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IL
PAPA AL PONTIFICIO ISTITUTO BIBLICO (27 OTTOBRE 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 27 ottobre 2009
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Il
Papa al Pontificio Istituto Biblico: la Sacra
Scrittura, interpretata dalla Chiesa, dia forza ai
credenti per affrontare le sfide del mondo
secolarizzato
Avvicinare
la Bibbia alla vita del Popolo di Dio: è
l’esortazione rivolta da Benedetto XVI ai membri
del Pontificio Istituto Biblico, ricevuti stamani
in Vaticano in occasione del centenario di
fondazione. Il Papa, salutando il preposito
generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo
Nicolàs, ha ringraziato i Padri gesuiti a cui
l’Istituto è affidato sin dalla nascita per
volere di Pio X e che conta studenti provenienti
da 60 nazioni diverse. Nel suo intervento,
Benedetto XVI si è soffermato sull’importanza
della Costituzione conciliare Dei Verbum,
che ha dato rinnovato vigore agli studi biblici.
L’indirizzo d’omaggio è stato rivolto dal
cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della
Congregazione per l'Educazione Cattolica. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
“Un traguardo e al tempo stesso un punto di
partenza”: Benedetto XVI ha definito, così, il
centenario del Pontificio Istituto Biblico. Ha
quindi esortato la comunità dei docenti e allievi
dell’istituzione universitaria a proseguire nel
servizio di “avvicinare la Bibbia alla vita del
Popolo di Dio, perché sappia affrontare in
maniera adeguata le inedite sfide che i tempi
moderni pongono alla nuova evangelizzazione”:
“Comune auspicio è che la Sacra Scrittura
diventi in questo mondo secolarizzato non solo
l’anima della teologia, bensì pure la fonte
della spiritualità e del vigore della fede di
tutti i credenti in Cristo”.
Il Papa ha così auspicato che il Pontificio
Istituto Biblico continui a crescere come
“centro ecclesiale di studio di alta qualità
nell’ambito della ricerca biblica, avvalendosi
delle metodologie critiche moderne” e
“assicuri un’accurata formazione ai futuri
professori della Sacra Scrittura”. Né ha
mancato di ricordare che la prestigiosa
istituzione, nel corso dei decenni, ha formato più
di settemila professori di Sacra Scrittura. Ha poi
messo l'accento sull'attività dell'Istituto
"tesa ad interpretare i testi biblici nello
spirito nel quale sono stati scritti ed aperta al
dialogo con le altre discipline, con le diverse
culture e religioni". Benedetto XVI si è così
soffermato sul contributo dato dal Concilio
Vaticano II all’accresciuto interesse per la
Bibbia. In particolare, il Pontefice si è
riferito alla Costituzione dogmatica Dei
Verbum, alla cui elaborazione, ha ricordato,
partecipò come teologo. Grazie a quel documento
conciliare, ha ribadito, “si è avvertita molto
più l’importanza della Parola di Dio nella vita
e nella missione della Chiesa”:
“Ciò ha favorito nelle comunità
cristiane un autentico rinnovamento spirituale e
pastorale, che ha interessato soprattutto la
predicazione, la catechesi, lo studio della
teologia, e il dialogo ecumenico. A questo
rinnovamento il vostro Pontificio Istituto ha dato
un proprio significativo contributo con la ricerca
scientifica biblica, con l’insegnamento delle
discipline bibliche e la pubblicazione di
qualificati studi e riviste specializzate”.
La Dei Verbum, ha proseguito, ha
“sottolineato la legittimità e la necessità
del metodo storico-critico”. Al tempo stesso,
mantiene “fermo” il carattere “teologico”
dell’esegesi. E ciò, ha spiegato, perché “il
presupposto fondamentale sul quale riposa la
comprensione teologica della Bibbia è l’unità
della Scrittura” ed a tale presupposto
“corrisponde come cammino metodologico
l’analogia della fede, cioè la comprensione dei
singoli testi a partire dall’insieme”:
“Essendo la Scrittura una cosa sola a
partire dall’unico popolo di Dio, che ne è
stato il portatore attraverso la storia,
conseguentemente leggere la Scrittura come
un’unità significa leggerla a partire dalla
Chiesa come dal suo luogo vitale e ritenere la
fede della Chiesa come la vera chiave
d’interpretazione”.
Se l’esegesi vuole essere anche teologia, ha
rilevato Benedetto XVI, “deve riconoscere che la
fede della Chiesa è quella forma di
‘sim-patia’ senza la quale la Bibbia resta un
libro sigillato: la Tradizione non chiude
l’accesso alla Scrittura, ma piuttosto lo
apre”:
“D’altro canto, spetta alla Chiesa, nei
suoi organismi istituzionali, la parola decisiva
nell’interpretazione della Scrittura. È alla
Chiesa, infatti, che è affidato l’ufficio di
interpretare autenticamente la parola di Dio
scritta e trasmessa, esercitando la sua autorità
nel nome di Gesù Cristo”.
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PAROLE DEL
SANTO PADRE
Signori
Cardinali,
Reverendissimo Preposito Generale della Compagnia di Gesù,
Illustre Rettore,
Illustri docenti e cari alunni del Pontificio Istituto
Biblico!
Con vero
piacere vi incontro in occasione del 100° anniversario
della fondazione del vostro Istituto, voluto dal mio santo
predecessore Pio
X al fine di costituire nella città di Roma – come
è stato detto - un centro di studi specializzati sulla
Sacra Scrittura e le discipline connesse. Saluto con
deferenza il Cardinale Zenon Grocholewski, a cui va il mio
ringraziamento per le cortesi parole che mi ha voluto
rivolgere a nome vostro. Saluto parimenti il Preposito
Generale, Padre Adolfo Nicolás Pachón, e colgo
volentieri l’opportunità che mi è data per manifestare
sincera gratitudine alla Compagnia di Gesù, la quale, non
senza notevole sforzo, dispiega investimenti finanziari e
risorse umane nella gestione della Facoltà dell’Oriente
antico, della Facoltà biblica qui a Roma e della sede
dell’Istituto a Gerusalemme. Saluto il Rettore e i
docenti, che hanno consacrato la vita allo studio e alla
ricerca in costante ascolto della parola di Dio. Saluto e
ringrazio il personale, gli impiegati e gli operai per la
loro apprezzata collaborazione, come pure i benefattori
che hanno messo e continuano a porre a disposizione le
risorse necessarie per la manutenzione delle strutture e
per le attività del Pontificio Istituto Biblico. Saluto
gli ex allievi spiritualmente uniti a noi in questo
momento, e specialmente saluto voi, cari alunni, che
provenite da ogni parte del mondo.
Sono
trascorsi 100 anni dalla nascita del Pontificio Istituto
Biblico. Nel corso di questo secolo, è certamente
aumentato l’interesse per la Bibbia,
e, grazie al Concilio
Vaticano II, soprattutto alla Costituzione dogmatica Dei
Verbum - della cui elaborazione fui diretto
testimone partecipando come teologo alle discussioni che
ne hanno preceduto l’approvazione – si è avvertita
molto più l’importanza della Parola di Dio nella vita e
nella missione della Chiesa. Ciò ha favorito nelle
comunità cristiane un autentico rinnovamento spirituale e
pastorale, che ha interessato soprattutto la predicazione,
la catechesi, lo studio della teologia, e il dialogo
ecumenico. A questo rinnovamento il vostro Pontificio
Istituto ha dato un proprio significativo contributo con
la ricerca scientifica biblica, con l’insegnamento delle
discipline bibliche e la pubblicazione di qualificati
studi e riviste specializzate. Nel corso dei decenni si
sono succedute varie generazioni di illustri docenti - qui
vorrei ricordare, tra gli altri, il Cardinale Bea -, che
hanno formato più di 7 mila professori di Sacra Scrittura
e promotori di gruppi biblici, come pure molti esperti
inseriti attualmente in diversi servizi ecclesiali, in
ogni regione del mondo. Rendiamo grazie al Signore per
questa vostra attività tesa ad interpretare i testi
biblici nello spirito nel quale sono stati scritti (cfr Dei
Verbum, 12), ed aperta al dialogo con le altre
discipline, con le diverse culture e religioni. Anche se
ha conosciuto momenti di difficoltà, essa è stata
condotta in costante fedeltà al magistero secondo le
finalità proprie del vostro Istituto, sorto appunto “ut
in Urbe Roma altiorum studiorum ad Libros sacros
pertinentium habeatur centrum, quod efficaciore, quo
liceat, modo doctrinam biblicam et studia omnia eidem
adiuncta, sensu Ecclesiae catholicae promoveat” (Pius
PP. X, Litt. Ap. Vinea electa (7 maggio 1909): AAS
1 (1909), 447-448).
Cari
amici, la ricorrenza del centenario costituisce un
traguardo e al tempo stesso un punto di partenza.
Arricchiti dell’esperienza del passato, proseguite il
vostro cammino con rinnovato impegno, consapevoli del
servizio alla Chiesa che vi è richiesto, quello cioè di
avvicinare la Bibbia alla vita del Popolo di Dio, perché
sappia affrontare in maniera adeguata le inedite sfide che
i tempi moderni pongono alla nuova evangelizzazione.
Comune auspicio è che la Sacra Scrittura diventi in
questo mondo secolarizzato non solo l’anima della
teologia, bensì pure la fonte della spiritualità e del
vigore della fede di tutti i credenti in Cristo. Il
Pontificio Istituto Biblico continui, pertanto, a crescere
come centro ecclesiale di studio di alta qualità
nell’ambito della ricerca biblica, avvalendosi delle
metodologie critiche moderne e in collaborazione con gli
specialisti in dogmatica e in altre aree teologiche;
assicuri un’accurata formazione ai futuri professori di
Sacra Scrittura perché, avvalendosi delle lingue bibliche
e delle diverse metodologie esegetiche, possano accedere
direttamente ai testi biblici.
La già
citata Costituzione dogmatica Dei
Verbum, a tale riguardo, ha sottolineato la
legittimità e la necessità del metodo storico-critico,
riconducendolo a tre elementi essenziali: l’attenzione
ai generi letterari; lo studio del contesto storico;
l’esame di ciò che si usa chiamare Sitz im Leben.
Il documento conciliare al tempo stesso mantiene fermo il
carattere teologico dell’esegesi indicando i punti di
forza del metodo teologico nell’interpretazione del
testo. Questo perché il presupposto fondamentale sul
quale riposa la comprensione teologica della Bibbia è
l’unità della Scrittura, ed a tale presupposto
corrisponde come cammino metodologico l’analogia della
fede, cioè la comprensione dei singoli testi a partire
dall’insieme. Il testo conciliare aggiunge
un’ulteriore indicazione metodologica. Essendo la
Scrittura una cosa sola a partire dall’unico popolo di
Dio, che ne è stato il portatore attraverso la storia,
conseguentemente leggere la Scrittura come un’unità
significa leggerla a partire dal Popolo di Dio, dalla
Chiesa come dal suo luogo vitale e ritenere la fede della
Chiesa come la vera chiave d’interpretazione. Se
l’esegesi vuole essere anche teologia, deve riconoscere
che la fede della Chiesa è quella forma di
“sim-patia” senza la quale la Bibbia resta un libro
sigillato: la Tradizione non chiude l’accesso alla
Scrittura, ma piuttosto lo apre; d’altro canto, spetta
alla Chiesa, nei suoi organismi istituzionali, la parola
decisiva nell’interpretazione della Scrittura. È alla
Chiesa, infatti, che è affidato l’ufficio di
interpretare autenticamente la parola di Dio scritta e
trasmessa, esercitando la sua autorità nel nome di Gesù
Cristo (cfr Dei
Verbum, 10)
Cari
fratelli e sorelle, mentre ringrazio per la vostra gradita
visita, vi incoraggio a proseguire il vostro servizio
ecclesiale, in costante adesione al magistero della Chiesa
ed assicurando a ciascuno di voi il sostegno della
preghiera, di cuore imparto a tutti, quale pegno dei
divini favori, la Benedizione Apostolica.
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