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INCONTRO
DEL PAPA CON ROMANO PRODI (13 OTTOBRE 2006) |
Ascolta
l'intervista concessa a Radio Vaticana da Romano
Prodi
Radio Vaticana,
13 Ottobre 2006
CORDIALE
INCONTRO IN VATICANO TRA BENEDETTO XVI E ROMANO PRODI: SI
E’ PARLATO DI BIOETICA, VITA, FAMIGLIA, SOLIDARIETA’,
DIALOGO TRA RELIGIONI E CULTURE E MEDIO ORIENTE E
DELL’IMPORTANZA DEI VALORI CRISTIANI PER L’EUROPA
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Benedetto
XVI ha ricevuto stamani alle 11.00 il presidente del
Consiglio italiano, Romano Prodi, accompagnato dalla
moglie Flavia e da un seguito. Il premier ha poi
incontrato il cardinale segretario di Stato Tarcisio
Bertone. Il Papa ha accolto il premier sulla soglia
della sua Biblioteca privata con un grande sorriso:
quindi lo ha fatto accomodare alla scrivania dove è
iniziato il colloquio privato che è durato poco
più di trenta minuti. |
C’è
stata poi la cerimonia dello scambio dei doni: il
presidente del Consiglio ha donato al Papa un prezioso
calice d'argento smaltato, con copertura dorata, di epoca
fine '800.
Il
Papa ha offerto alla delegazione italiana medaglie del
Pontificato e rosari. “Durante i cordiali colloqui –
riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana - sono
stati passati in rassegna temi attinenti alle relazioni
bilaterali tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, con
particolare riferimento agli ambiti della bioetica, della
difesa e promozione della vita e della famiglia, della
solidarietà, del dialogo tra le religioni e le culture e
dell’educazione della gioventù. Non è mancato, infine,
un esame dei temi di politica internazionale, soprattutto
in relazione alla situazione in Medio Oriente e
all’impegno italiano in Libano, come pure
all’importanza dei valori cristiani nel processo di
integrazione europea”. Infine – afferma la Sala Stampa
vaticana - “è stata ribadita la volontà di una stretta
collaborazione tra le Parti, per il progresso della
Nazione italiana e per il bene della comunità
internazionale”.
In Italia, intanto, il Senato ha approvato ieri, un ordine
del giorno unitario, che impegna il governo ad esprimere
al Papa la piena solidarietà dello Stato italiano “dopo
gli ingiusti attacchi e le inaccettabili minacce che sono
state rivolte contro la Sua persona e contro le
istituzioni della Chiesa cattolica, e dopo le violenze
mosse nei confronti di singoli fedeli e di comunità”. Il
Parlamento italiano, prosegue il documento, “è
prioritariamente impegnato a contrastare attivamente ogni
forma di intolleranza e fanatismo”.
“Un'interpretazione assolutamente impropria del discorso
pronunciato dal Santo Padre a Ratisbona - si precisa
nell’ordine del giorno - ha attribuito al Papa
intenzioni denigratorie nei confronti dell’Islam, mentre
la lettura integrale del testo dimostra in modo
inequivocabile la sincera premura di Benedetto XVI per il
dialogo tra le culture e le religioni”.
Radio Vaticana,
14 Ottobre 2006
“UNA
GRANDE ESPERIENZA”: COSI’ ROMANO PRODI DESCRIVE AI
NOSTRI MICROFONI L’INCONTRO DI IERI IN VATICANO CON
BENEDETTO XVI
“Una
grande esperienza”: così Romano Prodi ha descritto ai
nostri microfoni l’incontro ieri in Vaticano con
Benedetto XVI. Al centro dei colloqui tanti temi: dalla
bioetica, alla vita e alla famiglia, dalla solidarietà,
al dialogo tra le religioni e le culture, dalle questioni
internazionali al tema dei valori cristiani nel processo
d’integrazione europea. Ma come è andato questo primo
incontro tra il presidente del Consiglio Prodi e Benedetto
XVI? Ascoltiamo Romano Prodi nell’intervista rilasciata
a Luca Collodi:
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R.
– Dal punto di vista umano è stato molto facile, molto
più diretto, molto più immediato di quanto non avessi
potuto immaginare. Nel senso che c’è sempre una
solennità nei colloqui con il Santo Padre, mentre invece
è sceso immediatamente in un linguaggio diretto di
scambio di esperienza. Abbiamo cominciato, affrontando i
problemi della politica estera: il Libano, con i grandi
drammi, le sofferenze, della Palestina, il ruolo
dell’Unione Europea. Ma tutto è stato immediato. Non
c’era proprio agenda e mi ha colpito che – proprio per
suo desiderio – non ci fosse un colloquio con discorso
ufficiale. Un incontro senza discorso ufficiale, un
colloquio immediato… Per me è stata una grande
esperienza.
D. - Presidente Prodi, altri temi riguardano il Magistero
della Chiesa. Mi riferisco in particolare alla bioetica,
alla famiglia, per citarne alcuni. Mi rivolgo a lei come
cattolico laico impegnato in politica. Questi temi
suscitano dialogo, direi qualche volta anche “scontro”
nella società civile. Nell’arco della sua lunga
esperienza politica che sintesi è riuscito a delineare
tra Magistero della Chiesa, valori e discussione politica?
R.
– La sintesi è questa: se questi problemi della vita e
della morte, dell’etica e delle radici dell’uomo
vengono discussi con uno schema prefissato, allora non si
arriva mai ad una soluzione seria; se vengono chiusi nella
casella di un partito in cui uno agisce come se fosse
sempre di fronte al proprio elettorato, allora la
soluzione sarà sempre disastrosa. Se, invece, c’è il
momento della discussione veramente profonda in Parlamento
e nella società, allora la soluzione che si trova è
coerente con i grandi principi che anche
la Chiesa
dà, tiene cioè conto dell’uomo, delle sue radici, dei
fatti fondamentali, che guidano la nostra esistenza.
D.
– Il Senato, nei giorni scorsi, ha espresso unanime
solidarietà al Papa per i fatti seguiti al discorso a
Ratisbona. Parliamo del rapporto con l’Islam, che è uno
degli elementi forse più importanti di questo periodo
storico che viviamo. Il Papa ricorda spesso l’importanza
nel dialogo con l’Islam dell’identità cristiana e
della reciprocità. Lei cosa ne pensa?
R.
– Non c’è dialogo, senza che si riaffermi la propria
identità. Il dialogo non vuol certamente dire rinunciare
a se stessi. Io penso che quando si dialoga significa: io
sono cristiano, ho la mia storia e le mie radici, ma non
mi ritengo assolutamente superiore o voglio impormi a te;
sono anche orgoglioso della mia storia, ma rispetto con
uguale senso di apertura il tuo orgoglio. Io credo che
questa sia la condizione per avere un dialogo.
Naturalmente come politico, questo deve essere poi
tradotto in fatti. Allora è chiaro che io non penso ad un
dialogo astratto, ma penso ad una grande Banca del
Mediterraneo in cui si lavori con lo stesso potere
decisionale Paesi del sud e Paesi del nord; penso ad una
Università in cui ci siano uguali studenti ed uguali
professori del sud e del nord del Mediterraneo. Penso alle
cose concrete che deve fare un politico. Il dialogo rende
più forte la nostra identità, non la indebolisce mai. È
la violenza che la indebolisce, l’identità, la violenza
da un lato e dall’altro, che ci rende chiusi.
D.
–
La Chiesa
italiana da lunedì prossimo si riunirà a Verona in un
grande convegno, tappa importante per la pastorale della
Chiesa italiana. Lei cosa si aspetta come cattolico da
Verona?
R.
– Quello che mi aspetto è veramente un ruolo rinnovato
forte dei laici, cioè della partecipazione alla vita e
civile e anche religiosa del Paese, in modo molto forte e
molto aperto. Il mondo cattolico non deve avere paura
della società esterna, c’è un discorso di lievito che
è sempre stato un discorso fondamentale dell’educazione
cattolica, anche di quella che io ho ricevuto quando ero
ragazzo, cioè la grande fiducia che si aveva nei
confronti del Concilio Vaticano II, che il dialogo sarebbe
stato sempre produttivo. Io credo che sia proprio così.
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