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CAPPELLA
PAPALE NELLA SOLENNITA' DI PENTECOSTE (4
GIUGNO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
25 marzo 2006005
LA
PENTECOSTE SEGNO DI “COMUNIONE” E DI AMORE” PIU’
FORTE DELLA “CONFUSIONE” E DELLE DIVISIONI PROVOCATE
DALL’UOMO. LO HA AFFERMATO BENEDETTO XVI DURANTE LA
MESSA SOLENNE IN PIAZZA SAN PIETRO. NUOVO SALUTO DEL PAPA
AI MEMBRI DEI MOVIMENTI ECCLESIALI INCONTRATI IERI
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E’
lo Spirito Santo il “vero protagonista della Chiesa”.
E’ lui che le permette di attraversare la storia e
arricchirla “di bontà, di giustizia, di pace”, e non
solo accurate e intelligenti strategie pastorali.
Benedetto XVI ha celebrato con questi pensieri la solennità
della Pentecoste, durante la Messa presieduta questa
mattina in Piazza San Pietro davanti a circa 100 mila
fedeli.
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E i presenti hanno riservato al Papa un abbraccio
caloroso simile a quello salito ieri dalle centinaia di
migliaia di partecipanti alla veglia di Pentecoste,
animata dai Movimenti ecclesiali che il Papa ha di nuovo
salutato con affetto al momento del Regina
Coeli. La cronaca della mattinata nel servizio di
Alessandro De Carolis.
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La
storia della Salvezza ha due “snodi”, dove il primo fa
stagliare meglio l’importanza del secondo: la torre di
Babele e la Pentecoste. Orgoglio e divisioni con la prima,
lingue e umanità gettati nella “confusione”. Luce e
carità con la discesa dello Spirito Santo, che al
contrario genera la “comunione”. L’insegnamento di
Benedetto XVI sulla solennità liturgica odierna, che
conclude il ciclo Pasquale, arriva ad una folla che unisce
idealmente in un unico momento la celebrazione della
Pentecoste con la lunga vigilia di ieri, segnata
dall’incontro del Papa con i Movimenti ecclesiali.
(canto)
Anche
stamattina in almeno 100 mila sono affluiti verso Piazza
San Pietro. Bandiere, striscioni e cappellini hanno
colorato oggi come ieri l’emiciclo del colonnato del
Bernini: una festa d’insieme che ha dato un volto
visibile a quel “restare insieme” messo in risalto dal
Pontefice all’omelia, introdotta dalla scena del
Cenacolo e più ancora dal ricordo delle parole di Gesù
agli Apostoli, il giorno dell’Ascensione: la
raccomandazione di “non allontanarsi da Gerusalemme, ma
di attendere che si adempisse la promessa del Padre. “Restare
insieme – ha affermato Benedetto XVI - fu la condizione
posta da Gesù per accogliere il dono dello Spirito Santo;
presupposto della loro concordia fu una prolungata
preghiera”:
“Troviamo
in tal modo delineata una formidabile lezione per ogni
comunità cristiana. Si pensa talora che l’efficacia
missionaria dipenda principalmente da un’attenta
programmazione e dalla successiva intelligente messa in
opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore
chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi
nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo
Spirito il vero protagonista della Chiesa. Le radici del
nostro essere e del nostro agire stanno nel silenzio
sapiente e provvido di Dio”.
Le lingue di fuoco che scendono su Maria e gli Apostoli,
ha proseguito il Papa, sanciscono l’estensione
dell’antico Patto di Dio con Israele a tutti i popoli
della terra, senza più, ha sottolineato, “alcuna
frontiera né di razza, né di cultura, né di spazio né
di tempo”. “A differenza di quanto era avvenuto con la
torre di Babele – ha osservato il Pontefice - quando gli
uomini, intenzionati a costruire con le loro mani una via
verso il cielo, avevano finito per distruggere la loro
stessa capacità di comprendersi reciprocamente, nella
Pentecoste”, ha ribadito:
“Lo
Spirito, con il dono delle lingue, mostra che la sua
presenza unisce e trasforma la confusione
in comunione.
L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre
divisioni, innalzano muri d’indifferenza, di odio e di
violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori
capaci di comprendere le lingue di tutti, perché
ristabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra
la Terra e il Cielo. Lo Spirito Santo è l’Amore”.
Inizia
così l’avventura della Chiesa, “che è cattolica e
missionaria fin dal suo nascere”. E per confortare i
discepoli provati dal distacco, Gesù, ha concluso il
Papa, assicura che tornerà e, “nel frattempo” non
riabbandonerà, non li lascerà orfani”:
“Questo
è il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina
lo spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto,
indica la via per diventare più simili a Lui, essere cioè
‘espressione e strumento dell’amore che da Lui
promana’”.
Al
Regina Coeli,
recitato immediatamente dopo la conclusione della Messa,
Benedetto XVI si è soffermato sui “doni gerarchici e
carismatici”, con i quali, da duemila anni, lo Spirito
Santo “dirige e abbellisce” la Chiesa. Un
riconoscimento esplicito riferito alla varietà delle
esperienze rappresentate dai Movimenti e dalle nuove
Comunità incontrate durante la veglia di ieri:
“Tra
le realtà suscitate dallo Spirito nella Chiesa vi sono i
Movimenti e le Comunità ecclesiali, che ieri ho avuto la
gioia di incontrare in questa Piazza, in un grande raduno
mondiale. Tutta la Chiesa, come amava dire il Papa
Giovanni Paolo II, è un unico grande movimento animato
dallo Spirito Santo, un fiume che attraversa la storia per
irrigarla con la grazia di Dio e renderla feconda di vita,
di bontà, di bellezza, di giustizia, di pace”.
(canto)
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CAPPELLA
PAPALE NELLA SOLENNITA' DI PENTECOSTE
Cari
fratelli e sorelle!
Il giorno
di Pentecoste lo Spirito Santo scese con potenza sugli
Apostoli; ebbe così inizio la missione della Chiesa nel
mondo. Gesù stesso aveva preparato gli Undici a questa
missione apparendo loro più volte dopo la sua
risurrezione (cfr At 1,3). Prima dell’ascensione
al Cielo, ordinò di "non allontanarsi da
Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa
del Padre" (cfr At 1,4-5); chiese cioè che restassero
insieme per prepararsi a ricevere il dono dello
Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria
nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At
1,14).
Restare
insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere il
dono dello Spirito Santo; presupposto della loro concordia
fu una prolungata preghiera. Troviamo in tal modo
delineata una formidabile lezione per ogni comunità
cristiana. Si pensa talora che l’efficacia missionaria
dipenda principalmente da un’attenta programmazione e
dalla successiva intelligente messa in opera mediante un
impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra
collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è
necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero
protagonista della Chiesa. Le radici del nostro essere e
del nostro agire stanno nel silenzio sapiente e provvido
di Dio.
Le
immagini che usa san Luca per indicare l’irrompere dello
Spirito Santo - il vento e il fuoco - ricordano il Sinai,
dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva
concesso la sua alleanza (cfr Es 19,3ss). La festa
del Sinai, che Israele celebrava cinquanta giorni dopo la
Pasqua, era la festa del Patto. Parlando di lingue
di fuoco (cfr At 2,3), san Luca vuole rappresentare
la Pentecoste come un nuovo Sinai, come la festa del
nuovo Patto, in cui l’Alleanza con Israele è estesa
a tutti i popoli della Terra. La Chiesa è cattolica e
missionaria fin dal suo nascere. L’universalità della
salvezza viene significativamente evidenziata
dall’elenco delle numerose etnie a cui appartengono
coloro che ascoltano il primo annuncio degli Apostoli (cfr
At 2,9-11).
Il Popolo
di Dio, che aveva trovato al Sinai la sua prima
configurazione, viene quest’oggi ampliato fino a non
conoscere più alcuna frontiera né di razza, né di
cultura, né di spazio né di tempo. A differenza di
quanto era avvenuto con la torre di Babele (cfr Gn
11,1-9), quando gli uomini, intenzionati a costruire con
le loro mani una via verso il cielo, avevano finito per
distruggere la loro stessa capacità di comprendersi
reciprocamente, nella Pentecoste lo Spirito, con il dono
delle lingue, mostra che la sua presenza unisce e
trasforma la confusione in comunione.
L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre
divisioni, innalzano muri d’indifferenza, di odio e di
violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori
capaci di comprendere le lingue di tutti, perché
ristabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra
la Terra e il Cielo. Lo Spirito Santo è l’Amore.
Ma come
entrare nel mistero dello Spirito Santo, come comprendere
il segreto dell’Amore? La pagina evangelica ci conduce
oggi nel Cenacolo dove, terminata l’ultima Cena, un
senso di smarrimento rende tristi gli Apostoli. La ragione
è che le parole di Gesù suscitano interrogativi
inquietanti: Egli parla dell’odio del mondo verso di Lui
e verso i suoi, parla di una sua misteriosa dipartita e ci
sono molte altre cose ancora da dire, ma per il momento
gli Apostoli non sono in grado di portarne il peso (cfr Gv
16,12). Per confortarli spiega il significato del suo
distacco: se ne andrà, ma tornerà; nel frattempo non li
abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il
Consolatore, lo Spirito del Padre, e sarà lo Spirito a
far conoscere che l’opera di Cristo è opera di amore:
amore di Lui che si è offerto, amore del Padre che lo ha
dato.
Questo è
il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina lo
spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto,
indica la via per diventare più simili a Lui, essere cioè
"espressione e strumento dell’amore che da Lui
promana" (Deus caritas est, 33). Raccolta con
Maria, come al suo nascere, la Chiesa quest’oggi prega:
"Veni Sancte Spiritus! - Vieni, Spirito Santo,
riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco
del tuo amore!". Amen.
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