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UDIENZA
ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA (2 GIUGNO
2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 2 giugno 2007
Siate
sacerdoti prima di diplomatici: così il Papa nell'udienza
alla pontificia Accademia ecclesiastica
Siate
dei pastori imitatori di Cristo prima che dei diplomatici,
perché chiunque vi avvicini possa scoprire “il
sacerdote che è in voi”. E’ questa la “cifra”
ecclesiale che Benedetto XVI chiede agli studenti della
Pontificia Accademia Ecclesiastica, ricevuti questa
mattina dal Papa per la tradizionale udienza annuale. La
Pontificia Accademia forma i sacerdoti destinati al
servizio diplomatico della Santa Sede, nelle Nunziature
apostoliche o nella Segreteria Stato. Ce ne parla Alessandro
De Carolis:
Per essere rappresentanti della Sede di Pietro negli
scenari più diversi del mondo, in contesti secolarizzati
come in terra di conflitto, bisogna avere non una “mera
conoscenza intellettuale” di Gesù ma coltivare con lui
“un’amicizia intima” perché il sacerdote deve
prevalere sul diplomatico. Con grande chiarezza, Benedetto
XVI ha tracciato l’“identikit” del futuro nunzio
apostolico o dell’incaricato in Segreteria di Stato
parlando davanti ai giovani sacerdoti della Pontificia
Accademia Eclclesiastica. “Il servizio al quale siete
destinati e per il quale vi preparate qui a Roma – ha
detto loro - è un servizio di testimoni qualificati
presso le Chiese e le autorità dei Paesi ai quali, a Dio
piacendo, sarete destinati”:
“Voi sapete che la fede cristiana non può mai
ridursi a mera conoscenza intellettuale di Cristo e della
sua dottrina; deve anche esprimersi nell’imitazione
degli esempi che Cristo ci ha dato come Figlio del Padre e
come Figlio dell’uomo. In particolare, chi collabora con
il Successore di Pietro, Pastore supremo della Chiesa
cattolica, è chiamato a fare del suo meglio per essere
lui stesso un vero pastore pronto, come Gesù Buon
Pastore, a dare la vita per il suo gregge”.
Pastori dunque - “fondamentalmente” e “sempre”
ha insistito Benedetto XVI - ma anche “promotori di
dialogo e tessitori di fruttuosi rapporti con le autorità
e le istanze civili, come vuole la peculiare tradizione
cattolica”:
“Coltivate questo vostro anelito, così che quanti
vi avvicineranno possano scoprire sempre il sacerdote che
è in voi. Si renderà così a tutti noto con chiarezza il
carattere atipico della diplomazia pontificia. Una
diplomazia, come possono constatare le numerose missioni
diplomatiche accreditate presso la Sede Apostolica che,
lungi dal difendere interessi materiali o visioni parziali
dell'uomo, promuove valori che scaturiscono dal Vangelo,
come espressione degli alti ideali proclamati da Gesù,
unico e universale Salvatore. Questi valori, del resto, in
non piccola parte sono patrimonio condiviso anche da altre
religioni ed altre culture”.
In apertura del suo discorso, Benedetto XVI aveva
accettato con gratitudine gli apprezzamenti al suo libro
“Gesù di Nazareth” espressi nome dei presenti dal
presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica,
l’arcivescovo Justo Mullor. Uno spunto per ribadire un
concetto fondamentale:
“Quanto più ricercherete il volto di Cristo,
tanto meglio potrete servire la Chiesa e gli uomini -
cristiani e non cristiani - che incontrerete sul vostro
cammino nelle Rappresentanze Pontificie sparse in ogni
parte del mondo”.
UDIENZA AI
SUPERIORI E AGLI ALUNNI DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA
ECCLESIASTICA , 02.06.2007
Venerato
Fratello nell’Episcopato,
cari Superiori e Sacerdoti,
voi
tutti, che formate la famiglia della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, siate i benvenuti! Ho ascoltato con
attenzione e riconoscenza l'indirizzo che il vostro
Presidente mi ha appena rivolto a nome vostro, e lo
ringrazio di cuore. Le sue parole di congratulazione per
il libro "Gesù di Nazareth", frutto della mia
personale ricerca del volto di Cristo, mostrano che la
Pontificia Accademia Ecclesiastica considera giustamente
l’anelito a conoscere sempre più il Signore un valore
fondamentale per chi, come voi, è chiamato nel servizio
diplomatico ad una peculiare collaborazione con il
Successore di Pietro. In effetti, cari Alunni, quanto più
ricercherete il volto di Cristo, tanto meglio potrete
servire la Chiesa e gli uomini - cristiani e non cristiani
- che incontrerete sul vostro cammino nelle Rappresentanze
Pontificie sparse in ogni parte del mondo.
Quando,
come oggi, ho la lieta opportunità di incontrarvi, penso
a questo vostro futuro servizio alla Chiesa. Penso anche
ai vostri Vescovi, che vi hanno inviato alla Pontificia
Accademia Ecclesiastica per aiutare il Papa nella sua
missione universale presso le Chiese particolari e presso
le diverse istanze civili con cui la Santa Sede è in
rapporto. Il servizio al quale siete destinati e per il
quale vi preparate qui a Roma, è un servizio di testimoni
qualificati presso le Chiese e le autorità dei Paesi ai
quali, a Dio piacendo, sarete destinati. Al testimone del
Vangelo è chiesto di restare fedele in ogni circostanza
alla missione che gli è affidata. Ciò comporta per voi,
in primo luogo, un’esperienza personale e profonda del
Dio incarnato, un’amicizia intima con Gesù, nel cui
nome la Chiesa vi invia per un singolare compito
apostolico. Voi sapete che la fede cristiana non può mai
ridursi a mera conoscenza intellettuale di Cristo e della
sua dottrina; deve anche esprimersi nell’imitazione
degli esempi che Cristo ci ha dato come Figlio del Padre e
come Figlio dell’uomo. In particolare, chi collabora con
il Successore di Pietro, Pastore supremo della Chiesa
cattolica, è chiamato a fare del suo meglio per essere
lui stesso un vero pastore pronto, come Gesù Buon
Pastore, a dare la vita per il suo gregge.
Ho perciò
molto gradito l’aspirazione che vi anima e che avete
espresso tramite il vostro Presidente, ad essere
fondamentalmente pastori; sempre pastori, accanto agli
altri pastori della Chiesa, prima di essere anche, accanto
ai Rappresentanti Pontifici con cui collaborerete,
promotori del dialogo e tessitori di fruttuosi rapporti
con le autorità e le istanze civili, come vuole la
peculiare tradizione cattolica. Coltivate questo vostro
anelito, così che quanti vi avvicineranno possano
scoprire sempre il sacerdote che è in voi. Si renderà
così a tutti noto con chiarezza il carattere atipico
della diplomazia pontificia. Una diplomazia, come possono
constatare le numerose missioni diplomatiche accreditate
presso la Sede Apostolica che, lungi dal difendere
interessi materiali o visioni parziali dell'uomo, promuove
valori che scaturiscono dal Vangelo, come espressione
degli alti ideali proclamati da Gesù, unico e universale
Salvatore. Questi valori, del resto, in non piccola parte
sono patrimonio condiviso anche da altre religioni ed
altre culture.
Cari
amici, anche quando lascerete l'Accademia - oltre una
decina di voi si apprestano a farlo nelle prossime
settimane – continuate a coltivare un’intima e
personale amicizia con Gesù, cercando di conoscere sempre
meglio e di assimilare i pensieri e i sentimenti che
furono suoi (cfr Fil 2,5). Più profondamente lo
conoscerete, più saldamente rimarrete uniti a Lui e più
fedeli resterete ai vostri impegni sacerdotali, più e
meglio sarete in grado di servire gli uomini, più fecondo
sarà il vostro dialogo con loro, più raggiungibile
apparirà la pace che proporrete in casi di tensione o di
conflitto, più consolante risulterà il conforto che, in
nome di Cristo e della sua Chiesa, offrirete alle persone
provate e indifese. In questo modo, apparirà con maggiore
chiarezza agli occhi del mondo la convergenza ideale tra
la vostra missione e l'evangelizzazione proposta dagli
altri responsabili della pastorale.
Cari
fratelli, mentre affido alla vostra attenzione queste
brevi riflessioni, mi è gradito rinnovarvi il mio augurio
di ogni bene per voi e per le vostre famiglie. Di tutto
cuore vi assicuro un ricordo nella mia preghiera e,
invocando la materna protezione della Vergine Maria,
volentieri benedico voi, le persone che si occupano della
vostra formazione e tutti i vostri cari.
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