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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Il
Papa al mondo della cultura: missione della Chiesa è
tenere sveglia la ricerca della verità, in un dialogo
rispettoso ma senza ambiguità
◊ La
seconda giornata del viaggio apostolico del Papa in
Portogallo si è aperta con l'incontro con il mondo della
cultura nel Centro Culturale di Belém a Lisbona. Un
grande e caloroso applauso ha accolto l'ingresso del Papa.
Presenti oltre mille esponenti delle scienze e delle arti
del Paese. All’incontro hanno partecipato anche il Corpo
diplomatico accreditato presso il Portogallo e i
rappresentanti di cinque comunità religiose: ebraica, indù,
evangelica, musulmana e ismaelita. Intenso il discorso di
saluto rivolto al Papa dal grande regista portoghese
Manoel de Oliveira. Benedetto XVI, nel suo intervento, ha
sottolineato che la Chiesa ritiene come sua missione
prioritaria tenere sveglia la ricerca della verità nella
cultura attuale, promuovendo nello stesso tempo un dialogo
rispettoso ma senza ambiguità. Il servizio del nostro
inviato Roberto Piermarini
(musica)
Spesso la società di oggi guarda solo il presente,
dimenticando la forte tradizione culturale del popolo
portoghese segnata dal millennio del cristianesimo. Una
tradizione che il Papa ha definito una “sapienza”, che
dà un senso alla vita e alla storia che ha formato un
universo etico che il Portogallo ha sempre cercato di
stabilire con il resto del mondo. Questo “conflitto”
tra la tradizione e il presente si esprime nella crisi
della verità, ha osservato il Papa:
"De facto, um povo, que deixa de saber qual é
a sua verdade, fica perdido ...
Infatti un popolo che smette di sapere quale sia la
propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e
della storia, privo di valori chiaramente definiti e senza
grandi scopi chiaramente enunciati”.
La Chiesa allora si colloca nel mondo aiutando la
società a capire che l’annuncio della verità è un
servizio che essa offre alla società stessa, aprendo
nuovi orizzonti di futuro, di grandezza e dignità. Per la
Chiesa è "irrinunciabile" questa missione alla
verità:
"Para uma sociedade composta na sua maioria por
católicos e cuja cultura ...
Per una società formata in maggioranza da cattolici
e la cui cultura è stata profondamente segnata dal
cristianesimo, si rivela drammatico il tentativo di
trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo. Per noi
cristiani, la Verità è divina; è il «Logos» eterno,
che ha acquisito espressione umana in Gesù Cristo”.
La Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere
perenne della verità, deve fare un apprendistato con le
altre verità o con le "verità" degli altri, in
un dialogo che può aprire nuove porte alla trasmissione
della verità. “Il dialogo senza ambiguità e rispettoso
delle parti in esso coinvolte – ha detto il Papa – è
oggi una priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non
intende sottrarsi”. Ne è una testimonianza la presenza
della Santa Sede in diversi organismi internazionali come,
per esempio, nel Centro Nordsud del Consiglio d’Europa
istituito 20 anni fa proprio a Lisbona che promuove il
dialogo interculturale fra l’Europa, il Sud del
Mediterraneo e l’Africa. Constatata la diversità
culturale, bisogna far sì che le persone non solo
accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma
aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle
ciò che si possiede di bene, di vero e di bello. Infine
Benedetto XVI si è rivolto direttamente ai rappresentanti
della società civile portoghese e li ha invitati ad
ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno
umano guardando al dialogo con i credenti, con la Chiesa
del dopo-Concilio:
"Vós, obreiros da cultura (...) não tenhais
medo de vos confrontar com a fonte ...
Voi, operatori della cultura, non abbiate paura –
ha detto riprendendo il suo discorso agli artisti del
novembre scorso – di confrontarvi con la sorgente prima
e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con
chi come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia
verso la Bellezza infinita”.
Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa, partendo da una
rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica,
prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le
critiche che sono alla base delle forze che hanno
caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e
l’Illuminismo. L’evento conciliare ha messo i
presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per
una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come
servizio evangelico all’uomo e alla società:
"A Igreja sente como sua missão prioritária,
na cultura actual, manter desperta ...
La Chiesa – ha concluso il Papa - ritiene come sua
missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere
sveglia la ricerca della verità e conseguentemente di
Dio, ed ha invitato ad approfondire la conoscenza di Dio
così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la
nostra piena realizzazione”.
Nel suo breve indirizzo di saluto al Papa, il regista
Manoel de Oliveira, 102 anni, considerato il più grande
cineasta portoghese vivente ed uno dei più significativi
della storia del cinema europeo, ha detto che Religione ed
Arte sono intimamente diretti all’uomo e all’universo
e che il cristianesimo è stato prodigo di espressioni
artistiche. “Le radici della nazione portoghese e di
tutta l’Europa – ha osservato de Oliveira – lo
vogliano o no, sono cristiane”.
(musica)
(Radio
Vaticana)
INCONTRO
CON IL MONDO DELLA CULTURA
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Centro Cultural
de Belém - Lisboa
Mercoledì, 12 maggio 2010
(Video)
Venerati
Fratelli nell’Episcopato,
Distinte Autorità,
Illustri Cultori del Pensiero, della Scienza e
dell’Arte,
Cari amici,
Sento una
grande gioia nel vedere qui radunato l’insieme
multiforme della cultura portoghese, che voi così
degnamente rappresentate: Donne e uomini impegnati nella
ricerca e costruzione dei diversi saperi. A tutti rivolgo
l’espressione della mia più alta amicizia e
considerazione, riconoscendo l’importanza di ciò che
voi fate e di ciò che siete. Il Governo, qui
rappresentato dalla Signora Ministro della Cultura, alla
quale rivolgo il mio deferente e grato saluto, pensa, con
benemerito sostegno, alle priorità nazionali del mondo
della cultura. Ringrazio tutti coloro che hanno reso
possibile questo nostro incontro, in particolare la
Commissione Episcopale della Cultura con il suo
Presidente, Mons. Manuel Clemente, a cui sono grato per le
espressioni di cordiale accoglienza e la presentazione
della polifonica realtà della cultura portoghese, qui
rappresentata da alcuni dei suoi migliori protagonisti;
dei loro sentimenti e delle loro attese si è fatto
portavoce il cineasta Manoel de Oliveira, di veneranda età
e carriera, al quale va il mio saluto pieno di ammirazione
e affetto nonché di viva riconoscenza per le parole che
mi ha rivolto, lasciando intravedere in esse le ansie e le
disposizioni dell’anima portoghese in mezzo alle
turbolenze della società di oggi.
Infatti,
oggi la cultura riflette una «tensione», che alle volte
prende forme di «conflitto», fra il presente e la
tradizione. La dinamica della società assolutizza il
presente, staccandolo dal patrimonio culturale del passato
e senza l’intenzione di delineare un futuro. Tale
valorizzazione però del «presente» quale fonte
ispiratrice del senso della vita, sia individuale che
sociale, si scontra con la forte tradizione culturale del
Popolo portoghese, profondamente segnata dal millenario
influsso del cristianesimo e con un senso di responsabilità
globale; essa si è affermata nell’avventura delle
scoperte e nello zelo missionario, condividendo il dono
della fede con altri popoli. L’ideale cristiano
dell’universalità e della fraternità aveva ispirato
quest’avventura comune, anche se gli influssi
dell’illuminismo e del laicismo si erano fatti sentire.
Detta tradizione ha dato origine a ciò che possiamo
chiamare una «sapienza», cioè, un senso della vita e
della storia di cui facevano parte un universo etico e un
«ideale» da adempiere da parte del Portogallo, il quale
ha sempre cercato di stabilire rapporti con il resto del
mondo.
La Chiesa
appare come la grande paladina di una sana ed alta
tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio
della società; questa continua a rispettarne e
apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si
allontana dalla citata «sapienza» che fa parte del suo
patrimonio. Questo «conflitto» fra la tradizione e il
presente si esprime nella crisi della verità, ma
unicamente questa può orientare e tracciare il sentiero
di una esistenza riuscita, sia come individuo che come
popolo. Infatti un popolo, che smette di sapere quale sia
la propria verità, finisce perduto nei labirinti del
tempo e della storia, privo di valori chiaramente definiti
e senza grandi scopi chiaramente enunciati. Cari amici,
c’è tutto uno sforzo di apprendimento da fare circa la
forma in cui la Chiesa si situa nel mondo, aiutando la
società a capire che l’annuncio della verità è un
servizio che Essa offre alla società, aprendo nuovi
orizzonti di futuro, di grandezza e dignità. In effetti,
la Chiesa ha «una missione di verità da compiere, in
ogni tempo ed evenienza, per una società a misura
dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione.
[…] La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità
che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32) e
della possibilità di un sviluppo umano integrale. Per
questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente
e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di
verità è per la Chiesa irrinunciabile» (Enc. Caritas
in veritate, 9). Per una società formata in
maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata
profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela
drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori
di Gesù Cristo. Per noi, cristiani, la Verità è divina;
è il «Logos» eterno, che ha acquisito espressione umana
in Gesù Cristo, il qual ha potuto affermare con
oggettività: «Io sono la verità» (Gv 14,6). La
convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al
carattere perenne della verità, con il rispetto per altre
«verità», o con la verità degli altri, è un
apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo
rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla
trasmissione della verità.
«La
Chiesa – scriveva il Papa Paolo
VI – deve venire a dialogo con il mondo in cui si
trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa
messaggio, la Chiesa si fa dialogo» (Enc. Ecclesiam
suam, 67). Infatti, il dialogo senza ambiguità e
rispettoso delle parti in esso coinvolte è oggi una
priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non intende
sottrarsi. Ne dà testimonianza proprio la presenza della
Santa Sede in diversi organismi internazionali, come, per
esempio, nel Centro Nordsud del Consiglio dell’Europa,
istituito 20 anni fa qui a Lisbona, che ha come pietra
angolare il dialogo interculturale allo scopo di
promuovere la cooperazione fra l’Europa, il sud del
Mediterraneo e l’Africa e di costruire una cittadinanza
mondiale fondata sui diritti umani e le responsabilità
dei cittadini, indipendentemente dalla loro origine etnica
e appartenenza politica, e rispettosa delle credenze
religiose. Costatata la diversità culturale, bisogna far
sì che le persone non solo accettino l’esistenza della
cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire
arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di
bene, di vero e di bello.
Questa è
un’ora che richiede il meglio delle nostre forze,
audacia profetica, rinnovata capacità per «additare
nuovi mondi al mondo», come direbbe il vostro Poeta
nazionale (Luigi di Camões, Os Lusíades, II, 45).
Voi, operatori della cultura in ogni sua forma, creatori
di pensiero e di opinione, «avete, grazie al vostro
talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità,
di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di
suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti
della conoscenza e dell’impegno umano. […] E non
abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e
ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con
chi come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia
verso la Bellezza infinita» (Discorso
agli artisti, 21 novembre 2009).
Proprio
con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con
le energie vivificanti e perenni del Vangelo» (Giovanni
XXIII, Cost. ap. Humanae
salutis, 3), si è realizzato il Concilio
Vaticano II, nel quale la Chiesa, partendo da una
rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica,
prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le
critiche che sono alla base delle forze che hanno
caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e
l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva
e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un
lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e
vicoli senza uscita. L’evento conciliare ha messo i
presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per
una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come
servizio evangelico all’uomo e alla società.
Cari
amici, la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria,
nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della
verità e, conseguentemente, di Dio; portare le persone a
guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca
delle ultime. Vi invito ad approfondire la conoscenza di
Dio così come Egli si è rivelato in Gesù Cristo per la
nostra piena realizzazione. Fate cose belle, ma
soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di
bellezza. Interceda per voi Santa Maria di Betlemme, da
secoli venerata dai navigatori dell’oceano e oggi dai
navigatori del Bene, della Verità e della Bellezza.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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