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UDIENZA
AI MEMBRI DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA |
Radio Vaticana,
27 aprile 2006
UDIENZA
DI BENEDETTO XVI ALLA PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA AL
TERMINE DELLA PLENARIA 2006
“La
legge di Dio non elimina la libertà dell’uomo”: così
Benedetto XVI nel suo discorso ai 25 membri della
Pontificia Commissione Biblica, ricevuti stamani nella
Sala dei Papi in Vaticano, in chiusura dell’annuale
sessione Plenaria di questa istituzione, fondata nel 1902
da Leone XIII e che, riformata da Paolo VI, è collegata
con la Congregazione per la Dottrina della fede, il cui
prefetto ne riveste l’incarico di presidente. Il
servizio di Roberta Gisotti.
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Un
incontro affettuoso quello del Papa con i biblisti già
conosciuti personalmente negli anni in cui l’allora
cardinale Ratzinger ha presieduto la Commissione.
“Riconoscenza e apprezzamento – ha espresso loro
Benedetto XVI – per l’importante lavoro” svolto
“al servizio della Chiesa e per il bene delle anime”.
Così come “argomento molto importante” non solo per i
credenti ma per ogni persona – ha detto il Papa - è
quello approfondito in questa plenaria: il “rapporto tra
Bibbia e morale”. Se infatti “l’impulso primordiale
dell’uomo” è il suo desiderio di felicità – ha
osservato Benedetto XVI - oggi molti pensano di poter
raggiungere “una vita pienamente riuscita” “in
maniera autonoma, senza nessun riferimento a Dio e alla
sua legge”, e alcuni arrivano a teorizzare “un’etica
solamente umana”, “un’assoluta sovranità della
ragione e della libertà nell'ambito delle norme
morali”; per “i fautori di questa ‘morale laica’
“l'uomo, come essere razionale, non solo può ma
addirittura deve decidere liberamente il valore dei
suoi comportamenti”. Una convinzione “errata” – ha
sottolineato il Santo Padre – basata “su un presunto
conflitto tra la libertà umana ed ogni forma di legge.
“In
realtà, il Creatore ha iscritto nel nostro stesso essere
la ‘legge naturale’, riflesso della sua idea creatrice
nel nostro cuore, come bussola e misura interiore della
nostra vita”.
Per
questo, come indicano la Sacra Scrittura, la Tradizione e
il Magistero della Chiesa, “la vocazione e la piena
realizzazione dell’uomo consistono non nel rifiuto della
legge di Dio, ma nella vita secondo la legge nuova, che
consiste nella grazia dello Spirito Santo, “che si
manifesta nella fede che opera per mezzo della carità”.
“Ed
è proprio in questa accoglienza della carità che viene
da Dio (Deus
caritas est!) che la libertà dell'uomo trova la
sua più alta realizzazione. La legge di Dio rettamente
interpretata non attenua né tanto meno elimina la libertà
dell'uomo, ma, al contrario, la garantisce e la
promuove”
E
“modello di questo autentico agire morale” è il
comportamento di Gesù Cristo, “che fa coincidere la sua
volontà con la volontà di Dio Padre”. Un’etica che
“trova nell’incontro con Cristo, che ci dona la nuova
alleanza, la sua perfezione”.
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