Nativo
di Napoli, fu un monaco devoto e un colto sofista.
Divenne arcivescovo di Bari
nel 1377,
e, alla morte di Gregorio
XI, mentre il popolo di Roma
richiedeva con clamore un Papa italiano, venne scelto
all'unanimità (8
aprile 1378)
dai cardinali francesi. Il temperamento arrogante ed
imperioso del nuovo Papa, accresciuto dalle sue
inaspettate fortune, si mostrò in modi così
intollerabili che cinque mesi dopo la maggioranza dei
cardinali si incontrò a Fondi,
e ripudiando la scelta precedente, procedettero
all'elezione di Roberto da Ginevra (20
settembre), che assunse il titolo di Clemente
VII. Questo episodio diede il via al Grande
Scisma, che divise la cristianità per quasi
quarant'anni.
Le
misure di Urbano non erano prive di vigore, ma allo
stesso tempo erano caratterizzate da un tale desiderio
di prudenza ed autocontrollo, da dare adito alla non
improbabile affermazione che fosse in realtà, almeno a
tratti, un lunatico. Clemente VII venne scomunicato,
e designato come l'anticristo;
ventisei nuovi cardinali vennero nominati in un solo
giorno, e con un arbitraria alienazione delle proprietà
della Chiesa, vennero raccolti i fondi per una guerra
aperta.
Castel
Sant'Angelo venne assediato e preso, e l'antipapa
Clemente VII costretto alla fuga, mentre Carlo
di Durazzo venne investito con la sovranità di
Napoli, abbandonata dalla Regina
Giovanna. In seguito, Carlo iniziò a resistere alle
pretese papali, e Urbano venne rinchiuso a Nocera,
dalle cui mura scagliava giornalmente anatemi
all'indirizzo degli assedianti; riuscì successivamente
ad aprirsi una via di fuga e giungere a Genova,
ed alla morte di Carlo, si pose alla testa delle sue
truppe, apparentemente con l'intenzione di catturare
Napoli per suo nipote, se non per sé stesso.
Per
raccogliere fondi proclamò un Giubileo,
anche se solo 33 anni erano trascorsi da quello
indetto da Clemente
VI, ma morì prima di dare il via alle celebrazioni,
a Roma,
a seguito delle ferite riportate da una caduta dal suo
mulo, il 15
ottobre 1389.
Gli successe Bonifacio
IX.