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DISCORSO
DEL PAPA A COR UNUM (13 NOVEMBRE 2009) |
Radio
Vaticana, 13 novembre 2009
Il
Papa a Cor Unum: testimoniare la carità di Cristo è
anche difendere i veri diritti umani e svegliare le
coscienze
◊ L'obiettivo
principale di chi opera nella carità è far conoscere il
Volto misericordioso di Dio che vuole salvare l'uomo in
tutte le sue dimensioni, terrene e spirituali, è
difendere i veri diritti umani e svegliare le coscienze:
è quanto ha sottolineato il Papa, stamani, ricevendo i
partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio “Cor
Unum” che si sta svolgendo sul tema “Percorsi
formativi per gli operatori della carità”. Il servizio
di Sergio Centofanti.
Il pensiero del Papa va innanzitutto ai numerosi fedeli
che “in ogni parte del mondo, fanno dono, con generosità
e dedizione, del loro tempo e delle loro energie per
testimoniare l’amore di Cristo, Buon Samaritano, che si
china sui bisognosi nel corpo e nello spirito”. Quindi,
ricordando che “la carità appartiene alla natura stessa
della Chiesa”, ha sottolineato come essa “nel suo
annuncio salvifico, non possa prescindere dalle condizioni
concrete di vita degli uomini, ai quali è inviata”:
“L’agire per migliorarle concerne la sua stessa
vita e la sua missione, poiché la salvezza di Cristo è
integrale e riguarda l’uomo in tutte le sue dimensioni:
fisica, spirituale, sociale e culturale, terrena e
celeste. Proprio da questa consapevolezza sono nate, nel
corso dei secoli, molte opere e strutture ecclesiali
finalizzate alla promozione delle persone e dei popoli,
che hanno dato e continuano a offrire un contributo
insostituibile per la crescita, lo sviluppo armonico e
integrale dell’essere umano”.
E fa parte della “testimonianza della carità di
Cristo” contribuire “a costruire un giusto ordine
nella società” come fanno molti fedeli svolgendo “una
proficua azione nel campo economico, sociale, legislativo
e culturale” e “partecipando in prima persona alla
vita pubblica” in vista del bene comune:
“Non compete certo alla Chiesa intervenire
direttamente nella politica degli Stati o nella
costruzione di strutture o politiche adeguate. La Chiesa,
con l'annuncio del Vangelo, apre il cuore per Dio e per il
prossimo e sveglia le coscienze. Con la forza del suo
annuncio difende i veri diritti umani e s'impegna per la
giustizia. La fede è una forza spirituale che purifica la
ragione nella ricerca di un ordine giusto, liberandola dal
rischio sempre presente di venire ‘abbagliata’
dall’egoismo, dall’interesse e dal potere”.
“In verità, come l’esperienza dimostra – ha
aggiunto il Papa - anche nelle società più evolute dal
punto di vista sociale, la caritas resta necessaria":
“il servizio dell’amore non diventa mai
superfluo, non solo perché l'anima umana ha sempre
bisogno, oltre che delle cose materiali, dell'amore, ma
anche perché permangono situazioni di sofferenza, di
solitudine, di necessità, che richiedono dedizione
personale ed aiuti concreti”.
E questo deve essere il principale obiettivo di chi
“presta il suo servizio all’interno degli organismi
ecclesiali che gestiscono iniziative e opere di carità”:
“far conoscere e sperimentare il Volto
misericordioso del Padre celeste, poiché nel cuore di Dio
Amore c’è la risposta vera alle attese più intime di
ogni cuore umano. Quanto è necessario per i cristiani
mantenere fisso lo sguardo sul Volto di Cristo! Solo in
Lui, pienamente Dio e pienamente uomo, possiamo
contemplare il Padre (cfr Gv 14,9) e sperimentarne
l’infinita misericordia!”
“I cristiani - ha concluso il Papa - sanno di essere
chiamati a servire e ad amare il mondo, pur senza essere
‘del mondo’ ... fino al dono supremo di se
stessi": questo è "il cammino che deve
percorrere, se vuole seguire la logica del Vangelo,
chiunque voglia testimoniare la carità di Cristo”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"
Sala del Concistoro
Venerdì 13 novembre 2009
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,
sono
lieto di salutare ciascuno di voi, Membri, Consultori e
Officiali del Pontificio
Consiglio “Cor Unum”, qui convenuti per
l’Assemblea
Plenaria, durante la quale viene affrontato il tema
“Percorsi formativi per gli operatori della carità”.
Saluto il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del
Dicastero, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha
rivolto anche a nome vostro. A tutti esprimo la mia
riconoscenza per il prezioso servizio che offrite
all’attività caritativa della Chiesa. Il mio pensiero,
in modo speciale, si rivolge ai numerosi fedeli che, a
vario titolo e in ogni parte del mondo, fanno dono, con
generosità e dedizione, del loro tempo e delle loro
energie per testimoniare l’amore di Cristo, Buon
Samaritano, che si china sui bisognosi nel corpo e nello
spirito. Poiché, come ho sottolineato nell’Enciclica Deus
caritas est, “l’intima natura della Chiesa si
esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di
Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti
(leiturgia), servizio della carità (diakonia)”
(cfr n.
25), la carità appartiene alla natura stessa della
Chiesa.
Operando
in questo ambito della vita ecclesiale, voi svolgete una
missione che si colloca in una tensione costante tra due
poli: l’annuncio del Vangelo e l’attenzione al cuore
dell’uomo e all’ambiente in cui egli vive.
Quest’anno due speciali eventi ecclesiali hanno messo in
risalto tale aspetto: la pubblicazione dell’Enciclica Caritas
in veritate e la celebrazione dell’Assemblea
Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sulla
riconciliazione, la giustizia e la pace. In prospettive
diverse ma convergenti, essi hanno evidenziato come la
Chiesa, nel suo annuncio salvifico, non possa prescindere
dalle condizioni concrete di vita degli uomini, ai quali
è inviata. L’agire per migliorarle concerne la sua
stessa vita e la sua missione, poiché la salvezza di
Cristo è integrale e riguarda l’uomo in tutte le sue
dimensioni: fisica, spirituale, sociale e culturale,
terrena e celeste. Proprio da questa consapevolezza sono
nate, nel corso dei secoli, molte opere e strutture
ecclesiali finalizzate alla promozione delle persone e dei
popoli, che hanno dato e continuano a offrire un
contributo insostituibile per la crescita, lo sviluppo
armonico e integrale dell’essere umano. Come ho ribadito
nell’Enciclica Caritas
in veritate, “la testimonianza della carità di
Cristo attraverso opere di giustizia, pace e sviluppo fa
parte della evangelizzazione, perché a Gesù Cristo, che
ci ama, sta a cuore tutto l’uomo” (n.
15).
In questa
ottica va considerato l’impegno della Chiesa per lo
sviluppo di una società più giusta, nella quale siano
riconosciuti e rispettati tutti i diritti degli individui
e dei popoli (cfr ibid., 6).
Molti fedeli laici, al riguardo, svolgono una proficua
azione nel campo economico, sociale, legislativo e
culturale, e promuovono il bene comune. Essi testimoniano
il Vangelo, contribuendo a costruire un giusto ordine
nella società e partecipando in prima persona alla vita
pubblica (cfr Deus
caritas est, 28). Non compete certo alla Chiesa
intervenire direttamente nella politica degli Stati o
nella costruzione di strutture politiche adeguate (cfr n.
9). La Chiesa con l’annuncio del Vangelo apre il
cuore per Dio e per il prossimo, e sveglia le coscienze.
Con la forza del suo annuncio difende i veri diritti umani
e si impegna per la giustizia. La fede è una forza
spirituale che purifica la ragione nella ricerca di un
ordine giusto, liberandola dal rischio sempre presente di
venire “abbagliata” dall’egoismo, dall’interesse e
dal potere. In verità, come l’esperienza dimostra,
anche nelle società più evolute dal punto di vista
sociale, la caritas resta necessaria: il servizio
dell’amore non diventa mai superfluo, non solo perché
l’anima umana ha sempre bisogno, oltre che delle cose
materiali, dell’amore, ma anche perché permangono
situazioni di sofferenza, di solitudine, di necessità,
che richiedono dedizione personale ed aiuti concreti.
Quando offre amorevole attenzione all’uomo, la Chiesa
sente pulsare in se stessa la pienezza di amore suscitata
dallo Spirito Santo, il quale, mentre aiuta l’uomo a
liberarsi dalle oppressioni materiali, assicura ristoro e
sostegno all’anima, liberandola dai mali che
l’affliggono. Sorgente di questo amore è Dio stesso,
infinita misericordia ed amore eterno. Chiunque, pertanto,
presta il suo servizio all’interno degli organismi
ecclesiali che gestiscono iniziative e opere di carità,
non può che avere questo precipuo obbiettivo: far
conoscere e sperimentare il Volto misericordioso del Padre
celeste, poiché nel cuore di Dio Amore c’è la risposta
vera alle attese più intime di ogni cuore umano.
Quanto è
necessario per i cristiani mantenere fisso lo sguardo sul
Volto di Cristo! Solo in Lui, pienamente Dio e pienamente
uomo, possiamo contemplare il Padre (cfr Gv
14,9) e sperimentarne l’infinita misericordia! I
cristiani sanno di essere chiamati a servire e ad amare il
mondo, pur senza essere “del mondo” (cfr Gv
15,19); a portare una Parola di salvezza integrale
dell’uomo, che non si può racchiudere nell’orizzonte
terreno; a rimanere – come Cristo - totalmente fedeli
alla volontà del Padre fino al dono supremo di se stessi,
per percepire più facilmente quel bisogno di vero amore
che c’è in ogni cuore. Ecco dunque il cammino che deve
percorrere, se vuole seguire la logica del Vangelo,
chiunque voglia testimoniare la carità di Cristo.
Cari
amici, è importante che la Chiesa, inserita nelle vicende
della storia e della vita degli uomini, si faccia canale
della bontà e dell’amore di Dio. Così sia per voi e
per quanti operano nel vasto ambito di cui si occupa il
vostro Pontificio Consiglio! Con tale auspicio, invoco la
materna intercessione di Maria sui vostri lavori e, mentre
rinnovo il mio ringraziamento per la vostra presenza e per
l’opera che svolgete, ben volentieri imparto a ciascuno
di voi e alle vostre famiglie la mia Apostolica
Benedizione.
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