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DISCORSO
DEL PAPA A 50 ANNI DALLA MORTE DEL TEOLOGO
PETERSON |
Radio
Vaticana 25 ottobre 2010
Non
esiste storia slegata da Dio: così il Papa a 50 anni
dalla morte del teologo Erik Peterson
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Il 26 ottobre 1960 si spegneva ad Amburgo, all’età di
70 anni, il teologo tedesco, Erik Peterson, un evangelico
convertitosi nel 1930 al cattolicesimo. Questa mattina, in
Vaticano, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i
partecipanti al Simposio che, tra ieri e domani, alcune
istituzioni pontificie hanno dedicato a questo studioso a
50 anni dalla morte. Rimasto per molto tempo nell’ombra,
il lavoro di Peterson è da tempo oggetto di una attenta
riscoperta che ha posto in risalto il valore della sua
riflessione alla quale sono debitrici molti celebri
teologi del Novecento. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
Un “outsider”, lo aveva definito con simpatia il
grande teologo Karl Barth, e con questo appellativo il
Simposio ricorda e celebra, in questi giorni, i meriti
scientifici e culturali di Erik Peterson. Alla sua
famiglia, lo stesso teologo Joseph Ratzinger è da tempo
legato, come testimoniato dai figli e dalle rispettive
famiglie presenti all’udienza in Vaticano. Ricordando un
episodio nel 1990 – quando in occasione dell’80.mo
compleanno della moglie di Peterson, ebbe modo di
regalarle una pergamena autografa di Giovanni Paolo II –
Benedetto XVI ha poi scandagliato la vicenda umana e
professionale di Peterson, al quale “in tutta la sua
vita – ha osservato – non gli era riuscito di trovare
quel posto nel quale gli fosse dato riconoscimento e fissa
dimora”. Peterson, che negli Anni Trenta si trasferirà
a Roma, si trova coinvolto nei “rivolgimenti” sociali
e politici che agitano la Germania dopo il primo conflitto
mondiale e che mandano in crisi anche il “dilagante
ottimismo” che permeava all’epoca la teologia
liberale. Peterson sceglie di lavorare in campo storico e
di “affrontare nello specifico – ha ricordato il Papa,
citando passi dello studioso – i problemi legati alla
storia delle religioni, perché non era riuscito a farsi
la strada nel groviglio delle opinioni che regnavano nella
teologia evangelica del tempo”:
“Dabei kommt immer mehr zu der Gewissheit …
Sempre più si fa strada in lui la convinzione che
non esista storia slegata da Dio e che, in questa storia,
la Chiesa occupi un posto speciale ed abbia un significato
particolare. Cito ancora: ‘Il fatto che esista la Chiesa
e che la Chiesa si costituisca in un modo tutto
particolare è strettamente legato al fatto che esiste una
storia determinata specificamente dalla teologia. La
Chiesa riceve da Dio il compito di condurre gli uomini da
un’esistenza limitata e individuale in una comunità
universale’, dal naturale al soprannaturale,
dall’effimero alla completezza alla fine dei
tempi’”.
Il Papa ha quindi sottolineato uno dei fulcri della
riflessione di Peterson, ovvero quello della corrente
vitale che dalle Sacre Scritture percorre la Chiesa in un
continuo rinnovamento fondato sulla tradizione apostolica:
“Durch die in der apostolischen Sukzession
stehenden Bischöfe …
Attraverso i vescovi, ha affermato Benedetto XVI, la
testimonianza delle Scritture rimane viva nella Chiesa e
viene a formare il fondamento delle convinzioni di fede
perennemente valide della Chiesa che ritroviamo
soprattutto nel Credo e nei dogmi. Esse si manifestano
nella Liturgia, nell’ambito vissuto della Chiesa, nella
lode a Dio. La celebrazione eucaristica
celebrata sulla terra si trova, in questo contesto, in un
rapporto indissolubile con Gerusalemme (…) lì si offre
il vero ed eterno sacrificio di lode a Dio e
all’Agnello, di cui la celebrazione terrena è solo
immagine. Chi partecipa alla santa Messa si ferma, in un
certo senso, sulla soglia del Cielo”.
Il Papa ha poi rievocato un ricordo personale di
quando, giovane parroco a Bogenhausen, ebbe modo di
leggere un volume appena pubblicato appena pubblicato di
Petersen, “Theologische Traktate” (“Trattati
teologici”). Era, ha confidato Benedetto XVI, “la
teologia che stavo cercando”:
“Die Theologie die einerseits den ganzen
historischen Ernst …
Quella teologia che, da un lato, manifesta la serietà
storica di comprendere ed analizzare i testi, di
analizzarli con una seria ricerca storica e che pure non
rimane ferma nel passato, ma compiendo il superamento di
se stessa nella lettera (…) entra in contatto con Colui
dal quale essa proviene: con il Dio vivente”.
La storia personale di Peterson, ha proseguito il Papa,
si intreccia col destino di ogni cristiano, che non ha
sulla terra “una città permanente”. Il teologo visse
la precarietà della perdita della cattedra dopo la
conversione al cattolicesimo, l’incertezza di venire
“sradicato” e di restare “fino alla fine dei suoi
giorni senza un fondamento certo e senza una patria
sicura”. Eppure, la penuria di mezzi non gli impedì di
sposarsi dando così, ha osservato Benedetto XVI,
“espressione concreta alla sua certezza interiore che,
nonostante siamo stranieri – e lui lo era in maniera
particolare – possiamo trovare sostegno nella comunità
dell’amore e che nell’amore rimane qualcosa che dura
per l’eternità”:
“Er hat diese Fremdheit des Christen erfahren, er
war der evangelischen …
Egli ha sperimentato l’essere straniero del
cristiano: era diventato estraneo alla teologia
protestante ed era rimasto in qualche modo forestiero
anche alla teologia cattolica, per com’era allora. Oggi,
sappiamo che egli apparteneva ad ambedue, che ambedue
hanno molto da imparare da lui: tutto il dramma, il
realismo, la rivendicazione esistenziale, umana della
teologia”.
Il Papa ha concluso ringraziando il cardinale Lehmann,
per l’iniziativa di pubblicare l’opera omnia di
Petersen, che attualmente può vantare traduzioni in
italiano, francese, spagnolo, inglese, ungherese e perfino
in cinese. “Speriamo – è stata la chiosa finale del
Pontefice – che attraverso questa pubblicazione si possa
ulteriormente diffondere il pensiero di Peterson, che mai
si ferma al dettaglio, ma guarda sempre all’insieme
della teologia”.
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