|
INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO DEL SACRO CUORE (25 NOVEMBRE 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana, 25 novembre 2005
“GETTATE LE RETI AL LARGO, NELL’ALTO MARE DEL SAPERE, CONFIDANDO NELLA PAROLA DI CRISTO”: COSI’, BENEDETTO XVI ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO DELL’UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, STAMANI AL POLICLINICO GEMELLI DI ROMA IL PAPA HA SOTTOLINEATO CHE, ALLA LUCE DELLA RIVELAZIONE DI CRISTO, E’ POSSIBILE CONIUGARE FEDE E SCIENZA
Fare scienza, “secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio”: è la sfida lanciata da Benedetto XVI, che stamani, al Policlinico Gemelli, ha inaugurato l’anno accademico 2005/2006 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, 85.mo dell’ateneo fondato nel 1921 da padre Agostino Gemelli. Il Papa è stato accolto dal cardinale vicario Camillo Ruini, dal cardinale Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto Toniolo, dal rettore Lorenzo Ornaghi e dal direttore amministrativo del “Gemelli”, Antonio Cicchetti. Ma ad accogliere il Santo Padre c’erano anche numerosi giovani, che lo hanno salutato con entusiasmo. Oltre mille gli
studenti della “Cattolica” venuti a Roma - dalle 5 sedi dell’ateneo - per incontrare il Santo Padre. Sull’evento di stamani, la cronaca di Alessandro Gisotti:
**********
Coniugare fede e scienza è possibile, “alla luce della rivelazione di Cristo, che ha unito in sé Dio e uomo, eternità e tempo, spirito e materia”. Così Benedetto XVI nel suo discorso alla famiglia della “Cattolica”, tutto incentrato sul contributo prezioso che i cattolici possono offrire al mondo della cultura. Ma il primo pensiero del Papa è andato al suo amato predecessore, che proprio al Policlinico Gemelli, nell’ora della sofferenza, ha dato un esempio straordinario di testimonianza cristiana:
“Dalle sue stanze di ospedale il Papa ha impartito a tutti un insegnamento impareggiabile sul senso cristiano della vita e della sofferenza, testimoniando in prima persona la verità del messaggio cristiano”.
Benedetto XVI si è dunque soffermato sulla grande sfida che oggi ha di fronte la “Cattolica”, chiamata ad eccellere per la qualità della ricerca, ma al tempo stesso “per la fedeltà al Vangelo e al Magistero della Chiesa”. Il Papa ha evidenziato perciò la missione dell’ateneo dei cattolici italiani, ovvero fare ricerca “secondo un coerente progetto culturale e formativo, al servizio delle nuove generazioni e dello sviluppo umano e cristiano
della società”. Parole corredate da una profonda riflessione:
“Una comunità accademica cattolica si distingue per l’ispirazione cristiana dei singoli e della comunità stessa, per la luce di fede che illumina la riflessione, per la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa e per l’impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio”.
“Il fatto di essere cattolica – ha affermato il Papa – non mortifica in nulla l’Università, ma piuttosto la valorizza al massimo”. Oggi, ha detto ancora il Pontefice, “le questioni fondamentali dell'uomo, come vivere e come morire” appaiono “escluse dall'ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività”. Di conseguenza, è stato il richiamo di Benedetto XVI, scompare “la questione che ha dato origine all'università - la questione del vero e del bene – per essere sostituita dalla questione della fattibilità”. Di qui, l’esortazione del Papa alla comunità degli atenei cattolici:
“Ecco allora la grande sfida delle Università cattoliche: fare scienza nell'orizzonte di una razionalità vera, diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta alla questione della verità e dei grandi valori iscritti nell’essere stesso. Aperta quindi al trascendente, a Dio”.
Il Papa ha sottolineato “l’apporto fondamentale” offerto dalle università cattoliche alla “cultura dell’Europa”. Quindi, ha ribadito “l’intrinseca unità che collega i diversi rami del sapere”, giacché il Logos divino è “all’origine dell’universo e in Cristo si è unito una volta per sempre all’umanità, al mondo e alla storia”. Benedetto XVI non ha poi mancato di incoraggiare quanti, studenti e docenti, vivono il lavoro di ricerca “in una prospettiva di fede”, perché tale impegno, ha detto, “fa già parte di questo servizio al Regno di Dio e all’uomo”:
“Con rinnovata passione per la verità e per l’uomo gettate le reti al largo, nell’alto mare del sapere, confidando nella parola di Cristo, anche quando succede di sperimentare la fatica e la delusione del non avere ‘pescato’ nulla. Nel vasto mare della cultura Cristo ha sempre bisogno di ‘pescatori di uomini’, cioè di persone di coscienza e ben preparate che mettano le loro competenze professionali al servizio del bene, ultimamente al Regno di Dio”.
Benedetto XVI ha infine indicato l’Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile come esempio di quegli Istituti della “Cattolica” che portano avanti la promozione spirituale e materiale dell’umanità. Un istituto, ha ricordato, che risponde all’appello lanciato da Papa Montini con l’Enciclica Humanae Vitae. Si propone, infatti, “di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità
umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità”.
Nel suo indirizzo d’omaggio, il rettore Lorenzo Ornaghi ha sottolineato come in questo giorno la comunità universitaria avverta “con maggiore forza di altre occasioni, il senso autentico della propria appartenenza ed identità”. I principi originari della “Cattolica” al servizio alla Chiesa e alla società italiana, ha detto, “non sono mai venuti meno”.
Dal canto suo, il cardinale Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell'Università Cattolica, ha messo l’accento sulle peculiarità dell’ateneo voluto da padre Gemelli. La “Cattolica”, ha detto il porporato, “vuole convintamente e gioiosamente testimoniare la concreta possibilità e la singolare fecondità dell'alleanza tra ragione e fede, tra scienza e sapienza, come pure nell'ambito del vissuto quotidiano, facendo della ricerca e
dell'insegnamento un'espressione di amore profondo, anzi di vera e propria carità all'uomo e alla società nel loro autentico sviluppo”.
Tre i doni che la “Cattolica” ha voluto offrire al Pontefice. Omaggi all’amore di Benedetto XVI per la sua terra, per la musica e alla devozione dell’ateneo dei cattolici italiani per il Successore di Pietro. Il rettore Lorenzo Ornaghi ha regalato al Papa una preziosa xilografia raffigurante la città di Monaco di Baviera, un raro esemplare dell’edizione veneziana del 1573 dell’opera Istituzioni Harmoniche e una speciale medaglia commemorativa dell’evento odierno.
Sempre stamani, prima dell’incontro con il Papa, il cardinale vicario Camillo Ruini ha celebrato una messa al Policlinico Gemelli. Tra i compiti dell’Università Cattolica e soprattutto della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha detto il porporato nell’omelia, spiccano la ricerca, la formazione e la cura delle persone ammalate. “Questa triplice missione - ha sottolineato - impegna l'intelligenza e il cuore e richiede competenza e dedizione”.
Tutto l’incontro si è svolto in un clima particolarmente festoso. Un entusiasmo, quello dei giovani della “Cattolica”, che ha accompagnato anche il saluto finale di Benedetto XVI:
Grazie, auguri a tutti voi!
(applausi)
***********
La gratitudine per la venuta del Papa, oggi alla Cattolica, traspare anche dalle parole del direttore generale del Policlinico Gemelli, il prof. Antonio Cicchetti, raccolte da Giovanni Peduto:
**********
La sede storica dell’università Cattolica è quella di Milano. Ma tutte le componenti delle varie sedi, a Milano, a Brescia, a Piacenza, a Campobasso, si riuniscono nella sede di Roma per la visita di Benedetto XVI, che rappresenta il momento culminante dell’inaugurazione di questo nuovo anno accademico. E considerando che il Santo Padre è un accademico, il fatto che la prima uscita ufficiale in una Università la faccia qui, è per noi davvero un segno di grande stima e di questo gliene siamo molto riconoscenti.
**********
LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Magnifico Rettore,
Illustri Presidi e Professori,
Signori medici ed ausiliari,
Cari studenti!
Sono molto lieto di fare visita a questa sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per inaugurare ufficialmente l’Anno Accademico 2005-2006. Il mio pensiero si porta in questo momento alle altre sedi dell’Ateneo: a quella centrale di Milano, presso la bella Basilica di Sant’Ambrogio, a quelle di Brescia, Piacenza-Cremona e Campobasso. Vorrei che in questo momento l’intera famiglia della "Cattolica" si sentisse unita, sotto gli occhi di Dio, all’inizio di un nuovo tratto di cammino nell’impegno scientifico e formativo. Sono spiritualmente qui con noi Padre Gemelli e tanti altri uomini e donne che con la loro dedizione
illuminata hanno fatto la storia dell’Ateneo. Sentiamo vicini anche i Papi, a cominciare da Benedetto XV fino a Giovanni Paolo II, che hanno avuto sempre uno speciale legame con questa Università. La mia visita odierna, in effetti, si ricollega a quella che il mio venerato Predecessore compì cinque anni or sono, in questa stessa sede, per la medesima circostanza. Rivolgo un saluto cordiale al Cardinale Dionigi Tettamanzi, Presidente dell’Istituto Toniolo, e al Rettore Magnifico, Professor Lorenzo Ornaghi, ringraziando ambedue per le cortesi parole indirizzatemi a nome di tutti i presenti. Il mio saluto si estende con deferenza alle altre illustri personalità religiose e civili convenute, in particolare
al senatore Emilio Colombo, che per ben 48 anni è stato membro del Comitato Permanente dell’Istituto Toniolo, presiedendolo poi dal 1986 al 2003. A lui va il mio vivo ringraziamento per quanto ha fatto al servizio dell’Università.
Trovandoci qui insieme, illustri e cari amici, non possiamo non pensare ai momenti carichi di trepidazione e di commozione che abbiamo vissuto durante gli ultimi ricoveri di Giovanni Paolo II in questo Policlinico. In quei giorni verso il "Gemelli" era rivolto da ogni parte del mondo il pensiero dei cattolici e non solo. Dalle sue stanze di ospedale il Papa ha impartito a tutti un insegnamento impareggiabile sul senso cristiano della vita e della sofferenza, testimoniando in prima persona la verità del messaggio cristiano. Desidero, pertanto, rinnovare l’espressione del grato apprezzamento mio e di innumerevoli persone per le cure premurose offerte
al Santo Padre. Egli ottenga a ciascuno le celesti ricompense.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore, nelle sue cinque sedi e quattordici Facoltà, conta oggi circa quarantamila studenti iscritti. Viene spontaneo pensare: quale responsabilità! Migliaia e migliaia di giovani passano dalle aule della "Cattolica". Come ne escono? Quale cultura hanno incontrato, assimilato, elaborato? Ecco la grande sfida, che riguarda in primo luogo il gruppo dirigente dell’Ateneo, il Corpo docente, e quindi gli stessi studenti: dar vita ad un’autentica Università cattolica, che eccella per la qualità della ricerca e dell’insegnamento e al tempo stesso per la fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa. A tale
proposito, è provvidenziale che l’Università Cattolica del Sacro Cuore sia strutturalmente legata alla Santa Sede attraverso l’Istituto Toniolo di Studi Superiori, il cui compito era ed è di garantire il perseguimento dei fini istituzionali dell’Ateneo dei cattolici italiani. Questa impostazione originaria, sempre confermata dai miei Predecessori, assicura in modo collegiale un saldo ancoraggio dell’Università alla Cattedra di Pietro e al patrimonio di valori lasciato in eredità dai Fondatori. A tutti i componenti di questa benemerita Istituzione vada il mio sentito ringraziamento.
Ritorniamo, pertanto, alla domanda: quale cultura? Mi rallegro che il Rettore, nel suo indirizzo introduttivo, abbia posto l’accento sulla "missione" originaria e sempre attuale dell’Università cattolica, quella cioè di fare ricerca scientifica e attività didattica secondo un coerente progetto culturale e formativo, al servizio delle nuove generazioni e dello sviluppo umano e cristiano della società. A questo proposito è ricchissimo il patrimonio di insegnamenti lasciato dal Papa Giovanni Paolo II, culminante nella Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae, del 1990. Egli ha sempre dimostrato che il fatto di essere "cattolica"
non mortifica in nulla l’Università, ma piuttosto la valorizza al massimo. Infatti, se missione fondamentale di ogni università è "la continua indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene della società" (ivi, n. 30), una comunità accademica cattolica si distingue per l’ispirazione cristiana dei singoli e della comunità stessa, per la luce di fede che illumina la riflessione, per la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa e per l’impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio (cfr ivi, 13).
L’Università cattolica è perciò un grande laboratorio in cui, secondo le diverse discipline, si elaborano sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a ricuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d'Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna. La conseguenza di tale contestazione è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l'esperimento. Le questioni fondamentali dell'uomo - come vivere e come morire - appaiono così escluse
dall'ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività. Di conseguenza scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all'università - la questione del vero e del bene – per essere sostituita dalla questione della fattibilità. Ecco allora la grande sfida delle Università cattoliche: fare scienza nell'orizzonte di una razionalità vera, diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta alla questione della verità e ai grandi valori iscritti nell'essere stesso, aperta quindi al trascendente, a Dio.
Ora, noi sappiamo che questo è possibile proprio alla luce della rivelazione di Cristo, che ha unito in sé Dio e uomo, eternità e tempo, spirito e materia. "In principio era il Verbo, il Logos, la ragione creativa … E il Verbo si è fatto carne" (Gv 1,1.14). Il Logos divino, la ragione eterna, è all’origine dell’universo e in Cristo si è unito una volta per sempre all’umanità, al mondo e alla storia. Alla luce di questa capitale verità di fede e al tempo stesso di ragione è nuovamente possibile, nel 2000, coniugare fede e scienza. Su questa base, vorrei dire, si svolge il lavoro quotidiano di una Università
cattolica. Non è un’avventura entusiasmante? Sì, lo è perché, muovendosi all’interno di questo orizzonte di senso, si scopre l’intrinseca unità che collega i diversi rami del sapere: la teologia, la filosofia, la medicina, l’economia, ogni disciplina, fino alle tecnologie più specializzate, perché tutto è collegato. Scegliere l’Università cattolica significa scegliere questa impostazione che, malgrado gli inevitabili limiti storici, qualifica la cultura dell’Europa, alla cui formazione, non per nulla, le Università nate storicamente "ex corde Ecclesiae" hanno dato un apporto fondamentale.
Pertanto, cari amici, con rinnovata passione per la verità e per l’uomo gettate le reti al largo, nell’alto mare del sapere, confidando nella parola di Cristo, anche quando succede di sperimentare la fatica e la delusione del non avere "pescato" nulla. Nel vasto mare della cultura Cristo ha sempre bisogno di "pescatori di uomini", cioè di persone di coscienza e ben preparate che mettano le loro competenze professionali al servizio del bene, ultimamente al servizio del Regno di Dio. Anche il lavoro di ricerca all’interno dell’Università, se svolto in una prospettiva di fede, fa già parte di questo servizio al Regno e all’uomo!
Penso a tutta la ricerca che si porta avanti nei molteplici Istituti dell’Università Cattolica: essa è destinata alla gloria di Dio e alla promozione spirituale e materiale dell’umanità. In questo momento, penso in particolare all’Istituto Scientifico che il vostro Ateneo volle offrire al Papa Giovanni Paolo II il 9 novembre 2000, in occasione della sua venuta in questa sede per inaugurare solennemente l’anno accademico. Mi preme affermare che l’"Istituto Scientifico Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile" sta a cuore anche a me. Esso, infatti, per le sue finalità istituzionali si presenta come esempio eloquente di
quella sintesi tra verità e amore che costituisce il centro vitale della cultura cattolica. L’Istituto, nato per rispondere all’appello lanciato dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Humanae vitae, si propone di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità. Facendo mio il grato apprezzamento del mio venerato Predecessore per questa iniziativa scientifica, auspico che essa possa avere il necessario sostegno nella prosecuzione della sua importante attività di ricerca.
Illustri Professori e cari studenti, l’Anno Accademico che oggi inauguriamo è l’85° della storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le lezioni iniziarono, infatti, a Milano nel dicembre 1921, con cento matricole, nelle due facoltà di Scienze sociali e Filosofia. Mentre con voi rendo grazie al Signore per il lungo e fecondo cammino compiuto, vi esorto a rimanere fedeli allo spirito degli inizi, come agli Statuti che sono alla base di questa Istituzione. Potrete così realizzare una feconda e armonica sintesi tra l’identità cattolica e il pieno inserimento nel sistema universitario italiano, secondo il progetto di Giuseppe Toniolo e di Padre
Agostino Gemelli. E’ questo l’augurio che rivolgo oggi a tutti voi: continuate a costruire giorno dopo giorno, con entusiasmo e con gioia, l’Università Cattolica del Sacro Cuore. E’ un impegno che accompagno con la mia preghiera e con una speciale Benedizione Apostolica.
Al termine, dopo lo scambio dei doni e il saluto dei Membri del Senato Accademico, del Consiglio di Amministrazione, dell’Istituto Toniolo e dei rappresentanti di Docenti e Studenti, il Papa lascia l’Università Cattolica e fa rientro in Vaticano.
|
|