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DISCORSO
ALLA PLENARIA DELLA CULTURA |
Radio
Vaticana 13 novembre 2010
La
Chiesa cerchi nuovi linguaggi per comunicare la fede, ma
alla fine solo l’amore è credibile: così il Papa alla
plenaria della Cultura
La
Chiesa cerchi nuovi linguaggi per comunicare all’uomo di
oggi la bellezza della fede, ma nella consapevolezza che,
alla fine, solo la testimonianza vissuta dell’amore
"parla senza parole": è quanto ha detto il
Papa, stamani, ricevendo in Vaticano i partecipanti alla
plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura che si è
svolta sul tema "Cultura della comunicazione e nuovi
linguaggi". Ha rivolto il saluto a Benedetto XVI, il
presidente del dicastero, mons. Gianfranco Ravasi, tra i
prossimi cardinali, che ha ricordato l'apertura
"insolita" della plenaria in Campidoglio per
raccogliere la sfida evangelica di comunicare la fede a
tutte le genti. Il servizio di Sergio Centofantii:
La comunicazione è “uno dei nodi cruciali del nostro
mondo”: il Papa ha sviluppato il suo discorso da questa
convinzione, ricordando che Dio stesso “nella sua bontà
e sapienza” ha voluto comunicarsi a noi in Cristo.
Compito essenziale del dicastero vaticano per la cultura
è “mettersi in ascolto degli uomini e delle donne del
nostro tempo, per promuovere nuove occasioni di annuncio
del Vangelo” in un clima di “profonda trasformazione
culturale” caratterizzato da nuovi linguaggi e nuove
forme di comunicazione”:
“In questo contesto, i Pastori e i fedeli
avvertono con preoccupazione alcune difficoltà nella
comunicazione del messaggio evangelico e nella
trasmissione della fede, all’interno della stessa
comunità ecclesiale. Come ho scritto nell’Esortazione
apostolica postsinodale Verbum Domini: “tanti cristiani
hanno bisogno che sia loro riannunciata in modo persuasivo
la Parola di Dio, così da poter sperimentare
concretamente la forza del Vangelo” (n. 96). I problemi
sembrano talora aumentare quando la Chiesa si rivolge agli
uomini e alle donne lontani o indifferenti ad una
esperienza di fede, ai quali il messaggio evangelico
giunge in maniera poco efficace e coinvolgente”.
“In un mondo che fa della comunicazione la strategia
vincente, la Chiesa – afferma il Papa - non rimane
indifferente” ma cerca “di avvalersi con rinnovato
impegno creativo” e “con senso critico e attento
discernimento” delle nuove modalità comunicative:
“L’incapacità del linguaggio di comunicare il
senso profondo e la bellezza dell’esperienza di fede può
contribuire all’indifferenza di tanti, soprattutto
giovani; può diventare motivo di allontanamento, come
affermava già la Costituzione Gaudium et spes, rilevando
che una presentazione inadeguata del messaggio nasconde più
che manifestare il genuino volto di Dio e della
religione”.
“La Chiesa vuole dialogare con tutti, nella ricerca
della verità – ribadisce il Papa - ma perché il
dialogo e la comunicazione siano efficaci e fecondi è
necessario sintonizzarsi su una medesima frequenza”.
Benedetto XVI si riferisce alla sua proposta di dialogo e
incontro con chi è lontano dalla fede, il cosiddetto
“Cortile dei Gentili”, che il dicastero per la Cultura
sta già realizzando in Europa. C’è poi da contattare
in modo creativo il mondo dei giovani, spesso
“storditi” dalle nuove tecnologie, che invece di
accrescere la comunicazione aumentano “solitudine” e
“spaesamento”. Nel “compito, difficile e
affascinante” del comunicare la fede – aggiunge il
Pontefice - la Chiesa può attingere allo “straordinario
patrimonio” di simboli e immagini della sua tradizione:
“In particolare il ricco e denso simbolismo della
liturgia deve splendere in tutta la sua forza come
elemento comunicativo, fino a toccare profondamente la
coscienza umana, il cuore e l’intelletto. La tradizione
cristiana, poi, ha sempre strettamente collegato alla
liturgia il linguaggio dell’arte, la cui bellezza ha una
sua particolare forza comunicativa”.
“Tuttavia – ha precisato - più incisiva ancora
dell’arte e dell’immagine nella comunicazione del
messaggio evangelico è la bellezza della vita
cristiana”:
“Alla fine, solo l’amore è degno di fede e
risulta credibile. La vita dei santi, dei martiri, mostra
una singolare bellezza che affascina e attira, perché una
vita cristiana vissuta in pienezza parla senza parole.
Abbiamo bisogno di uomini e donne che parlino con la loro
vita, che sappiano comunicare il Vangelo, con chiarezza e
coraggio, con la trasparenza delle azioni, con la passione
gioiosa della carità”.
Il Papa auspica infine che tanti
nostri contemporanei, davanti alla “forza coinvolgente
della testimonianza”, possano dire come i discepoli di
Emmaus dopo l’incontro con Gesù risorto: “Non ardeva
forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con
noi lungo la via?”
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO COMITATO PER I CONGRESSI
EUCARISTICI INTERNAZIONALI
Sala Clementina
Giovedì, 11 novembre 2010
Signori
Cardinali,
Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi a conclusione dei lavori
dell’Assemblea Plenaria del Pontificio
Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.
Saluto cordialmente ciascuno di voi, in particolare il
Presidente, l’Arcivescovo Mons. Piero Marini, che
ringrazio per le cortesi espressioni con cui ha introdotto
il nostro incontro. Saluto i Delegati Nazionali delle
Conferenze Episcopali e, in modo speciale, la Delegazione
Irlandese, guidata da Mons. Diarmuid Martin, Arcivescovo
di Dublino, città nella quale avrà luogo il prossimo
Congresso Eucaristico Internazionale, nel giugno 2012. La
vostra Assemblea ha dedicato grande attenzione a tale
evento, che si inserisce anche nel programma di
rinnovamento della Chiesa in Irlanda. Il tema, “L’Eucaristia,
comunione con Cristo e tra noi”, ricorda la
centralità del Mistero eucaristico per la crescita della
vita di fede e per ogni autentico cammino di rinnovamento
ecclesiale. La Chiesa, mentre è pellegrinante in terra,
è sacramento di unità degli uomini con Dio e tra di loro
(cfr Conc. Vat. II, Cost. dogm. Lumen
gentium, 1). Per questo fine, essa ha ricevuto la
Parola e i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, della
quale “continuamente vive e cresce” (ibid.,
26) e nella quale in pari tempo esprime se stessa.
Il dono
di Cristo e del suo Spirito, che riceviamo
nell’Eucaristia, compie con sovrabbondante pienezza gli
aneliti di unità fraterna che albergano nel cuore umano,
e insieme li innalza ben al di sopra della semplice
esperienza conviviale umana. Mediante la comunione al
Corpo di Cristo la Chiesa diventa sempre più se stessa:
mistero di unità “verticale” e “orizzontale” per
l’intero genere umano. Ai germi di disgregazione, che
l’esperienza quotidiana mostra tanto radicati
nell’umanità a causa del peccato, si contrappone la
forza generatrice di unità del Corpo di Cristo.
L’Eucaristia, formando continuamente la Chiesa, crea
anche comunione tra gli uomini.
Carissimi,
alcune felici circostanze rendono maggiormente
significativi i lavori da voi svolti in questi giorni e
gli eventi futuri. La presente Assemblea cade - come ha già
detto Mons. Marini - nel 50° anniversario del Congresso
Eucaristico di Monaco di Baviera, che segnò una svolta
nella comprensione di questi eventi ecclesiali elaborando
l’idea di “statio orbis”, che sarà ripresa
più tardi dal Rituale romano De sacra Communione et
de cultu Mysterii eucharistici extra Missam. A
quell’Assise, come ha ricordato ancora Mons. Marini,
ebbi la gioia di partecipare personalmente, e anche di
vedere crescere tale concetto, da giovane professore di
teologia. Inoltre, il Congresso di Dublino del 2012 avrà
un carattere giubilare, infatti sarà il 50°, e si terrà
altresì a 50 anni dall’apertura del Concilio
Ecumenico Vaticano II, a cui il tema fa esplicito
riferimento richiamando il capitolo 7 della Costituzione
dogmatica Lumen
gentium.
I
Congressi Eucaristici Internazionali hanno ormai una lunga
storia nella Chiesa. Mediante la forma caratteristica
della “statio orbis”, essi mettono in risalto
la dimensione universale della celebrazione: infatti, si
tratta sempre di una festa di fede attorno a Cristo
Eucaristico, il Cristo del sacrificio supremo per
l’umanità, alla quale partecipano fedeli non solo di
una Chiesa particolare o di una nazione, ma, per quanto
possibile, di varie parti dell’Orbe. E’ la Chiesa che
si raccoglie attorno al suo Signore e suo Dio. A tale
riguardo, importante è il ruolo dei Delegati nazionali.
Essi sono chiamati a sensibilizzare le rispettive Chiese
all’avvenimento del Congresso, soprattutto nel periodo
della sua preparazione, affinché da esso rifluiscano
frutti di vita e di comunione.
Compito
dei Congressi Eucaristici, soprattutto nel contesto
attuale, è anche quello di dare un peculiare contributo
alla nuova evangelizzazione, promuovendo
l’evangelizzazione mistagogica (cfr Esort. ap. postsinod.
Sacramentum
caritatis, 64), che si compie alla scuola della
Chiesa in preghiera, a partire dalla liturgia e attraverso
la liturgia. Ma ogni Congresso porta in sé anche un
afflato evangelizzatore in senso più strettamente
missionario, tanto che il binomio Eucaristia-missione è
entrato a far parte delle linee guida proposte dalla Santa
Sede. La Mensa eucaristica, mensa del sacrificio e della
comunione, viene così a rappresentare il centro diffusore
del fermento del Vangelo, forza propulsiva per la
costruzione della società umana e pegno del Regno che
viene. La missione della Chiesa è in continuità con
quella di Cristo: “Come il Padre ha mandato me, anche io
mando voi” (Gv 20,21). E l’Eucaristia è il
principale tramite di questa continuità missionaria tra
Dio Padre, il Figlio incarnato, e la Chiesa che cammina
nella storia, guidata dallo Spirito Santo.
Infine,
un’indicazione liturgico-pastorale. Poiché la
celebrazione eucaristica è il centro e il culmine di
tutte le varie manifestazioni e forme di pietà, è
importante che ogni Congresso eucaristico sappia
coinvolgere ed integrare, secondo lo spirito della riforma
conciliare, tutte le espressioni del culto eucaristico “extra
missam” che affondano le loro radici nella
devozione popolare, come pure le associazioni di fedeli
che a vario titolo dall’Eucaristia traggono ispirazione.
Tutte le devozioni eucaristiche, raccomandate ed
incoraggiate anche dall’Enciclica Ecclesia
de Eucharistia (nn. 10;
47-52)
e dall’Esortazione post-sinodale Sacramentum
caritatis, vanno armonizzate secondo una
ecclesiologia eucaristica orientata verso la comunione.
Anche in questo senso i Congressi eucaristici sono un
aiuto al rinnovamento permanente della vita eucaristica
della Chiesa.
Cari
fratelli e sorelle, l’apostolato eucaristico a cui
dedicate i vostri sforzi è assai prezioso. Perseverate in
esso con impegno e passione, animando e diffondendo la
devozione eucaristica in tutte le sue espressioni.
Nell’Eucaristia è racchiuso il tesoro della Chiesa, cioè
lo stesso Cristo, che sulla Croce si è immolato per la
salvezza dell’umanità. Accompagno il vostro apprezzato
servizio con l’assicurazione della mia preghiera, per
intercessione di Maria Santissima, e con la Benedizione
Apostolica, che di cuore imparto a voi, ai vostri cari e
ai vostri collaboratori.
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