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VIAGGIO
APOSTOLICO IN PORTOGALLO (11-14 MAGGIO 2010) |
Il
Papa ai giornalisti sull'aereo: la più grande
persecuzione della Chiesa non viene dai nemici esterni ma
dai peccati al suo interno
◊ Il
rapporto tra secolarizzazione e fede, la crisi economica e
i suoi influssi sull’Europa, il senso dell’imminente
pellegrinaggio a Fatima, con una riflessione sulle ferite
più recenti patite dalla Chiesa, come quella degli abusi
sessuali, che trovano eco nel messaggio stesso di Fatima.
Sono i temi affrontati questa mattina da Benedetto XVI
nell’incontro con i giornalisti a bordo del volo papale
diretto a Lisbona. Riferendosi in particolare alla
questione degli abusi commessi dal clero, Benedetto XVI ha
affermato che “le più grandi persecuzioni” contro la
Chiesa oggi vengono non da fuori ma “dai peccati” al
suo interno. Il servizio di Alessandro De Carolis
Le
parole di Benedetto XVI echeggiano chiare e incisive
all’interno dell’Airbus 320 dell’Alitalia, gremito
dai giornalisti come sempre ansiosi di ascoltare le prime
considerazioni del Papa all’inizio di un viaggio
apostolico. La terza domanda dei cronisti tocca uno dei
punti nevralgici: è possibile cogliere nel Messaggio di
Fatima, chiedono, oltre a ciò che riguardò Giovanni
Paolo II e l’attentato subito, anche il senso delle
sofferenze che vive la Chiesa contemporanea, scossa dalle
vicende degli abusi sessuali sui minori? La replica di
Benedetto XVI è netta. Ciò che di nuovo si può scoprire
oggi nel Messaggio di Fatima è che in esso, dice, si vede
la “passione” che vive la Chiesa che “si riflette
sulla persona del Papa”:
“Non solo da fuori vengono attacchi al Papa
e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono
proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che
esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma
oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più
grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di
fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa
quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di
accettare la purificazione, di imparare da una parte il
perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il
perdono non sostituisce la giustizia”.
Detto questo, ribadisce il Papa, dobbiamo ricordare che
“il Signore è più forte del male e la Madonna per noi
è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che
è sempre l’ultima parola nella storia”. In
precedenza, il Pontefice aveva risposto a una domanda
sulla realtà di secolarizzazione del Portogallo, Paese un
tempo profondamente cattolico. Benedetto XVI ha
riconosciuto anzitutto la presenza lungo i secoli di una
“fede coraggiosa, intelligente e creativa”,
testimoniata dalla nazione lusitana anche in molte parti
del mondo, come in Brasile. Pur notando come “la
dialettica tra fede e secolarismo in Portogallo” conti
“una lunga storia”, tuttavia non sono mancate persone,
ha detto, intenzionate a “creare dei ponti”, a
“creare un dialogo” tra le due posizioni. Un compito
che non è mai tramontato ed è tuttora attuale:
“Penso che proprio il compito, la missione
dell’Europa in questa situazione è trovare questo
dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica
visione antropologica che completa l’essere umano e
rende così anche comunicabile le culture umane. La
presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la
separazione, la contrapposizione tra secolarismo e cultura
della fede è anomala e deve essere superata. La grande
sfida di questo momento è che i due si incontrino, così
che trovino la loro vera identità. E’ una missione
dell’Europa e una necessità umana in questa nostra
storia".
Benedetto XVI ha pure risposto a una domanda sulla
crisi economica che metterebbe a rischio, per alcuni, la
stabilità stessa dell’Europa comunitaria. Prendendo
spunto dalla Dottrina sociale della Chiesa, che invita il
positivismo economico a entrare in dialogo con una visione
etica dell’economia, il Papa ha anche confessato che la
fede cattolica ha “spesso” lasciato, in passato, le
questioni economiche al mondo pensando solo “alla
salvezza individuale”. Ed ha concluso:
“Tutta la tradizione della Dottrina sociale della
Chiesa va nel senso di allargare l’aspetto etico e della
fede, oltre l'individuo, alla responsabilità del mondo, a
una razionalità 'performata' dall’etica. E d’altra
parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi
due-tre anni hanno dimostrato che la dimensione etica è
interna e deve entrare nell’interno dell’agire
economico (...) Solo così, l’Europa realizza la sua
missione”.
(Radio
Vaticana)
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO IL PORTOGALLO
Volo Papale
Martedì, 11 maggio 2010
Padre
Lombardi. Santità, quali preoccupazioni e sentimenti
porta con sé sulla situazione della Chiesa in Portogallo?
Che cosa si può dire al Portogallo, in passato
profondamente cattolico e portatore della fede nel mondo,
ma oggi in via di profonda secolarizzazione, sia nella
vita quotidiana, sia a livello giuridico e culturale? Come
annunciare la fede in un contesto indifferente e ostile
alla Chiesa?
Papa.
Innanzitutto buona giornata a voi tutti e ci auguriamo
buon viaggio, nonostante la famosa nuvola sotto la quale
siamo. Quanto al Portogallo, provo soprattutto sentimenti
di gioia, di gratitudine per quanto ha fatto e fa questo
Paese nel mondo e nella storia e per la profonda umanità
di questo popolo, che ho potuto conoscere in una visita e
con tanti amici portoghesi. Direi che è vero, verissimo
che il Portogallo è stato una grande forza della fede
cattolica, ha portato questa fede in tutte le parti del
mondo; una fede coraggiosa, intelligente e creativa; ha
saputo creare grande cultura, lo vediamo in Brasile, nello
stesso Portogallo, ma anche la presenza dello spirito
portoghese in Africa, in Asia. E d’altra parte la
presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova.
La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una
lunga storia. Già nel ‘700 c’è una forte presenza
dell’Illuminismo, basti pensare al nome Pombal. Così
vediamo che in questi secoli il Portogallo ha vissuto
sempre nella dialettica, che naturalmente oggi si è
radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito
europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una
grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra
illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai persone
che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma
purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà
e dell’esclusione l’uno dell’altro. Oggi vediamo che
proprio questa dialettica è una chance, che
dobbiamo trovare la sintesi e un foriero e profondo
dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo
tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo
razionalista non avrebbe la dimensione religiosa
trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo
con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte
questa dimensione religiosa trascendente, che è una
dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci
sarebbe una ragione pura, anti-storica, solo esistente in
se stessa e che sarebbe questa “la” ragione, è un
errore; scopriamo sempre più che tocca solo una parte
dell’uomo, esprime una certa situazione storica, non è
la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla
trascendenza e solo nell’incontro tra la realtà
trascendente e la fede e la ragione l’uomo trova se
stesso. Quindi penso che proprio il compito e la missione
dell’Europa in questa situazione è trovare questo
dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un'unica
visione antropologica, che completa l’essere umano e
rende così anche comunicabili le culture umane. Perciò
direi che la presenza del secolarismo è una cosa normale,
ma la separazione, la contrarietà tra secolarismo e
cultura della fede è anomala e deve essere superata. La
grande sfida di questo momento è che i due si incontrino
e così trovino la loro vera identità. Questa, come ho
detto, è una missione dell’Europa e la necessità umana
in questa nostra storia.
Padre
Lombardi. Grazie, Santità, e continuiamo allora sul
tema dell’Europa. La crisi economica si è recentemente
aggravata in Europa e coinvolge in particolare anche il
Portogallo. Alcuni leaders europei pensano che il
futuro dell’Unione Europea sia a rischio. Quali lezioni
imparare da questa crisi, anche sul piano etico e morale?
Quali le chiavi per consolidare l’unità e la
cooperazione dei Paesi europei in futuro?
Papa.
Direi che proprio questa crisi economica, con la sua
componente morale, che nessuno può non vedere, sia un
caso di applicazione, di concretizzazione di quanto avevo
detto prima, cioè che due correnti culturali separate
devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada
verso il futuro. Anche qui vediamo un dualismo falso, cioè
un positivismo economico che pensa di potersi realizzare
senza la componente etica, un mercato che sarebbe regolato
solo da se stesso, dalle pure forze economiche, dalla
razionalità positivista e pragmatista dell’economia -
l’etica sarebbe qualcosa d’altro, estranea a questo.
In realtà, vediamo adesso che un puro pragmatismo
economico, che prescinde dalla realtà dell’uomo - che
è un essere etico -, non finisce positivamente, ma crea
problemi irresolubili. Perciò, adesso è il momento di
vedere che l’etica non è una cosa esterna, ma interna
alla razionalità e al pragmatismo economico. D’altra
parte, dobbiamo anche confessare che la fede cattolica,
cristiana, spesso era troppo individualistica, lasciava le
cose concrete, economiche al mondo e pensava solo alla
salvezza individuale, agli atti religiosi, senza vedere
che questi implicano una responsabilità globale, una
responsabilità per il mondo. Quindi, anche qui dobbiamo
entrare in un dialogo concreto. Ho cercato nella mia
enciclica “Caritas
in veritate” - e tutta la tradizione della
Dottrina sociale della Chiesa va in questo senso - di
allargare l’aspetto etico e della fede al di sopra
dell’individuo, alla responsabilità verso il mondo, ad
una razionalità “performata” dall’etica. D’altra
parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato, in questi
ultimi due, tre anni, hanno mostrato che la dimensione
etica è interna e deve entrare nell’interno
dell’agire economico, perché l’uomo è uno, e si
tratta dell’uomo, di un’antropologia sana, che implica
tutto, e solo così si risolve il problema, solo così
l’Europa svolge e realizza la sua missione.
Padre
Lombardi. Grazie, e ora veniamo a Fatima, dove sarà
un po’ il culmine anche spirituale di questo viaggio.
Santità, quale significato hanno oggi per noi le
Apparizioni di Fatima? E quando Lei presentò il testo
del terzo segreto nella Sala Stampa Vaticana, nel
giugno 2000, c’erano diversi di noi e altri colleghi di
allora, Le fu chiesto se il messaggio poteva essere
esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II,
anche alle altre sofferenze dei Papi. E’ possibile,
secondo Lei, inquadrare anche in quella visione le
sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi
sessuali sui minori?
Papa.
Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a
Fatima, di pregare davanti alla Madonna di Fatima, che per
noi è un segno della presenza della fede, che proprio dai
piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si
riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto il
mondo e tocca la storia proprio nel suo presente e
illumina questa storia. Nel
2000, nella presentazione, avevo detto che
un’apparizione, cioè un impulso soprannaturale, che non
viene solo dall’immaginazione della persona, ma in realtà
dalla Vergine Maria, dal soprannaturale, che un tale
impulso entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità
del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue
condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi
traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue
possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in
queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un
contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso
della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era
- diciamo – “vestita” in questa visione possibile
alle persone concrete. Così direi, anche qui, oltre
questa grande visione della sofferenza del Papa, che
possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni
Paolo II, sono indicate realtà del futuro della
Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò
è vero che oltre il momento indicato nella visione, si
parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa,
che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il
Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della
Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la
Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi,
fino alla fine del mondo. L’importante è che il
messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a
devozioni particolari, ma proprio alla risposta
fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza,
preghiera, e le tre virtù teologali: fede, speranza e
carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta
che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo
dare in questa situazione. Quanto alle novità che
possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il
fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e
alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio
dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella
Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo
vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande
persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma
nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha
profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare
la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma
anche la necessità della giustizia. Il perdono non
sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo
ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione, la
preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così
rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre
il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno,
ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che,
alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna
per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di
Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia.
Padre
Lombardi. Grazie, Santità, della chiarezza, della
profondità delle sue risposte e di questa parola di
speranza conclusiva che ci ha dato. Noi le auguriamo
veramente di poter svolgere serenamente questo viaggio così
impegnativo e di poterlo vivere anche con tutta la gioia e
la profondità spirituale che l’incontro con il mistero
di Fatima ci ispira. Buon viaggio a Lei e noi cercheremo
di fare bene il nostro servizio e di diffondere
obiettivamente quello che Lei farà.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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