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ALLA
PASTORALE DEI MIGRANTI |
Il futuro poggia
sull'incontro dei popoli e sul rispetto di diritti e
doveri: così il Papa alla plenaria della pastorale per i
migranti
◊ L’avvenire
delle nostre società poggia sull’incontro dei popoli:
per questo gli Stati sono chiamati a condividere le
responsabilità del crescente fenomeno immigratorio,
riconoscendo la dignità di ogni persona, in un contesto
in cui siano rispettati i diritti ma anche i doveri degli
stranieri: è quanto ha detto il Papa alla plenaria del
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli
Itineranti che si sta svolgendo in Vaticano sul tema della
corresponsabilità degli Stati e degli organismi
internazionali. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa ha espresso il proprio apprezzamento per quelle
convenzioni internazionali che regolano la circolazione
delle persone mirando “a garantire la protezione dei
diritti umani fondamentali e a combattere la
discriminazione, la xenofobia e l’intolleranza”.
“E’ apprezzabile lo sforzo di costruire un
sistema di norme condivise che contemplino i diritti e i
doveri dello straniero, come pure quelli delle comunità
di accoglienza, tenendo conto, in primo luogo, della
dignità di ogni persona umana, creata da Dio a sua
immagine e somiglianza (cfr Gen 1,26). Ovviamente,
l'acquisizione di diritti va di pari passo con
l'accoglienza di doveri”.
“La responsabilità degli Stati e degli Organismi
Internazionali – ha affermato il Pontefice - si esplica
specialmente nell'impegno di incidere su questioni che,
fatte salve le competenze del legislatore nazionale,
coinvolgono l'intera famiglia dei popoli, ed esigono una
concertazione tra i Governi e gli Organismi più
direttamente interessati” come “l'ingresso o
l'allontanamento forzato dello straniero, la fruibilità
dei beni della natura, della cultura e dell'arte, della
scienza e della tecnica, che a tutti deve essere
accessibile”. L’obiettivo è quello di promuovere la
pace in una “fase critica che le istituzioni
internazionali stanno attraversando, impegnate a risolvere
le questioni cruciali della sicurezza e dello sviluppo, a
beneficio di tutti”:
“È vero che, purtroppo, assistiamo al riemergere
di istanze particolaristiche in alcune aree del mondo, ma
è pure vero che ci sono latitanze ad assumere
responsabilità che dovrebbero essere condivise”.
“Inoltre – ha aggiunto - non si è ancora spento
l'anelito di molti ad abbattere i muri che dividono e a
stabilire ampie intese, anche mediante disposizioni
legislative e prassi amministrative che favoriscano
l’integrazione, il mutuo scambio e l’arricchimento
reciproco”:
“In effetti, prospettive di convivenza tra i
popoli possono essere offerte tramite linee oculate e
concertate per l’accoglienza e l’integrazione,
consentendo occasioni di ingresso nella legalità,
favorendo il giusto diritto al ricongiungimento familiare,
all'asilo e al rifugio, compensando le necessarie misure
restrittive e contrastando il deprecabile traffico di
persone”.
Si tratta di conciliare “il riconoscimento dei
diritti della persona e il principio di sovranità
nazionale” con il riferimento “alle esigenze della
sicurezza, dell'ordine pubblico e del controllo delle
frontiere”. Il Papa rinnova quindi il suo “appello
agli Stati affinché promuovano politiche in favore della
centralità e integrità della famiglia” così come
“l’apertura alla vita”:
“L’avvenire delle nostre società poggia
sull'incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel
rispetto delle identità e delle legittime differenze. In
questo scenario la famiglia mantiene il suo ruolo
fondamentale. Perciò la Chiesa, con l’annuncio del
Vangelo di Cristo in ogni settore dell’esistenza, porta
avanti ‘l'impegno… a favore non solo dell'individuo
migrante, ma anche della sua famiglia, luogo e risorsa
della cultura della vita e fattore di integrazione di
valori’”.
Benedetto XVI invita infine a lasciarsi ispirare
dal Beato Giovanni Battista Scalabrini, definito “Padre
dei migranti” da Giovanni Paolo II, e di cui il prossimo
1° giugno si ricorderanno i 105 anni della nascita al
cielo.
(Radio Vaticana)
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE
PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI
Sala Clementina
Venerdì, 28 maggio
2010
Signori
Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Con
grande gioia vi accolgo in occasione della Sessione
Plenaria del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Saluto il Presidente del Dicastero, Mons. Antonio Maria
Vegliò, che ringrazio per le parole di lieta cordialità,
il Segretario, i Membri, i Consultori e gli Officiali. A
tutti rivolgo l'augurio di un proficuo lavoro.
Avete
scelto come tema per questa Sessione quello della “Pastorale
della mobilità umana oggi, nel contesto della
corresponsabilità degli Stati e degli Organismi
Internazionali”. La circolazione delle
persone è da tempo oggetto di convenzioni internazionali,
che mirano a garantire la protezione dei diritti umani
fondamentali e a combattere la discriminazione, la
xenofobia e l’intolleranza. Si tratta di documenti che
forniscono principi e tecniche di tutela sovranazionali.
E’
apprezzabile lo sforzo di costruire un sistema di norme
condivise che contemplino i diritti e i doveri dello
straniero, come pure quelli delle comunità di
accoglienza, tenendo conto, in primo luogo, della dignità
di ogni persona umana, creata da Dio a sua immagine e
somiglianza (cfr Gen 1,26). Ovviamente,
l'acquisizione di diritti va di pari passo con
l'accoglienza di doveri. Tutti, infatti, godono di diritti
e doveri non arbitrari, perché scaturiscono dalla stessa
natura umana, come afferma l'Enciclica Pacem
in terris del beato Papa Giovanni
XXIII: “ogni essere umano è persona, cioè una
natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e
quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono
immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura:
diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili,
inalienabili” (n. 5). La responsabilità degli
Stati e degli Organismi Internazionali, pertanto, si
esplica specialmente nell'impegno di incidere su questioni
che, fatte salve le competenze del legislatore nazionale,
coinvolgono l'intera famiglia dei popoli, ed esigono una
concertazione tra i Governi e gli Organismi più
direttamente interessati. Penso a problematiche quali
l'ingresso o l'allontanamento forzato dello straniero, la
fruibilità dei beni della natura, della cultura e
dell'arte, della scienza e della tecnica, che a tutti deve
essere accessibile. Non si deve poi dimenticare
l'importante ruolo di mediazione affinché le risoluzioni
nazionali e internazionali, che promuovono il bene comune
universale, trovino accoglienza presso le istanze locali e
si ripercuotano nella vita quotidiana.
In tale
contesto, gli ordinamenti a livello nazionale e
internazionale che promuovono il bene comune ed il
rispetto della persona incoraggiano la speranza e gli
sforzi per il raggiungimento di un ordine sociale mondiale
basato sulla pace, sulla fraternità e sulla cooperazione
di tutti, nonostante la fase critica che le istituzioni
internazionali stanno attraversando, impegnate a risolvere
le questioni cruciali della sicurezza e dello sviluppo, a
beneficio di tutti. È vero che, purtroppo, assistiamo al
riemergere di istanze particolaristiche in alcune aree del
mondo, ma è pure vero che ci sono latitanze ad assumere
responsabilità che dovrebbero essere condivise. Inoltre,
non si è ancora spento l'anelito di molti ad abbattere i
muri che dividono e a stabilire ampie intese, anche
mediante disposizioni legislative e prassi amministrative
che favoriscano l’integrazione, il mutuo scambio e
l’arricchimento reciproco. In effetti, prospettive di
convivenza tra i popoli possono essere offerte tramite
linee oculate e concertate per l’accoglienza e
l’integrazione, consentendo occasioni di ingresso nella
legalità, favorendo il giusto diritto al ricongiungimento
familiare, all'asilo e al rifugio, compensando le
necessarie misure restrittive e contrastando il
deprecabile traffico di persone. Proprio qui le diverse
organizzazioni a carattere internazionale, in cooperazione
tra di loro e con gli Stati, possono fornire il loro
peculiare apporto nel conciliare, con varie modalità, il
riconoscimento dei diritti della persona e il principio di
sovranità nazionale, con specifico riferimento alle
esigenze della sicurezza, dell'ordine pubblico e del
controllo delle frontiere.
I diritti
fondamentali della persona possono essere il punto focale
dell'impegno di corresponsabilità delle istituzioni
nazionali e internazionali. Esso, poi, è strettamente
legato all’“apertura alla vita, che è al centro del
vero sviluppo”, come ho ribadito nell'Enciclica Caritas
in veritate (cfr n.
28), dove pure facevo appello agli Stati affinché
promuovano politiche in favore della centralità e
integrità della famiglia (cfr ibid.,
n. 44). D'altro canto, è evidente che
l’apertura alla vita e i diritti della famiglia devono
essere ribaditi nei diversi contesti, poiché “in una
società in via di globalizzazione, il bene comune e
l'impegno per esso non possono non assumere le dimensioni
dell'intera famiglia umana, vale a dire della comunità
dei popoli e delle Nazioni” (ibid.,
n. 7). L’avvenire delle nostre società poggia
sull'incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel
rispetto delle identità e delle legittime differenze. In
questo scenario la famiglia mantiene il suo ruolo
fondamentale. Perciò la Chiesa, con l’annuncio del
Vangelo di Cristo in ogni settore dell’esistenza, porta
avanti “l'impegno… a favore non solo dell'individuo
migrante, ma anche della sua famiglia, luogo e risorsa
della cultura della vita e fattore di integrazione di
valori”, come ho riaffermato nel Messaggio
per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
dell'anno 2006.
Cari
fratelli e sorelle, spetta anche a voi sensibilizzare
verso forme di corresponsabilità le Organizzazioni che si
dedicano al mondo dei migranti e degli itineranti. Questo
settore pastorale è legato a un fenomeno in continua
espansione e, quindi, il vostro ruolo dovrà tradursi in
risposte concrete di vicinanza e di accompagnamento
pastorale delle persone, tenendo conto delle diverse
situazioni locali. Su ciascuno di voi invoco la luce dello
Spirito Santo e la materna protezione della Madonna,
rinnovando il mio ringraziamento per il servizio che
rendete alla Chiesa e alla società. L'ispirazione del Beato
Giovanni Battista Scalabrini, definito
“Padre dei migranti” dal Venerabile Giovanni
Paolo II e di cui ricorderemo i 105 anni della nascita
al cielo il prossimo 1° giugno, illumini la vostra azione
a favore dei migranti e degli itineranti e vi sproni ad
una carità sempre più attenta, che testimoni loro
l’amore indefettibile di Dio. Da parte mia vi assicuro
la preghiera, mentre di cuore vi benedico.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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