CELEBRAZIONE
DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (6/04/2007)
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Fonte,
Radio Vaticana, 6 aprile 2007
Passione
del Signore - nel pomeriggio il Papa ha presieduto la
celebrazione in San Pietro. Padre Cantalamessa: le donne
sotto la Croce annunciatrici di salvezza ed esempio per
una società che rischia di disumanizzarsi
“La
nostra civiltà, dominata dalla tecnica, ha bisogno di un
cuore perché l’uomo possa sopravvivere in essa”. Così
il predicatore della Casa Pontificia padre Raniero
Cantalamessa nell’omelia tenuta in San Pietro durante la
celebrazione della Passione del Signore presieduta dal
Papa. Il rito iniziato alle 17 con la preghiera silenziosa
di Benedetto XVI prostrato davanti all’altare maggiore
si è articolato in tre momenti: la liturgia della parola,
l’adorazione della croce e la Santa Eucaristia. Migliaia
i fedeli raccolti in preghiera, Padre Raniero Cantalamessa
dopo la lettura della Passione di Gesù dal Vangelo di
Giovanni, ha evidenziato come le donne che rimasero fino
alla fine con Cristo, sotto la sua croce siano fulgidi
esempi da imitare.
Massimiliano Menichetti: 
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Il
cuore rigonfio di amore delle donne, che sotto la Croce
non abbandonarono Gesù, testimoni poi della risurrezione
di Cristo, annunciatrici della salvezza ed esempio per la
società contemporanea che rischia di disumanizzarsi,
seguendo il mero progresso tecnologico. E’ questa in
sintesi la traccia di meditazione proposta da padre
Raniero Cantalamessa, che ha
aperto la sua omelia con l’immagine delle “pie
donne” che, sotto la Croce insieme a Maria, “sfidarono
il pericolo che c’era nel mostrarsi in favore di un
condannato a morte”.
Nessuna donna è coinvolta nella condanna di Gesù – ha
spiegato il predicatore della Casa Pontificia – e queste
donne definite “madri coraggio” “sono le prime,
oltre a Maria, Madre di Cristo, a vedere il Risorto e
“ad esse viene dato
l’incarico di annunciarlo agli apostoli”. “Le pie
donne” avevano seguito Gesù “per lui stesso, per
gratitudine del bene da Cristo ricevuto”:
“Lo
seguivano, è scritto, ‘per servirlo’;
erano le uniche, dopo Maria, la Madre, ad avere assimilato
lo spirito del vangelo. Avevano seguito le ragioni del
cuore e queste non le avevano ingannate”.
Ed
è proprio per questo - ha aggiunto padre Raniero Cantalamessa
- che “la loro presenza accanto al Crocifisso e
al Risorto contiene un insegnamento vitale per noi oggi:
“La
nostra civiltà, dominata dalla tecnica, ha bisogno di un
cuore perché l’uomo possa sopravvivere in essa,
senza disumanizzarsi del
tutto. Dobbiamo dare più spazio alle ‘ragioni del cuore’,
se vogliamo evitare che, mentre si surriscalda
fisicamente, il nostro pianeta ripiombi spiritualmente in
un’era glaciale. La grande crisi di fede del mondo di
oggi, che è veramente grande, è che non si ascoltano più
le ragioni del cuore, ma solo quelle contorte della
mente”.
“Al
potenziamento dell’intelligenza e delle possibilità
conoscitive dell’uomo” - ha ribadito - “non va di
pari passo, purtroppo, il potenziamento della sua capacità
d’amore”:
“Quest’ultima,
anzi, sembra che non conti nulla, mentre noi sappiamo, lo
sentiamo, lo sperimentiamo nella vita, che la felicità o
l’infelicità non dipende tanto dal conoscere o non
conoscere, quanto dall’amare
o non amare, dall’essere amato o non essere amato. Il
motivo di ciò è semplice: noi siamo creati ‘a immagine
di Dio’, e Dio è amore,
Deus caritas est!”.
Quindi
ha parlato di nuova idolatria, riferendosi alla spinta a
potenziare la sola intelligenza, slegata dalle ragioni del
cuore, della fede. “Solo l’amore redime e salva – ha
detto - mentre la scienza e la sete di conoscenza, da
sole, possono portare alla dannazione”. C’è da
augurarsi - ha aggiunto - che si apra finalmente, per
l’umanità, un’era della donna, un’era del cuore,
della compassione; ed evidenziando che anche la donna
“ha bisogno di essere salvata da Cristo”, ha
sottolineato:
“E’
certo che, una volta redenta da Lui e ‘liberata’ sul
piano umano da antiche soggezioni, la donna può
contribuire a salvare la nostra società da alcuni mali
inveterati e cronici che la minacciano: violenza, volontà
di potenza, ’aridità
spirituale, disprezzo
della vita”.
Quindi
introducendo il lungo e singhiozzante viaggio verso il
Calvario delle “pie donne” ha ricordato che il loro
pianto fu “l’unico suono amico che giunse alle
orecchie del Salvatore; mentre pendeva dalla Croce, e che
sul Golgota “i loro sguardi furono gli unici a posarsi
con amore e compassione su di Lui”.
Riferendosi
poi alla liturgia bizantina, che ha onorato queste donne
dedicandogli una domenica dell’anno liturgico, la
seconda dopo Pasqua, ha sottolineato che queste donne non
sono solo da ammirare e onorare, ma anche da imitare:
“La
Passione si prolunga nelle membra del corpo di Cristo.
Sono perciò eredi delle 'pie donne'
le tante donne, religiose e laiche, che stanno oggi a
fianco dei poveri, dei malati di AIDS, dei carcerati, dei
reietti di ogni specie della società; le donne che sono
al fianco e sostengono coloro che sono torturati e
condannati. Ad esse –
credenti o non credenti – Cristo ripete: ‘L’avete
fatto a me’”.
Quindi
ribadendo che “non solo per il ruolo svolto nella
Passione, ma anche per quello svolto nella Risurrezione le
pie donne sono di esempio anche alle donne cristiane di
oggi”:
“C’è
un solo ‘Andate!’ indirizzato a delle donne, quello
rivolto alle mirofore il
mattino di Pasqua: Allora Gesù disse loro:
‘Andate ed annunziate ai miei fratelli che vadano
in Galilea e là mi vedranno’.
Con queste parole le costituiva prime testimoni della
risurrezione, ‘maestre dei maestri’
come le chiama un autore del VI secolo”.
Ed
è con il volto radioso dell’annuncio della Risurrezione
che ha esortato a non avere paura: “Donne cristiane,
continuate a portare ai successori degli Apostoli, a noi
sacerdoti loro collaboratori, il lieto annuncio:
‘Il Maestro è vivo! E’ risorto! Vi precede in
Galilea, cioè dovunque andiate’!”.
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Fonte,
Ansa, 6 aprile 2007
CITTA'
DEL VATICANO - Il Papa prostrato a terra per alcuni lunghi
minuti, nel silenzio generale è una immagine forte di
questo venerdì santo. Benedetto XVI, come prevede la
celebrazione della passione del Signore, vestito con i
paramenti rossi si è prostrato sul pavimento di San
Pietro ed é rimasto in preghiera con vescovi e cardinali
inginocchiati a cornice. Quando si è rialzato è
cominciato il rito della passione, con la predica di padre
Raniero Cantalamessa.
PREDICATORE
PAPA, CHE SI APRA L'ERA DELLA DONNA
CITTA'
DEL VATICANO - Che si apra ''l'era della donna'', del
suo cuore e della sua compassione; l'era delle ''madri
coraggio'' che non abbandonarono Gesu' condannato a
morte, mentre gli uomini si comportarono in modo
meschino e ignominioso. Durante la cerimonia della
passione del venerdi' santo nella basilica di San
Pietro, davanti al Papa e ai vertici (tutti maschili)
della Chiesa cattolica e della Curia romana, padre
Raniero Cantalamessa, predicatore di Casa Pontificia,
capelli e barbetta bianchi, sguardo arguto, lancia il
suo auspicio in favore dell'universo femminile. ''Dopo
tante ere che hanno preso il nome dell'uomo - homo
erectus, homo faber, fino all'homo sapiens-sapiens,
cioe' sapientissimo di oggi - c'e' da augurarsi che si
apra finalmente, per l'umanita', un'era della donna:
un'era del cuore e della compassione'', afferma di
fronte ad un auditorio impassibile. Ratzinger sembra
assorto nelle sue riflessioni. ''Da ogni parte emerge
l'esigenza di fare piu' spazio alla donna'', di
liberarla da ''antiche soggezioni'', incalza il
cappuccino-predicatore, che pero', a questo punto, sente
il bisogno di precisare. ''Noi non crediamo che l'eterno
femminino ci salvera''', afferma. ''L'esperienza
quotidiano - spiega - dimostra che la donna puo'
sollevarci in alto', ma puo' anche farci precipitare in
basso''. Pure la donna ha bisogno della redenzione di
Gesu'. '
'Ma una volta redenta e liberata, sul piano umano, da
antiche soggezioni, la donna puo' contribuire a salvare
la nostra societa' da alcuni mali inveterati che la
minacciano, violenza, volonta' di potenza, aridita'
spirituale, disprezzo della vita..'' Cio' a condizione,
sottolinea padre Cantalamessa, che la donna rimanga se
stessa e non cerchi di ''trasformarsi in uomo'', come
sostenevano le femministe d'epoca: il cappuccino non fa
nomi, ma nelle note al suo discorso, tanto per non
sbagliarsi, fa riferimento agli scritti di Simone de
Beauvoir. La grandezza delle donne - argomenta il
religioso sta nel loro cuore, come dimostra proprio la
passione di Gesu'. ''Pie donne'' e' un termine
diminutivo, osserva. Furono le ''madri coraggio'' del
vangelo a ''sfidare il pericolo'' e a ''non abbandonare
il condannato a morte''. ''Certo - ammette il
predicatore - Gesu' mori' anche per i peccati delle
donne, ma storicamente esse possono dire in verita' 'noi
siamo innocenti del sangue di costui'. ''Si discute
animatamente da qualche tempo chi fu a volere la morte
di Gesu': se i capi ebrei o Pilato, o entrambi.
Una cosa e' certa in ogni caso - scandisce il frate -
furono degli uomini, non delle donne''. Anche gli
apostoli, ricorda, nei vangeli fanno una ''figura
meschina'': la loro e' la ''storia ignominiosa della
propria paura, fuga rinnegamento, aggravata in piu' dal
confronto con la condotta cosi' diversa di alcune povere
donne''. A quelle donne, a cui e' spettato il compito di
annunciare poi la risurrezione di Cristo, 'l'umanita'
deve affidarsi'', per ritrovare ''le ragioni del cuore''.
Il discorso sulle donne di padre Cantalamessa riecheggia
nella Basilica di San Pietro, affollata di cardinali e
sacerdoti. Oggi e' il giorno del lutto e del dolore per
la Chiesa cattolica. Il Papa, ad inizio del rito, si
prostra per terra davanti all'altare e rimane sdraiato,
immobile , per alcuni minuti. Il rito della passione,
uno delle poche cerimonie in cui il Papa non prende la
parola e si limita ad ascoltare, introduce la via
Crucis.
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