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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Benedetto
XVI in Portogallo, pellegrino della Madonna di Fatima:
Chiesa pronta a dialogare con chi non marginalizza la
libertà di dare un senso umano alla vita
◊ Calorosa
accoglienza per Benedetto XVI giunto in Portogallo per il
suo 15.mo viaggio apostolico internazionale, a dieci anni
dalla Beatificazione dei veggenti di Fatima, Giacinta e
Francesco Marto. L’aereo papale, partito verso le 9.15
dall'aeroporto romano di Fiumicino, è atterrato
nell'aeroporto di Lisbona alle 10,57 ora locale, le 11.57
in Italia. Ad accogliere il Pontefice, il presidente
portoghese Anibal Cavaco Silva. Il servizio del nostro
inviato, Roberto Piermarini: 
“Venho como peregrino de Nossa Senhora de Fátima,
investido…”
“Vengo nelle vesti di pellegrino della Madonna di
Fatima, investito dall’Alto nella missione di confermare
i miei fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso
il Cielo”. Così Benedetto XVI nel suo primo discorso in
terra portoghese all’aeroporto di Lisbona dove ha
salutato tutti “indipendentemente dalla loro fede e
religione”. Il Papa ha ricordato l’evento successo a
Fatima 93 anni fa, “quando il Cielo – ha affermato -
si è aperto proprio sul Portogallo – come una finestra
di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la
porta – per ricucire, in seno alla famiglia umana, i
vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul
reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre”.
Si tratta – ha detto - di un amorevole disegno di Dio
che non è dipeso né dal Papa, né da qualsiasi altra
autorità ecclesiale:
“Não foi a Igreja que impôs Fátima – diria o
Cardeal Manuel Cerejeira…”
“Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe
il cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma
fu Fatima – ha detto - che si impose alla Chiesa”. Una
risposta agli attacchi delle autorità civili di allora,
condizionate dell’anticlericalismo-massonico che
considerò le apparizioni di Fatima come un’invenzione
della Chiesa tanto che i tre piccoli veggenti vennero
anche arrestati per fargli dire che erano stati
indottrinati dalla Chiesa. “La Vergine Maria è venuta
dal Cielo – ha detto Benedetto XVI - per ricordarci
verità del Vangelo che costituiscono per l’umanità,
fredda di amore e senza speranza nella salvezza, sorgente
di speranza”. Ed il Papa ha sottolineato che la sua
visita vuole essere una proposta di sapienza e di
missione, sotto il segno della speranza. Benedetto XVI non
ha mancato di ribadire alle autorità politiche, che “la
Chiesa è aperta per collaborare con chi non marginalizza
né riduce al privato l’essenziale considerazione del
senso umano della vita”. Inoltre ha osservato che la
svolta repubblicana di 100 anni fa, “ha aperto, nella
distinzione fra Chiesa e Stato, un nuovo spazio di libertà
per la Chiesa, a cui i due Concordati del 1940 e del 2004
avrebbero dato forma, in ambiti culturali e prospettive
ecclesiali assai segnate da rapidi cambiamenti”.
Dal canto suo il presidente della Repubblica, Cavaco
Silva, accogliendo il Pontefice ha affermato che il
Portogallo si attende da questa visita un messaggio di
speranza in questi tempi di incertezza per il Paese.
Dall’aeroporto – tra due ali di folla festante - il
Papa si è poi trasferito al Monastero di Jerónimos,
storico complesso da dove partivano nel ‘500 i grandi
esploratori ed i missionari portoghesi e che oggi è
utilizzato dal Cerimoniale per l’accoglienza dei Capi di
Stato.
(Radio
Vaticana)
CERIMONIA DI
BENVENUTO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Aeroporto da
Portela - Lisboa
Martedì, 11 maggio 2010
Signor
Presidente della Repubblica,
Illustri Autorità della Nazione,
Venerabili Fratelli nell’Episcopato
Signore e Signori!
Soltanto
adesso mi è stato possibile accogliere gli amabili inviti
del Signor Presidente e dei miei Fratelli Vescovi per
visitare quest’amata e antica Nazione, che in
quest’anno celebra un secolo di proclamazione della
Repubblica. Nel toccarne il suolo la prima volta da quando
la Divina Provvidenza mi ha chiamato alla Sede di Pietro,
provo grande onore e gratitudine per la presenza deferente
e ospitale di tutti voi. La ringrazio, Signor Presidente,
per le sue cordiali espressioni di benvenuto,
interpretando i sentimenti e le speranze del buon popolo
portoghese. A tutti, indipendentemente dalla loro fede e
religione, va il mio saluto amichevole, in particolare a
quanti non hanno potuto venire al mio incontro. Vengo
nelle vesti di pellegrino della Madonna di Fatima,
investito dall’Alto nella missione di confermare i miei
fratelli che avanzano nel loro pellegrinaggio verso il
Cielo.
Sin dagli
albori della propria nazionalità, il popolo portoghese si
è rivolto al Successore di Pietro per vedere riconosciuta
la propria esistenza come Nazione; in seguito, un mio
Predecessore avrebbe onorato il Portogallo, nella persona
del suo Re, con il titolo di fedelissimo (cfr Pio II,
Bolla Dum tuam, 25 gennaio 1460), per alti e
prolungati servizi resi alla causa del Vangelo. Quanto
all’evento successo 93 anni orsono, che cioè il Cielo
si sia aperto proprio sul Portogallo – come una finestra
di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la
porta – per ricucire, in seno alla famiglia umana, i
vincoli della solidarietà fraterna che poggiano sul
reciproco riconoscimento dello stesso ed unico Padre, si
tratta di un amorevole disegno da Dio; non dipende dal
Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non
fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il
Cardinale Manuel Cerejeira, di venerata memoria –, ma fu
Fatima che si impose alla Chiesa”.
La
Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità
del Vangelo che costituiscono per l’umanità, fredda di
amore e senza speranza nella salvezza, sorgente di
speranza. Certo, questa speranza ha come prima e radicale
dimensione non la relazione orizzontale, ma quella
verticale e trascendente. La relazione con Dio è
costitutiva dell’essere umano: questi è stato creato e
ordinato verso Dio, cerca la verità nella propria
struttura conoscitiva, tende verso il bene nella sfera
volitiva, ed è attratto dalla bellezza nella dimensione
estetica. La coscienza è cristiana nella misura in cui si
apre alla pienezza della vita e della sapienza, che
abbiamo in Gesù Cristo. La visita, che ora inizio sotto
il segno della speranza, intende essere una proposta di
sapienza e di missione.
Da una
visione sapiente sulla vita e sul mondo deriva il giusto
ordinamento della società. Posta nella storia, la Chiesa
è aperta per collaborare con chi non marginalizza né
riduce al privato l’essenziale considerazione del senso
umano della vita. Non si tratta di un confronto etico fra
un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una
questione di senso alla quale si affida la propria libertà.
Ciò che distingue è il valore attribuito alla
problematica del senso e la sua implicazione nella vita
pubblica. La svolta repubblicana, verificatasi cento anni
fa in Portogallo, ha aperto, nella distinzione fra Chiesa
e Stato, un nuovo spazio di libertà per la Chiesa, a cui
i due Concordati del 1940 e del 2004 avrebbero dato forma,
in ambiti culturali e prospettive ecclesiali assai segnate
da rapidi cambiamenti. Le sofferenze causate dalle
trasformazioni sono state in genere affrontate con
coraggio. Il vivere nella pluralità di sistemi di valori
e di quadri etici richiede un viaggio al centro del
proprio io e al nucleo del cristianesimo per rinforzare la
qualità della testimonianza fino alla santità, trovare
sentieri di missione fino alla radicalità del martirio.
Carissimi
fratelli e amici portoghesi, vi ringrazio ancora una volta
per il cordiale benvenuto. Dio benedica coloro che si
trovano qui e tutti gli abitanti di questa nobile e
diletta Nazione, che affido alla Madonna di Fatima,
immagine sublime dell’amore di Dio che abbraccia tutti
come figli.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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