nascoste”. E’ un servizio,
ha detto il Papa, “nel quale si prodigano tante realtà
ecclesiali”, dalle Diocesi alle parrocchie, dalla
Caritas a molte altre organizzazioni di volontariato.
Parole corredate da una viva esortazione:
"Insistete, cari Fratelli vescovi, nel
promuovere e animare questo servizio, affinché in esso
risplenda sempre l'autentico amore di Cristo e tutti
possano toccare con mano che non esiste separazione alcuna
tra la Chiesa custode della legge morale, scritta da Dio
nel cuore dell'uomo, e la Chiesa che invita i fedeli a
farsi buoni samaritani, riconoscendo in ciascuna persona
sofferente il proprio prossimo".
Benedetto XVI è, poi, tornato con la memoria al grande
evento ecclesiale di Verona dell’ottobre scorso, che ha
visto riunita la Chiesa italiana. Si tratta ora, ha
affermato, di proseguire il cammino “per rendere
effettivo e concreto quel “grande sì” che Dio in Gesù
Cristo ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano,
alla nostra libertà e alla nostra intelligenza”.
Ancora, ha invitato i presuli ad annunciare Cristo ai
“figli di quei popoli che ora vengono a vivere e
lavorare in Italia”, come anche a quanti si sono
allontanati dalla fede e sono “sottoposti alle tendenze
secolarizzatici che vorrebbero dominare la società e la
cultura” in Italia. Benedetto XVI ha lodato la scelta
dell’episcopato italiano di mettere alla base
dell’impegno missionario “la fondamentale verità che
Gesù Cristo è l’unico Salvatore del mondo”. Citando
la Dominus Iesus, il Papa ha perciò sottolineato
che bisogna avere piena coscienza che “dal mistero di
Gesù Cristo”, “vivo e presente nella Chiesa,
scaturiscono l’unicità e l’universalità salvifica
della rivelazione cristiana”. Il Papa ha inoltre
ribadito “la stima e il rispetto verso le altre
religioni e culture”:
"Non può però diminuire la consapevolezza
dell'originalità, pienezza e unicità della
rivelazione del vero Dio che in Cristo ci è stata
definitivamente donata, e nemmeno può attenuarsi o
indebolirsi la vocazione missionaria della Chiesa. Il
clima culturale relativistico che ci circonda rende sempre
più importante e urgente radicare e far maturare in tutto
il corpo ecclesiale la certezza che Cristo è il nostro
unico Salvatore".
Proprio con questa intenzione, ha aggiunto il
Pontefice, “ho dato recentemente alle stampe” il libro
"Gesù di Nazaret", “libro personalissimo”,
ha detto ancora a braccio, “non del Papa ma di questo
uomo”. Il Pontefice ha anche parlato dell'incontro con i
presuli nelle visite ad Limina. "Per me - ha
confidato - è un bellissimo ricordo questo incontro con
tutti i pastori della Chiesa in Italia. Ho imparato così
la geografia, diciamo, “esteriore”, ma soprattutto la
geografia “spirituale” della bella Italia".
Benedetto XVI non ha poi dimenticato l'appuntamento
con i giovani a Loreto, agli inizi di settembre.
“Sappiamo bene - ha avvertito - che la formazione
cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più
difficile, ma sommamente importante” per la Chiesa.
Andremo, pertanto, a Loreto insieme ai nostri giovani, ha
concluso, “perché la Vergine Maria li aiuti ad
innamorarsi sempre più di Gesù Cristo”.
Dal canto suo, nell’indirizzo d’omaggio, il
presidente della CEI, l’arcivescovo di Genova, Angelo
Bagnasco, ha affermato che oggi “è necessario che si
alzi la voce chiara e ferma della Chiesa, unita attorno a
Pietro, per riaffermare quei principi inviolabili che
devono ispirate la vita personale e pubblica in ogni
tempo”.
DISCORSO DEL
SANTO PADRE
Cari
Fratelli Vescovi italiani,
abbiamo
oggi, in occasione di questa vostra 57a
Assemblea Generale, una nuova e felice opportunità di
incontrarci e di vivere un momento di intensa comunione.
Saluto il vostro nuovo Presidente, Mons. Angelo Bagnasco,
e lo ringrazio di cuore per le gentili parole che mi ha
rivolto a nome di voi tutti. Rinnovo l'espressione
della mia gratitudine al Cardinale Camillo Ruini, che per
tanti anni, in qualità di Presidente, ha servito la
vostra Conferenza. Saluto i tre Vicepresidenti e il
Segretario Generale. Saluto con affetto ciascuno di voi,
rivivendo quei sentimenti di amicizia e di comunione che
ho potuto manifestarvi personalmente in occasione della
vostra Visita ad Limina. Per me è un bellissimo
ricordo questo incontro con tutti i Pastori della Chiesa
in Italia. Ho imparato così la geografia, diciamo,
“esteriore”, ma soprattutto la geografia
“spirituale” della bella Italia. Ho potuto realmente
entrare nell'intimo della vita della Chiesa, dove c'è
ancora tanta ricchezza, tanta vitalità di fede; dove, in
questo nostro difficile periodo, non mancano i problemi,
ma si vede anche che la forza della fede è profondamente
operante nelle anime. Anche laddove la fede appare spenta,
una piccola fiamma rimane; e noi possiamo ravvivarla.
Proprio
della Visita ad Limina che avete compiuto nei mesi
scorsi desidero anzitutto parlarvi, perché essa è stata
per me un grande conforto e un'esperienza di gioia, oltre
che l'occasione per conoscere meglio le vostre persone e
le vostre Diocesi e per condividere con voi le
soddisfazioni e le preoccupazioni che accompagnano la
sollecitudine pastorale. Dall'insieme di questi incontri
con voi sono stato anzitutto confermato nella certezza che
in Italia la fede è viva e profondamente radicata e che
la Chiesa è una realtà di popolo, capillarmente vicina
alle persone e alle famiglie. Vi sono indubbiamente
situazioni differenziate, in questo Paese così ricco di
storia, anche religiosa, e caratterizzato da molteplici
eredità oltre che da diverse condizioni di vita, di
lavoro e di reddito. La fede cattolica e la presenza della
Chiesa rimangono però il grande fattore unificante di
questa amata Nazione ed un prezioso serbatoio di energie
morali per il suo futuro.
Naturalmente
queste consolanti realtà positive non ci portano ad
ignorare o sottovalutare le difficoltà già presenti e le
insidie che possono crescere con il passare del tempo e
delle generazioni. Avvertiamo quotidianamente, nelle
immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal
sistema delle comunicazioni, ma anche, sebbene in misura
diversa, nella vita e nei comportamenti delle persone, il
peso di una cultura improntata al relativismo morale,
povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di
rado ingiustificate. Avvertiamo anche la necessità di un
irrobustimento della formazione cristiana mediante una
catechesi più sostanziosa, per la quale può rendere un
grande servizio il Compendio del Catechismo della
Chiesa Cattolica. Necessario è anche l’impegno
costante di mettere Dio sempre più al centro della vita
delle nostre comunità, dando il primato alla preghiera,
alla personale amicizia con Gesù e quindi alla chiamata
alla santità. In particolare, deve essere grande la cura
per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata,
come anche la sollecitudine per la formazione permanente e
per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti:
specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero
troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso
un serio problema per l’azione pastorale. Insieme a
tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con
umile insistenza al Signore il dono di nuovi e santi
operai per la sua messe (cfr Mt 9,37-38). Sappiamo
che qualche volta il Signore ci fa aspettare, ma sappiamo
anche che chi bussa non lo fa invano. E quindi
continuiamo, con fiducia e con pazienza, a pregare il
Signore affinché ci doni nuovi santi “operai”.
Cari
Fratelli Vescovi, poco prima dell'inizio della Visita ad
Limina questi temi sono stati oggetto del Convegno che
ha visto riunita la Chiesa italiana a Verona. Conservo nel
mio cuore un grande e grato ricordo della giornata che ho
trascorso con voi in quell'occasione e sono felice dei
risultati che nel Convegno sono maturati. Fondamentalmente
si tratta ora di proseguire il cammino, per rendere sempre
più effettivo e concreto quel “grande sì” che Dio in
Gesù Cristo ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore
umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza: in
quel “sì” si riassume il senso stesso del Convegno.
Partire da questo fatto e farlo percepire a tutti —
che, cioè, il cristianesimo è un grande “sì”,
un “sì” che viene da Dio stesso ed è concretizzato
nella Incarnazione del Figlio — mi sembra di
grandissima importanza. Solo se collochiamo la nostra
esistenza cristiana all'interno di questo “sì”, se
penetriamo profondamente nella gioia di questo “sì”,
possiamo poi realizzare la vita cristiana in tutte le
parti della nostra esistenza, anche in quelle difficili
del vivere come cristiani oggi.
Sono
lieto dunque che in questa Assemblea voi abbiate approvato
la Nota pastorale che riprende e rilancia i frutti del
lavoro compiuto nel Convegno. E' molto importante che
quella speranza in Gesù risorto, quello spirito di
comunione e quella volontà di testimonianza missionaria
che hanno animato e sostenuto il cammino preparatorio e
poi la celebrazione del Convegno continuino ad alimentare
la vita e l'impegno multiforme della Chiesa in
Italia.
Il tema
principale della vostra Assemblea si collega, a sua volta,
strettamente con gli obiettivi del Convegno di Verona.
State riflettendo infatti su “Gesù Cristo, unico
Salvatore del mondo: la Chiesa in missione, ad gentes e
tra noi”. Abbracciate dunque, in una
prospettiva di evangelizzazione articolata ma alla fine
giustamente unitaria, perché si tratta sempre di
annunciare e testimoniare il medesimo Gesù Cristo, sia i
popoli che si stanno per la prima volta aprendo alla fede,
sia i figli di quei popoli che ora vengono a vivere e a
lavorare in Italia, sia anche la nostra gente, che a volte
si è allontanata dalla fede ed è comunque sottoposta
alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che
vorrebbero dominare la società e la cultura in questo
Paese e in tutta l'Europa. A tutti e a ciascuno
devono rivolgersi la missione della Chiesa e la nostra
sollecitudine di Pastori: mi pare doveroso ricordarlo
particolarmente in questo cinquantesimo anniversario
dell'Enciclica Fidei donum di Pio XII.
Mi
rallegro che abbiate voluto mettere alla base dell'impegno
missionario la fondamentale verità che Gesù Cristo è
l'unico Salvatore del mondo: la certezza di questa verità
ha fornito infatti, fin dall'inizio, l'impulso
decisivo per la missione cristiana. Anche oggi, come ha
riaffermato la Dichiarazione Dominus Iesus, dobbiamo
avere piena coscienza che dal mistero di Gesù Cristo,
vero Dio e vero uomo, vivo e presente nella Chiesa,
scaturiscono l'unicità e l'universalità salvifica della
rivelazione cristiana e quindi il compito irrinunciabile
di annunciare a tutti, senza stancarsi o rassegnarsi, lo
stesso Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita (Gv
l 4,16). Mi sembra che, se vediamo il panorama della
situazione del mondo di oggi, si può capire — direi
anche umanamente, quasi senza necessità di ricorrere alla
fede — che il Dio che si è dato un volto umano, il Dio
che si è incarnato, che ha il nome di Gesù Cristo e che
ha sofferto per noi, questo Dio è necessario per tutti,
è l'unica risposta a tutte le sfide di questo tempo.
La stima
e il rispetto verso le altre religioni e culture,
con í semi di verità e di bontà che vi sono
presenti e che rappresentano una preparazione al Vangelo,
sono particolarmente necessari oggi, in un mondo che
cresce sempre più assieme. Non può però diminuire la
consapevolezza dell'originalità, pienezza e
unicità della rivelazione del vero Dio che in Cristo ci
è stata definitivamente donata, e nemmeno può attenuarsi
o indebolirsi la vocazione missionaria della Chiesa. Il
clima culturale relativistico che ci circonda rende sempre
più importante e urgente radicare e far maturare in tutto
il corpo ecclesiale la certezza che Cristo, il Dio dal
volto umano, è il nostro vero e unico Salvatore. Il libro
“Gesù di Nazaret” — un libro personalissimo, non
del Papa ma di quest'uomo — è scritto con questa
intenzione: che possiamo di nuovo, con il cuore e con la
ragione, vedere che Cristo è realmente Colui che il cuore
umano attende.
Cari
Fratelli, come Vescovi italiani voi avete una precisa
responsabilità non solo verso le Chiese a voi affidate ma
anche verso l'intera Nazione. Nel pieno e cordiale
rispetto della distinzione tra Chiesa e politica, tra ciò
che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio (cfr.
Mt 22,21), non possiamo non preoccuparci infatti di
ciò che è buono per l'uomo, creatura e immagine di Dio:
in concreto, del bene comune dell'Italia. Di questa
attenzione al bene comune avete dato una chiara
testimonianza con la Nota approvata dal Consiglio
Episcopale Permanente riguardo alla famiglia fondata sul
matrimonio e alle iniziative legislative in materia di
unioni di fatto, muovendovi in piena consonanza con il
costante insegnamento della Sede Apostolica.
In questo
contesto, la recentissima manifestazione a favore della
famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma
condivisa anche da molti non cattolici, è stata una
grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato
come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel
cuore e nella vita degli italiani. Questo evento ha
certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel
significato e quel ruolo della famiglia nella società che
ha particolarmente bisogno di essere compreso e
riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude
di favorire la felicità delle persone insistendo
unilateralmente sulla libertà dei singoli individui.
Pertanto ogni iniziativa dello Stato a favore della
famiglia come tale non può che essere apprezzata e
incoraggiata.
La
medesima attenzione ai veri bisogni della gente si esprime
nel servizio quotidiano alle molte povertà,
antiche e nuove, visibili o nascoste; è un servizio nel
quale si prodigano tante realtà ecclesiali, a cominciare
dalle vostre Diocesi, dalle parrocchie, dalla Caritas
e da molte altre organizzazioni di volontariato.
Insistete, cari Fratelli Vescovi, nel promuovere e animare
questo servizio, affinché in esso risplenda sempre
l'autentico amore di Cristo e tutti possano toccare con
mano che non esiste separazione alcuna tra la Chiesa
custode della legge morale, scritta da Dio nel cuore
dell'uomo, e la Chiesa che invita i fedeli a farsi buoni
samaritani, riconoscendo in ciascuna persona sofferente il
proprio prossimo.
Desidero,
infine, ricordare l'appuntamento che ci vedrà
di nuovo insieme a Loreto, agli inizi di settembre, per
quel pellegrinaggio e incontro che porta il nome di “Agorà
dei giovani italiani” e che intende inserire
più profondamente i giovani nel cammino della Chiesa dopo
il Convegno di Verona e prepararli alla Giornata Mondiale
della Gioventù del prossimo anno a Sydney. Sappiamo
bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni
è il compito forse più difficile, ma sommamente
importante che sta davanti alla Chiesa. Andremo, pertanto,
a Loreto insieme ai nostri giovani perché la Vergine
Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù Cristo,
a stare dentro alla Chiesa riconosciuta come compagnia
affidabile e a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza
di essere amati da Dio.
Carissimi
Vescovi italiani, nell'esercizio del nostro ministero
incontriamo, oggi come sempre, non poche difficoltà, ma
anche ben più abbondanti consolazioni del Signore,
trasmesse anche attraverso le testimonianze di affetto del
nostro popolo. Ringraziamo Dio per tutto questo e
proseguiamo il nostro cammino fortificati dalla comunione
che ci unisce e che oggi abbiamo di nuovo sperimentato.
Con questo animo vi assicuro la mia preghiera per voi, per
le vostre Chiese e per l'Italia e imparto di cuore a voi e
a tutti i vostri fedeli la Benedizione Apostolica.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
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