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MESSAGGIO
IN OCCASIONE DELLA PLENARIA DI GIUSTIZIA E PACE |
Radio Vaticana,
4 novembre 2010
Urgente
la formazione di laici cattolici, coerenti operatori di un
ordine sociale giusto: così il Papa alla plenaria di
Giustizia e Pace
◊
Nel mondo globalizzato si acuisce il rischio che “gruppi
economici e finanziari” dettino “l’agenda politica,
a danno del bene comune universale”. La denuncia nel
Messaggio di Benedetto XVI, al cardinale Peter Kodwo
Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace, letto stamane in apertura
dell’assemblea plenaria del dicastero, riunita fino a
domani nella Casa La Salle, a Roma. Il servizio di Roberta
Gisotti.
Le persone, i popoli e la grande famiglia umana –
sottolinea il Papa nel Messaggio – “attendono, a
fronte di ingiustizie e forti diseguaglianze, parole di
speranza, pienezza di vita” a partire dall’annuncio di
Gesù Cristo “il primo e principale fattore di
sviluppo”, di “Colui che può salvare l'umanità dai
suoi mali radicali”. Solo “vivendo la “carità nella
verità” - ribadisce Benedetto XVI - possiamo offrire
uno sguardo più profondo per comprendere le grandi
questioni sociali e indicare alcune prospettive essenziali
per la loro soluzione in senso pienamente umano. Solo con
la carità, sostenuta dalla speranza e illuminata dalla
luce della fede e della ragione, è possibile conseguire
obiettivi di liberazione integrale dell'uomo e di
giustizia universale”. Quindi l’invito del Santo Padre
“a considerare con costante attenzione gli squilibri
sociali, settoriali, nazionali, quelli tra risorse e
popolazioni povere, tra tecnica ed etica. Nell'attuale
contesto di globalizzazione, - denuncia - tali squilibri
non sono affatto scomparsi. Sono mutati i soggetti, le
dimensioni delle problematiche, ma il coordinamento tra
gli Stati - spesso inadeguato, perché orientato alla
ricerca di un equilibrio di potere, piuttosto che alla
solidarietà - lascia spazio a rinnovate disuguaglianze,
al pericolo del predominio di gruppi economici e
finanziari che dettano - ed intendono continuare a farlo -
l'agenda della politica, a danno del bene comune
universale”. Da qui la “particolare urgenza” di
formare il laicato cattolico alla dottrina sociale della
Chiesa, per rispondere da “cittadini liberi e
responsabili” al “dovere immediato di lavorare per un
ordine sociale giusto”, sempre affiancati da sacerdoti e
vescovi capaci di offrire “un indispensabile sostegno e
aiuti spirituale alla coerente testimonianza laicale nel
sociale”.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE IN
OCCASIONE DELL’ASSEMBLEA PLENARIA
Al
Venerato Fratello
il Cardinale PETER KODWO APPIAH TURKSON
Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e
della Pace
1. In
occasione dell'Assemblea Plenaria, desidero anzitutto
ringraziare il Dicastero per il suo molteplice impegno
nell'aiutare tutta la Chiesa, particolarmente questa Sede
Apostolica, in una rinnovata evangelizzazione del
sociale, agli inizi del terzo millennio. Non
solo le singole persone, ma i popoli e la grande famiglia
umana attendono - a fronte di ingiustizie e forti
diseguaglianze - parole di speranza, pienezza di vita,
l'indicazione di Colui che può salvare l'umanità dai
suoi mali radicali.
2. Come
ricordavo nella mia Enciclica Caritas in veritate -
seguendo le orme del Servo di Dio Paolo VI -
l'annuncio di Gesù Cristo è "il primo e principale
fattore di sviluppo" (n. 8). Grazie ad esso, infatti,
si può camminare sulla strada della crescita umana
integrale con l'ardore della carità e la sapienza della
verità in un mondo in cui, sovente, la menzogna insidia
l'uomo, la società, la condivisione. E' vivendo la
"carità nella verità" che possiamo offrire uno
sguardo più profondo per comprendere le grandi questioni
sociali e indicare alcune prospettive essenziali per la
loro soluzione in senso pienamente umano. Solo con la
carità, sostenuta dalla speranza e illuminata dalla luce
della fede e della ragione, è possibile conseguire
obiettivi di liberazione integrale dell'uomo e di
giustizia universale. La vita delle comunità e dei
singoli credenti, alimentata dall'assidua meditazione
della Parola di Dio, dalla regolare partecipazione ai
Sacramenti e dalla comunione con la Sapienza che viene
dall'alto, cresce nella sua capacità di profezia e di
rinnovamento delle culture e delle istituzioni pubbliche.
Gli ethos dei popoli possono così godere di un
fondamento veramente solido, che rafforza il consenso
sociale e sostanzia le regole procedurali. L'impegno di
costruzione della città poggia su coscienze guidate
dall'amore a Dio e, per questo, naturalmente orientate
verso l'obiettivo di una vita buona, strutturata sul
primato della trascendenza. "Caritas in veritate
in re sociali": così mi è parso opportuno
descrivere la dottrina sociale della Chiesa (cfr. ibid.,
n. 5), secondo il suo radicamento più autentico -
Gesù Cristo, la vita trinitaria che Egli ci dona - e
secondo tutta la sua forza capace di trasfigurare la
realtà. Abbiamo bisogno di questo insegnamento sociale,
per aiutare le nostre civiltà e la nostra stessa ragione
umana a cogliere tutta la complessità del reale e la
grandezza della dignità di ogni persona. Il Compendio
della dottrina sociale della Chiesa aiuta, proprio in
questo senso, a intravedere la ricchezza della sapienza
che viene dall'esperienza di comunione con lo Spirito di
Dio e di Cristo e dall'accoglienza sincera del Vangelo.
3.
Nell'Enciclica Caritas in veritate ho
accennato a problemi fondamentali che toccano il destino
dei popoli e delle istituzioni mondiali, nonché della
famiglia umana. L'ormai prossimo anniversario
dell'Enciclica Mater et magistra del Beato Giovanni
XXIII ci sollecita a considerare con costante attenzione
gli squilibri sociali, settoriali, nazionali, quelli tra
risorse e popolazioni povere, tra tecnica ed etica.
Nell'attuale contesto di globalizzazione, tali squilibri
non sono affatto scomparsi. Sono mutati i soggetti, le
dimensioni delle problematiche, ma il coordinamento tra
gli Stati – spesso inadeguato, perché orientato alla
ricerca di un equilibrio di potere, piuttosto che alla
solidarietà - lascia spazio a rinnovate disuguaglianze,
al pericolo del predominio di gruppi economici e
finanziari che dettano - ed intendono continuare a farlo -
l'agenda della politica, a danno del bene comune
universale.
4.
Rispetto ad una questione sociale sempre più
interconnessa nei suoi svariati ambiti, appare di
particolare urgenza l'impegno nella formazione del laicato
cattolico alla dottrina sociale della Chiesa. Infatti è
proprio dei fedeli laici il dovere immediato di lavorare
per un ordine sociale giusto. Essi, quali cittadini liberi
e responsabili, debbono impegnarsi per promuovere una
retta configurazione della vita sociale, nel rispetto
della legittima autonomia delle realtà terrene. La
dottrina sociale della Chiesa rappresenta così il
riferimento essenziale per la progettualità e la azione
sociale dei fedeli laici, nonché per una loro
spiritualità vissuta, che si nutra e s'inquadri nella
comunione ecclesiale: comunione di amore e di verità,
comunione nella missione.
5. I christifideles
laici, però, proprio perché traggono energie ed
ispirazione dalla comunione con Gesù Cristo, vivendo
integrati con le altre componenti ecclesiali, debbono
trovare al loro fianco sacerdoti e Vescovi capaci di
offrire un’instancabile opera di purificazione delle
coscienze, insieme con un indispensabile sostegno e aiuto
spirituale alla coerente testimonianza laicale nel
sociale. Perciò, è di fondamentale importanza una
comprensione profonda della dottrina sociale della Chiesa,
in armonia con tutto il suo patrimonio teologico e
fortemente radicata nell’affermazione della dignità
trascendente dell’uomo, nella difesa della vita umana
sin dal suo concepimento fino alla morte naturale e della
libertà religiosa. Così compresa, la dottrina sociale
deve essere inserita anche nella preparazione pastorale e
culturale di coloro che, nella comunità ecclesiale, sono
chiamati al sacerdozio. E' necessario preparare fedeli
laici capaci di dedicarsi al bene comune, specie negli
ambiti più complessi come il mondo della politica, ma è
urgente anche avere Pastori che, con il loro ministero e
carisma, sappiano contribuire all’animazione e
all’irradiazione, nella società e nelle istituzioni, di
una vita buona secondo il Vangelo, nel rispetto della
libertà responsabile dei fedeli e del loro proprio ruolo
di Pastori, che in questi ambiti hanno una responsabilità
mediata. La già citata Mater et magistra proponeva,
circa 50 anni fa, una vera e propria mobilitazione,
secondo carità e verità, da parte di tutte le
associazioni, i movimenti, le organizzazioni cattoliche e
d'ispirazione cristiana, affinché tutti i fedeli, con
impegno, libertà e responsabilità, studiassero,
diffondessero e attuassero la dottrina sociale della
Chiesa.
6. Il mio
augurio, pertanto, è che il Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace continui nella sua opera di aiuto
alla comunità ecclesiale e a tutte le sue componenti. Il
Dicastero continui dunque quest'opera non solo
nell'elaborazione di sempre nuovi aggiornamenti della
dottrina sociale della Chiesa, ma anche nella loro
sperimentazione, con quel metodo di discernimento che
ho indicato nella Caritas in veritate, secondo la
quale, vivendo nella comunione di Gesù Cristo e tra noi,
siamo "trovati" sia dalla Verità della
salvezza, sia dalla verità di un mondo che non è creato
da noi, ma è stato dato a tutti come casa da condividere
nella fraternità. Al fine di globalizzare la dottrina
sociale della Chiesa sembra opportuno che crescano Centri
e Istituti per lo studio, la diffusione e l'attuazione di
essa in tutto il mondo.
7. Dopo
la promulgazione del Compendio e dell’Enciclica Caritas
in veritate, è naturale che il Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace sia dedito
all'approfondimento degli elementi di novità e, in
collaborazione con altri soggetti, alla ricerca delle vie
più adatte alla veicolazione dei contenuti della dottrina
sociale, non solo nei tradizionali itinerari formativi ed
educativi cristiani di ogni ordine e grado, ma anche nei
grandi centri di formazione del pensiero mondiale - quali
i grandi organi della stampa laica, le università e i
numerosi centri di riflessione economica e sociale - che
negli ultimi tempi si sono sviluppati in ogni angolo del
mondo.
8. La
Vergine Maria, onorata dal popolo cristiano come Speculum
iustitiae e Regina pacis, ci protegga e ci
ottenga con la sua celeste intercessione la forza, la
speranza e la gioia necessarie perché continuiamo a
dedicarci con generosità alla realizzazione di una nuova
evangelizzazione del sociale.
Nel
esprimere ancora una volta il mio ringraziamento per
l'opera che svolge il Dicastero in tutte le sue
componenti, auspico un fruttuoso lavoro e ben volentieri
imparto la Benedizione Apostolica.
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