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Radio
Vaticana, 12 giugno 2011
Pace
e dialogo prevalgano sulle armi: così il Papa a
Pentecoste. La Chiesa abbraccia tutti i popoli al di là
di razze, classi e nazioni
La
Chiesa è cattolica, cioè aperta a tutti, perché lo
Spirito Santo l’ha creata come “la Chiesa di tutti i
popoli”, al di là di razze, classi e nazioni: è quanto
ha affermato il Papa nell’omelia della Messa nella
Solennità di Pentecoste da lui presieduta nella Basilica
di San Pietro. Benedetto XVI ha sottolineato che se la
Chiesa fosse opera dell’uomo sarebbe già estinta. Al
Regina Caeli il Papa ha invocato lo Spirito Santo perché
nel mondo la pace e il dialogo prevalgano sulle armi e il
rispetto della dignità dell'uomo superi gli interessi di
parte. Il servizio di Sergio Centofanti.
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Pentecoste e Babele, due realtà presenti nel mondo:
amore e odio, unità e divisione. Il Papa spiega che la
Pentecoste è la “festa della creazione”, festa dello
Spirito Creatore:
“Per noi cristiani, il mondo è frutto di un atto
di amore di Dio, che ha fatto tutte le cose e del quale
Egli si rallegra perché è ‘cosa buona’, ‘cosa
molto buona’ (cfr Gen 1,1-31). Dio perciò non è il
totalmente Altro, innominabile e oscuro. Dio si rivela, ha
un volto, Dio è ragione, Dio è volontà, Dio è amore,
Dio è bellezza”.
Una bellezza sfigurata dal peccato dell’uomo che ha
reso necessaria la redenzione di Cristo. Gesù risorto
soffia sui discepoli, che ricevono lo Spirito. Entriamo
nel mistero della Pentecoste:
“Dallo scompiglio di Babele, da quelle voci che
strepitano una contro l’altra, avviene una radicale
trasformazione: la molteplicità si fa multiforme unità,
dal potere unificatore della Verità cresce la
comprensione”.
Vivere la Pentecoste significa comprendersi nella
diversità: attraverso la fede, la speranza e l’amore si
forma la nuova comunità della Chiesa di Dio. Ed è lo
Spirito Santo che “anima la Chiesa”:
“Essa non deriva dalla volontà umana, dalla
riflessione, dall’abilità dell’uomo e dalla sua
capacità organizzativa, poiché se così fosse essa già
da tempo si sarebbe estinta, così come passa ogni cosa
umana. Essa invece è il Corpo di Cristo, animato dallo
Spirito Santo”.
Con la Pentecoste “cadono tutti gli steccati” perché
lo Spirito Santo comunica e diffonde “l’amore che
abbraccia ogni cosa”. Per questo “la Chiesa è
cattolica fin dal primo momento”:
“Fin dal primo istante, infatti, lo Spirito Santo
l’ha creata come la Chiesa di tutti i popoli; essa
abbraccia il mondo intero, supera tutte le frontiere di
razza, classe, nazione; abbatte tutte le barriere e unisce
gli uomini nella professione del Dio uno e trino. Fin
dall’inizio la Chiesa è una, cattolica e apostolica:
questa è la sua vera natura e come tale deve essere
riconosciuta. Essa è santa, non grazie alla capacità dei
suoi membri, ma perché Dio stesso, con il suo Spirito, la
crea, la purifica e la santifica sempre”.
Al termine dell’omelia, il Papa commenta il passo del
Vangelo odierno che ricorda come i discepoli gioiscano al
vedere il Signore risorto, non solo perché l’Amico
perduto è di nuovo presente, ma perché c'è molto di più
...
“Perché l’Amico perduto non viene da un luogo
qualsiasi, bensì dalla notte della morte; ed Egli l’ha
attraversata! Egli non è uno qualunque, bensì è
l’Amico e insieme Colui che è la Verità che fa vivere
gli uomini; e ciò che dona non è una gioia qualsiasi, ma
la gioia stessa, dono dello Spirito Santo. Sì, è bello
vivere perché sono amato, ed è la Verità ad amarmi”.
Al Regina Caeli, Benedetto XVI aggiunge che lo Spirito
Santo “dà significato alla preghiera, dà vigore alla
missione evangelizzatrice, fa ardere i cuori di chi
ascolta il lieto messaggio, ispira l’arte cristiana e la
melodia liturgica”.
Quindi, ricorda che domani a Dresda, in Germania, sarà
proclamato Beato Alois Andritzki, sacerdote e martire,
ucciso dai nazisti nel 1943, all’età di 28 anni, nel
lager di Dachau: “eroico testimone della fede, che si
aggiunge alla schiera di quanti hanno dato la vita nel
nome di Cristo nei campi di concentramento”. Il Papa,
nel giorno di Pentecoste, affida alla loro intercessione
“la causa della pace nel mondo”:
“Possa lo Spirito Santo ispirare coraggiosi
propositi di pace e sostenere l’impegno di portarli
avanti, affinché il dialogo prevalga sulle armi e il
rispetto della dignità dell’uomo superi gli interessi
di parte. Lo Spirito, che è vincolo di comunione,
raddrizzi i cuori deviati dall’egoismo e aiuti la
famiglia umana a riscoprire e custodire con vigilanza la
sua fondamentale unità”.
Poi, ricorda che dopodomani, 14 giugno, ricorre la
Giornata Mondiale dei Donatori di Sangue…
“ … milioni di persone che contribuiscono, in
modo silenzioso, ad aiutare i fratelli in difficoltà. A
tutti i donatori rivolgo un cordiale saluto e invito i
giovani a seguire il loro esempio”.
E, infine, saluta i giornalisti riuniti a Pistoia per
il Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia
del creato, organizzato dall’associazione Greenaccord
sul tema: “Lo spazio comune dell’uomo nel creato”.
“Ai giornalisti impegnati per la tutela dell’ambiente
– conclude - va il mio incoraggiamento”.
Cari fratelli e sorelle!
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OMELIA
DEL PAPA
Cari fratelli e sorelle!
Celebriamo
oggi la grande solennità della Pentecoste. Se, in un
certo senso, tutte le solennità liturgiche della Chiesa
sono grandi, questa della Pentecoste lo è in una maniera
singolare, perché segna, raggiunto il cinquantesimo
giorno, il compimento dell’evento della Pasqua, della
morte e risurrezione del Signore Gesù, attraverso il dono
dello Spirito del Risorto. Alla Pentecoste la Chiesa ci ha
preparato nei giorni scorsi con la sua preghiera, con
l’invocazione ripetuta e intensa a Dio per ottenere una
rinnovata effusione dello Spirito Santo su di noi. La
Chiesa ha rivissuto così quanto è avvenuto alle sue
origini, quando gli Apostoli, riuniti nel Cenacolo di
Gerusalemme, «erano perseveranti e concordi nella
preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di
Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,14). Erano riuniti in
umile e fiduciosa attesa che si adempisse la promessa del
Padre comunicata loro da Gesù: «Voi, tra non molti
giorni, sarete battezzati in Spirito Santo…riceverete la
forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi» (At
1,5.8).
Nella liturgia della Pentecoste, al racconto degli Atti
degli Apostoli sulla nascita della Chiesa (cfr At 2,1-11),
corrisponde il salmo 103 che abbiamo ascoltato: una lode
dell’intera creazione, che esalta lo Spirito Creatore il
quale ha fatto tutto con sapienza: «Quante sono le tue
opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra
è piena delle tue creature…Sia per sempre la gloria del
Signore; gioisca il Signore delle sue opere» (Sal
103,24.31). Ciò che vuol dirci la Chiesa è questo: lo
Spirito creatore di tutte le cose, e lo Spirito Santo che
Cristo ha fatto discendere dal Padre sulla comunità dei
discepoli, sono uno e il medesimo: creazione e redenzione
si appartengono reciprocamente e costituiscono, in
profondità, un unico mistero d’amore e di salvezza. Lo
Spirito Santo è innanzitutto Spirito Creatore e quindi la
Pentecoste è festa della creazione. Per noi cristiani, il
mondo è frutto di un atto di amore di Dio, che ha fatto
tutte le cose e del quale Egli si rallegra perché è
“cosa buona”, “cosa molto buona” (cfr Gen 1,1-31).
Dio perciò non è il totalmente Altro, innominabile e
oscuro. Dio si rivela, ha un volto, Dio è ragione, Dio è
volontà, Dio è amore, Dio è bellezza. La fede nello
Spirito Creatore e la fede nello Spirito che il Cristo
Risorto ha donato agli Apostoli e dona a ciascuno di noi,
sono allora inseparabilmente congiunte.
La seconda Lettura e il Vangelo odierni ci mostrano questa
connessione. Lo Spirito Santo è Colui che ci fa
riconoscere in Cristo il Signore, e ci fa pronunciare la
professione di fede della Chiesa: “Gesù è Signore”
(cfr 1 Cor 12,3b). Signore è il titolo attribuito a Dio
nell’Antico Testamento, titolo che nella lettura della
Bibbia prendeva il posto del suo impronunciabile nome. Il
Credo della Chiesa è nient’altro che lo sviluppo di ciò
che si dice con questa semplice affermazione: “Gesù è
Signore”. Di questa professione di fede san Paolo ci
dice che si tratta proprio della parola e dell’opera
dello Spirito Santo. Se vogliamo essere nello Spirito
Santo, dobbiamo aderire a questo Credo. Facendolo nostro,
accettandolo come nostra parola, accediamo all’opera
dello Spirito Santo. L’espressione “Gesù è
Signore” si può leggere nei due sensi. Significa: Gesù
è Dio, e contemporaneamente: Dio è Gesù. Lo Spirito
Santo illumina questa reciprocità: Gesù ha dignità
divina, e Dio ha il volto umano di Gesù. Dio si mostra in
Gesù e con ciò ci dona la verità su noi stessi.
Lasciarsi illuminare nel profondo da questa parola è
l’evento della Pentecoste. Recitando il Credo, noi
entriamo nel mistero della prima Pentecoste: dallo
scompiglio di Babele, da quelle voci che strepitano una
contro l’altra, avviene una radicale trasformazione: la
molteplicità si fa multiforme unità, dal potere
unificatore della Verità cresce la comprensione. Nel
Credo che ci unisce da tutti gli angoli della Terra, che,
mediante lo Spirito Santo, fa in modo che ci si comprenda
pur nella diversità delle lingue, attraverso la fede, la
speranza e l’amore, si forma la nuova comunità della
Chiesa di Dio.
Il brano evangelico ci offre poi una meravigliosa immagine
per chiarire la connessione tra Gesù, lo Spirito Santo e
il Padre: lo Spirito Santo è rappresentato come il soffio
di Gesù Cristo risorto (cfr Gv 20,22). L’evangelista
Giovanni riprende qui un’immagine del racconto della
creazione, là dove si dice che Dio soffiò nelle narici
dell’uomo un alito di vita (cfr Gen 2,7). Il soffio di
Dio è vita. Ora, il Signore soffia nella nostra anima il
nuovo alito di vita, lo Spirito Santo, la sua più intima
essenza, e in questo modo ci accoglie nella famiglia di
Dio. Con il Battesimo e la Cresima ci è fatto questo dono
in modo specifico, e con i sacramenti dell’eucaristia e
della Penitenza esso si ripete di continuo: il Signore
soffia nella nostra anima un alito di vita. Tutti i
Sacramenti, ciascuno in maniera propria, comunicano
all’uomo la vita divina, grazie allo Spirito Santo che
opera in essi.
Nella liturgia di oggi cogliamo ancora un’ulteriore
connessione. Lo Spirito Santo è Creatore, è al tempo
stesso Spirito di Gesù Cristo, in modo però che il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo ed unico
Dio. E alla luce della prima Lettura possiamo aggiungere:
lo Spirito Santo anima la Chiesa. Essa non deriva dalla
volontà umana, dalla riflessione, dall’abilità
dell’uomo e dalla sua capacità organizzativa, poiché
se così fosse essa già da tempo si sarebbe estinta, così
come passa ogni cosa umana. Essa invece è il Corpo di
Cristo, animato dallo Spirito Santo. Le immagini del vento
e del fuoco, usate da san Luca per rappresentare la venuta
dello Spirito Santo (cfr At 2,2-3), ricordano il Sinai,
dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva
concesso la sua alleanza; “il monte Sinai era tutto
fumante – si legge nel Libro dell’Esodo –, perché
su di esso era sceso il Signore nel fuoco” (19,18).
Infatti Israele festeggiò il cinquantesimo giorno dopo
Pasqua, dopo la commemorazione della fuga dall’Egitto,
come la festa del Sinai, la festa del Patto. Quando san
Luca parla di lingue di fuoco per rappresentare lo Spirito
Santo, viene richiamato quell’antico Patto, stabilito
sulla base della Legge ricevuta da Israele sul Sinai. Così
l’evento della Pentecoste viene rappresentato come un
nuovo Sinai, come il dono di un nuovo Patto in cui
l’alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della
Terra, in cui cadono tutti gli steccati della vecchia
Legge e appare il suo cuore più santo e immutabile, cioè
l’amore, che proprio lo Spirito Santo comunica e
diffonde, l’amore che abbraccia ogni cosa. Allo stesso
tempo la Legge si dilata, si apre, pur diventando più
semplice: è il Nuovo Patto, che lo Spirito “scrive”
nei cuori di quanti credono in Cristo. L’estensione del
Patto a tutti i popoli della Terra è rappresentata da san
Luca attraverso un elenco di popolazioni considerevole per
quell’epoca (cfr At 2,9-11). Con questo ci viene detta
una cosa molto importante: che la Chiesa è cattolica fin
dal primo momento, che la sua universalità non è il
frutto dell’inclusione successiva di diverse comunità.
Fin dal primo istante, infatti, lo Spirito Santo l’ha
creata come la Chiesa di tutti i popoli; essa abbraccia il
mondo intero, supera tutte le frontiere di razza, classe,
nazione; abbatte tutte le barriere e unisce gli uomini
nella professione del Dio uno e trino. Fin dall’inizio
la Chiesa è una, cattolica e apostolica: questa è la sua
vera natura e come tale deve essere riconosciuta. Essa è
santa, non grazie alla capacità dei suoi membri, ma perché
Dio stesso, con il suo Spirito, la crea, la purifica e la
santifica sempre.
Infine, il Vangelo di oggi ci consegna questa bellissima
espressione: «I discepoli gioirono al vedere il Signore»
(Gv 20,20). Queste parole sono profondamente umane.
L’Amico perduto è di nuovo presente, e chi prima era
sconvolto si rallegra. Ma essa dice molto di più. Perché
l’Amico perduto non viene da un luogo qualsiasi, bensì
dalla notte della morte; ed Egli l’ha attraversata! Egli
non è uno qualunque, bensì è l’Amico e insieme Colui
che è la Verità che fa vivere gli uomini; e ciò che
dona non è una gioia qualsiasi, ma la gioia stessa, dono
dello Spirito Santo. Sì, è bello vivere perché sono
amato, ed è la Verità ad amarmi. Gioirono i discepoli,
vedendo il Signore. Oggi, a Pentecoste, questa espressione
è destinata anche a noi, perché nella fede possiamo
vederLo; nella fede Egli viene tra di noi e anche a noi
mostra le mani e il fianco, e noi ne gioiamo. Perciò
vogliamo pregare: Signore, mostrati! Facci il dono della
tua presenza, e avremo il dono più bello: la tua gioia.
Amen!
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