AI
PARROCI ROMANI (10 marzo 2011)
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Radio
Vaticana 10 marzo 2011
Il
Papa ai parroci romani: siate uomini con il cuore di Dio,
annunciate la verità anche se scomoda, amate soprattutto
i poveri
◊
Il sacerdote non è un “amministratore”, ma un uomo
scelto da Dio per imitare Cristo, che sa come Lui essere
umile, amare l’umanità, avere sensibilità per i
poveri, sostenere con coraggio la Chiesa là dove essa è
minacciata. Con un’articolata lectio divina
ispirata dal capitolo 20 degli Atti degli apostoli,
Benedetto XVI si è intrattenuto stamattina con i
sacerdoti della diocesi di Roma, guidati dal cardinale
vicario, Agostino Vallini, nel tradizionale incontro
annuale svoltosi nell’Aula della Benedizione. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Avere l’occhio di Dio, non quello del burocrate. Non
c’è alternativa per un sacerdote. San Paolo lo aveva
compreso e San Luca descritto in quel capitolo degli Atti
degli Apostoli che il Papa ha definito come “destinato
agli uomini di ogni tempo”. L’attualità del testo
antico è diventata materia di riflessione per il prete
del tempo moderno, centellinata dal Pontefice frase dopo
frase. Il sacerdote, ha affermato, anzitutto “non è un
padrone della fede”:
“Prete non si è a tempo solo parziale; si è
sempre, con tutta l’anima, con tutto il nostro cuore.
Questo essere con Cristo ed essere ambasciatore di Cristo,
questo essere per gli altri è una missione che penetra il
nostro essere e deve sempre più penetrare nella totalità
del nostro essere”.
Il servizio, ha proseguito Benedetto XVI, chiama
l’umiltà. Che non è esibizione di “falsa modestia”
ma amore per la volontà di Dio, che proprio grazie
all’umiltà del servitore può essere annunciata nella
sua integrità, senza condizionamenti o preferenze, e
senza “creare l’idea che il cristianesimo sia un
pacchetto immenso di cose da imparare”:
“Questo è importante: non predica un
cristianesimo à la carte, secondo i gusti propri,
predicando un Vangelo secondo le proprie idee preferite,
secondo le proprie idee teologiche: non si sottrae
dall'annunciare tutta, tutta la volontà di Dio, anche la
volontà scomoda, anche i temi che personalmente non mi
piacciano tanto”.
Il testo paolino ha poi suggerito al Pontefice spunti
di riflessione sul tema della conversione del cuore.
“Conversione”, ha detto il Papa, è soprattutto quella
del pensiero e del cuore, per cui la realtà non sono le
cose tangibili o i fatti del mondo così come si
presentano, ma realtà è riconoscere la presenza di Dio
nel mondo. Da questa visione il sacerdote deve condurre la
sua “corsa” nel mondo, senza mai perdere – ha
raccomandato Benedetto XVI – lo smalto degli inizi:
“Non perdiamo lo zelo, la gioia di essere chiamati
dal Signore (...) lasciamoci rinnovare la nostra gioventù
spirituale (...) la gioia di poter andare con Cristo fino
alla fine, di ‘condurre a termine la corsa’ sempre
nell’entusiasmo di essere chiamati da Cristo per questo
grande servizio”.
Il sacerdote, come Paolo, ha affermato il Papa non deve
pensare alla sua mera “sopravvivenza biologica”.
Certo, custodirsi è doveroso, ma non dimenticando che
l’offerta di sé, anche fino al dono della vita,
assimila il sacerdote al suo modello, Cristo:
“Solo Dio può farci sacerdoti, solo Dio può
scegliere i suoi sacerdoti e se siamo scelti, siamo scelti
da Lui. Qui appare chiaramente il carattere sacramentale
del presbiterato e del sacerdozio, che non è una
professione che dev’essere fatta perché qualcuno deve
amministrare tutte le cose (…) E’ un’elezione dallo
Spirito Santo”.
Pio XI, ha ricordato Benedetto XVI, rimarcava il
problema della “la sonnolenza dei buoni”, cioè la
mancanza di argini che spesso gli stessi cristiani
oppongono alle forze del male. Il sacerdote, ha ribadito,
è chiamato a “vegliare” e a pregare intensamente:
“’Vegliate su voi stessi’: siamo attenti anche
alla nostra vita spirituale, al nostro essere con Cristo
(...) pregare e meditare la Parola di Dio non è tempo
perso per la cura delle anime, ma è condizione perché
possiamo essere realmente in contatto con il Signore e così
parlare di prima mano dal Signore agli altri”.
La Chiesa è minacciata e lo sarà sempre, ha detto il
Papa. Ma questa consapevolezza non deve mai far
dimenticare altre e immodificabili realtà:
“La verità è più forte della menzogna,
l’amore è più forte dell’odio, Dio è più forte di
tutte le forze avverse ... a Dio. E con questa gioia, con
questa certezza interiore prendiamo la nostra strada (…)
nelle consolazioni di Dio e nelle persecuzioni del
mondo”.
Nell’indirizzo di saluto a Benedetto XVI, il
cardinale Vallini aveva definito la lectio divina
l’ideale conclusione del recente pellegrinaggio a Cipro
dei sacerdoti romani, quindi – ringraziando il Pontefice
per il suo nuovo libro su Gesù – ha definito il volume
“un buon compagno” per la Quaresima. Affettuose e
toccanti, poi, le parole che il cardinale vicario ha
rivolto al Papa ricordandone il 60.mo di sacerdozio –
che cadrà il prossimo 29 giugno – e mettendo in risalto
le qualità sacerdotali di Benedetto XVI più apprezzate
dal clero:
“La fedeltà, umile e gioiosa, senza incrinature,
al Signore Gesù; la disponibilità totale a servire la
Chiesa dove la Provvidenza L’ha chiamata, fino al
formidabile peso del supremo Pontificato; l’amore alla
Parola di Dio e alla Liturgia e alla gioia di vivere il
tempo secondo il ritmo dell’Anno Liturgico;
l’esercizio dell’intelligenza e la passione per la
ricerca della verità da proporre e difendere senza
compromessi; la dolcezza del tratto e la magnanimità del
cuore; la serenità dell’anima interamente donata a
Cristo”.
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