DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Cardinale,
Venerati
fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
Penitenzieri delle Basiliche Romane!
Sono
lieto di accogliervi, mentre volge al termine il corso sul
foro interno che la Penitenzieria Apostolica promuove da
diversi anni durante la Quaresima. Con un programma
accuratamente preparato, questo annuale incontro rende un
prezioso servizio alla Chiesa e contribuisce a mantenere
vivo il senso della santità del sacramento della
Riconciliazione. Rivolgo, pertanto, un cordiale
ringraziamento a chi lo organizza e, in particolare, al
Penitenziere Maggiore, il Cardinale James Francis Stafford,
che saluto ringraziandolo per le cortesi parole da lui
rivoltemi. Insieme a lui saluto e ringrazio il Reggente e
il personale della Penitenzieria, come pure i benemeriti
Religiosi di diversi Ordini che amministrano il sacramento
della Penitenza nelle Basiliche Papali dell’Urbe. Saluto
inoltre tutti i partecipanti al corso.
La
Quaresima è un tempo quanto mai propizio per meditare
sulla realtà del peccato alla luce dell’infinita
misericordia di Dio, che il sacramento della Penitenza
manifesta nella sua forma più alta. Colgo, pertanto,
volentieri l’occasione per proporre alla vostra
attenzione alcune riflessioni sull’amministrazione di
questo Sacramento nella nostra epoca, che purtroppo va
sempre più smarrendo il senso del peccato. Occorre oggi
far sperimentare a chi si confessa quella tenerezza divina
verso i peccatori pentiti che tanti episodi evangelici
mostrano con accenti di intensa commozione. Prendiamo ad
esempio la pagina famosa del Vangelo di Luca che presenta
la peccatrice perdonata (cfr Lc 7,36-50).
Simone, fariseo e ricco "notabile" della città,
tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù.
Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite
non invitata né prevista: una nota prostituta.
Comprensibile il disagio dei presenti, di cui tuttavia la
donna non pare preoccuparsi. Essa avanza e, in modo
piuttosto furtivo, si ferma ai piedi di Gesù. Le sono
giunte all’orecchio le sue parole di perdono e di
speranza per tutti, anche per le prostitute; è commossa e
se ne sta lì silenziosa. Bagna con le lacrime i piedi di
Gesù, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge di un
soave profumo. Così facendo la peccatrice vuole esprimere
l’affetto e la riconoscenza che nutre verso il Signore
con gesti a lei familiari, anche se socialmente censurati.
Di fronte
all'imbarazzo generale, è proprio Gesù ad affrontare la
situazione: "Simone, ho una cosa da dirti".
"Parla pure, Maestro", gli risponde il padrone
di casa. Conosciamo tutti la risposta di Gesù con una
parabola che potremmo riassumere nelle seguenti parole che
il Signore sostanzialmente dice a Simone: "Vedi?
Questa donna sa di essere peccatrice e, mossa
dall’amore, chiede comprensione e perdono. Tu, invece,
presumi di essere giusto e sei forse convinto di non aver
nulla di grave da farti perdonare".
Eloquente
il messaggio che traspare dal brano evangelico: a chi
molto ama, Iddio tutto perdona. Chi confida in se stesso e
nei propri meriti è come accecato dal suo io e il suo
cuore si indurisce nel peccato. Chi invece si riconosce
debole e peccatore si affida a Dio e da Lui ottiene grazia
e perdono. E’ proprio questo il messaggio che occorre
trasmettere: ciò che più conta è di far comprendere che
nel sacramento della Riconciliazione, qualsiasi peccato si
sia commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si accosta
fiduciosi al sacerdote confessore, si sperimenta sempre la
gioia pacificatrice del perdono di Dio. In questa
prospettiva, assume notevole importanza il vostro Corso,
che mira a preparare confessori ben formati dal punto di
vista dottrinale e capaci di far sperimentare ai penitenti
l’amore misericordioso del Padre celeste. Non è forse
vero che oggi si assiste ad una certa disaffezione nei
confronti di questo Sacramento? Quando si insiste solo
sull’accusa dei peccati, che pure deve esserci e occorre
aiutare i fedeli a comprenderne l’importanza, si rischia
di relegare in secondo piano ciò che in esso è centrale,
e cioè l'incontro personale con Dio, Padre di bontà e di
misericordia. Nel cuore della celebrazione sacramentale
non sta il peccato, ma la misericordia di Dio, che è
infinitamente più grande di ogni nostra colpa.
L’impegno
dei Pastori, e specialmente dei confessori, deve essere
anche quello di porre in evidenza il legame stretto che
esiste tra il sacramento della Riconciliazione e
un’esistenza orientata decisamente alla conversione.
Occorre che tra la pratica del sacramento della
Confessione e una vita tesa a seguire sinceramente il
Cristo si instauri una sorta di "circolo
virtuoso" inarrestabile, nel quale la grazia del
Sacramento sostenga ed alimenti l’impegno ad essere
fedeli discepoli del Signore. Il tempo quaresimale, nel
quale ci troviamo, ci ricorda che la nostra vita cristiana
deve tendere sempre alla conversione e quando ci si
accosta frequentemente al sacramento della Riconciliazione
resta vivo nel credente l’anelito alla perfezione
evangelica. Se viene meno quest’anelito incessante, la
celebrazione del Sacramento rischia purtroppo di diventare
qualche cosa di formale che non incide nel tessuto della
vita quotidiana. D’altra parte, se, pur essendo animati
dal desiderio di seguire Gesù, non ci si confessa
regolarmente, si rischia poco a poco di rallentare il
ritmo spirituale sino a indebolirlo sempre di più e forse
anche spegnerlo.
Cari
fratelli, non è difficile comprendere il valore che ha
nella Chiesa il vostro ministero di dispensatori della
misericordia divina per la salvezza delle anime. Seguite
ed imitate l’esempio di tanti santi confessori, che, con
il loro intuito spirituale, aiutavano i penitenti a
rendersi conto che la celebrazione regolare del sacramento
della Penitenza e la vita cristiana tesa alla santità
sono componenti inscindibili d’uno stesso itinerario
spirituale per ogni battezzato. E non dimenticate di
essere voi stessi esempi di autentica vita cristiana. La
Vergine Maria, Madre di misericordia e di speranza, aiuti
voi qui presenti, e tutti i confessori a svolgere con zelo
e gioia questo grande servizio da cui dipende così
intensamente la vita della Chiesa. Io vi assicuro un
ricordo nella preghiera e con affetto vi benedico.
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