OMELIA DI PENTECOSTE (15 MAGGIO 2005) |
Fonte: Radio Vaticana
LA CHIESA INFRANGA BARRIERE DI CLASSI E RAZZE E ANNUNCI LA PACE DONO DELLO SPIRITO: COSI’ BENEDETTO XVI ALL’OMELIA DI PENTECOSTE, DURANTE LA MESSA DI ORDINAZIONE DI 21 NUOVI SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA
- Servizio di Alessandro De Carolis -
E’ stata una bella e commovente cerimonia liturgica quella in cui questa mattina, nella Basilica di San Pietro, Benedetto XVI ha ordinato 21 nuovi sacerdoti della diocesi di Roma. Il Papa ha parlato all’omelia del fuoco e del vento della Pentecoste, che annunciano al mondo la pace di Dio, e ha pregato al Regina Coeli, davanti a una folla straordinaria radunata in Piazza San Pietro, perché nella Chiesa non
cessi la fioritura delle vocazioni al sacerdozio. La cronaca dell’avvenimento nel servizio di Alessandro De Carolis:
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Lo Spirito di Dio è un ponte di pace tra il cielo e la terra. Lo Spirito di Dio nel cenacolo lancia la Chiesa oltre la Babele della divisione delle lingue, delle razze e della chiusura dei cuori, chiedendo agli Apostoli e a ognuno dei suoi successori, nel sacerdozio, di essere ministri universali di quella luce e della pace di Cristo: che vive nell’Eucaristia, ha il potere del perdono, è annunciata nella missione. Due giorni dopo aver raccolto attorno a sé il clero romano e aver riflettuto sul ministero del sacerdozio, Benedetto XVI ha personalmente ordinato questa mattina 21
nuovi sacerdoti di tre continenti, durante una lunga e solenne cerimonia nella Basilica di San Pietro, nel giorno della grande festa di Pentecoste.
Verso le 9.30, la rossa processione dei celebranti si è avviata verso l’altare e subito gli applausi si sono intrecciati alle note del canto iniziale, quando le migliaia di persone sui lati della navata centrale hanno visto il passaggio di Benedetto XVI. Il Papa, il pastorale nella sinistra, ha benedetto i fedeli e ha dato inizio alla Messa, attorniato dal cardinale vicario, Camillo Ruini, e dagli altri celebranti, tra i quali tutti i vescovi della diocesi di Roma e i rettori dei vari Seminari e
Istituti di provenienza dei 21 diaconi. Nel presentare il significato della Pentecoste, il Papa ha messo in risalto le immagini e i simboli desunti dalla lettura degli Atti degli Apostoli e dal Vangelo: il vento e il fuoco che irrompono nel Cenacolo, la presenza di Gesù che entra a porte chiuse, alitando lo Spirito. Quegli stessi simboli, il vento e il fuoco - che secoli prima avevano suggellato il patto di Dio con il popolo eletto, reso libero di quella libertà ordinata dai Comandamenti – ora dilatano l’evento del Sinai. “Lo Spirito Santo dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele - la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri - e apre le frontiere”:
La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati (…) Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste”.
Benedetto XVI è passato poi alla scena del Cenacolo. Gesù entra a porte chiuse e dice ai discepoli: “Pace a voi!”. “Noi – ha osservato - continuamente, chiudiamo le nostre porte continuamente, vogliamo metterci al sicuro e non essere disturbati dagli altri e da Dio”. Ma la pace che cristo annuncia annulla tale distanza: questo saluto del Signore, afferma Benedetto XVI, “è un ponte, che egli getta fra cielo e terra”.
“Egli discende su questo ponte fino a noi e noi possiamo salire, su questo ponte di pace, fino a lui. Su questo ponte, sempre insieme a Lui, anche noi dobbiamo arrivare fino al prossimo, fino a colui che ha bisogno di noi. Proprio abbassandoci insieme a Cristo, noi ci innalziamo fino a lui e fino a Dio: Dio è Amore e perciò la discesa, l’abbassamento, che l’amore ci chiede, è allo stesso tempo la vera ascesa. Proprio così, abbassandoci, noi raggiungiamo l’altezza di Gesù Cristo, la vera altezza dell’essere
umano.
Al saluto di pace, ha proseguito il Pontefice, “seguono due gesti decisivi: Cristo dà ai discepoli il suo mandato missionario e quindi alita su di loro lo Spirito Santo. Come nella Genesi, Dio alita nell’uomo il soffio divino della vita, così Gesù “alita sugli apostoli e dona loro in modo nuovo, più grande, “il soffio di Dio”. A quel soffio, ha sottolineato il Papa, il Signore collega “il potere di perdonare”:
“La forza, che apre e fa superare Babele, è la forza del perdono. Gesù può donare il perdono ed il potere di perdonare, perché egli stesso ha sofferto le conseguenze della colpa e le ha dissolte nella fiamma del suo amore. Il perdono viene dalla croce; egli trasforma il mondo con l’amore che si dona”.
Il perdono “è il modo con cui Dio vince”, ha soggiunto il Papa che è passato poi a spiegare agli ordinandi in che modo la ricchezza spirituale della Pentecoste li riguardi. Il saluto di pace di Gesù nel Cenacolo, ha detto, richiama anzitutto “al grande mistero della fede, alla Santa Eucaristia”:
“Lasciatevi attirare sempre di nuovo nella Santa Eucaristia, nella comunione di vita con Cristo. Considerate come centro di ogni giornata il poterla celebrare in modo degno. Conducete gli uomini sempre di nuovo a questo mistero. Aiutateli, a partire da essa, a portare la pace di Cristo nel mondo”.
Inoltre, con l’ordinazione sacerdotale, ha proseguito Benedetto XVI, “voi vi inserite nella missione degli apostoli:
“Lo Spirito Santo è vento, ma non è amorfo. E’ uno Spirito ordinato. E si manifesta proprio ordinando la missione, nel sacramento del sacerdozio, con cui continua il ministero degli apostoli. Attraverso questo ministero, voi siete inseriti nella grande schiera di coloro che, a partire dalla Pentecoste, hanno ricevuto la missione apostolica.
Infine, di nuovo, essere sacerdoti significa acquisire da Dio “il potere del perdono”. Il Papa ha definito il Sacramento della penitenza “uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché solo nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo”:
Nulla può migliorare nel mondo, se il male non è superato. E il male può essere superato solo con il perdono. Certamente, deve essere un perdono efficace. Ma questo perdono può darcelo solo il Signore. Un perdono che non allontana il male solo a parole, ma realmente lo trasforma”.
Radio Vaticana, Alessandro De Carolis, 15 maggio 2005
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