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Radio Vaticana 25 marzo 2011
La
Misericordia di Dio fa nuove tutte le cose: così il Papa
alla Penitenzieria Apostolica
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“Non trascurate di dare opportuno spazio all’esercizio
del ministero della Penitenza nel confessionale”: è un
luogo in cui si può assistere “a veri e propri miracoli
di conversione”. E’ il nuovo invito rivolto da
Benedetto XVI ai sacerdoti nel suo discorso ai
partecipanti al corso promosso in questi giorni a Roma
dalla Penitenzieria Apostolica. Il servizio di Sergio
Centofanti.
La missione sacerdotale è “un punto di osservazione
unico e privilegiato, dal quale, quotidianamente, è dato
di contemplare lo splendore della Misericordia divina”:
il Papa invita a guardare al confessionale come “reale
‘luogo’ di santificazione”: qui si può
“contemplare l’azione di Dio misericordioso nella
storia, toccare con mano gli effetti salvifici della Croce
e della Risurrezione di Cristo, in ogni tempo e per ogni
uomo”:
“Non raramente siamo posti davanti a veri e propri
drammi esistenziali e spirituali, che non trovano risposta
nelle parole degli uomini, ma sono abbracciati ed assunti
dall’Amore divino, che perdona e trasforma: ‘Anche se
i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno
bianchi come la neve’ (Is 1,18). Conoscere e, in certo
modo, visitare l’abisso del cuore umano, anche negli
aspetti oscuri, se da un lato mette alla prova l’umanità
e la fede dello stesso sacerdote, dall’altro alimenta in
lui la certezza che l’ultima parola sul male dell’uomo
e della storia è di Dio, è della sua Misericordia,
capace di far nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)”.
La confessione sacramentale educa la fede sia del
ministro che del penitente. I sacerdoti possono ricevere
dai fedeli “profonde lezioni di umiltà e di fede”,
per la “loro vita spirituale, la serietà con cui
conducono l’esame di coscienza, per la trasparenza nel
riconoscere il proprio peccato e per la docilità verso
l’insegnamento della Chiesa e le indicazioni del
confessore”, nonostante la “povertà della sua
persona”.
“Mai, unicamente in forza della nostra umanità,
potremmo ascoltare le confessioni dei fratelli! Se essi si
accostano a noi, è solo perché siamo sacerdoti,
configurati a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, e resi
capaci di agire nel suo Nome e nella sua Persona, di
rendere realmente presente Dio che perdona, rinnova e
trasforma”.
In “un’epoca di relativismo” e di crisi della
Confessione, la pratica di questo Sacramento – afferma
il Papa – aiuta inoltre i fedeli ad una sempre maggiore
consapevolezza di sé:
“L’esame di coscienza ha un importante valore
pedagogico: esso educa a guardare con sincerità alla
propria esistenza, a confrontarla con la verità del
Vangelo e a valutarla con parametri non soltanto umani, ma
mutuati dalla divina Rivelazione. Il confronto con i
Comandamenti, con le Beatitudini e, soprattutto, con il
Precetto dell’amore, costituisce la prima grande
‘scuola penitenziale’. Nel nostro tempo caratterizzato
dal rumore, dalla distrazione e dalla solitudine, il
colloquio del penitente con il confessore può
rappresentare una delle poche, se non l’unica occasione
per essere ascoltati davvero e in profondità”.
Benedetto XVI invita i sacerdoti a non trascurate
l’esercizio del ministero della Penitenza nel
confessionale nella fiducia che “la Grazia divina può
trasformare la vita”:
“Non dimentichiamo quante conversioni e quante
esistenze realmente sante sono iniziate in un
confessionale! L’accoglienza della penitenza e
l’ascolto delle parole ‘Io ti assolvo dai tuoi
peccati’ rappresentano, infine, una vera scuola di amore
e di speranza, che guida alla piena confidenza nel Dio
Amore rivelato in Gesù Cristo, alla responsabilità e
all’impegno della continua conversione”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CORSO PROMOSSO
DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA
Aula delle
Benedizioni
Venerdì, 25 marzo 2011
Cari
amici,
sono
molto lieto di rivolgere a ciascuno di voi il più
cordiale benvenuto. Saluto il Cardinale Fortunato Baldelli,
Penitenziere Maggiore, e lo ringrazio per le cortesi
parole che mi ha indirizzato. Saluto il Reggente della Penitenzieria,
Mons. Gianfranco Girotti, il personale, i collaboratori e
tutti i partecipanti al Corso sul Foro Interno, che è
diventato ormai un appuntamento tradizionale e
un’importante occasione per approfondire i temi
riguardanti il Sacramento della Penitenza.
Desidero
soffermarmi con voi su un aspetto talora non
sufficientemente considerato, ma di grande rilevanza
spirituale e pastorale: il valore pedagogico della
Confessione sacramentale. Se è vero che è sempre
necessario salvaguardare l’oggettività degli effetti
del Sacramento e la sua corretta celebrazione secondo le
norme del Rito della Penitenza, non è fuori luogo
riflettere su quanto esso possa educare la fede, sia del
ministro, sia del penitente. La fedele e generosa
disponibilità dei sacerdoti all’ascolto delle
confessioni, sull’esempio dei grandi Santi della storia,
da san Giovanni Maria Vianney a san Giovanni Bosco, da san
Josemaría Escrivá a san Pio da Pietrelcina, da san
Giuseppe Cafasso a san Leopoldo Mandić, indica a
tutti noi come il confessionale possa essere un reale
“luogo” di santificazione.
In che
modo il Sacramento della Penitenza educa? In quale senso
la sua celebrazione ha un valore pedagogico, innanzitutto
per i ministri? Potremmo partire dal riconoscere che la
missione sacerdotale costituisce un punto di osservazione
unico e privilegiato, dal quale, quotidianamente, è dato
di contemplare lo splendore della Misericordia divina.
Quante volte nella celebrazione del Sacramento della
Penitenza, il sacerdote assiste a veri e propri miracoli
di conversione, che, rinnovando l’“incontro con un
avvenimento, una Persona” (Lett. enc. Deus
caritas est, 1), rafforzano la sua stessa fede. In
fondo, confessare significa assistere a tante “professiones
fidei” quanti sono i penitenti, e contemplare
l’azione di Dio misericordioso nella storia, toccare con
mano gli effetti salvifici della Croce e della
Risurrezione di Cristo, in ogni tempo e per ogni uomo. Non
raramente siamo posti davanti a veri e propri drammi
esistenziali e spirituali, che non trovano risposta nelle
parole degli uomini, ma sono abbracciati ed assunti
dall’Amore divino, che perdona e trasforma: “Anche se
i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno
bianchi come la neve” (Is 1,18). Conoscere e, in
certo modo, visitare l’abisso del cuore umano, anche
negli aspetti oscuri, se da un lato mette alla prova
l’umanità e la fede dello stesso sacerdote,
dall’altro alimenta in lui la certezza che l’ultima
parola sul male dell’uomo e della storia è di Dio, è
della sua Misericordia, capace di far nuove tutte le cose
(cfr Ap 21,5). Quanto può imparare poi il
sacerdote da penitenti esemplari per la loro vita
spirituale, per la serietà con cui conducono l’esame di
coscienza, per la trasparenza nel riconoscere il proprio
peccato e per la docilità verso l’insegnamento della
Chiesa e le indicazioni del confessore.
Dall’amministrazione del Sacramento della Penitenza
possiamo ricevere profonde lezioni di umiltà e di fede!
E’ un richiamo molto forte per ciascun sacerdote alla
coscienza della propria identità. Mai, unicamente in
forza della nostra umanità, potremmo ascoltare le
confessioni dei fratelli! Se essi si accostano a noi, è
solo perché siamo sacerdoti, configurati a Cristo Sommo
ed Eterno Sacerdote, e resi capaci di agire nel suo Nome e
nella sua Persona, di rendere realmente presente Dio che
perdona, rinnova e trasforma. La celebrazione del
Sacramento della Penitenza ha un valore pedagogico per il
sacerdote, in ordine alla sua fede, alla verità e povertà
della sua persona, e alimenta in lui la consapevolezza
dell’identità sacramentale.
Qual è
il valore pedagogico del Sacramento della Penitenza per i
penitenti? Dobbiamo premettere che esso dipende,
innanzitutto, dall’azione della Grazia e dagli effetti
oggettivi del Sacramento nell’anima del fedele.
Certamente la Riconciliazione sacramentale è uno dei
momenti nei quali la libertà personale e la
consapevolezza di sé sono chiamate ad esprimersi in modo
particolarmente evidente. È forse anche per questo che,
in un’epoca di relativismo e di conseguente attenuata
consapevolezza del proprio essere, risulta indebolita
anche la pratica sacramentale. L’esame di coscienza ha
un importante valore pedagogico: esso educa a guardare con
sincerità alla propria esistenza, a confrontarla con la
verità del Vangelo e a valutarla con parametri non
soltanto umani, ma mutuati dalla divina Rivelazione. Il
confronto con i Comandamenti, con le Beatitudini e,
soprattutto, con il Precetto dell’amore, costituisce la
prima grande “scuola penitenziale”.
Nel
nostro tempo caratterizzato dal rumore, dalla distrazione
e dalla solitudine, il colloquio del penitente con il
confessore può rappresentare una delle poche, se non
l’unica occasione per essere ascoltati davvero e in
profondità. Cari sacerdoti, non trascurate di dare
opportuno spazio all’esercizio del ministero della
Penitenza nel confessionale: essere accolti ed ascoltati
costituisce anche un segno umano dell’accoglienza e
della bontà di Dio verso i suoi figli. L’integra
confessione dei peccati, poi, educa il penitente
all’umiltà, al riconoscimento della propria fragilità
e, nel contempo, alla consapevolezza della necessità del
perdono di Dio e alla fiducia che la Grazia divina può
trasformare la vita. Allo stesso modo, l’ascolto delle
ammonizioni e dei consigli del confessore è importante
per il giudizio sugli atti, per il cammino spirituale e
per la guarigione interiore del penitente. Non
dimentichiamo quante conversioni e quante esistenze
realmente sante sono iniziate in un confessionale!
L’accoglienza della penitenza e l’ascolto delle parole
“Io ti assolvo dai tuoi peccati” rappresentano,
infine, una vera scuola di amore e di speranza, che guida
alla piena confidenza nel Dio Amore rivelato in Gesù
Cristo, alla responsabilità e all’impegno della
continua conversione.
Cari
sacerdoti, sperimentare noi per primi la Misericordia
divina ed esserne umili strumenti, ci educhi ad una sempre
più fedele celebrazione del Sacramento della Penitenza e
ad una profonda gratitudine verso Dio, che “ha affidato
a noi il ministero della riconciliazione” (1Cor
5,18), Alla Beata Vergine Maria, Mater misericordiae e
Refugium peccatorum, affido i frutti del vostro Corso
sul Foro interno e il ministero di tutti i Confessori,
mentre con grande affetto vi benedico.
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