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Fonte:
Wikipedia
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Pio
VII, nato Barnaba Niccolò Maria
Luigi Chiaramonti (Cesena, 14
agosto 1742
- Roma, 20
agosto 1823),
fu Papa
dal 1800
alla sua morte. Nacque a Cesena,
figlio del conte Scipione Chiaramonti e di
Giovanna de' marchesi Ghini. |
Al
contrario di altri suoi fratelli, non completò
gli studi nel Collegio dei Nobili di Ravenna e,
all'età di 14 anni, entrò nel monastero benedettino
di S. Maria del Monte nella sua città natale,
prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori,
resisi conto delle capacità del giovane, lo
inviarono quasi subito a Padova
e a Roma
a perfezionarsi nello studio della teologia.
Tenne
vari corsi di insegnamento nei collegi dell'ordine
a Parma
e a Roma
e fu successivamente nominato abate da Papa
Pio VI, alla famiglia del quale era legato da
vincoli di amicizia ma non di parentela; il
16
dicembre 1782 fu nominato vescovo di Tivoli.
Il 14
febbraio 1785,
per l'eccellente condotta tenuta in questa carica,
ricevette la porpora cardinalizia e l'episcopato
di Imola.
Il
pontificato
Alla
morte di Pio VI, il Sacro Collegio convocato dal decano
cardinal Giuseppe
Albani, si riunì in conclave
a Venezia
il 30
novembre 1799
nel monastero
di San Giorgio. Il Chiaramonti, sostenuto dal
cardinale e arcivescovo francese Maury e dal
segretario del conclave stesso, Ercole
Consalvi, fu eletto Papa il 14
marzo 1800,
ma non fu incoronato nella Basilica
di San Marco bensì in quella di San
Giorgio Maggiore. Partito da Venezia
a bordo di una fregata austriaca, la "Bellona",
giunse a Pesaro
e di qui proseguì per via di terra. In luglio
fece il suo ingresso a Roma,
ed in agosto nominò Consalvi cardinale diacono e
segretario di stato, per poi iniziare ad occuparsi
alacremente delle riforme amministrative, divenute
ormai improrogabili.
La
sua attenzione si concentrò subito sullo stato di
anarchia in cui versava la chiesa francese la
quale, oltre ad essere travagliata dal vasto
scisma della costituzione civile del clero, aveva
a tal punto trascurato la disciplina che gran
parte delle chiese era stata chiusa. Alcune
diocesi erano prive di vescovo, mentre altre ne
avevano addirittura più di uno. Il Giansenismo
e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si
stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiavano
l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità.
Incoraggiato dal desiderio di Napoleone
di ristabilire il prestigio della chiesa cattolica
in Francia, Pio VII negoziò il famoso concordato
sottoscritto a Parigi
il 15
luglio e successivamente ratificato il 14
agosto 1801.
L'importanza di questo accordo fu tuttavia
notevolmente stemperata dai cosiddetti articoli
organici aggiunti dal governo francese l'8
aprile 1802.
La Francia,
comunque, ritrovò la libertà di culto che la
rivoluzione aveva soppresso.
Nel
1804 Napoleone
iniziò a trattare con il papa la propria formale
e diretta investitura come Imperatore. Dopo alcune
esitazioni Pio si lasciò convincere a celebrare
la cerimonia nella cattedrale di Notre
Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per
altri 4 mesi ma, contrariamente alle aspettative,
ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni
di secondaria importanza. Rientrato a Roma il 16
maggio 1805,
fornì al collegio cardinalizio, allo scopo
riunitovi, una versione ottimistica della
situazione; nonostante ciò, lo scetticismo prese
presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a
non rispettare il concordato del 1803,
arrivando al punto da pronunciare d'autorità lui
stesso l'annullamento del matrimonio del fratello
Gerolamo con la moglie Miss Patterson di Baltimora.
L'attrito fra la Francia
ed il Vaticano
montò così rapidamente che il 2
febbraio 1808
Roma fu occupata dal generale Miollis
e, un mese più tardi, le province di Ancona, Macerata,
Pesaro
e Urbino
furono annesse al Regno
d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone
e Roma, con un decreto emesso a Schoenbrunn
l'11
maggio 1809
l'imperatore annetteva definitivamente tutti i
territori dello Stato
Pontificio.
Pio
VII, pur senza nominare
l'Imperatore, emise una bolla di scomunica
contro gli invasori; nel timore di un'insurrezione
popolare il generale Miollis, di propria
iniziativa, come sostenne Napoleone
in seguito o, più probabilmente, per ordine del
generale Radet, prese in custodia il Papa stesso.
Nella notte del 5
luglio il Palazzo del Quirinale
fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato
rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di
rinunciare al potere temporale, il Pontefice fu
arrestato e tradotto prima a Grenoble
e in seguito a Savona.
Qui egli si rifiutò con decisione di convalidare
l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone
e, quando si scoprì che intratteneva segreti
scambi epistolari, gli fu addirittura proibito di
leggere e scrivere. Alla fine, coi nervi scossi
dall'insonnia e dalla febbre, gli fu estorta la
promessa verbale di riconoscere l'investitura dei
vescovi francesi. Nel maggio 1812
Napoleone, col pretesto che gli Inglesi avrebbero
potuto liberare il papa se questi fosse rimasto a Savona,
obbligò il vecchio e infermo pontefice a
trasferirsi a Fontainebleau;
il viaggio lo provò a un punto tale che al passo
del Moncenisio
gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il
pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu
alloggiato con tutti i riguardi nel castello per
aspettarvi il ritorno dell'imperatore da Mosca.
Appena rientrato, Napoleone
intavolò immediatamente una serrata trattativa
col papa che, il 25
gennaio 1813,
accettò un concordato a condizioni tanto
umilianti che non riuscì a darsi pace tanto che,
su consiglio dei cardinali Bartolomeo
Pacca e Ercole
Consalvi lo rigettò pochi giorni dopo
comunicando la sua decisione per iscritto
all'Imperatore (che la tenne segreta) e, in
seguito, pubblicamente il 24
marzo dello stesso anno. Nel mese di maggio,
infine, osò sfidare apertamente il potere
dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti
ufficiali compiuti dei vescovi francesi.
Dopo
la battaglia di Lipsia
e la conseguente entrata in Francia
degli eserciti della coalizione nel gennaio 1814,
Napoleone ordinò che il papa fosse ricondotto
nella più sicura Savona, ma il precipitare degli
eventi lo costrinse a liberarlo definitivamente e
a consentirgli di rientrare nello Stato della
Chiesa. L'8
marzo Pio lasciò Savona e il 24
maggio fu accolto a Roma da una folla
esultante. Mentre Consalvi al Congresso
di Vienna si assicurava la restituzione di
quasi tutti i territori sottratti allo Stato della
chiesa, a Roma la reazione
si manifestava rabbiosamente; l'ordine dei Gesuiti
veniva restaurato, la legislazione introdotta
dalla Francia, in gran parte innovativa dal punto
di vista sociale, veniva soppressa, le antiche e
superate istituzioni dell'Indice
e dell'Inquisizione
reintrodotte.
Al
suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse
un'amministrazione più snella ed altamente
centralizzata, basata in gran parte sul Motu
Proprio "Quando per ammirabile
disposizione" emanato il 6
luglio 1816
da Pio VII: le novità più rilevanti riguardavano
il sistema
catastale e la ripartizione territoriale del
suo Stato,
suddiviso in tredici delegazioni,
quattro legazioni
oltre al Distretto
di Roma ribattezzato Comarca
di Roma. Nonostante ciò, le casse dello stato
erano in condizioni disastrose, mentre il
malcontento si coagulava principalmente intorno
alla Società segreta, di ispirazione liberale,
dei Carbonari,
messa all'indice dal papa nel 1821.
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