Pio,
"il cui carattere riflette quasi tutte le tendenze
dell'epoca in cui visse", nacque a Corsignano (oggi
Pienza),
nel territorio senese, da una famiglia nobile ma
decaduta.
Dopo
aver studiato alle università di Siena
e Firenze,
si stabilì a Siena
come insegnante, ma nel 1431
accettò il posto di segretario di Domenico
Capranica, vescovo di Fermo,
allora sulla strada che lo conduceva al Concilio
di Basilea per protestare contro l'ingiustizia del
nuovo Papa
Eugenio IV, che gli rifiutava il cardinalato al
quale era stato designato da Martino
V. Arrivato a Basilea
dopo numerose avventure, successivamente servì
Capranica e diversi altri signori.
Nel 1435
venne inviato dal Cardinale
Albergati, legato di Eugenio al concilio, in
missione segreta in Scozia,
lo scopo della quale viene raccontato in vari modi anche
da lui stesso. Piccolomini visitò l'Inghilterra
oltre alla Scozia, e fu soggetto a diversi pericoli e
vicissitudini in entrambe le nazioni, delle quali ha
lasciato un prezioso resoconto. Al suo ritorno si schierò
attivamente con il concilio nel suo conflitto con il
Papa e, anche se ancora un laico, ottenne una parte
importante nella direzione dei suoi affari. Egli appoggiò
la creazione dell'Antipapa
Felice V, ma quando agli inizi del 1442
il concilio elesse Amedeo, Duca di Savoia, come antipapa,
Enea, percependo che la posizione del consiglio era alla
lunga indifendibile, trovò un pretesto per ritirarsi
alla corte dell'Imperatore
Federico III a Vienna.
Li venne incoronato poeta imperiale laureato, ed ottenne
il patrocinio del cancelliere dell'Imperatore, Kaspar
Schlick, del quale celebrò un'avventura amorosa a
Siena nella romanza, Eurialo e Lucrezia.
Il suo
carattere era stato fino ad allora quello di un
uomo di mondo. Egli iniziò ad essere
più regolare nel primo aspetto, e nel secondo adottò
una linea definita facendo pace con Roma.
Essendo stato inviato in missione a Roma nel 1445,
con lo scopo apparente di indurre Eugenio a convocare un
nuovo concilio, venne assolto dalle censure
ecclesiastiche e fece ritorno in Germania
con il compito di assistere il Papa. Questo fece, in
maniera molto efficace, con la destrezza diplomatica con
la quale ammorbidì le differenze tra la corte papale di
Roma e gli elettori imperiali tedeschi; ed ebbe anche
una parte importante nel compromesso col quale, nel 1447,
il morente Eugenio accettò la riconciliazione offerta
dai principi tedeschi, lasciando senza supporto il
concilio e l'antipapa. Enea per quel tempo aveva già
preso i voti, ed uno dei primi atti del successore di
Eugenio, Papa
Niccolò V, fu quello di nominarlo vescovo di Trieste.
Nel 1450
venne inviato come ambasciatore dall'imperatore Federico
per negoziare il matrimonio di questi con la Principessa
Leonora
di Napoli, cosa che riuscì a portare a termine; nel 1451
intraprese una missione in Boemia
dove concluse un soddisfacente accordo con il capo degli
Hussiti, Giorgio
di Podebrady; nel 1452 accompagnò Federico a Roma,
dove l'imperatore sposò Leonora e venne incoronato Re
dei Romani. Nell'agosto 1455 Enea tornò a Roma con un
ambasciata per profferire l'obbedienza della Germania al
nuovo Papa, Callisto
III. Egli portò con se forti raccomandazioni
dell'imperatore e di Ladislao
d'Ungheria, per la sua nomina al cardinalato, ma
sorsero dei ritardi a causa della determinazione del
Papa a promuovere prima un suo nipote, ed egli dovette
aspettare fino al dicembre dell'anno successivo. Ottenne
invece temporaneamente il vescovato di Warmia
(Ermeland).
Callisto
III morì il 6
agosto 1458.
Il 10
agosto i cardinali entrarono in conclave.
Il benestante cardinale di Rouen, benché francese e dal
carattere discutibile, sembrava certo di essere eletto.
Enea, come ci dice in un passaggio della sua storia
dell'epoca, pubblicò clandestinamente nel Conclavi
de' Pontifici Romani, con quale arte, energia ed
eloquenza frustrò le speranze del cardinale francese.
Sembrò che l'elezione non dovesse ricadere su Pio, ma
nessun altro candidato sembrò averci pensato
seriamente, né, anche se il sacro collegio
probabilmente comprendeva alcuni uomini di alta morale,
vi era qualcuno complessivamente più degno della tiara.
Era facoltà peculiare di Enea quella di adattarsi
perfettamente a qualsiasi incarico venisse chiamato ad
occupare; fu una sua fortuna che ogni passo nella vita
lo aveva posto in circostanze che si appellavano sempre
più alla parte migliore della sua natura, un appello al
quale non mancò mai di rispondere. Lo scrittore di pamphlet
era stato più rispettabile del segretario privato, il
diplomatico più dello scrittore di pamphlet, il
cardinale più del diplomatico; ora l'avventuriero poco
scrupoloso e il narratore licenzioso di pochi anni prima
sedeva in modo abbastanza naturale sullo scranno di San
Pietro, e dalle risorse del suo carattere versatile
produsse senza sforzo apparente tutte le virtù e le
qualità richieste dal suo nuovo stato. Dopo essersi
alleato con Ferdinando,
il pretendente aragonese al trono di Napoli,
il suo atto successivo fu di riunire un congresso dei
rappresentanti dei principi cristiani a Mantova,
per prendere un'azione comune contro i Turchi
Ottomani. Il suo lungo trasferimento verso il luogo
dell'assemblea ricordava una processione trionfale. Il
congresso fu un fallimento completo rispetto ai suoi
obbiettivi ostentati, ma almeno mostrò che l'impotenza
della cristianità non era dovuta al Papa. Al suo
ritorno dal congresso, Pio spese un periodo
considerevole di tempo nel suo paese di origine, nel
territorio senese, e descrisse il diletto e il fascino
della vita di campagna in un linguaggio molto gradevole.
Venne richiamato a Roma dai problemi causati da Tiburzio
de Maso, che venne alla fine catturato e
giustiziato. Gli Stati Pontifici erano a quell'epoca
grandemente disturbati da baroni ribelli e dalle
scorrerie dei condottieri, ma questi mali vennero
gradualmente abbattuti. Anche la Guerra Napoletana ebbe
fine, col successo dell'alleato del Papa, Ferdinando. Il
Papa tentò anche delle mediazioni nella Guerra
dei tredici anni tra Polonia
e Cavalieri
Teutonici, e quando fallì nell'ottenere il
successo, scagliò l'anatema su polacchi e prussiani.
Nel
luglio 1461,
Pio canonizzò Santa Caterina
da Siena, e nell'ottobre dello stesso anno ottenne
quello che inizialmente sembrò un brillante successo,
inducendo il nuovo Re di Francia, Luigi
XI, ad abolire la sanzione
pragmatica di Bourges, per la quale l'autorità del
Papa in Francia era stata gravemente ostacolata. Ma
Luigi si aspettava che Pio avrebbe in cambio sposato la
causa francese a Napoli, e quando questo non avvenne in
pratica ristabilì la sanzione pragmatica per mezzo di
ordinanze reali. Pio venne anche coinvolto in una serie
di dispute con il Re di Boemia
e il Conte del Tirolo,
e la crociata per la quale il congresso di Mantova era
stato convocato non fece progressi. Il Papa fece del suo
meglio: indirizzò una lettera eloquente al Sultano
spingendolo a convertirsi, non è una sorpresa che
l'invito venne declinato. Pio riuscì a riconciliare
l'Imperatore ed il Re d'Ungheria, ed ottenne grande
incoraggiamento, oltre a vantaggi economici, dalla
scoperta di miniere di allume
nel territorio pontificio, ma si era alienato la
Francia; il Duca
di Borgogna non mantenne le sue promesse; Milano
era assorbita dal tentativo di prendere Genova; Firenze
consigliò cinicamente al Papa di lasciare che turchi e
veneziani si logorassero a vicenda. Pio era
inconsapevolmente vicino alla sua fine, e il suo
malessere probabilmente portò alla febbrile impazienza
con la quale, il 18
giugno 1464,
partì per Ancona
allo scopo di condurre la crociata di persona. Sembrò
certo che il risultato di tale impresa sarebbe stato
ridicolo o disastroso, ma l'ingegno di Pio II comparve
nuovamente e la rese patetica. Pio soffriva di febbre
quando lasciò Roma, l'esercito crociato si sciolse ad
Ancona alla ricerca di un trasporto, e quando infine
giunse la flotta veneziana, il Papa morente poté
solamente vederla dalla finestra. Spirò due giorni
dopo, il 15
agosto 1464,
nella morte come nella vita fu una figura pittoresca e
significativa più di quanto non fosse abituale per i
pontefici romani. Gli successe Papa
Paolo II.
In
realtà Pio, se guardato come uomo e non solamente come
personaggio storico, è uno dei più interessanti
successori di San Pietro. Ebbe una natura vitale,
sincera, e amorevole, franca e ingenua anche nelle sue
aberrazioni e difetti, che sembravano dopotutto
abbastanza veniali. I fallimenti degli altri Papi sono
stati spesso quelli del sacerdote. Con lui si ebbero gli
errori dell'avventuriero, del diplomatico, dell'uomo di
lettere e del piacere. Il tratto principale del
carattere di Pio fu la sua estrema impressionabilità.
Camaleontico, assumeva il colore delle circostanze che
gli stavano attorno, e poté sempre diventare ciò che
queste circostanze gli richiedevano di essere. Quindi,
quando le sue prospettive si allargarono e le
responsabilità si fecero più profonde, anche il suo
carattere si ampliò e approfondì; ed egli che era
entrato nella vita con un carattere mutevole, ne uscì
come un modello di capo pastore. Le sue virtù non
furono solo grandi, ma le più notevoli furono quelle
particolarmente caratteristiche della sua natura più
fine. Mentre competeva con ogni altro uomo in
industriosità, prudenza, saggezza e coraggio, eccelse
nella semplicità dei gusti, nella costanza degli
affetti, nella gentile allegria, nella magnanimità e
nella pietà. Come capo della chiesa fu abile e sagace,
e mostrò di comprendere le condizioni alle quali poteva
essere mantenuto il suo monopolio del potere spirituale;
le sue idee erano lungimiranti e liberali; e si fece
influenzare poco dai fini personali. Pio è interessante
in particolare come il tipo di studioso e pubblicista
che si fa strada per la sua forza intellettuale, facendo
intravedere quell'età di là da venire in cui la penna
deve essere più forte della spada; e non di meno come
la figura in cui, più che in ogni altra, lo spirito
medioevale e quello moderno si incontrano e fondono, e
dove il secondo prende definitivamente il sopravvento
sul primo.
Pio fu
un autore versatile e prolifico, uno dei migliori e più
industriosi del periodo. La sua opera più importante
sono i Commentari del suo tempo, che vennero
pubblicati nel 1584 con il nome di Gobelinus, al quale
vennero attribuiti, ma che era in realtà solo il copista.
Sembra che siano stati modificati in parte dal suo
segretario Campanus. Numerosi passaggi soppressi
all'epoca della pubblicazione sono stati pubblicati
nella Transazione dell'Accademia
de' Lincei da Signor Cugnoni, assieme ad altre opere
inedite. I Commentari di Pio sono una lettura
deliziosa, ed il loro valore storico è enorme.
"Pio II", dice Creighton, "è il primo
scrittore che tentò di rappresentare il presente come
sarebbe apparso ai posteri, che applicò coscientemente
una concezione scientifica della storia alla spiegazione
e all'organizzazione degli eventi". Le sue Epistole,
che egli stesso raccolse, sono anch'esse un importante
fonte di informazioni storiche. I più preziosi di
questi scritti storici minori sono le sue storie della
Boemia e dell'Imperatore Federico III, quest'ultima
parzialmente autobiografica. Abbozzò dei trattati
biografici su Europa ed Asia, e nella prima parte della
sua vita produsse numerosi trattati sulle controversie
politiche e teologiche dei suoi tempi, così come su
soggetti estetici. Pio fu molto ammirato come poeta dai
suoi contemporanei, ma la sua reputazione nelle
"belle lettere" è dovuta principalmente all'Eurialo
e Lucrezia, che viene letto ancor oggi, in parte per
la sua fedeltà e in parte per il fatto singolare di
essere un racconto erotico scritto da un Papa. Pio
compose inoltre alcune commedie, delle quali solo una è
giunta ai giorni nostri. Tutte queste opere sono in latino.
Pio non fu uno studioso eminente, il suo latino è
spesso scorretto, e conosceva poco il greco;
ma i suoi scritti hanno un'alta qualità letteraria, e
verranno sempre premiati come riproduzioni vivide ed
accurate dello spirito di un'epoca notevole.
Pio
ispirò la struttura urbanistica, forse la prima
pianificazione urbana di sempre, della sua splendida
città che oggi porta il suo nome: Pienza
(in Provincia
di Siena).
Il
palio in suo onore
Il 2
luglio del 2005,
in occasione del seicentenario della sua nascita, a
Siena è stato corso il palio
in suo onore, vinto dalla Nobile
Contrada del Bruco con il cavallo Berio
montato dal fantino
Luigi
Bruschelli detto Trecciolino.