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PAPA PASQUALE II (1099-1118)

 Fonte: Wikipedia

Pasquale II, nato Raniero Ranieri (morto a Roma il 21 gennaio 1118), fu Papa dal 1099 alla sua morte.

Figlio del castellano locale, nacque a Bleda, vicino a Isola di Santa Sofia, nell'Appennino forlivese. A lungo, dopo la sua morte, i luoghi della sua nascita furono meta di pellegrinaggio.

Dopo essere divenuto monaco cluniacense, venne nominato prete cardinale di San Clemente da Papa Gregorio VII attorno al 1076, e consacrato Papa, in successione ad Urbano II, il 19 agosto 1099.

Nella lunga lotta contro gli imperatori sulla lotta per le investiture, portò avanti con zelo la politica Ildebrandina, ma solo con parziale successo. Nel 1104 Pasquale riuscì ad istigare il secondogenito dell'imperatore che si ribellò contro il padre, ma ben presto scopri che Enrico V era ancor più insistente nel mantenere il diritto di investitura, di quanto non lo fosse stato Enrico IV. La Dieta imperiale di Magonza invitò (gennaio 1106) Pasquale a visitare la Germania e appianare il problema, ma il Papa nel Concilio di Guastalla (ottobre 1106) rinnovò semplicemente la proibizione all'investitura. Nello stesso anno portò a termine la lotta per le investiture in Inghilterra, nella quale Anselmo, arcivescovo di Canterbury, si era impegnato contro Re Enrico I d'Inghilterra, mantenendo per sé il diritto esclusivo di investire con l'anello e il bastone vescovile, ma riconoscendo la nomina reale per i benefici vacanti e i giuramenti di fedeltà dei domini temporali. Pasquale si recò in Francia alla fine del 1106 per cercare la mediazione di Filippo I di Francia e del Principe Luigi nella lotta imperiale, ma i suoi negoziati non diedero risultati e fece ritorno in Italia nel settembre del 1107. Quando Enrico V avanzò con un armata in Italia allo scopo di essere incoronato, il Papa acconsentì ad un accordo (febbraio 1111), in base ai termini del quale la Chiesa doveva cedere tutti i possedimenti e i diritti che aveva ricevuto dall'impero e del regno d'Italia sin dai tempi di Carlomagno, mentre Enrico da parte sua avrebbe rinunciato all'investitura laica. I preparativi per l'incoronazione vennero fatti per il 12 febbraio 1111, ma i romani sorsero in rivolta contro l'accordo, ed Enrico si ritirò portando con se il Papa e la curia.

Dopo sessantuno giorni di dura prigionia, Pasquale si arrese e garantì l'investitura all'imperatore. Enrico venne quindi incoronato in San Pietro il 13 aprile, e dopo aver preteso la promessa che nessuna vendetta sarebbe stata tentata per quello che era accaduto, si ritirò al di la delle Alpi. Il partito Ildebrandino venne comunque incitato ad agire; un concilio in Laterano del marzo 1112 dichiarò nulle le concessioni estorte con la violenza; un concilio tenuto a Vienna in ottobre scomunicò l'imperatore e Pasquale ne sancì le decisioni.

Nel 1113, Papa Pasquale II riconobbe l'ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, il più antico degli ordini religiosi cavallereschi.

Verso la fine del pontificato ricominciarono i problemi in Inghilterra, Pasquale si lamentò (1115) che i concili venivano tenuti e i vescovi venivano traslati, senza la sua autorizzazione, e minacciò Enrico I con la scomunica. Alla morte della Contessa Matilde, che aveva lasciato tutti i suoi territori alla Chiesa (1115), l'imperatore improvvisamente li pretese come feudi imperiali e costrinse il Papa a fuggire da Roma. Pasquale ritornò dopo il ritiro dell'imperatore all'inizio del 1118, ma morì nel giro di pochi giorni il 21 gennaio di quell'anno.

Curiosità: il fantasma di Nerone

Papa Pasquale II era uomo particolarmente superstizioso, ossessionato dai corvi che volteggiavano sul noce secolare piantato nelle adiacenze della tomba dei Domizi Enobarbi. Egli era terrorizzato dall'idea che quei corvi fossero demoni in attesa della reincarnazione dell'imperatore Nerone, da secoli identificato come l'anticristo.

La convinzione di Pasquale era nata dallo strampalato sillogismo di alcuni autori cristiani (Vittorino, Commodiano e Sulpicio Severo) , che avevano messo in relazione il passo 13-15 dell' Apocalisse di Giovanni "Bestia il cui numero è 666" con il fatto che sommando il valore numerico delle lettere che compongono le parole "Nerone Cesare" in lingua ebraica si ottiene il medesimo numero.

Per nulla impressionato da tali sciocchezze, il popolino di Roma continuava, nella ricorrenza della morte (9 giugno), a portare fiori sulla tomba di Nerone; l'imperatore che più aveva amato e maggiormente rimpianto, nonostante che dalla sua scomparsa (68) fosse ormai trascorso più d'un millennio.

Forse per timore dei demoni o, più credibilmente, per impedire l'omaggio popolare a colui che la Chiesa aveva bollato come anticristo, papa Pasquale fece radere al suolo il mausoleo, tagliare il noce e, al loro posto, erigere una cappella, nucleo originario di quella che oggi è la chiesa di Santa Maria del Popolo, in Piazza del Popolo a Roma.

Al fine di placare il malcontento popolare per la profanazione, venne diffusa la voce che i resti di Nerone fossero stati traslati in un mausoleo sulla via Cassia, ben fuori dalle mura cittadine. Forse le autorità speravano nella distanza per scoraggiare l'annuale pellegrinaggio che, al contrario, continuò. Tant'è che a tutt'oggi la zona è denominata Tomba di Nerone, sebbene l'epigrafe latina citi i proprietari: Publio Vibio Mariano e la di lui consorte Regina Massima.

 

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