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AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONT. CONS. PER
LA PASTORALE DELLA SALUTE |
Radio Vaticana,
22 marzo 2007
L’amore
di Gesù ci guidi sempre nella cura dei malati:
l’esortazione del Papa nell’udienza ai partecipanti
alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Pastorale
della Salute
Nella
cura dei malati, portiamo la testimonianza dell’amore di
Dio: è la riflessione offerta da Benedetto XVI ai
partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la
Pastorale della Salute, ricevuti stamani in Vaticano. La
delegazione è stata guidata dal presidente del dicastero,
il cardinale Javier Lozano Barragán. Il Papa ha ricordato
agli operatori della salute che la dignità della persona
umana, per quanto menomata, va sempre tutelata. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
**********
La
pastorale della salute è “un ambito squisitamente
evangelico, che richiama immediatamente l’opera di Gesù,
buon Samaritano dell’umanità”: è quanto sottolineato
da Benedetto XVI che ha ricordato come Gesù stesso
“accompagnava sempre la predicazione con i segni che
compiva sui malati”. Un insegnamento quanto mai attuale:
"La
salute dell'uomo, di tutto l'uomo, è stato il segno che
Cristo ha prescelto per manifestare la prossimità di Dio,
il suo amore misericordioso che risana lo spirito, l'anima
e il corpo. Questo, cari amici, sia sempre il riferimento
fondamentale di ogni vostra iniziativa: la sequela di
Cristo, che i Vangeli ci presentano quale 'medico'
divino".
Proprio
questa prospettiva biblica, ha proseguito, “valorizza il
principio etico naturale del dovere della cura del malato
in base alla quale ogni esistenza umana va difesa”. Il
Papa ha sottolineato così che “soccorrere l’essere
umano è un dovere sia in risposta a un diritto
fondamentale della persona” sia perché dalla cura degli
individui traiamo un beneficio per tutta la collettività.
La scienza medica, è stata la sua riflessione,
“progredisce in quanto accetta di rimettere sempre in
discussione la diagnosi e il metodo di cura”. D’altro
canto, la fiducia nei confronti del personale sanitario è
proporzionata alla “certezza che tali difensori di
ufficio della vita non disprezzeranno mai un’esistenza
umana, per quanto menomata, e sapranno sempre incoraggiare
tentativi di cura”:
"L’impegno
della cura va quindi esteso ad ogni essere umano,
nell’intento di coprire l'intera sua esistenza. Il
concetto moderno di cura sanitaria è, infatti, la
promozione umana: dalla cura del malato alla cura
preventiva, con la ricerca del maggiore sviluppo umano,
favorendo un adeguato ambiente familiare e sociale".
“Questa
prospettiva etica, basata sulla dignità della persona
umana”, ha detto ancora, “viene confermata e
potenziata dal comandamento dell'amore, centro del
messaggio cristiano”. Gli operatori sanitari cristiani,
è stato il richiamo del Pontefice, “sanno bene che vi
è un legame strettissimo e indissolubile tra la qualità
del loro servizio professionale e la virtù della carità
alla quale Cristo li chiama”:
"E’
proprio nel compiere bene il loro lavoro che essi portano
alle persone la testimonianza dell'amore di Dio".
La
carità come compito della Chiesa, oggetto di riflessione
nella Deus caritas est, ha sottolineato, “trova
un’attuazione particolarmente significativa nella cura
dei malati”, come attesta la storia della Chiesa, “con
innumerevoli testimonianze di uomini e donne che, in forma
sia individuale che associata, hanno operato in questo
campo”. Quindi, il Papa è tornato sull’Esortazione
apostolica Sacramentum Caritatis, importante anche
per gli operatori sanitari:
"E’
proprio dall’Eucaristia che la pastorale della salute può
continuamente attingere la forza per soccorrere
efficacemente l’uomo e promuoverlo secondo la dignità
che gli è propria. Negli ospedali e nelle case di cura,
la Cappella è il cuore pulsante in cui Gesù si offre
incessantemente al Padre celeste per la vita dell’umanità".
“L’Eucaristia,
distribuita decorosamente e con spirito di preghiera ai
malati – ha concluso - è la linfa vitale che li
conforta e infonde nel loro animo luce interiore per
vivere con fede e con speranza la condizione di infermità
e di sofferenza”.
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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PASTORALE SANITARIA
Giovedì,
22 Marzo 2007
Signor
Cardinale,
venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi, in occasione della Sessione Plenaria
del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute.
Rivolgo il mio cordiale saluto a ciascuno di voi, venuti
da varie parti del mondo, quali valide espressioni
dell'impegno delle Chiese particolari, degli Istituti di
Vita Consacrata e delle numerose opere della comunità
cristiana in campo sanitario. Ringrazio il Cardinale
Javier Lozano Barragán, Presidente del Dicastero, per le
cortesi parole con cui si è fatto interprete dei comuni
sentimenti, illustrandomi gli obiettivi che al momento
sono oggetto del vostro lavoro. Saluto con riconoscenza il
Segretario, il Sotto-Segretario, gli Officiali e i
Consultori presenti, e gli altri collaboratori.
Questa
vostra riunione non si propone di approfondire uno
specifico tema, bensì di verificare lo stato di
attuazione del programma da voi precedentemente stabilito
e di determinare conseguentemente gli obiettivi futuri.
Incontrarvi, perciò, in una circostanza come l'attuale,
mi dà la gioia, per così dire, di far sentire a ciascuno
di voi la concreta vicinanza del Successore di Pietro e,
per il suo tramite, dell'intero Collegio episcopale nel
vostro servizio ecclesiale. La pastorale della salute è
infatti un ambito squisitamente evangelico, che richiama
immediatamente l'opera di Gesù, buon Samaritano
dell'umanità. Quando passava attraverso i villaggi della
Palestina annunciando la buona novella del Regno di Dio,
Egli accompagnava sempre la predicazione con i segni che
compiva sui malati, guarendo tutti coloro che erano
prigionieri di ogni sorta di malattie e di infermità. La
salute dell'uomo, di tutto l'uomo, è stato il segno che
Cristo ha prescelto per manifestare la prossimità di Dio,
il suo amore misericordioso che risana lo spirito, l'anima
e il corpo. Questo, cari amici, sia sempre il riferimento
fondamentale di ogni vostra iniziativa: la sequela di
Cristo, che i Vangeli ci presentano quale “medico”
divino.
E' questa
prospettiva biblica che valorizza il principio etico
naturale del dovere della cura del malato, in base al
quale ogni esistenza umana va difesa secondo le
particolari difficoltà in cui si trova e secondo le
nostre possibilità concrete di aiuto. Soccorrere l'essere
umano è un dovere sia in risposta a un diritto
fondamentale della persona, sia perché la cura degli
individui ridonda a beneficio della collettività. La
scienza medica progredisce in quanto accetta di rimettere
sempre in discussione la diagnosi e il metodo di cura, nel
presupposto che i precedenti dati acquisiti e i presunti
limiti possano essere superati. Del resto, la stima e la
fiducia nei confronti del personale sanitario sono
proporzionati alla certezza che tali difensori di ufficio
della vita non disprezzeranno mai un'esistenza
umana, per quanto menomata, e sapranno sempre incoraggiare
tentativi di cura. L’impegno della cura va quindi esteso
ad ogni essere umano, nell’intento di coprire l'intera
sua esistenza. Il concetto moderno di cura sanitaria è,
infatti, la promozione umana: dalla cura del malato alla
cura preventiva, con la ricerca del maggiore sviluppo
umano, favorendo un adeguato ambiente familiare e sociale.
Questa
prospettiva etica, basata sulla dignità della persona
umana e sui diritti e doveri fondamentali ad essa
connessi, viene confermata e potenziata dal comandamento
dell'amore, centro del messaggio cristiano. Gli operatori
sanitari cristiani, pertanto, sanno bene che vi è un
legame strettissimo e indissolubile tra la qualità del
loro servizio professionale e la virtù della carità alla
quale Cristo li chiama: è proprio nel compiere bene il
loro lavoro che essi portano alle persone la testimonianza
dell'amore di Dio. La carità come compito della Chiesa,
che ho fatto oggetto di riflessione nella mia Enciclica Deus
caritas est, trova un'attuazione
particolarmente significativa nella cura dei malati. Lo
attesta la storia della Chiesa, con innumerevoli
testimonianze di uomini e donne che, in forma sia
individuale che associata, hanno operato in questo campo.
Perciò, tra i Santi che hanno esercitato in modo
esemplare la carità, ho potuto menzionare nell'Enciclica
figure emblematiche come quelle di Giovanni di Dio, di
Camillo de Lellis e del Cottolengo, che hanno servito
Cristo povero e sofferente nelle persone dei malati.
Cari
fratelli e sorelle, permettetemi dunque di riconsegnarvi
idealmente oggi le riflessioni che ho proposto
nell’Enciclica con i relativi orientamenti pastorali sul
servizio caritativo della Chiesa quale “comunità
d’amore”. E all’Enciclica posso ora aggiungere anche
l’Esortazione apostolica post-sinodale da poco
pubblicata, che tratta in modo ampio e articolato
dell’Eucaristia quale “Sacramento della carità”.
E’ proprio dall’Eucaristia che la pastorale della
salute può continuamente attingere la forza per
soccorrere efficacemente l’uomo e promuoverlo secondo la
dignità che gli è propria. Negli ospedali e nelle case
di cura, la Cappella è il cuore pulsante in cui Gesù si
offre incessantemente al Padre celeste per la vita
dell’umanità. L’Eucaristia, distribuita decorosamente
e con spirito di preghiera ai malati, è la linfa vitale
che li conforta e infonde nel loro animo luce interiore
per vivere con fede e con speranza la condizione di
infermità e di sofferenza. Vi affido, dunque, anche
questo recente documento: fatelo vostro, applicatelo al
campo della pastorale della salute, traendone indicazioni
spirituali e pastorali appropriate.
Mentre vi
auguro ogni bene per i vostri lavori di questi giorni, li
accompagno con un particolare ricordo nella preghiera,
invocando la materna protezione di Maria Santissima, Salus
infirmorum, e con la Benedizione Apostolica, che
imparto di cuore a voi qui presenti, a quanti collaborano
con voi nelle rispettive sedi e a tutti i vostri cari.
©
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