UDIENZA
AI PARROCI ROMANI (22 FEBBRAIO 2007)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 22 febbraio 2007
Dialogo
a tutto campo nell’incontro in Vaticano tra Benedetto
XVI e i parroci romani. Al
centro del confronto: la
trasmissione della fede e la pastorale giovanile
Un
dialogo sincero, ampio e fecondo all’insegna della gioia
e della comunione che unisce i sacerdoti romani al loro
vescovo. Con questo spirito, si è svolto stamani
nell’Aula delle Benedizioni, l’incontro di Benedetto
XVI con i sacerdoti romani, guidati dal cardinale vicario,
Camillo Ruini. Il Papa ha risposto alle domande di nove
sacerdoti su temi che hanno spaziato dalla pastorale
giovanile, all’importanza dei Santuari e ancora dai
movimenti ecclesiali all’arte sacra quale strumento di
evangelizzazione. Ce ne parla Alessandro Gisotti:
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Sono
contento di essere il vescovo “di una grande diocesi”,
vedere tanti sacerdoti mi dà “molto conforto”. E’
iniziato con questo riconoscimento, il dialogo tra
Benedetto XVI e i parroci romani. Un confronto sincero, in
un clima particolarmente cordiale, segnato da molti
applausi e anche da momenti di umorismo. Rispondendo ad un
sacerdote del Santuario del Divino Amore, Benedetto XVI ha
sottolineato che luoghi come questo ci fanno vivere
l’esperienza di una preghiera di generazioni nei secoli.
Ha messo così l’accento sul valore della pietà
popolare e dell’incontro con la devozione mariana. Per
questo, i Santuari sono fondamentali per la Chiesa. Ha
rammentato, così, i pellegrinaggi nella sua terra
bavarese al Santuario di Altötting momenti in cui i
giovani riscoprono la propria coscienza cristiana. E
proprio alla pastorale giovanile, il Papa ha dedicato una
parte significativa delle sue riflessioni. E’
importante, ha avvertito, che i giovani siano
accompagnati nel cammino di conversione. Un cammino
possibile e ragionevole, anche per la gioventù di oggi:
“Sappiamo
che la gioventù deve essere veramente una priorità del
nostro lavoro pastorale, perché la gioventù vive in un
mondo lontano da Dio. Trovare in questo nostro contesto
culturale l’incontro con
Cristo, la vita cristiana e la vita della fede è molto
difficile. I giovani hanno bisogno di tanto
accompagnamento per poter realmente trovare questa
strada”.
Guardando
alla Quaresima, ha aggiunto, bisogna riconoscere che ci
vuole pazienza, fiducia e coraggio nel perseverare sul
cammino verso Gesù. Ai giovani, ha detto ancora, bisogna
far capire che Cristo non è un grande profeta. In lui,
vediamo il Volto di Dio, il Volto del perdono e
dell’amore. Rispondendo ad un’altra domanda, il Papa
si è soffermato sull’importanza della lettura della
Sacra Scrittura, a cui verrà
dedicato il prossimo Sinodo. Una lettura che deve essere
integrale. La Bibbia va letta nella sua unità. E’ un
cammino unico, ha proseguito, in cui una parte spiega
l’altra. D’altro canto, ha rilevato, in Cristo
troviamo la chiave di tutto. La Sacra Scrittura, è stata
la riflessione del Santo Padre, è un cammino che ha una
direzione, porta alla Croce di Cristo. Il Papa ha quindi
ribadito che la Sacra Scrittura va sempre letta in una
dimensione non solo storica e cristologica, ma anche ecclesiologica,
perché tutti i suoi passi sono passi del popolo di Dio.
E’ stata quindi la volta del tema dei Movimenti
ecclesiali. Serve un dialogo a tutti i livelli, ha
suggerito il Papa, ma "non bisogna spegnere i
carismi":
“Se
il Signore ci dà nuovi doni, dobbiamo essere grati
anche se sono scomodi questi nuovi doni. E’ una
bella cosa che nascano senza
un’iniziativa della gerarchia. Scaturiscono da una
iniziativa dal basso - come si dice – ma è anche
un'iniziativa realmente dall’alto, cioè dai doni dello
Spirito Santo, che nascono nuove forme di vita della
Chiesa come sono nati in tutti i secoli”.
In
un’altra risposta, il Papa ha riconosciuto che la fede
in Italia è ancora profondamente radicata, anche se
minacciata da molte sfide. Quindi, ha ribadito che la
Chiesa è innanzitutto una realtà spirituale:
“Possiamo
anche attirare il nostro popolo in questa visione, perché
capiscano che la Chiesa non è una grande struttura, uno
di questi enti sovranazionali.
La Chiesa, pur essendo corpo, è corpo di Cristo e quindi
un corpo spirituale, come dice San Paolo. La Chiesa non è
una organizzazione sovranazionale,
non è un corpo amministrativo, non è un corpo di potere.
Non è neanche una agenzia
sociale, benché faccia un lavoro sociale, ma è un corpo
spirituale”.
E
sull’equilibrio personale nel vivere la dimensione
spirituale e pastorale, il Papa ha voluto rispondere con
una battuta:
“I
Vangeli ci dicono: ‘Di giorno
lavorava, di notte era sul monte col Padre e pregava’.
Io devo qui confessare la mia debolezza, perché di notte
non posso pregare, vorrei dormire di notte,
ma… (applausi) … tuttavia un po’ di tempo
libero per il Signore ci vuole realmente”.
Infine,
il Pontefice ha offerto una sua riflessione
sull’importanza dell’arte sacra, definita una
catechesi sempre viva, un tesoro di cui l’Italia è
ricca in modo inestimabile. Anche questa ricchezza
artistica, ha affermato, dimostra che la Chiesa,
nonostante i suoi peccati e le sue debolezze, non è mai
stata un corpo di oppressione, ma sempre fonte di
ispirazione.
Dal
canto suo, nell’indirizzo d’omaggio, il cardinale
vicario, Camillo Ruini, ha sottolineato l’importanza di
questo appuntamento, nel quale i sacerdoti della diocesi
di Roma hanno potuto presentare liberamente al Papa “le
proprie domande, attese, speranze e difficoltà”. Il
porporato ha inoltre messo l’accento sul tema sviluppato
quest’anno dalla pastorale diocesana, ovvero la gioia
della fede e l’educazione delle nuove generazioni. Un
compito particolarmente impegnativo pensando soprattutto
ai giovani, maggiormente esposti ai processi di
secolarizzazione e scristianizzazione.
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