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UDIENZA
AI PRESULI SLOVACCHI (15 GIUGNO 2007) |
Fonte,
Radio Vaticana, 14 giugno 2007
I
rischi della globalizzazione in campo culturale: ne ha
parlato il Papa all'udienza per i 25 anni del Pontificio
Consiglio della Cultura
“La
storia delle Chiesa è anche inseparabilmente la storia
della cultura e dell’arte”: con queste parole,
Benedetto XVI ha rimarcato l’importante ruolo svolto dal
Pontificio Consiglio della cultura, a 25 anni dalla sua
fondazione, nel riceverne stamani i partecipanti al
Convegno di Studio celebrativo dell’anniversario. Il
servizio di Roberta Gisotti:
Gratitudine
il Papa ha espresso anzitutto al cardinale Paul Poupard,
da 19 anni alla guida del dicastero, istituito da Giovanni
Paolo II il 20 maggio 1982, raccogliendo le istanze del
Concilio Vaticano II e del suo predecessore Paolo VI, che
del dialogo della Chiesa con la cultura si era fatto
“carico personalmente” negli anni del suo Pontificato.
Nel fondare il nuovo dicastero, Papa Wojtyla aveva
indicato la finalità di dialogare “con tutti senza
distinzione di cultura e religione”; una intuizione
profetica in un mondo fattosi in questi 25 anni, ha
osservato Benedetto XVI, “ancor più interdipendente,
grazie al formidabile sviluppo dei mezzi di comunicazione
e al conseguente infittirsi della rete di relazioni
sociali”:
“E’ pertanto diventato più urgente per la
Chiesa promuovere lo sviluppo culturale puntando sulla
qualità umana e spirituale dei messaggi e dei contenuti,
giacché pure la cultura oggi risente inevitabilmente dei
processi di globalizzazione che, se non vengono
costantemente accompagnati
da un vigile
discernimento, possono rivolgersi contro l’uomo, finendo
per impoverirlo anziché arricchirlo. E quanto grandi sono
le sfide con le quali l’evangelizzazione deve
confrontarsi in questo ambito!”
Del resto, la storia della Chiesa è storia della
cultura e dell’arte, ha sottolineato Benedetto XVI,
citando alcuni capolavori come la Somma Teologica di
Tommaso d’Aquino, la Divina Commedia di Dante, la
Cattedrale di Chartres, la Cappella Sistina, le Cantate di
Bach:
“Ma
se queste sono, per così dire, le vette di tale sintesi
tra fede e cultura, il loro incontro si realizza
quotidianamente nella vita e nel lavoro di tutti i
battezzati, in quell’opera d’arte nascosta che è la
storia d’amore di ciascuno con il Dio vivente e con i
fratelli, nella gioia e nella fatica di seguire Gesù
Cristo nella quotidianità dell’esistenza”.
“Oggi più che mai - ha concluso il Santo Padre - la
reciproca apertura tra le culture è un terreno
privilegiato per il dialogo tra uomini impegnati nella
ricerca di un autentico umanesimo, al di là delle
divergenze che li separano.”
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Cardinale,
venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari
fratelli e sorelle!
Con molto
piacere vi incontro quest’oggi, in una circostanza
quanto mai significativa. Intendete infatti ricordare il
25.mo anniversario del Pontificio Consiglio
della Cultura, creato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II
il 20 maggio 1982 con Lettera indirizzata all’allora
Segretario di Stato, il Cardinale Agostino Casaroli.
Saluto tutti i presenti e in primo luogo Lei, Signor
Cardinale Paul Poupard, che ringrazio per le cortesi
parole con cui ha interpretato i comuni sentimenti. A Lei,
venerato Fratello, che è alla guida del Pontificio
Consiglio dal 1988, indirizzo un particolare pensiero di
riconoscenza e di apprezzamento per il lavoro svolto in
questo non breve periodo. Al servizio del Dicastero Ella
ha posto e continua a porre con profitto le sue doti umane
e spirituali, testimoniando sempre con entusiasmo
l’attenzione che muove la Chiesa a porsi in dialogo con
i movimenti culturali di questo nostro tempo. La sua
partecipazione a numerosi convegni ed incontri
internazionali, non pochi dei quali promossi dallo stesso
Pontificio Consiglio della Cultura, Le hanno permesso di
far conoscere sempre più capillarmente l’interesse che
la Santa Sede nutre per il vasto e variegato mondo della
cultura. Di tutto questo La ringrazio ancora una volta,
estendendo la mia riconoscenza al Segretario, agli
Officiali e ai Consultori del Dicastero.
Il
Concilio Ecumenico Vaticano II prestò grande attenzione
alla cultura e la Costituzione pastorale Gaudium et
spes ad essa dedica uno speciale capitolo (cfr nn.
53-62). I Padri conciliari si preoccuparono di indicare la
prospettiva secondo cui la Chiesa considera e affronta la
promozione della cultura, considerando questo compito come
uno dei problemi "particolarmente urgenti che toccano
in modo specialissimo il genere umano" (ibid.,
n. 46). Nel rapportarsi al mondo della cultura, la Chiesa
pone sempre al centro l’uomo, sia come artefice
dell’attività culturale che come suo ultimo
destinatario. Il Servo di Dio Paolo VI ebbe molto a cuore
il dialogo della Chiesa con la cultura e se ne fece carico
personalmente durante gli anni del suo pontificato. Sulla
sua scia si pose anche il Servo di Dio Giovanni Paolo II,
il quale aveva partecipato all’Assise conciliare ed
aveva apportato un suo specifico contributo alla
Costituzione Gaudium et spes. Il 2 giugno 1980, nel
suo memorabile Discorso all’UNESCO, egli testimoniò in
prima persona quanto gli stesse a cuore incontrare
l’uomo sul terreno della cultura per trasmettergli il
Messaggio evangelico. Due anni dopo istituì il Pontificio
Consiglio della Cultura, destinato a dare un nuovo impulso
all’impegno della Chiesa nel fare incontrare il Vangelo
con la pluralità delle culture nelle varie parti del
mondo (cfr Lettera al Card. Casaroli, Insegnamenti di
Giovanni Paolo II, V, 2 [1982], p. 1779).
Nell’istituire
questo nuovo Dicastero, il mio venerato Predecessore mise
in risalto come esso avrebbe dovuto perseguire le proprie
finalità dialogando con tutti senza distinzione di
cultura e religione, al fine di ricercare congiuntamente
"una comunicazione culturale con tutti gli uomini di
buona volontà" (ibid., pp. 1779-1780). Questo
aspetto del servizio che svolge il Pontificio Consiglio
della Cultura ha visto confermata tutta la sua importanza
nei passati venticinque anni, dal momento che il mondo si
è fatto ancor più interdipendente, grazie al formidabile
sviluppo dei mezzi di comunicazione e al conseguente
infittirsi della rete delle relazioni sociali. E’
pertanto diventato ancor più urgente per la Chiesa
promuovere lo sviluppo culturale puntando sulla qualità
umana e spirituale dei messaggi e dei contenuti, giacché
pure la cultura oggi risente inevitabilmente dei processi
di globalizzazione che, se non vengono costantemente
accompagnati da un vigile discernimento, possono
rivolgersi contro l’uomo, finendo per impoverirlo invece
che arricchirlo. E quanto grandi sono le sfide con le
quali l’evangelizzazione deve confrontarsi in questo
ambito!
A
venticinque anni dalla creazione del Pontificio Consiglio
della Cultura, è dunque opportuno riflettere sulle
ragioni e sulle finalità che ne motivarono la nascita nel
contesto socio-culturale di questo nostro tempo. A tal
fine, il Pontificio Consiglio ha voluto organizzare un
Convegno di studi, da una parte per soffermarsi a meditare
sul rapporto che esiste tra evangelizzazione e cultura;
dall’altra, per considerare tale rapporto così come si
presenta oggi in Asia, in America e in Africa. Come non
trovare un particolare motivo di soddisfazione nel vedere
che le tre relazioni di taglio "continentale"
sono state affidate a tre Cardinali rispettivamente
asiatico, latinoamericano e africano? Non è questa
un’eloquente conferma di quanto la Chiesa cattolica
abbia saputo camminare, sospinta dal "Vento" di
Pentecoste, come Comunità capace di dialogare con
l’intera famiglia dei popoli, anzi, di risplendere in
mezzo ad essa come "segno profetico di unità e di
pace" (Messale Romano, Preghiera Eucaristica
V-D)?
Cari
fratelli e sorelle, la storia della Chiesa è anche
inseparabilmente storia della cultura e dell’arte. Opere
quali la Summa theologiae di San Tommaso d’Aquino,
la Divina Commedia, la Cattedrale di Chartres, la Cappella
Sistina o le Cantate di Johann Sebastian Bach
costituiscono delle sintesi a modo loro ineguagliabili tra
fede cristiana ed espressione umana. Ma se queste sono,
per così dire, le vette di tale sintesi tra fede e
cultura, il loro incontro si realizza quotidianamente
nella vita e nel lavoro di tutti i battezzati, in quell’opera
d’arte nascosta che è la storia d’amore di ciascuno
con il Dio vivente e con i fratelli, nella gioia e nella
fatica di seguire Gesù Cristo nella quotidianità
dell’esistenza.
Oggi più
che mai la reciproca apertura tra le culture è un terreno
privilegiato per il dialogo tra uomini impegnati nella
ricerca di un autentico umanesimo, al di là delle
divergenze che li separano. Anche in campo culturale, il
Cristianesimo ha da offrire a tutti la più potente forza
di rinnovamento e di elevazione, cioè l’Amore di Dio
che si fa amore umano. Scriveva il Papa Giovanni Paolo II
proprio nella Lettera istitutiva del Pontificio Consiglio
della Cultura: "L’amore è come una grande forza
nascosta nel cuore delle culture, per sollecitarle a
superare la loro finitezza irrimediabile aprendosi verso
Colui che di esse è la Fonte e il Termine, e per dare
loro, quando si aprono alla sua grazia, un arricchimento
di pienezza" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II
V, 2 [1982], p. 1778). Possa la Santa Sede, grazie al
servizio reso in particolare dal vostro Dicastero,
continuare a promuovere in tutta la Chiesa quella cultura
evangelica che è lievito, sale e luce del Regno in mezzo
all’umanità.
Cari
fratelli e sorelle, ancora una volta esprimo viva
riconoscenza per il lavoro che il Pontificio Consiglio
della Cultura svolge e, mentre assicuro per tutti voi qui
presenti il mio ricordo nella preghiera, invocando la
celeste intercessione di Maria Santissima Sedes
Sapientiae, imparto volentieri a Lei, Signor
Cardinale, ai venerati Confratelli e a quanti a vario
titolo sono impegnati nel dialogo tra il Vangelo e le
culture contemporanee una speciale Benedizione Apostolica.
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