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VISITA
ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA FELICITA E FIGLI
MARTIRI |
Radio Vaticana,
25 marzo 2007
“Il
vero nemico è l’attaccamento al peccato”: così
Benedetto XVI, in
visita pastorale alla Parrocchia romana di Santa Felicita
e Figli Martiri
Solo
il perdono di Dio e il suo amore ricevuto con cuore
sincero liberano l’uomo dal peccato, che è la radice di
ogni male: questo, il punto centrale dell’omelia di
Benedetto XVI, che stamani si è recato in visita
pastorale alla Parrocchia romana di Santa Felicita e Figli
Martiri al quartiere Fidene,
dove ha presieduto la Santa Messa. Accolto da una folla in
festa, il Papa ha salutato i fedeli, dicendo: “Siete le
pietre vive della Chiesa”. Il
servizio di Roberta Moretti:
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“Il
vero nemico è l’attaccamento al peccato, che può
condurci al fallimento della nostra esistenza”:
commentando il brano evangelico della donna adultera
condannata alla lapidazione, Benedetto XVI spiega che “solo
il perdono divino e il suo amore ricevuto con cuore aperto
e sincero ci danno la forza di resistere al male e di
‘non peccare più’”.
“Solo
l’amore di Dio può cambiare dal di
dentro l’esistenza dell’uomo e conseguentemente di
ogni società, perché solo il suo amore infinito lo
libera dal peccato, che è la radice di ogni male”.
Gesù
è venuto sulla terra – aggiunge Benedetto XVI –
“per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che
l’Inferno, del quale poco si parla in questo nostro
tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al
suo amore”.
“Se
è vero che Dio è giustizia, non bisogna dimenticare che
Dio è amore: Se Cristo odia il peccato è perché ama
infinitamente ogni persona umana. Ama ognuno di noi e la
sua fedeltà è così profonda da non lasciarsi
scoraggiare nemmeno dal nostro rifiuto”.
“L’atteggiamento
di Gesù – precisa il Papa – diviene in tal modo un
modello da seguire per ogni comunità, chiamata a fare
dell’amore e del perdono il cuore pulsante della sua
vita”. Alla comunità del quartiere Fidene,
in particolare, dove “non mancano certo situazioni di
disagio sia materiale che morale”, il Papa rivolge
l’invito a nutrirsi delle “abbondanti provviste
spirituali” donate dal Signore “per attraversare il
deserto di questo mondo e trasformarlo in un fertile
giardino”:
“Queste
provviste sono l’ascolto docile della sua Parola, i
Sacramenti e ogni altra risorsa spirituale della liturgia
e della preghiera personale. In definitiva, la vera
provvista è il suo amore. L’amore che spinse Gesù ad
immolarsi per noi, ci trasforma e ci rende a
nostra volta capaci di seguirlo fedelmente”.
Infine,
l’esortazione a “seguire il Vangelo senza esitazioni e
senza compromessi”, attraverso l’intercessione della
Vergine Maria.
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VISITA
PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA FELICITA E FIGLI
MARTIRI , 25.03.2007
OMELIA
DEL SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle
della Parrocchia di santa Felicita e figli martiri!
Sono
venuto volentieri a farvi visita in questa V Domenica di
Quaresima. A voi tutti il mio cordiale saluto.
Innanzitutto rivolgo il mio pensiero al Cardinale Vicario
e al Vescovo Ausiliare Mons. Enzo Dieci. Saluto poi con
affetto i Padri Vocazionisti, ai quali è affidata la
Parrocchia fin dal suo nascere, nel 1958, ed in modo
speciale il vostro parroco, don Eusebio Mosca, che
ringrazio per le gentili parole con cui mi ha brevemente
presentato la realtà della vostra comunità. Saluto gli
altri sacerdoti, i religiosi, le religiose, i catechisti,
i laici impegnati e quanti offrono in diverse maniere il
proprio contributo alle molteplici attività della
Parrocchia - pastorali, educative e di promozione umana -
dirette con una attenzione prioritaria ai bambini, ai
giovani e alle famiglie. Saluto la comunità filippina,
abbastanza numerosa nel vostro territorio, che qui si
raccoglie ogni domenica per la santa Messa celebrata nella
propria lingua. Estendo il mio saluto a tutti gli abitanti
del quartiere Fidene, formato in misura crescente da
persone che provengono da altre regioni d’Italia e da
diversi Paesi del mondo.
Qui, come
altrove, non mancano certo situazioni di disagio sia
materiale che morale, situazioni che domandano a voi, cari
amici, un impegno costante per testimoniare che l’amore
di Dio, manifestatosi appieno in Cristo crocifisso e
risorto, abbraccia in modo concreto tutti senza
distinzione di razza e cultura. Questa è in fondo la
missione di ogni comunità parrocchiale, chiamata ad
annunciare il Vangelo e ad essere luogo di accoglienza e
di ascolto, di formazione e di condivisione fraterna, di
dialogo e di perdono. Come può una comunità cristiana
mantenersi fedele a questo suo mandato? Come può
diventare sempre più una famiglia di fratelli animati
dall’Amore? La parola di Dio che poc’anzi abbiamo
ascoltato, e che risuona con singolare eloquenza nel
nostro cuore durante questo tempo quaresimale, ci ricorda
che il nostro pellegrinaggio terreno è irto di difficoltà
e di prove, come il cammino del popolo eletto nel deserto
prima di giungere alla terra promessa. Ma l’intervento
divino, assicura Isaia nella prima Lettura, può renderlo
facile, trasformando la steppa in un paese confortevole e
ricco di acque (cfr Is 43,19-20). Al profeta fa eco
il Salmo responsoriale: mentre richiama la gioia del
ritorno dall’esilio babilonese, invoca il Signore perché
intervenga a favore dei "prigionieri" che
nell’andare vanno piangendo, ma nel tornare sono pieni
di giubilo perché Iddio è presente, e come in passato,
compirà anche in futuro "grandi cose per noi".
Questa
stessa consapevolezza deve animare ogni comunità
cristiana fornita dal suo Signore di abbondanti provviste
spirituali per attraversare il deserto di questo mondo e
trasformarlo in un fertile giardino. Queste provviste sono
l’ascolto docile della sua Parola, i Sacramenti e ogni
altra risorsa spirituale della liturgia e della preghiera
personale. In definitiva, la vera provvista è il suo
amore. L’amore che spinse Gesù ad immolarsi per noi, ci
trasforma e ci rende a nostra volta capaci di seguirlo
fedelmente. Sulla scia di quanto la liturgia ci ha
proposto la scorsa domenica, l’odierna pagina evangelica
ci aiuta a capire che solo l’amore di Dio può cambiare
dal di dentro l’esistenza dell’uomo e conseguentemente
di ogni società, perché solo il suo amore infinito lo
libera dal peccato, che è la radice di ogni male. Se è
vero che Dio è giustizia, non bisogna dimenticare che
Egli è soprattutto amore: se odia il peccato, è perché
ama infinitamente ogni persona umana. Ama ognuno di noi e
la sua fedeltà è così profonda da non lasciarsi
scoraggiare nemmeno dal nostro rifiuto. In particolare
oggi Gesù ci provoca alla conversione interiore: ci
spiega perché Egli perdona e ci insegna a fare del
perdono ricevuto e donato ai fratelli il "pane
quotidiano" della nostra esistenza.
Il brano
evangelico narra l’episodio della donna adultera in due
suggestive scene: nella prima assistiamo a una disputa tra
Gesù e gli scribi e i farisei riguardo a una donna
sorpresa in flagrante adulterio e, secondo la prescrizione
contenuta nel Libro del Levitico (cfr 20,10), condannata
alla lapidazione. Nella seconda scena si snoda un breve e
commovente dialogo tra Gesù e la peccatrice. Gli spietati
accusatori della donna, citando la legge di Mosè
provocano Gesù – lo chiamano "maestro" (Didáskale)
- chiedendogli se sia giusto lapidarla. Conoscono la sua
misericordia e il suo amore per i peccatori e sono curiosi
di vedere come se la caverà in un caso del genere, che
secondo la legge mosaica non presentava dubbi. Ma Gesù si
mette subito dalla parte della donna; in primo luogo
scrivendo per terra parole misteriose, che l’evangelista
non rivela, e poi pronunciando quella frase diventata
famosa:"Chi di voi è senza peccato (usa il termine anamártetos,
che viene utilizzato nel Nuovo Testamento
soltanto qui), scagli per primo la pietra contro di
lei" (Gv 8,7). Nota sant’Agostino che
"il Signore, rispondendo, rispetta la legge e non
abbandona la sua mansuetudine". Ed aggiunge che con
queste sue parole obbliga gli accusatori a entrare dentro
se stessi e guardando se stessi a scoprirsi peccatori. Per
cui,"colpiti da queste parole come da una freccia
grossa quanto una trave, uno dopo l’altro se ne
andarono" (In Io. Ev. tract 33,5).
Uno dopo
l’altro, dunque, gli accusatori che avevano voluto
provocare Gesù, se ne vanno "cominciando dai più
anziani fino agli ultimi". Quando tutti sono partiti
il divino Maestro resta solo con la donna. Conciso ed
efficace il commento di sant’Agostino: "relicti
sunt duo: misera et misericordia, restano solo loro
due, la misera e la misericordia" (Ibid.).
Fermiamoci, cari fratelli e sorelle, a contemplare questa
scena dove si trovano a confronto la miseria dell’uomo e
la misericordia divina, una donna accusata di un grande
peccato e Colui, che pur essendo senza peccato, si è
addossato i peccati del mondo intero. Egli, che era
rimasto chinato a scrivere nella polvere, ora alza gli
occhi ed incontra quelli della donna. Non chiede
spiegazioni, non esige scuse. Non è ironico quando le
domanda: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha
condannata?" (8,10). Ed è sconvolgente nella sua
replica: "Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in
poi non peccare più" (8,11). Ancora sant’Agostino,
nel suo commento, osserva: "Il Signore condanna il
peccato, non il peccatore. Infatti, se avesse tollerato il
peccato avrebbe detto: Neppure io ti condanno, va’, vivi
come vuoi… per quanto grandi siano i tuoi peccati, io ti
libererò da ogni pena e da ogni sofferenza. Ma non disse
così"(Io. Ev. tract. 33,6)
Cari
amici, dalla parola di Dio che abbiamo ascoltato emergono
indicazioni concrete per la nostra vita. Gesù non
intavola con i suoi interlocutori una discussione teorica:
non gli interessa vincere una disputa a proposito di
un’interpretazione della legge mosaica, ma il suo
obbiettivo è salvare un’anima e rivelare che la
salvezza si trova solo nell’amore di Dio. Per questo è
venuto sulla terra, per questo morirà in croce ed il
Padre lo risusciterà il terzo giorno. E’ venuto Gesù
per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e che
l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro
tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al
suo amore. Anche in questo episodio, dunque, comprendiamo
che il vero nostro nemico è l’attaccamento al peccato,
che può condurci al fallimento della nostra esistenza.
Gesù congeda la donna adultera con questa consegna:
"Va e d’ora in poi non peccare più". Le
concede il perdono affinché "d’ora in poi"
non pecchi più. In un episodio analogo, quello della
peccatrice pentita che troviamo nel Vangelo di Luca
(7,36-50) Egli accoglie e rimanda in pace una donna che si
è pentita. Qui, invece, l’adultera riceve il perdono in
mondo incondizionato. In entrambi i casi – per la
peccatrice pentita e per l’adultera – il messaggio é
unico. In un caso si sottolinea che non c’è perdono
senza pentimento; qui si pone in evidenza che solo il
perdono divino e il suo amore ricevuto con cuore aperto e
sincero ci danno la forza di resistere al male e di
"non peccare più". L’atteggiamento di Gesù
diviene in tal modo un modello da seguire per ogni comunità,
chiamata a fare dell’amore e del perdono il cuore
pulsante della sua vita.
Cari
fratelli e sorelle, nel cammino quaresimale che stiamo
percorrendo e che si avvia rapidamente al suo termine, ci
accompagni la certezza che Iddio non ci abbandona mai e
che il suo amore è sorgente di gioia e di pace; è forza
che ci spinge potentemente sulla strada della santità, se
necessario anche sino al martirio. Così avvenne per i
figli e poi per la coraggiosa madre Felicita, patroni
della vostra Parrocchia. Per loro intercessione vi conceda
il Signore di incontrare sempre più in profondità Cristo
e di seguirlo con docile fedeltà perché, come avvenne
per l’apostolo Paolo, anche voi possiate con sincerità
proclamare: "Tutto io reputo una perdita di fronte
alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio
Signore per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose
e le considero come spazzatura al fine di guadagnare
Cristo" (Fil 3,8). L’esempio e
l’intercessione di questi santi siano per voi un
costante incoraggiamento a seguire il sentiero del Vangelo
senza esitazioni e senza compromessi. Vi ottenga questa
generosa fedeltà la Vergine Maria, che domani
contempleremo nel mistero dell’Annunciazione e alla
quale affido tutti voi e l’intera popolazione di questa
borgata di Fidene. Amen.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
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